Secondo la teoria austriaca del ciclo economico, non mi pare che il periodo di “bust” sia associato a un crollo dei prezzi delle commodities, ma al contrario ad un aumento. Infatti il malinvestment si rivela proprio nel momento in cui le aziende si accorgono che non possono completare i progetti iniziati; e il motivo per cui non possono essere completati è proprio che i prezzi dei fattori della produzione (tra cui le materie prime) sono saliti in modo da loro imprevisto.
Invece la tua analisi sembra implicare un crollo dei prezzi delle materie prime, ed il motivo non mi è chiaro. Ti sarei grato per una spiegazione accessibile a un non-economista
non leggi a sufficienza questo blog, evidentemente.
C’è gente che parla di queste cose dal 1999. Un tizio che conosco lo aveva già scritto a Gennaio 2006…
http://2909.splinder.com/post/6811789/greenspan
Io ne avevo parlato già un anno fa:
/2011/02/07/le-cause-della-crisi-finanziaria/
Per un’interpretazione più dettagliata:
http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Mises2009/Pietro_Monsurro–Mises2009.pdf
Sul mito poi che gli USA sono liberisti (debito 100% del PIL, deficit 10% del PIL, Fed scatenata da trent’anni a salvare i suoi amici banchieri, 30 anni di bailout e protezioni dei mercati finanziari…) non so che dire… ragionare per slogan non è il mio forte e non so controbattere ad un luogo comune privo di fondamento. Ma ho scritto qualcosa a riguardo negli ultimi post del mio blog. Gli USA stanno in pessima salute: vittime di una forza incontrollabile e distruttiva, la politica della democrazia corporativa.
http://www.linkiesta.it/blogs/mercato-e-liberta
Poi non se se te ne si accorto… la crisi c’è anche in Europa (purtroppo non vengo adeguatamente remunerato per spargere queste informazioni segretissime). E ha colpito le economie con conti pubblici più disastrati rispetto alle altre.
Noi abbiamo neuroni da mettere in moto all’occorrenza. Tu ne hai?
]]>A volte si confonde il concetto di deregolamentazione con la divisione tra banche commerciali e istituti finanziari o “di credito”, e si guarda comunque solo alla finanza. Il settore finanziario ha da anni una regolamentazione in crescita, prevedendo sempre maggiori vincoli procedurali e quantitativi per la concessione del credito, il dimensionamento del trading, la determinazione delle condizioni, ed i vincoli di capitale. Esistono pure vincoli di composizione dei portafogli speculativi, e il tutto è vigilato in ogni paese da almeno due enti statali, per non parlare delle regolamentazioni scritte delle singole Borse e degli accordi internazionali ISDA su scambio e valutazione dei derivati. La divisione dei segmenti bancari è uno specchietto per le allodole.
Mentre la regolamentazione cresce, le crisi si fanno più frequenti; questo non lo vuol vedere nessuno.
Le ultime crisi non sono nate negli USA, sono problemi mondiali che solo sono diventatui evidenti prima negli USA perché è l’economia più finanziarizzata e quindi “veloce”: i cambiamento avvengono prima e più forti; la meno finanziarizzata Italia infatti si trascina e basta…
E comunque il tutto è venuto fuori per primo nel settore a maggior presenza statale, l’immobiliare USA pieno di sostegni aiuti incentivi e regolamentazioni perché si sviluppasse quanto più possibile.
L’austrismo non viene adottato da nessun Governo perché semplicemente postula un Governo minimo e la fine delle Banche Centrali; se tu fossi una classe politica adotteresti una filosofia che vuole la tua riduzione quando non la scomparsa?
Mettiamo pure considerazioni terra terra, ma mettiamocele tutte!
]]>full approval, great comment!
Nonostante tutto ritengo utile continuare a leggere, di tanto in tanto, questo blog. Ma è vero tendono ad essere fanatici…
A volte bastano considerazioni molto più terra terra rispetto alle alte disquisizioni economico-finanziarie dei lor signori: ci dovrebbero infatti spiegare come mai la più grande crisi economica del XX secolo e quella del XXI secolo (si, probabilmente sarà proprio questa che stiamo vivendo) sono entrambe nate negli USA, noto paese socialista, dopo un lungo periodo di deregolamentazione.
Come anche ci dovrebbero illuminare sul perchè le teorie economiche cosiddette austriache non hanno mai trovato domicilio in nessun paese del globo terracqueo, neppure in Austria a differenza di altre (che comunque sono ben lungi da poter essere considerate perfette o ideali).
P.s. …mettere in moto anche i vostri ogni tanto….di neuroni intendo…
]]>Ho visto la serie della core inflation su Fed Fred, e a parte avere pochissima varianza rispetto a quella che include energy and food, che è molto più variabile, non ha una correlazione con M0 visibile ad occhio: in sostanza, segue la CPI completa ma variando molto di meno, e rimanendo più bassa. Non ho trovato un output gap, ma visualizzare la core inflation con GDP mostra che non c’è correlazione evidente, mentre almeno c’è una forte correlazione tra la CPI vera e l’output. Dunque la core inflation è in salita ma sale poco. Il CPI segnala lo stato del ciclo molto meglio, evidentemente food and energy sono più ciclici: il petrolio non mi stupisce, perché anche il mais lo è non lo so. Forse sono gli incentivi al biodiesel, ma mi sembra troppo poco.
2) Non credo. Tutte le materie prime costano di più, e tutte le materie prime sono crollate con la crisi finanziaria. Dunque il legame tra stato del credito e prezzo delle materie prime è forte: non si tratta di shock di offerta episodici come una guerra, almeno non del tutto. Le materie prime sono fortemente sensibili ai tassi di interesse, del resto, e dunque reagiscono allo stato del credito.
3) Sì.
4) A volte sono un po’ troppo caustico. Di norma lo sono con tutti, compresi i “miei” (gli austriaci, che sono 50 anni che non combinano nulla di serio in macroeconomia). Trattando di politica economica, i keynesiani sono particolarmente portati a dare consigli pessimi, però se avessi trattato la teoria economica avrei avuto sarcasmo a palate anche per monetaristi, neoclassici, austriaci… la teoria macroeconomia oggi non esiste, l’analista economico deve farsi un’idea indipendentemente dalle mediocri teorie proposte dal teorico. Anche se ho una preferenza per la Scuola austriaca, questa critica vale anche per loro. Comunque ha ragione che dovrei imparare a cambiare tono.
2) al contrario l’energia e in misura minore il cibo costano sempre di più, a causa di fenomeni vari (guerra in Libia e tensioni in MO, speculazioni, boom cinese ecc..) e questo penalizza i consumi e le imprese.
3) Lei ha ragione a sostenere che c’è un serio rischio di deflazione dato l’inerzia di M1 ed M2. Il punto però è un altro: sic stantibus rebus, la deflazione potrebbe essere accompagnata da una headline inflation (perchè i consumi base, salvo recessione nera, non possono essere compressi più di tanto) e ovviamente dalla stagnazione. Insomma, una stagflazione anni 70. Già ora il Brent, che pure è calato recentemente (100 dollari), costa troppo. A inizio 2007 era 50 dollari !
4) Lei è sicuramente una persona di grande cultura e intelligenza (non lo dico per piaggeria, ma perchè mi sembra ovvio). Tuttavia i suoi toni nei confronti dei keynesiani sono a mio parere eccessivi. Polanyi, che lei forse non stima ma tanta gente intelligente sì, diceva che gli economisti liberisti peccavano di fanatismo e fervore evangelico…. ecco, toni troppo forti inducono simili riflessioni. Personalmente, trovo utile e stimolante leggere il pensiero degli economisti liberisti, così come dei keynesiani. La verità non è un monopolio di nessuno, nè mio ne suo nè di Mises nè di Keynes nè di Marx. Altrimenti si rischiano i totalitarismi ideologici. Scienze ben più esatte dell’economia, come la fisica, ci obbligano a dubitare anche dei principi fondamentali. Ecco, il dubbio dovrebbe accompagnare l’economista sempre.
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