L’elefante Italia e il suo baldacchino

Prima della serie di manovre estive di finanza pubblica la nostra economia era nei guai, dopo lo è molto di più:

  1. A seguito della crisi di fiducia sul debito pubblico il governo si è impegnato a conseguire il pareggio di bilancio nel 2013, colmando in un biennio circa quattro punti di Pil di disavanzo pubblico;
  2. L’operazione si verifica quasi integralmente attraverso aumenti di tasse.
  3. Conteggiando solo gli incrementi palesi delle imposte (e lasciando fuori gli aumenti dei tributi locali che saranno attuati per compensare i tagli nei trasferimenti dal governo centrale) la pressione fiscale, calcolata come rapporto tra il gettito atteso e il Pil, aumenterebbe di due punti percentuali.
  4. Calcolata invece come rapporto tra il gettito atteso e il solo Pil emerso, che il Centro Studi Confindustria stima nell’80% del Pil totale, aumenterebbe di due punti percentuali e mezzo passando dal 53% al 55,5%.
  5. Nessun paese al mondo ha una pressione fiscale così elevata, neppure i paesi scandinavi caratterizzati dai sistemi di welfare più estesi.
  6. Le entrate totali del settore pubblico arriverebbero, secondo le stime di Tito Boeri, al 49% del Pil nel 2014. Se rapportate al solo Pil emerso arriverebbero invece al 61% (sempre ipotizzando, irrealisticamente, che gli enti territoriali facciano fronte ai tagli dal governo centrale senza alcun incremento dei tributi locali).

Non servono grandi riflessioni aggiuntive per dimostrare che si sta andando nella direzione opposta a quella corretta. Il nostro paese era all’ottavo posto per pressione fiscale tra i paesi dell’attuale UE all’inizio del decennio 2000. Da allora tutti gli altri sette la hanno ridotta, alcuni anche in misura consistente, e cinque di essi sono scesi sotto quella italiana (con le eccezioni di Danimarca e Svezia). Questo processo si è ovviamente accentuato nel periodo della recessione. L’Italia è invece l’unico paese ad aver accresciuto la pressione fiscale, sia prima che durante la recessione (e ora, grazie alla serie estiva di manovre, anche dopo).

Per far comprendere l’insostenibilità della situazione anche ai non esperti di questioni economiche si può utilizzare una metafora ispirata da una vecchia canzone dello Zecchino d’Oro: l’ “elefante indiano con tutto il baldacchino” che la bimba che voleva un gatto nero era disponibile a scambiare è una buona rappresentazione del nostro affaticato paese: al livello inferiore il sistema produttivo, l’elefante stanco, sfiancato dal peso crescente e insostenibile del sovrastante settore pubblico, un baldacchino sovraffollato all’inverosimile da distributori di rendite (la classe politica) e cacciatori di rendite (i suoi clientes): corporazioni, portatori organizzati di interessi particolari, imprenditori di stato (ma anche caste e cricche).

Se utilizziamo questa metafora per svolgere confronti internazionali possiamo osservare tre differenti casi: 1) baldacchini grandi su elefanti grandi; 2) baldacchini piccoli su elefanti grandi; 3) baldacchini piccoli su elefanti piccoli. Il caso residuale di baldacchini grandi su elefanti piccoli non sembra proponibile e infatti è il modello (in crisi) adottato dall’Italia. Il primo caso (elefanti grandi e robusti che amano caricarsi baldacchini di grosse dimensioni) identifica i sistemi pubblici ‘pesanti’ che poggiano tuttavia su mercati sviluppati, come nell’area franco-tedesca e scandinava (che ha anche mercati molto liberalizzati); il secondo caso identifica paesi caratterizzati da stati snelli su mercati (almeno prima della crisi) robusti (Stati Uniti, UK e paesi sviluppati anglofoni in generale); il terzo caso paesi di taglia più ridotta (come nell’area est europea) che hanno preferito stati leggeri per non ostacolare il processo di crescita. L’Italia, infine, è l’unico caso tra i paesi maggiori di baldacchino grande su elefante piccolo, di settore pubblico con peso rilevante e crescente che grava su un sistema economico gravemente indebolito. Non è però sempre stato così: negli anni della ricostruzione e del boom economico l’elefante si è accresciuto più rapidamente del baldacchino; dopo, tuttavia, il nostro paese non ha adottato né il modello liberista (stato snello su economia di mercato sviluppata) né quello socialdemocratico (stato ampio su economia di mercato robusta) ed è l’unico ad aver creduto, erroneamente, che un settore pubblico di dimensioni tendenzialmente crescenti fosse praticabile indipendentemente dalle caratteristiche e dalle performance della sottostante economia di mercato: è il modello del baldacchino come variabile indipendente!

A causa di questo errore, che si manifesta attraverso una pressione fiscale crescente trainata da una crescente spesa pubblica, si è pervenuti in due occasioni, nei primi anni ’90 ed ora, a preoccupanti scricchiolii del sistema. Ora il baldacchino, il settore pubblico e la politica che lo amministra, scricchiola come nel 1993 ma per le conseguenze della grave recessione internazionale il sistema produttivo, l’elefante sottostante, scricchiola molto più di allora. La molteplice manovra estiva di Tremonti non fa che confermare il modello del baldacchino come variabile indipendente (che ricorda molto da vicino i privilegi delle classi non produttive prima della rivoluzione francese): se servono più risorse per le esigenze di chi sta sul baldacchino, è l’elefante che deve procurarle, indipendentemente da quale possa essere la sua robustezza e stato di salute.

E’ evidente che, in assenza di rapide correzioni di rotta, l’intero sistema è destinato a crollare. Serve allora un governo che sappia dire a tutti coloro che stanno sul baldacchino e non sono poveri e bisognosi: “signori, siamo arrivati alla fine della corsa, bisogna scendere”. E un governo di questo tipo non può, ovviamente, essere fatto da politici nati e cresciuti sul baldacchino e da esso mai scesi.

Postilla sulla patrimoniale. Mi è stato fatto notare come l’ipotesi della patrimoniale si inquadri perfettamente nella mia analisi: tagliare in un colpo solo un pezzo dell’elefante per darlo in pasto a chi sta sul baldacchino.

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85 risposte a L’elefante Italia e il suo baldacchino

  1. tommaso scrive:

    Complimenti prof. come sempre ottima analisi.
    Purtroppo non vedo altra via di uscita se non dare uno scossone all`elefante per far cadere tutto il baldacchino…

  2. ivano scrive:

    fallimento,solo così si esce da questo pantano!!Stato, Banche,che prestano alle aziende peggiori,distruggendo valore,noi pmi non possiamo più pagare,Chiudiamo.Tanto con spesometro redditometro etc…il mercato si ferma,si ridurranno a zero gli acquisti.
    Questi se non ci sono soldi da amministrare se ne vanno.

  3. dino olivieri scrive:

    Leggo questi articoli dove si dimostra che le imprese lavorano per pagare un socio occulto e fannullone per oltre 6 mesi all’anno, I dipendenti ricevono la meta’ rispetto al lordo e mi domando:
    - ma con queste premesse chi pensano possa voler investire in Italia?
    - ma tutti questi soldi, dove vanno a finire, dato che tutti I servizi che riceviamo (istruzione, sanita’, decoro della cosa pubblica, sicurezza e chi piu’ ne ha piu’ ne metta) sono assolutamente scadenti?
    Che ci resta da fare? Personalmente penso che le uniche alternative siano o la fuga, o una vera rivoluzione che faccia nascere una societa’ dove ci sia una stretta correlazione tra diritti e doveri, oneri e onori.
    Purtroppo, complimenti per l’articolo, I contenuti sono tristemente condivisibili..

  4. filo scrive:

    Bella metafora, ma come si fa a far scendere le persone dal baldacchino? L’elefante è stanco e non ha più la forza, e forse la voglia, di dare uno scossone. La mia impressione è che ha deciso di andarsene, e una volta andato sarà difficile farlo ritornare e il baldacchino cadrà rovinosamente a terra

  5. Roberto 51 scrive:

    Con un’aggravante: che alcuni di baldacchini ne portano 2 o 3, altri nessuno.

    La categoria in assoluto più tartassata dal fisco è il dipendente della manifattura privata, ovvero colui che con il suo lavoro, collaborando con l’imprenditore, produce quello su cui tutti mangiano.
    Per tutti intendo non solo i politici e il pubblico, ma anche il commercio e i servizi gestiti in regime di monopolio, regolati da cartelli, protetti direttamente dalle leggi dello stato e spesso senza baldacchino da portare.

  6. Marcello Mazzilli scrive:

    Complimenti. Aggiungo che parte del peso sul baldacchino ce l’ha messa l’europa con la sua burovrazia, i dazi, i regolamenti, gli obblighi e anche i finanziamenti che arrivano da tasse etc etc

  7. carlo grezio scrive:

    Articolo perfettamente condivisibile e corretto.
    Aggiungo due dati ed una riflessione:
    1.dal 1983 ad oggi non c’e’ un solo anno in cui le entrate dello stato abbiano pareggiato le uscite.Ventottoanni di continuo incremento delle spese nonostante continuo incremento di entrate (tasse etc) : qualsiasi elefante sarebbe stremato da 28 anni di gestione imbecille.
    2.se si escludono due esercizi (1994 e 2007) la spesa spubblica è sempre cresciuta rispetto all’anno precedente : in particolare le gestioni tremonti , nonostante i tagli lineari ed altre baggianate, sono caratterizzati da continui incrementi di spesa.
    3.Il baldacchino insostenibile, per continuare la felice metafora, è il 4 livello amministrativo inventato , la sovrastruttura regionale : l’abolizione delle regioni (ordinarie e speciali) è l’unica possibilità di riallineare i conti di questo stato demenziale.
    le regioni sono inutili, oltre che dannose, e fonti di continua corruttela, ma soprattutto non servono a nulla, prima degli anni 80 non esistevano e la loro esistenza non ha comportato alcun miglioramento alla vita del cittadino.
    Abolire tutte le regioni,potenziando l’autonomia delle province, e riorganizzando la gestione della spesa sanitaria (che in mano alle regioni è costantemente aumentata) comporterebbe tra i 150 e 200 miliardi di euro di minori costi strutturali; il personale espulso dalle regioni dovrà godere degli ammortizzatori sociali garantiti ai privati e cercarsi un lavoro.I costi della politica regionale, parlamentini, governatori, sedi , uffici etc, semplicemente azzerati.

  8. Massimo74 scrive:

    @carlo grezio

    Più che abolire le regioni (proposta comunque condivisibile),bisogna avere il coraggio di abolire quell’immensa zavorra rappresentata dal welfare state.Solo così avremmo le risorse necessarie per un corposo taglio delle imposte che rimetta in moto l’economia.

  9. Roberto 51 scrive:

    @carlo grezio
    Appoggio la proposta: abolire le regioni, vero bubbone della spesa pubblica italiana.
    Che poi non hanno, per la maggior parte, neppure senso storico/culturale.

    Esempio: non è mai esistita una realtà storica denominata “Lombardia”, si tratta solo di un’entità amministrativa definita a tavolino, con il righello.

  10. Analisi del prof. Arrigo perfetta e condivisibile, come quasi sempre!
    Proposte sul da farsi? Chi può rappresentare oggi i liberali nella politica italiana? Qualcosa si muove in tal senso, frondisti PdL a parte?
    Leggo tanti begli articoli di spirito liberale, l’ultimo abbastanza a sorpresa anche di De Bortoli sul corriere, ma non trovo nessuna offerta politica che entusiasmi in tal senso. Ogni suggerimento sarà ben accetto, grazie….

  11. massimo scrive:

    infatti con gli studi di settore mi vengono a dire che “non sono congruo” perchè il mio volume d’affari è ridotto rispetto al 2009. secondo loro la crisi finanziaria come la si misura? forse perchè i clienti non pagano? o è solo una sensazione? e il baldacchino è sempre enorme e congruo con sè stesso.

  12. OttoMorselli scrive:

    Ma quelli nati sul baldacchino ( e io sul baldacchino ci metto tutti gli “improduttivi”, dal presidente della repubblica ai 2 impiegati dell’ufficio anagrafe di un comune di 3000 abitanti ai trombati messi nei cda delle municipalizzate etc..), oppure saliti in corsa perchè chiaramente lassù si stà meglio perchè non scendono?

    1°) non sono pazzi, chi glielo fà fare? con tutta la fatica che hanno fatto a salire..
    2°) giù dal baldacchino non saprebbero sopravvivere, non lo hanno mai fatto.

    Quindi gli unici modi per strapparli giù sono 2

    A) rivoluzione con forconi
    B) cannonate dei mercati fino a che cade a terra

    propendo per la B che è gia cominciata ma spara ancora a salve. Spero che al più presto tirino con colpi veri.

  13. in piazza scrive:

    Concordo con la soluzione “Forconi” (noto professore di Scienze Politiche…)
    Come in Libia-Gheddafi, in Egitto-Mubarak, in Tunisia-Ben Alì, in Siria-Assad, in Italia …(cercate voi l’analogia.)
    Purtroppo quando gli italiani si renderanno veramente conto di dover scendere in piazza per la rivoluzione sarà troppo tardi.
    I mercati ci hanno già dati per spacciati. Oggi la borsa ha prese l’ennesimo schiaffone.
    I tedeschi tergiversano e ne traggono i relativi vantaggi (ogni mezzo secolo devono destabilizzare l’europa altrimenti non sono contenti, ce l’avranno nel DNA???). Perchè se non ve ne siete accorti siamo in guerra e ci stanno cannoneggiando da più parti mentre noi prendiamo l’aperitivo in terrazza…

    Quindi l’unica (ed incredibile) soluzione è aspettarsi qualcosa da questa manica di ladri (o da quegli altri che hanno solo avuto meno tempo per rubare), ma per spingerli sulla retta via ci vogliono delle buone “motivazioni” .
    Prenderne qualcuno e farlo soffrire appeso a testa in giù sulla pubblica piazza a dimostrazione presente e futura che non siamo un popolo di babbuini (con tutto il rispetto per i primati..) come ci immaginano.
    Circondiamo in 10mila persone il parlamento e li tiriamo fuori per i capelli.
    Cosa farebbero? la polizia? l’esercito? ci sparerebbero? ed il giorno dopo saremo in 100mila.
    Non avrebbero alternative.
    BISOGNA VERAMENTE COMINCIARE A FARGLI CAPIRE CHE STANNO RISCHIANDO LA VITA.

    La vita di qualcuno di questi loschi figuri non vale l’impoverimento della nazione.

  14. Massimo Peruzzo scrive:

    Bisogna lasciare a casa gli statali. Basta con 4.5 milioni di pubblici dipendenti, teniamocene 2 (stando ampi) e sarebbero comunque troppi. moltiplicate 4.5 milioni per un costo lordo mensile medio di 8000 €¡ e si fa presto a capire quanto ci costano….

  15. CLAUDIO DI CROCE scrive:

    @in piazza
    questa gentile proposta è già stata attuata nella storia moltissime volte e in tanti casi si è risolta in un disastro . Basti pensare che il fascismo, il nazismo, il comunismo sono nati a seguito di discese in piazza della gggente , del poppppolo , che ha ammazzato qualche decina, centinaia, migliaia , milioni di persone . Lei ritiene che il risultato sia stato positivo ? Lei ritiene che quanto sta succedendo in Africa settentrionale sia positivo ? Per chi ? per loro ? per noi ?
    Infine dopo la discesa in piazza e l’impiccagione di qualche decina, centinaia, migliaia di persone ( chi ?) cosa propone ? Un governo di salute pubblica ? il governo dei saggi ? degli onesti ? Chi sarebbero ? Nominati da chi ? Ha qualche proposta concreta da fare ?

  16. Alberto scrive:

    Professore ne abbiamo già parlato, ma riapro la questione. Quando entrai nel 1987 in una grande azienda italiana, eravamo circa 5000 addetti, dopo 14 anni eravamo meno di un quinto e questa azienda ancora è in attivo e vive bene; dato che ho partecipato con notevole impegno e direttamente alla ristrutturazione, lunga ma progressiva e subendo anche notevoli contraccolpi personali, perchè il lavoro sul campo è difficile ed intenso e va fatto con grande equilibrio ed intelligenza, posso dire che se non si fa questo in tutti i comparti della spesa pubblica, siamo destinati al crollo sicuro. Le resistenze sono indubbiamente superiori nello stato che non in un’ azienda, ma il lavoro va iniziato subito, a partire ovviamente dalle strutture più costose e privilegiate, dove intervenire è allo stesso tempo più difficile ma più efficace; il problema principale è che la testa, cioè la politica deve per prima autoriformarsi; saprà capirlo e saprà farlo? Per questo secondo motivo e per la seconda volta sono scettico e ribadisco che siamo destinati senza speranza al crollo sicuro.

  17. in piazza scrive:

    @Claudio Di Croce

    Preso dall’enfasi forcaiola non mi sono espresso bene e sono stato frainteso.
    Io non voglio il caos con il rovresciamento totale del sistema in (giustamente) chissà quale altra forma di stato. Io voglio che la classe politica (qualunque) faccia il proprio lavoro. Onestamente. Persegua l’interesse della comunità e non il proprio.
    I regimi nord africani sono finiti perchè le persone eranto stanche di vedere da anni gli stessi al governo con la situazione che lentamente peggiora inesorabilmente (trovate anche qui l’analogia…).
    Troppo comodo buttarla in caciara e dire che con la rivoluzione non si va da nessuna parte. Perchè ora dove stiamo andando? Perchè un eccesso di democrazia cosa ha portato? perchè non ci sono centinaia di migliaia di italiani che hanno un reddito disponibile ridotto rispetto al passato? e qui ritorniamo dove ho terminato prima, 100mila italiani poveri valgono la vita (o quantomeno) la sofferenza di un onorevole rubastipendio qualunque? secondo me no.
    E’ inutile fare i teorico politici di stoc….! l’era della parole è finita da un pezzo. Hanno avuto tutto il tempo e l’anno sprecato. E’ inutile attendere l’araba fenice della democrazia. qui c’è solo la cenere.
    Ma ha visto come hanno reagito alla crisi in essere? ma secondo lei siamo un paese cosi becero da meritarci questa classe politica? e non mi venga a dire che li abbiamo votati perchè un paese dove quasi 4 persone su 10 non votano ha dei seri problemi di rappresentanza.
    Ripeto io non voglio esecuzioni sommarie o decine di morti.
    Ne prendiamo solo tre o quattro a caso e li facciamo soffrire a titolo dimostrativo.
    Poi possono pure tornare a governare ma con le idee “schiarite”.
    Voglio fargli capire che non siamo più disposti a sopportare.
    In 10mila davanti al parlamento. Fissi. A pretendere ciò che ci spetta.
    Tutte le vostre “belle” parole purtroppo hanno permesso la proliferazione di questa situazione. Prendiatene atto.
    Dopo “il riallineamento” potrete teorizzare tutti i sistemi politici che vi pare ma prima ci vuole lo scossone altrimenti non se ne esce.

    LA VITA DI UNO DI QUESTI LOSCHI FIGURI NON VALE L’IMPOVERIMENTO DELLA NAZIONE!

  18. Giuseppe Gilardoni - Genova scrive:

    Concordo con le visioni pessimistiche fin qui espresse. Il tentativo di vendere la pelle dell’orso fiscale non potrà che confermare l’Europa nella convinzione che siamo dei cialtroni. Forse ce lo hanno già detto elegantemente, coll’invitarci a mettere in atto altre manovre se l’impresa non sortirà i risultati ipotizzati. L’effetto dell’inasprimento della “lotta agli evasori” non avrà che effetti negativi. Vi saranno miriadi di accertamenti e solo in commissione Regionale o in Appello, se i giudici saranno coscienziosi, verranno riconosciute le ragioni del contribuente, bersaglio dei migliori cervelli della Tributaria aizzati a “produrre risultati” e non puniti per i tiri a vuoto con quali avranno fatto perdere risorse e tempo agli imprenditori, oltre che il proprio. E i pochi soldi, racimolati alla fine, serviranno a nutrire gli occupanti del “baldacchino” citato nella bella metafora del Prof. Arrigo. Che gli occupanti non intendano abbandonare il dorso dell’elefante è anche dimostrato dalle affermazioni di alcuni leghisti, che hanno rassicurato i livelli inferiori del partito sul fatto che le Province grandi si salveranno (è anche questa del progetto di soppressione una operazione cialtronesca? i nordici avrebbero imparato dai “gattopardi”?)
    E dove sono andati a finire la diminuzione del numero dei deputati e la soppressione di enti inutili e di quel sottobosco di amministrazione pubblica e di politica che assorbono ricchezza rendendo, nel contempo, meno invitante il nostro paese per imprenditori stranieri?
    Il guaio è che, delusi da chi aveva nel programma politico tutte queste iniziative salutari, non sappiamo a chi rivolgerci: non certo a chi fa dello statalismo la propria bandiera e inserisce fra le promesse elettorali la “redistribuzione della ricchezza”
    O c’è forse qualche uomo e movimento politico nuovo con programmi di sana amministrazione liberale, deciso a liberarci per via democratica di questo apparato statale e politico divoratore di ricchezze?
    Se avessero conservato un po’ di lucidità, lo farebbero gli attuali governanti ma, evidentemente, hanno incominciato a credere loro stessi alle frottole che ci raccontano – ci sono precedenti illustri in dittatori che muovevano sulla carta eserciti inesistenti – e non si rendono conto che, non osando manovre impopolari per i loro faccendieri e portaborse – saranno scacciati con ignominia proprio da chi li aveva eletti.

  19. Piero scrive:

    le enormi ingiustizie sociali della prima industrializzazione generarono un eccesso di risposta che si tradusse nel comunismo reale (statalismo nel miglliore dei casi.. più spesso dittatura)..

    le ingiustizie sociali post crack economico del 1929 (e le sanzioni della 1° guerra ) produssero paura rabbia vendetta.. e poi la 2° guerra..

    ora dobbiamo fare una operazione veirtà..
    Silvio ha mentito alla gente x 3 anni (+16% debito)… ha aggravato e di molto il problema…
    ma il residuo 84% deriva dal decennio 1980-1992 del Craxi Andreotti Forlani..
    e dall’egoismo individuale della stra-grande maggioranza degli italiani.. cumulata..

    non questo 2011… ma il prox 2012.. sarà l’anno della verità..
    nella MIGLIORE delle ipotesi dovremmo accettare enormi sacrifici.. x TUTTI :
    * super tagli alla spesa + lotta all’evasione x ridurre il deficit corrente
    * e patrimoniale sopra gli 800.000 euro + privatizzazioni x abbattere lo stock di debito (e NON x finanziare la spesa corrente)..

  20. Piero scrive:

    in piazza :@Claudio Di Croce
    Preso dall’enfasi forcaiola non mi sono espresso bene e sono stato frainteso.Io non voglio il caos con il rovresciamento totale del sistema in (giustamente) chissà quale altra forma di stato. Io voglio che la classe politica (qualunque) faccia il proprio lavoro. Onestamente. Persegua l’interesse della comunità e non il proprio.I regimi nord africani sono finiti perchè le persone eranto stanche di vedere da anni gli stessi al governo con la situazione che lentamente peggiora inesorabilmente (trovate anche qui l’analogia…).Troppo comodo buttarla in caciara e dire che con la rivoluzione non si va da nessuna parte. Perchè ora dove stiamo andando? Perchè un eccesso di democrazia cosa ha portato? perchè non ci sono centinaia di migliaia di italiani che hanno un reddito disponibile ridotto rispetto al passato? e qui ritorniamo dove ho terminato prima, 100mila italiani poveri valgono la vita (o quantomeno) la sofferenza di un onorevole rubastipendio qualunque? secondo me no.E’ inutile fare i teorico politici di stoc….! l’era della parole è finita da un pezzo. Hanno avuto tutto il tempo e l’anno sprecato. E’ inutile attendere l’araba fenice della democrazia. qui c’è solo la cenere.Ma ha visto come hanno reagito alla crisi in essere? ma secondo lei siamo un paese cosi becero da meritarci questa classe politica? e non mi venga a dire che li abbiamo votati perchè un paese dove quasi 4 persone su 10 non votano ha dei seri problemi di rappresentanza.Ripeto io non voglio esecuzioni sommarie o decine di morti.Ne prendiamo solo tre o quattro a caso e li facciamo soffrire a titolo dimostrativo.Poi possono pure tornare a governare ma con le idee “schiarite”.Voglio fargli capire che non siamo più disposti a sopportare.In 10mila davanti al parlamento. Fissi. A pretendere ciò che ci spetta.Tutte le vostre “belle” parole purtroppo hanno permesso la proliferazione di questa situazione. Prendiatene atto.Dopo “il riallineamento” potrete teorizzare tutti i sistemi politici che vi pare ma prima ci vuole lo scossone altrimenti non se ne esce.
    LA VITA DI UNO DI QUESTI LOSCHI FIGURI NON VALE L’IMPOVERIMENTO DELLA NAZIONE!

    il sonno della ragione genera mostri (Goya)..

    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_sonno_della_ragione_genera_mostri

  21. Massimo74 scrive:

    @Piero

    Sia la patrimoniale che la lotta all’evasione sono provvedimenti depressivi per l’economia che in questo momento con il PIL in stagnazione permanente non ci possiamo permettere.Quello che serve è un drastico ridimensionamento del welfare… ma noto che da questo punto di vista la maggior parte di voi proprio non vuole sentirci.

  22. Alberto scrive:

    Qui si continua a discutere del nulla e nulla si fa per bloccare la speculazione, infatti i dati sul nostro servizio del debito sono terribili e quindi il tracollo è sempre più vicino nel tempo e sempre più probabile nel calcolo delle probabilità; l’ uscita dall’ euro, non sarà indolore e credo si preannuncino due scenari possibili, e cioè il colpo di stato o un regime di tipo marxista, in entrambi i casi i responsabili della disfatta saranno giustiziati previo linciaggio.

  23. in piazza scrive:

    @Piero

    i vari governi berlusconi hanno creato molto più debito rispetto al +16% che dici.
    È quasi l’80% in più.
    Mi sembra ci sia un articolo a proposito qui nel blog o sicuramente su Lavoce.info.
    IN 10MILA DAVANTI AL PARLAMENTO.
    secondo voi è irrealizzabile?
    Io un tentativo lo farei.
    L’alternativa è vedere il titanic che affonda mentre l’orchestra suona…
    Collasso del debito.
    Recessione
    Disoccupazione.
    Inflazione.
    Riduzione forzata del welfare (tipo chiusura di scuole e ospedali). In un anno facciamo un balzo all’indietro di 30anni neanche M.J.Fox in Ritorno al futuro!
    Adesso quei babbei contrari all’euro non parlano più? E La Lega diceva che bisognava dare un drizzone alla UE…ma questi non sanno neanche dove stanno di casa. Ve lo immaginate se non fossimo stati nell’euro cosa sarebbe successo al nostro debito? Ai nostri cari BTP? Ci potevamo fare gli aeroplanini di carta.
    Ma la gente si rende conto di che massa di incapaci cialtroni ci governa?

    LA VITA DI QUALCUNO DI QUESTI NON VALE L’IMPOVERIMENTO DI UNA NAZIONE!
    In 10mila davanti al parlamento!

  24. carlo grezio scrive:

    @Piero
    per piero, i dati sul debito pubblico sono i seguenti, ripeto un mio post di qualche giorno fa:
    Il Debito Pubblico cumulato nella 2° Repubblica supera quello della 1° Repubblica.
    Recentemente il ministro Romani ha dichiarato : “La speculazione ha preso di mira l’unico nostro punto di debolezza, quello del debito pubblico pari al 120% del Pil, che però negli ultimi venti anni è rimasto più o meno lo stesso mentre abbiamo assistito a un incremento dei debiti pubblici di 10-20-30 punti negli altri Paesi.” Romani non è che uno dei tanti ministri di questo governo che somma incompetenza, impudenza e improntitudine : semplicemente non sa di che parla.Chi volesse avere una visione corretta e completa della dinamica del Debito Pubblico italiano può visitare il sito della Bancad’Italia/Base Informativa Pubblica/Finanza Pubblica/Debito Amministrazioni Pubbliche/Analisi per strumenti.
    L’ultimo dato consolidato di debito pubblico disponibile è quello al 30.06.2011, pari a 1.901,9 miliardi di euro.
    Se si riorganizzano opportunamente i dati storici di debito pubblico di Bankitalia in un semplicissimo foglio excel si scoprono alcune cose interessanti, che riepilogo nella tabella riportata alla fine del testo.

    1.il 28 giugno 1992, alla caduta del 7° governo Andreotti – cinquantesimo governo della prima repubblica – il debito pubblico italiano ammontava, in euro, a 799,5 miliardi di euro.
    Nei 46 anni trascorsi dal 15 luglio 1946 , data del primo governo Degasperi , la prima repubblica aveva accumulato questo debito con una crescita media giornaliera di 47.593.865 euro/giorno di nuovo debito. (si può ricordare che la crescita del debito subì enormemente l’inflazione intorno al 20 % degli anni settanta e ottanta ( con tassi nominali che stavano tra il 22 ed il 24% annuo) e fu decisamente peggiorata negli anni 80 dai governi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), che in pochi anni portarono il debito pubblico dal 70% del pil a oltre il 100% del pil.

    2.Dal 28.6.92 al 10.05.1994 si succedettero due governi di transizione a guida Amato e Ciampi, che, politicamente, possono essere considerati governi di emergenza e di transizione tra la prima e la seconda repubblica.
    Amato e Ciampi gestirono e , in qualche modo, superarono, una crisi della lira profondissima, l’uscita dal serpente monetario ed una pesantissima manovra di salvataggio propedeutica al rientro nello Sme e successivamente nell’euro.
    In presenza di tassi altissimi e svalutazione selvaggia, il debito pubblico complessivo peggiorò da 799,5 miliardi di euro a 994,7 miliardi di euro, appesantendosi ogni giorno di una media di circa 285milioni di euro al giorno.

    3. il 10.05.1994 con il primo governo Berlusconi nasce ufficialmente una, soi-disant, seconda repubblica : quel giorno il debito pubblico ammontava a 994, 7 miliardi di euro.
    Se il 30.06.2011 (data a cui abbiamo l’ultimo dato consolidato del debito pubblico) la seconda repubblica fosse fortunatamente finita, con un debito pubblico di 1.901,9 miliardi di euro potremmo dire che in soli 17 anni i governi della Seconda Repubblica hanno saputo cumulare nuovo debito per 907,2 miliardi di euro, oltre 100 miliardi di euro in più rispetto al debito cumulato dalla prima repubblica in 47 anni e praticamente raddoppiando il debito ereditato al momento della sua nascita.

    4. Si deve ricordare che i governi della prima repubblica cumularono un enorme debito pubblico, ma sostenibile rispetto ad un economia in crescita, partendo un paese distrutto dalla guerra, estremamente arretrato grazie al precedente ventennio fascista, investendo in opere pubbliche, sviluppando una economia mista con forti investimenti pubblici e con partecipazioni statali colossali, quasi sempre gestite in modo scandaloso, mafioso e criminale. Ma – obbiettivamente – costruirono un paese che alla fine della guerra era inesistente.

    5. I governi della seconda repubblica in soli 17 anni accumulano tanto nuovo Debito Pubblico quanto quelli della prima repubblica, godendo dei tassi più bassi che si siano mai visti dalla fine della seconda guerra mondiale, godendo della copertura e della protezione dell’euro, della pressione al risanamento imposta dalla Comunità Europea , il tutto sopportato senza fiatare da un popolo disciplinato e rassegnato, quasi ebete e comunque intento, laddove possibile a sottrarre gettito.
    I governi della 2° repubblica hanno di fatto tagliato quasi tutti gli investimenti pubblici infrastrutturali (cioè gli unici che giustificherebbero un incremento del Debito Pubblico) e quello straccio di welfare state che una classe politica incompetente e stracciona aveva costruito durante la prima repubblica, accoppiando pressione fiscale da paesi scandinavi con prestazioni ed efficienza sudamericana ( con tutto il rispetto per il sudamerica che nel frattempo ci ha di gran lunga superato) .
    6. Eppure durante i governi della seconda repubblica – al 30.06.2011 – il debito pubblico è aumentato ogni giorno di euro 144.918.765 ( cioè il triplo dell’incremento giornaliero del debito pubblico durante i 46 anni di prima repubblica).

    Poiché non è vero che tutti i gatti sono bigi, nemmeno di notte, dobbiamo dedicare un minimo di tempo a vedere le performances di crescita del debito pubblico nella seconda repubblica, giusto per capire chi è stato più cialtrone tra i cialtroni : la mia particolare classifica prende in considerazione la crescita pro-die del debito pubblico durante il mandato di governo, misurato alla fine mese del mese di competenza, in modo da poter usare in maniera semplice ed intuitiva i dati banca Italia.
    La performance media di crescita giornaliera del debito pubblico nella 2° repubblica è la seguente:

    nei 252 giorni del 1° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 330,1 milioni di euro al giorno;
    nei 484 giorni del 1° gov Dini il debito pubblico aumenta di 207,3 milioni di euro al giorno;
    nei 887 giorni del 1° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 96,.2 milioni di euro al giorno;
    nei 552 giorni del 1° gov D’Alema il debito pubblico aumenta di 76,3 milioni euro al giorno;
    nei 412 giorni del 2° gov Amato il debito pubblico aumenta di 124,5 milioni euro al giorno;
    nei 1.800 giorni del 2° e 3° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 124,3 milioni di euro/giorno;
    nei 723 giorni del 2° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 97,5 milioni euro al giorno;
    nei 1148 giorni del 4°gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 217,8 milioni di euro al giorno, ma solo fino al 30.06.2011, in questi ultimi mesi la situazione sta largamente peggiorando.

    Si può tranquillamente leggere nella tabella precedente che i governi di sinistra della seconda repubblica hanno tentato di governare la crescita del debito pubblico con maggiore efficacia ed efficienza rispetto ai governi del centro destra.
    E’ comunque una performance largamente insoddisfacente ma rispetto ai governi dello Stavisky di Arcore non c’è confronto : la coppia Berlusconi –Tremonti è la responsabile del peggiore andamento storico del debito pubblico italiano dal 1946, peggiorando di gran lunga ciò che avevano ereditato dalla nefasta prima repubblica.
    In particolare Tremonti, sulla base della performance del debito pubblico, è di gran lunga il peggiore ministro dell’economia : il commercialista di Sondrio e lo statista di Arcore, rappresentano insieme alla ridicola Lega di Bossi , in sintesi, la giusta e terribile pestilenza che ha colpito un paese di sprovveduti; passeranno alla storia per lo scudo fiscale, non certo per la loro capacità di gestire i conti pubblici.

    E’ giusto criterio giudicare un ministro dell’economia ed un primo ministro dalla performance del debito pubblico? a fronte di governi che si sono caratterizzati per zero investimenti e zero soluzione a problemi strutturali ed infrastrutturali credo proprio che l’unico criterio di valutazione rimanga la loro efficienza nel contenere il debito pubblico; in ogni caso se qualcuno ha un criterio migliore lo segnali.

    Si può forse cominciare a capire quindi che l’unica politica “liberale”, “di destra”, non dico di risanamento, ma sicuramente di contenimento dei conti l’abbia fatto il centro-sinistra e questo è il motivo per cui la sinistra radicale e cattolica ha sempre abbandonato e tradito i governi riformisti di risanamento del partito democratico (eh si, proprio il pds-ulivo-unione-pd, il più ridicolo partito della storia della sinistra italiana è l’unico che abbia governato con un minimo di sapienza).
    La destra berlusconiana , cialtrona nella migliore tradizione fascista, leghista, cattolica, ciellina e mafiosa ha sfasciato i conti tutte le volte che ne ha avuto occasione, prolungando oltre il dovuto la tradizione democristiana-socialista della 1° repubblica che aveva già provveduto a sfasciare i conti pubblici della prima repubblica.

    Ma possiamo chiederci per quale motivo la seconda repubblica pur godendo di condizioni straordinarie dovute all’euro non ha saputo bloccare l’espansione del debito pubblico ? pur con continui tagli annunciati e qualche volta fatti, sempre ai danni dei più deboli ?
    La risposta più lampante o la coincidenza più inquietante sembra essere rappresentata dalla entrata in funzione a pieno regime e a pieni costi delle Regioni, che pur nate nel 75, erano state sapientemente tenute quasi congelate fino alla fine degli anni 80.
    I vecchi democristiani evidentemente intuivano quale inutile e pericoloso mostro avevano inventato per soddisfare clientele e politici trombati.

    Ma grazie alla presa di una insulsa ideologia ridicolmente federalista (in una nazione che non ha alcuna tradizione nè motivo per pensarsi federalista), le Regioni solo nella 2° repubblica sviluppano tutto il loro potenziale distruttivo.

    Le Regioni rappresentano il continuo incremento della spesa pubblica in presenza di continui tagli ai servizi : le Regioni a statuto ordinario assumono la logica clientelista e mafiosa che contraddistingue da sempre la gestione delle Regioni a Statuto Speciale : ormai tutti i bilanci regionali sono costruiti sul paradigma della Regione Sicilia, che da oltre mezzo secolo rappresenta, senza tema di smentita, il peggiore e più turpe esempio di pubblica amministrazione a livello mondiale.
    Oltre al debito pubblico ufficiale peraltro in questi anni va accumulandosi un enorme debito delle Amministrazioni Locali, su cui nessuno accende i necessari riflettori.

    Una eventuale e a questo punto indispensabile Terza Repubblica potrà puntare ad un risanamento solo a partire da una pronta e immediata eliminazione del 4° ed inutile livello di governo , quello regionale. L’abolizione delle Regioni e la cancellazione di tutte le normative pseudo-federaliste sono la precondizione , esclusiva, necessaria ma non ancora sufficiente per il risanamento.

    Immagino che qualche economista storcerà il naso di fronte a queste elaborazioni che , volutamente, non hanno voluto prendere in considerazione, deflattori, saldi di spesa pubblica, percentuali di crescita del pil ed altre elaborazioni normalmente inventate per distrarre dal focus dell’andamento del Debito Pubblico (niente è più truffaldino che parlare di debito pubblico in termini di % del pil, come i trattati di Maastricht hanno insegnato a fare).
    Allo stesso modo bisogna ribadire come sui conti italiani non hanno avuto alcun effetto particolare le crisi finanziarie, mondiali, il crollo delle torri, fenomeni mondiali che si sono abbattuti su tutte le nazioni industrializzate : l’Italia è quella che ha gestito PEGGIO , non meglio, quello che andava man mano verificandosi : nessuna crescita del pil, nessuna capacità di attrarre investimenti esteri, nessuna riforma fiscale, nessuna rimodulazione della abnorme pressione fiscale sui produttori (lavoratori e aziende), nessuna riduzione della spesa pubblica, nessuna seria riforma, nessuna politica industriale : questo è solo un paese paradiso fiscale per le rendite e gli evasori.
    Infine nessuno può più dire che il debito pubblico viene da lontano,ereditato dalla prima repubblica: la seconda repubblica ne ha costruito uno analogo in un terzo degli anni, senza fare alcun investimento.
    Carlo Grezio
    16.08.11

  25. Piero scrive:

    @Massimo74

    semplificando…

    1) i gruppi sociali tendenzialmente di centro/destra e le loro Lobby diranno no alla lotta all’evasione ed alla patrimoniale x i richhi (su cui conrodano pure Confindustria e Buffet)…

    2) i gruppi sociali tendenzialmente di centro/destra e le loro Lobby diranno no al forte ridimensionamento della spesa pubblica ed alle privatizzazioni..

    entrambi con la stessa motivazione che hai dato tu (che ti 6 auto-collocandoti in 1)..
    deprime la crescita.. il che è vero.. ma è vero sia x 1) che x 2)..
    l’unica cosa che si può fare A COSTO ZERO x la Crescita del Pil (il numeratore sono le LOBERALIZZAZIONI sia del Lavoro (negate da 2) sia delle Professioni Autonome (negate da 1) sia di molte Società Pubbliche (spesso di fatto al di là delle parole negate da 1 e da 2)

    ……………..

    ne deduco…

    MOLTA GENTE NON HA ANCORA CAPITO A CHE PUNTO SIAMO E COSA RISCHIAMO…
    E QUESTO E’ UN BRUTTO SEGNALE… ABBASSA LE PROBABILITA’ DI NON-DEFAULT..

  26. Piero scrive:

    @in piazza

    +16% = ULTIMO governo Berlusconi

  27. Piero scrive:

    correggo refuso :

    2) i gruppi sociali tendenzialmente di centro/sinistra

  28. CLAUDIO DI CROCE scrive:

    @Massimo Peruzzo
    La sua proposta è di quelle che non verranno mai attuate perchè sono troppe le persone in Italia che basano la loro vita e quella dei loro figli sul posto di paga – non di lavoro- pubblico , sicuro, di nessun impegno . molto ben retribuito , dove si va quando non si ha altro da fare . Oltre ai 4.5 milioni di “servitori dello stato ” aggiungiamo familiari ( molto numerosi essendo in larga maggioranza meridionali ) parenti, amici che sperano nelle raccomandazioni per avere anche loro il ” posto ” raggiungiamo facilmente 10/12 milioni di voti, molti dei quali presenti su questo blog che si dice liberista!!!
    Quale partito di vostra conoscenza si mette contro questi voti ?

  29. Roberto 51 scrive:

    Per Carlo Grezio:
    Come un libro stampato! Propongo il tuo post come manifesto del blog: un vero liberale non si fa abbindolare dai proclami e dalle paure ma guarda ai risultati, e i numeri sono quelli che hai esposto. La vera verità è che gli unici che fino ad ora hanno tentato di frenare il debito e di aprire spiragli di liberalizzazione sono i sinistri del PD e assimilati, il resto sono balle.

    Per Massimo 74:
    La riduzione del “welfare” significa togliere il sostegno a chi è sfortunato, perché malato, handicappato o semplicemente vecchio. Hai un’idea di quanto costi far vivere una vita appena degna ad un anziano malato di Alzheimer, hai idea di cosa significhi per una famiglia con un figlio down non avere più l’insegnate di sostegno?
    Il problema del welfare non va affrontato in termini di riduzione ma di razionalizzazione e di giustizia: si smetta di pagare pensioni a chi non ha versato contributi, si tolga l’assistenza dalle mani di politici e burocrati che ci mangiano abbondantemente su (vedi intervento di Carlo sulle Regioni).
    Prima o poi, purtroppo, si ha tutti bisogno del “welfare”, ma sono sicuro che si possano addirittura migliorare i livelli attuali di assistenza riducendo al contempo in modo drastico gli stanziamenti, le parole chiave sono razionalizzazione e giustizia.

  30. Piero scrive:

    @carlo grezio

    bel lavoro basato sui NUMERI e non sulle OPINIONI…
    se posso dare un consiglio… sintetizza x fare in modo che la gente lo legga..

    ……………………………………………

    nei 252 giorni del 1° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 330,1 milioni di euro al giorno;
    nei 484 giorni del 1° gov Dini il debito pubblico aumenta di 207,3 milioni di euro al giorno;
    nei 887 giorni del 1° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 96,.2 milioni di euro al giorno;
    nei 552 giorni del 1° gov D’Alema il debito pubblico aumenta di 76,3 milioni euro al giorno;
    nei 412 giorni del 2° gov Amato il debito pubblico aumenta di 124,5 milioni euro al giorno;
    nei 1.800 giorni del 2° e 3° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 124,3 milioni di euro/giorno;
    nei 723 giorni del 2° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 97,5 milioni euro al giorno;
    nei 1148 giorni del 4°gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 217,8 milioni di euro al giorno, ma solo fino al 30.06.2011, in questi ultimi mesi la situazione sta largamente peggiorando.

    …………………………………..

  31. Massimo74 scrive:

    @Piero

    Aumentare da subito l’età pensionabile a 70 anni per tutti sarebbe un modo di risanare i conti pubblici senza ottenere alcun effetto depressivo.Per quanto riguarda le liberalizzazioni sono d’accordo con te,andrebbe sia liberalizzato totalmente il mercato del lavoro abolendo il contratto nazionale(ed eliminando il salario minimo d’ingresso) e lo statuto dei lavoratori,sia liberalizzato completamente il settore delle professioni abolendo gli ordini professionali.Poi naturalmente si può sempre privatizzare e vendere l’enorme patrimonio pubblico valutato in circa 400 miliardi di euro che permetterebbe di ridurre lo stock di debito pubblico facendoci risparmiare circa 25 miliardi di interessi all’anno.
    Come vedi le soluzioni ci sono,non c’è bisogno di aumentare ulteriormente il carico fiscale di un paese che ha già oggi la più alta tassazione al mondo.La patrimoniale servirebbe solo a creare una fuga di capitali e investimenti verso paesi esteri e sarebbe il prodromo per il default definitivo dello stato italiano.

  32. Alberto scrive:

    Caro Carlo, già il 1° settembre avevo rilevato che l’ andamento da te indicato degli andamenti della progressione o della regressione del debito si accompagnavano parimenti ad andamenti contrapposti della pressione fiscale; questo fino all’ inizio dell’ ultima crisi, essendo saltati tutti i criteri canonici che appunto fin’ ora avevano guidato la finanza pubblica. Il particolare risultato favorevole dell’ ultimo governo Prodi, fu determinato soprattutto da crescite del PIL vicino al 2%, a causa di forte domanda estera di un mondo che comunque cresceva mediamente il doppio di noi e che comunque dimostra appunto, senza ombra di dubbio, che con un Paese che cresce a quel tasso può ridurre il suo debito.
    Quindi rinnovo i complimenti già fatti allora per il tuo lavoro, ma è opportuno tener conto delle cause che determinano quegli andamenti che indichi, altrimenti non si hanno informazioni utili e corrette.

    @carlo grezio

  33. Giorgio scrive:

    @Carlo Grezio
    “niente è più truffaldino che parlare di debito pubblico in termini di % del pil”
    Non mi pare sia così truffaldino. Se il debito pubblico fosse impiegato, come dice anche lei, principalmente per finanziare spese infrastrutturali, quindi per instradare il paese in un percorso di crescita e sviluppo, assolverebbe il suo compito e il rapporto fra debito e pil sarebbe l’unico modo per misurarlo. Se in 10 anni il debito raddoppiasse ma il pil triplicasse, si tratterebbe comunque di una crescita “virtuosa” del debito. Ovviamente non è il nostro caso, ma non per questo il rapporto debito/pil va considerato “truffaldino” tout-court.

    Sulle regioni, invece, temo proprio che abbia ragione.

  34. carlo grezio :
    @Piero
    per piero, i dati sul debito pubblico sono i seguenti, ripeto un mio post di qualche giorno fa:
    Il Debito Pubblico cumulato nella 2° Repubblica supera quello della 1° Repubblica.
    Recentemente il ministro Romani ha dichiarato : “La speculazione ha preso di mira l’unico nostro punto di debolezza, quello del debito pubblico pari al 120% del Pil, che però negli ultimi venti anni è rimasto più o meno lo stesso mentre abbiamo assistito a un incremento dei debiti pubblici di 10-20-30 punti negli altri Paesi.” Romani non è che uno dei tanti ministri di questo governo che somma incompetenza, impudenza e improntitudine : semplicemente non sa di che parla.Chi volesse avere una visione corretta e completa della dinamica del Debito Pubblico italiano può visitare il sito della Bancad’Italia/Base Informativa Pubblica/Finanza Pubblica/Debito Amministrazioni Pubbliche/Analisi per strumenti.
    L’ultimo dato consolidato di debito pubblico disponibile è quello al 30.06.2011, pari a 1.901,9 miliardi di euro.
    Se si riorganizzano opportunamente i dati storici di debito pubblico di Bankitalia in un semplicissimo foglio excel si scoprono alcune cose interessanti, che riepilogo nella tabella riportata alla fine del testo.
    1.il 28 giugno 1992, alla caduta del 7° governo Andreotti – cinquantesimo governo della prima repubblica – il debito pubblico italiano ammontava, in euro, a 799,5 miliardi di euro.
    Nei 46 anni trascorsi dal 15 luglio 1946 , data del primo governo Degasperi , la prima repubblica aveva accumulato questo debito con una crescita media giornaliera di 47.593.865 euro/giorno di nuovo debito. (si può ricordare che la crescita del debito subì enormemente l’inflazione intorno al 20 % degli anni settanta e ottanta ( con tassi nominali che stavano tra il 22 ed il 24% annuo) e fu decisamente peggiorata negli anni 80 dai governi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), che in pochi anni portarono il debito pubblico dal 70% del pil a oltre il 100% del pil.
    2.Dal 28.6.92 al 10.05.1994 si succedettero due governi di transizione a guida Amato e Ciampi, che, politicamente, possono essere considerati governi di emergenza e di transizione tra la prima e la seconda repubblica.
    Amato e Ciampi gestirono e , in qualche modo, superarono, una crisi della lira profondissima, l’uscita dal serpente monetario ed una pesantissima manovra di salvataggio propedeutica al rientro nello Sme e successivamente nell’euro.
    In presenza di tassi altissimi e svalutazione selvaggia, il debito pubblico complessivo peggiorò da 799,5 miliardi di euro a 994,7 miliardi di euro, appesantendosi ogni giorno di una media di circa 285milioni di euro al giorno.
    3. il 10.05.1994 con il primo governo Berlusconi nasce ufficialmente una, soi-disant, seconda repubblica : quel giorno il debito pubblico ammontava a 994, 7 miliardi di euro.
    Se il 30.06.2011 (data a cui abbiamo l’ultimo dato consolidato del debito pubblico) la seconda repubblica fosse fortunatamente finita, con un debito pubblico di 1.901,9 miliardi di euro potremmo dire che in soli 17 anni i governi della Seconda Repubblica hanno saputo cumulare nuovo debito per 907,2 miliardi di euro, oltre 100 miliardi di euro in più rispetto al debito cumulato dalla prima repubblica in 47 anni e praticamente raddoppiando il debito ereditato al momento della sua nascita.
    4. Si deve ricordare che i governi della prima repubblica cumularono un enorme debito pubblico, ma sostenibile rispetto ad un economia in crescita, partendo un paese distrutto dalla guerra, estremamente arretrato grazie al precedente ventennio fascista, investendo in opere pubbliche, sviluppando una economia mista con forti investimenti pubblici e con partecipazioni statali colossali, quasi sempre gestite in modo scandaloso, mafioso e criminale. Ma – obbiettivamente – costruirono un paese che alla fine della guerra era inesistente.
    5. I governi della seconda repubblica in soli 17 anni accumulano tanto nuovo Debito Pubblico quanto quelli della prima repubblica, godendo dei tassi più bassi che si siano mai visti dalla fine della seconda guerra mondiale, godendo della copertura e della protezione dell’euro, della pressione al risanamento imposta dalla Comunità Europea , il tutto sopportato senza fiatare da un popolo disciplinato e rassegnato, quasi ebete e comunque intento, laddove possibile a sottrarre gettito.
    I governi della 2° repubblica hanno di fatto tagliato quasi tutti gli investimenti pubblici infrastrutturali (cioè gli unici che giustificherebbero un incremento del Debito Pubblico) e quello straccio di welfare state che una classe politica incompetente e stracciona aveva costruito durante la prima repubblica, accoppiando pressione fiscale da paesi scandinavi con prestazioni ed efficienza sudamericana ( con tutto il rispetto per il sudamerica che nel frattempo ci ha di gran lunga superato) .
    6. Eppure durante i governi della seconda repubblica – al 30.06.2011 – il debito pubblico è aumentato ogni giorno di euro 144.918.765 ( cioè il triplo dell’incremento giornaliero del debito pubblico durante i 46 anni di prima repubblica).
    Poiché non è vero che tutti i gatti sono bigi, nemmeno di notte, dobbiamo dedicare un minimo di tempo a vedere le performances di crescita del debito pubblico nella seconda repubblica, giusto per capire chi è stato più cialtrone tra i cialtroni : la mia particolare classifica prende in considerazione la crescita pro-die del debito pubblico durante il mandato di governo, misurato alla fine mese del mese di competenza, in modo da poter usare in maniera semplice ed intuitiva i dati banca Italia.
    La performance media di crescita giornaliera del debito pubblico nella 2° repubblica è la seguente:
    nei 252 giorni del 1° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 330,1 milioni di euro al giorno;
    nei 484 giorni del 1° gov Dini il debito pubblico aumenta di 207,3 milioni di euro al giorno;
    nei 887 giorni del 1° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 96,.2 milioni di euro al giorno;
    nei 552 giorni del 1° gov D’Alema il debito pubblico aumenta di 76,3 milioni euro al giorno;
    nei 412 giorni del 2° gov Amato il debito pubblico aumenta di 124,5 milioni euro al giorno;
    nei 1.800 giorni del 2° e 3° gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 124,3 milioni di euro/giorno;
    nei 723 giorni del 2° gov Prodi il debito pubblico aumenta di 97,5 milioni euro al giorno;
    nei 1148 giorni del 4°gov Berlusconi il debito pubblico aumenta di 217,8 milioni di euro al giorno, ma solo fino al 30.06.2011, in questi ultimi mesi la situazione sta largamente peggiorando.
    Si può tranquillamente leggere nella tabella precedente che i governi di sinistra della seconda repubblica hanno tentato di governare la crescita del debito pubblico con maggiore efficacia ed efficienza rispetto ai governi del centro destra.
    E’ comunque una performance largamente insoddisfacente ma rispetto ai governi dello Stavisky di Arcore non c’è confronto : la coppia Berlusconi –Tremonti è la responsabile del peggiore andamento storico del debito pubblico italiano dal 1946, peggiorando di gran lunga ciò che avevano ereditato dalla nefasta prima repubblica.
    In particolare Tremonti, sulla base della performance del debito pubblico, è di gran lunga il peggiore ministro dell’economia : il commercialista di Sondrio e lo statista di Arcore, rappresentano insieme alla ridicola Lega di Bossi , in sintesi, la giusta e terribile pestilenza che ha colpito un paese di sprovveduti; passeranno alla storia per lo scudo fiscale, non certo per la loro capacità di gestire i conti pubblici.
    E’ giusto criterio giudicare un ministro dell’economia ed un primo ministro dalla performance del debito pubblico? a fronte di governi che si sono caratterizzati per zero investimenti e zero soluzione a problemi strutturali ed infrastrutturali credo proprio che l’unico criterio di valutazione rimanga la loro efficienza nel contenere il debito pubblico; in ogni caso se qualcuno ha un criterio migliore lo segnali.
    Si può forse cominciare a capire quindi che l’unica politica “liberale”, “di destra”, non dico di risanamento, ma sicuramente di contenimento dei conti l’abbia fatto il centro-sinistra e questo è il motivo per cui la sinistra radicale e cattolica ha sempre abbandonato e tradito i governi riformisti di risanamento del partito democratico (eh si, proprio il pds-ulivo-unione-pd, il più ridicolo partito della storia della sinistra italiana è l’unico che abbia governato con un minimo di sapienza).
    La destra berlusconiana , cialtrona nella migliore tradizione fascista, leghista, cattolica, ciellina e mafiosa ha sfasciato i conti tutte le volte che ne ha avuto occasione, prolungando oltre il dovuto la tradizione democristiana-socialista della 1° repubblica che aveva già provveduto a sfasciare i conti pubblici della prima repubblica.
    Ma possiamo chiederci per quale motivo la seconda repubblica pur godendo di condizioni straordinarie dovute all’euro non ha saputo bloccare l’espansione del debito pubblico ? pur con continui tagli annunciati e qualche volta fatti, sempre ai danni dei più deboli ?
    La risposta più lampante o la coincidenza più inquietante sembra essere rappresentata dalla entrata in funzione a pieno regime e a pieni costi delle Regioni, che pur nate nel 75, erano state sapientemente tenute quasi congelate fino alla fine degli anni 80.
    I vecchi democristiani evidentemente intuivano quale inutile e pericoloso mostro avevano inventato per soddisfare clientele e politici trombati.
    Ma grazie alla presa di una insulsa ideologia ridicolmente federalista (in una nazione che non ha alcuna tradizione nè motivo per pensarsi federalista), le Regioni solo nella 2° repubblica sviluppano tutto il loro potenziale distruttivo.
    Le Regioni rappresentano il continuo incremento della spesa pubblica in presenza di continui tagli ai servizi : le Regioni a statuto ordinario assumono la logica clientelista e mafiosa che contraddistingue da sempre la gestione delle Regioni a Statuto Speciale : ormai tutti i bilanci regionali sono costruiti sul paradigma della Regione Sicilia, che da oltre mezzo secolo rappresenta, senza tema di smentita, il peggiore e più turpe esempio di pubblica amministrazione a livello mondiale.
    Oltre al debito pubblico ufficiale peraltro in questi anni va accumulandosi un enorme debito delle Amministrazioni Locali, su cui nessuno accende i necessari riflettori.
    Una eventuale e a questo punto indispensabile Terza Repubblica potrà puntare ad un risanamento solo a partire da una pronta e immediata eliminazione del 4° ed inutile livello di governo , quello regionale. L’abolizione delle Regioni e la cancellazione di tutte le normative pseudo-federaliste sono la precondizione , esclusiva, necessaria ma non ancora sufficiente per il risanamento.
    Immagino che qualche economista storcerà il naso di fronte a queste elaborazioni che , volutamente, non hanno voluto prendere in considerazione, deflattori, saldi di spesa pubblica, percentuali di crescita del pil ed altre elaborazioni normalmente inventate per distrarre dal focus dell’andamento del Debito Pubblico (niente è più truffaldino che parlare di debito pubblico in termini di % del pil, come i trattati di Maastricht hanno insegnato a fare).
    Allo stesso modo bisogna ribadire come sui conti italiani non hanno avuto alcun effetto particolare le crisi finanziarie, mondiali, il crollo delle torri, fenomeni mondiali che si sono abbattuti su tutte le nazioni industrializzate : l’Italia è quella che ha gestito PEGGIO , non meglio, quello che andava man mano verificandosi : nessuna crescita del pil, nessuna capacità di attrarre investimenti esteri, nessuna riforma fiscale, nessuna rimodulazione della abnorme pressione fiscale sui produttori (lavoratori e aziende), nessuna riduzione della spesa pubblica, nessuna seria riforma, nessuna politica industriale : questo è solo un paese paradiso fiscale per le rendite e gli evasori.
    Infine nessuno può più dire che il debito pubblico viene da lontano,ereditato dalla prima repubblica: la seconda repubblica ne ha costruito uno analogo in un terzo degli anni, senza fare alcun investimento.
    Carlo Grezio
    16.08.11

    Nel salutare, in qualita’ di nuovo arrivato, tutti, non posso che ringraziarla per questa impietosa quanto saggia analisi sull’andamento della spesa pubblica. Complimenti

  35. martian scrive:

    all’interessante commento di carlo grezio mi pare occorra un corollario.
    l’analisi dei numeri, per quanto corretta ed interessante, forse non dice tutto perché in realtà occorrerebbe anche – a mio giudizio – comprendere per effetto di quali decisioni politiche ed amministrative si è determinato l’aumento del debito in quel determinato anno (in cui governava tizio o caio).
    non è forse ben possibile che il frutto, l’esito la conseguenza economica di una decisione scelto o provvedimento politico/amministrativo presa negli anni 70/80/90 si sia prodotta in un momento ben più tardo quando al governo non sedeva chi quella decisione ha preso?
    per accertare le responsablilità sul debito pubblico occorre questo oltre che a dire è aumentato quando c’era tizio o casio.
    è aumentato per effetto di cosa? oppure il governo X ha emesso BOT per X nel tal anno per far fronte a quali costi (costi decisi quando)?
    oh magari mi sbaglio. grazie
    è molto interessante tutto ciò peccato che il dibattito politico non ne tratti con maggiore profondità.

  36. martian scrive:

    resto d’accordo sul resto, anche sulle regioni. mi pare che solo l’eliminazione dei conflitti dovuti all’art. 117 cost. farebbe risparmiare un bel po’.
    geniale la sintesi sulla sicilia.

  37. carlo grezio scrive:

    @Giorgio
    attenzione giorgio.

    “…niente è più truffaldino…”
    mi scusi giorgio, a volte nel cercare un minimo di sintesi, non si riesce a chiarire bene il concetto.
    Provo a spiegarmi :
    è truffaldino a mio avviso l’uso , in auge da molti anni e in qualche modo certificato dai trattati di maastricht, di considerare il rapporto debitopubblico/pil come un indicatore di gestione dei conti pubblici.
    i politici, e molti osservatori, ne hanno immediatamente traslato l’idea che questo rapporto fosse in qualche modo comparabile al rapporto debito/fatturato di un impresa.Non è cosi’ il debito pubblico è il debito della amministrazione pubblica, il pil non rappresenta le entrata dell’amministrazione pubblica, ma la somma degli scambi di bene e servizi all’interno di un paese. Ne deriva che secondo me per valutare l’amministrazione dello stato il rapporto di conto economico vada fatto tra uscite ed entrate dello stato, e il rapporto di stato patrimoniale vada fatto tra debito pubblico cumulato ed entrate dello stato.Ne verrebbero cifre e percentuali da brivido.E non solo per l’italia.( in italia sarebbero ancora più da brivido in quanto il Pil, dagli anni 80 è artatamente gonfiato percentualmente di una stima dell’economia sommersa pari al 20% di quella emersa…come anche altri hanno scritto è spudoratamente antiscientifico questo andazzo (oltre che disonesto) perchè confrontando per es. la pressione fiscale, certa, con il pil reale ne verrebbe fuori una pressione reale di circa il 60-65% e non del 43-45% di cui i politici blaterano senza sapere.
    Le faccio un esempio limitandomi agli anni 2005-2009 (bankitalia non ha ancora reso disponibili i dati 2010)
    SPESA PUBBLICA TOTALE CORRENTE SU ENTRATE CORRENTI DELLO STATO:
    2005-berlusconi – rapporto spesa pubblica stato su entrate 109,8%
    2006-berlusconi-prodi – rapporto spesa pubblica stato su entrate 107,3%
    2007-prodi – rapporto spesa pubblica stato su entrate 103,2%
    2008-prodi-berlusconi -rapporto spesa pubblica stato su entrate 105,8%
    2009-berlusconi – rapporto spesa pubblica stato su entrate 111,4%
    Se invece guardiamo il rapporto DEBITO PUBBLICO CUMULATO SU ENTRATE CORRENTI DELLO STATO PER GLI STESSI ANNI ABBIAMO :
    2005-berlusconi – 241,9%
    2006-berlusconi-prodi – 234,9%
    2007-prodi – 223,3%
    2008-prodi-berlusconi -230,1%
    2009-berlusconi – 249,1%.
    Allora le domande banalissime sono : se lei fosse il direttore di una banca cui si rivolge un azienda che negli quarantanni non sia mai riuscito a ricondurre le uscite al di sotto dei ricavi e che ha un indebitamento pari a oltre 2,3 – 2,4 volte i ricavi che farebbe ?
    Per chiudere l’ultima balla che tremonti cerca di propinare è quella di rapportare il debito pubblico con la ricchezza complessiva delle famiglie italiane (ampiamente sovrastimata e non certificabile).Anche se fosse vero non c’entra nulla, non conforta circa la totale incapacità del governo in carica ed è una trovata da bagonghi incompetente.

  38. carlo grezio scrive:

    @martian
    @ martian
    il suo corollario è ragionevole, ma credo che di fronte all’andamento di debito pubblio e spesa pubblica degli ultimi 30 anni sia relativamente trascurabile.
    Per due motivi : 1. i governi italiani hanno sempre vissuto alla giornata, tappando, male, i buchi, man mano che qualcuno – i mercati – segnalava situazioni insostenibili.
    In realtà anche per fare danni nel medio lungo periodo occorre una capacità di gestire con una proiezione nel medio lungo : questi in generale non ne hanno mai avuto la capacità.
    2.la spesa pubblica è stata sempre talmente fuori controllo che il miglior risultato degli ultimi anni è stato ottenere un avanzo primario, cioè più ricavi che costi al netto degli interessi ( ci sono riusciti i governi di centrosinistra di prodi , ciampi, ma per non più di 3-4 anni).
    Al lordo degli interessi – che comunque bisogna pagare – le uscite hanno SEMPRE superato le entrate, di poco quando c’era gente al governo un tantino attrezzata (ciampi, prodi, visco, padoaschioppa) di molto o moltissimo quando c’erano degli incompetenti o dei nullafacenti (berlusconi, tremonti, dini, craxi, andreotti, amato etc etc).
    Siamo chiari la qualità della gestione pubblica italiana non ha raggiunto la sufficienza MAI.
    poi ci sono stati quelli che l’hanno sfiorata e quelli che invece sono degli asini irrecuperabili.
    Tutto sommato direi perfettamente adeguati al paese, agli italiani ed agli elettori.

  39. Massimo74 scrive:

    @carlo grezio

    Non per difendere Tremonti che considero una delle peggiori sciagure mai capitate a questo paese,ma per dovere di cronaca è giusto precisare che avanzi primari ci sono stati anche con il cdx al governo(seppure di entità minore rispetto a quando ha governato il csx).Anzi se non ricordo male l’unico anno di governo del cdx in cui abbiamo avuto un saldo primario negativo è stato il 2009 dove si è registrato un -0,6%.

  40. martian scrive:

    grazie del chiarimento. l’argomento è tanto complesso quanto affascinante.
    mi colpisce come per ridurre la spesa, per esempio, delle pensioni, sarebbe sufficente, mettere un tetto massimo di Euro 3.000 al mese dal gennaio 2012 (+ istat) per tutte le pensioni o vitalizi di entità superiore. stop oppure parametrarli (anche se ex post) a quanto effettivamente versato (e nulla più). il peso dei c.d. diritti quesiti (appunto sulla base di normative specie del lavoro pubblico approvate indietro nel tempo e che producono i loro maggiori danni economici molto dopo, come è ovvio, dato che chi ne era oggetto invecchia e va in pensione, tanto per stare all’esemoio) lo ritengo davvero terribile e foriero di profondo risentimento popolare e generazionale. soprattutto sulle maxi pensioni a qualunque ex funzionario pubblico di anche minimo rilievo.
    (mi viene in mente l’ex presidente dell’agenzia dei Rifiuti siciliano, Felice Crosta, che pare percepisca ope legis circa 41.000 euro al mese; ma ci rendiamo conto? si tratta del mio reddito annuo lordo!).

  41. carlo grezio scrive:

    h@massimo74
    ha in parte ragione, ricordavo male.
    l’avanzo primario è stato raggiunto per più anni rispetto a quanto ho scritto, per la precisione, come segue :
    (con il segno – si indica disavanzo)

    governo avanzo primario
    anno
    1983 1983-craxi -22.433,80
    1984 1984-craxi -24.501,16
    1985 1985-craxi -31.364,36
    1986 1986-craxi -30.877,00
    1987 1987-craxi-fanfani-goria -35.855,89
    1988 1988-goria-demita -34.647,31
    1989 1989-demita-andreotti -34.237,20
    1990 1990-andreotti -31.560,84
    1991 1991-andreotti -24.505,80
    1992 1992-andreotti-amato -8.056,82
    1993 1993-amato-ciampi 1.659,52
    1994 1994-ciampi-berlusconi 877,71
    1995 1995-berlusconi-dini 19.894,11
    1996 1996-dini-prodi 24.090,66
    1997 1997-prodi 46.145,73
    1998 1998-prodi-d’alema 30.558,12
    1999 1999-d’alema 28.177,28
    2000 2000-d’alema-amato 38.113,83
    2001 2001-amato-berlusconi 9.989,18
    2002 2002-berlusconi 12.952,26
    2003 2003-berlusconi -10.682,83
    2004 2004-berlusconi -6.957,65
    2005 2005-berlusconi -30.019,07
    2006 2006-berlusconi-prodi -14.853,77
    2007 2007-prodi 18.554,13
    2008 2008-prodi-berlusconi 4.703,28
    2009 2009-berlusconi -47.110,77

  42. Massimo74 scrive:

    @martian

    Non bisogna mettere tetti alle pensioni,bisogna invece ricalcolare tutte le pensioni attuali e future secondo il metodo contributivo.In questo modo oltre a fare una grande opera di giustizia sociale (sopratutto nei confronti delle nuove generazioni),si risanerebbe il bilancio dello stato in modo strutturale e inoltre ci sarebbero pure le risorse sufficenti per una sensibile riduzione delle imposte.

  43. Piero scrive:

    Massimo74 :@Piero
    Aumentare da subito l’età pensionabile a 70 anni per tutti sarebbe un modo di risanare i conti pubblici senza ottenere alcun effetto depressivo.Per quanto riguarda le liberalizzazioni sono d’accordo con te,andrebbe sia liberalizzato totalmente il mercato del lavoro abolendo il contratto nazionale(ed eliminando il salario minimo d’ingresso) e lo statuto dei lavoratori,sia liberalizzato completamente il settore delle professioni abolendo gli ordini professionali.Poi naturalmente si può sempre privatizzare e vendere l’enorme patrimonio pubblico valutato in circa 400 miliardi di euro che permetterebbe di ridurre lo stock di debito pubblico facendoci risparmiare circa 25 miliardi di interessi all’anno.Come vedi le soluzioni ci sono,non c’è bisogno di aumentare ulteriormente il carico fiscale di un paese che ha già oggi la più alta tassazione al mondo.La patrimoniale servirebbe solo a creare una fuga di capitali e investimenti verso paesi esteri e sarebbe il prodromo per il default definitivo dello stato italiano.

    bisogna fare TUTTO CONTEMPORANEAMENTE..

    sia i tagli che ti piacciono.. e pure il taglio alle pensioni è “necessario finanziariamente ma recessivo economicamente” xrchè diminuendo il turnover aumenta la disoccupazione ed il precariato soprattutto giovanile..

    sia quelli che non ti piacciono come lotta all’evasione + patrimoniale sopra 800.000 come vogliono pure Confindustria e Buffet..

    il patrimonio dismesso deve servire a ridurre lo stock e non a finanziare la spesa corrente…

    io non sono un dipendente pubblico e pago le tasse…

    da come scrivi tu direi che : 6 un un destro evasore oppure un over 800.000 e non vuoi pagare … così ti nascondi dietro le teorie..

    questa è la mentalità di massa..
    destra e sinistra simili nel “paghino gli altri” ..
    così sarà default..

  44. Massimo74 scrive:

    @carlo grezio

    Scusi è sicuro che le cifre che ha postato corrispondano all’avanzo primario(cioè al netto degli interessi sul debito)?A me risulta leggermente diverso,provi a verificare il seguente link che riporta i dati di bankitalia dall’anno 2000 fino all’anno 2009:

    http://blog.borsa-finanza.com/post/1207152713/Spesa+pubblica+in+Italia

  45. Piero scrive:

    Massimo74 :@martian
    Non bisogna mettere tetti alle pensioni,bisogna invece ricalcolare tutte le pensioni attuali e future secondo il metodo contributivo.In questo modo oltre a fare una grande opera di giustizia sociale (sopratutto nei confronti delle nuove generazioni),si risanerebbe il bilancio dello stato in modo strutturale e inoltre ci sarebbero pure le risorse sufficenti per una sensibile riduzione delle imposte.

    sul CONTRIBUTIVO X TUTTI RETROATTIVO son 80% D’ACCORDO..
    naturalmente una cosa del genere sarà possibile solo se ad un certo punto l’Inps non avrà + fisicamente i soldi x pagare le pensioni..

    il 20% di diversità è :
    * se uno a 70 anni ha maturato assegno sotto il MINIMO allora integrazione assistenziale..
    * alcune gestioni in forte perdita come i DIRIGENTI sono stati messi a carico dell’Inps di Impiegasti/Operai… il POVERO CHE FINANZIA i BUCHI del RICCO…
    non và bene..

  46. Stray Cat scrive:

    La scelta a mio avviso è binaria.

    Corriamo in avanti, verso gli Stati Uniti d’Europa, con legislazione economica e sociale identica in tutta Europa, ma con anche con un esecutivo ed un parlamento con poteri reali ed eletti democraticamente.

    Ci fermiamo, andiamo in default e rompiamo l’unione monetaria, sopportandone i costi e ripartiamo da zero. Ci aspetterebbero alcuni anni orribili ma avremmo la chance di rifondare le nostre società e di cambiare la classe dirigente.

    La terza via, indicata nell’articolo, è la peggiore, perché porterebbe a decenni di stenti e recessione. Io non voglio vivere senza che vi sia il primato della politica sull’economia e in un paese in cui non vi siano meccanismi di redistribuzione della ricchezza.

  47. Roberto 51 scrive:

    @Massimo74
    Concordo con te, non ha senso il taglio, ognuno deve avere per quanto ha versato, magari con un correttivo di “solidarietà”.
    Ovviamente penso che con “attuali” tu intenda le pensioni già in corso di erogazione, ovvero il pregresso, perché lì trovi le situazioni più sfacciatemente ingiuste e costose.

  48. Alberto scrive:

    Facciamo così, chiudiamo l’ INPS e restituiamo il monte attualizzato relativo a tutti gli anni contributivi, considerando il tasso composto annuo relativo a tutti i contributi versati da ogni singolo dipendente per ogni singolo anno. Io mi sono fatti i miei calcoli e preferisco riavere subito i miei 800.000 euro netti per 40 anni di contributi, cumulati fino al 2010.
    Faccio un semplice calcolo a titolo di esempio, basato sulla riserva matematica:

    @Massimo74

  49. Alberto scrive:

    Dimenticavo il calcolo, per uno stipendio di 2000 euro, relativo ad oggi, abbiamo circa 800 euro di contributi mensili e per 40 anni di contributi all’ interesse del 3% composto, avremmo circa 740.000 come monte accumulato, di cui 356.000 euro sono gli interessi e 384.000 euro è il capitale versato. @Alberto

  50. Alberto scrive:

    Non vorrei sembrare tenere con Tremonti, ma bisogna ammettere che a livello di spesa al netto degli interessi abbiamo i seguenti dati assoluti:

    2006 su 2005; + 34MLD**
    2007 su 2006; +24 MLD**
    2008 su 2007; +19 MLD**
    2009 su 2008; +18 MLD**

    In particolare in valore assoluto le spese lorde confrontate con le entrate, che bisogna chiarire non sono solo quelle fiscali ma anche quelle dei tributi previdenziali sono:

    2005; spesa = 688 MLD; Entrate 583 MLD;
    2006; spesa = 723 MLD; Entrate 628 MLD; pari a +7,7% sul 2005**PIL +1,9 sul 2005*
    2007; spesa = 739 MLD; Entrate 677 MLD; pari a + 7,8% sul 2006**PIL +1,5sul 2006*
    2008; spesa = 764 MLD; Entrate 678 MLD; pari a + 0,14%sul 2007**PIL -1,4sul 2007*
    2009; spesa = 788 MLD; Entrate 660 MLD; pari a – 2,65% sul 2008**PIL -5,1sul2008*

    Quindi guardando i dati dei due anni finali, terribili, con PIL in forte calo i conti sono stati migliori, sul fronte della spesa al netto degli interessi; i due anni di Prodi, hanno visto aumenti delle entrate enormi, pari al 7,7% e 7,8% di cui, è bene dirlo, circa la metà furono presi dalla revisione verso l’ alto delle aliquote IRE, sui redditi a partire da circa 25.000 euro, che stressò parecchio i consumi, che invece, tenendo conto del miglior andamento generale si poteva iniziare il risanamento, ed il resto per un migliore andamento economico, legato soprattutto alle esportazioni, perchè sul fronte interno non ci furono variazioni significative.
    Purtroppo quando si fanno i conti, a volte bisogna guardarci dentro bene.

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