Un’emergenza fiscale che nasce dalla Costituzione
L’emergenza fiscale di cui da anni l’Italia soffre non è solo una questione di aliquote, ma deriva anche da un rapporto completamente sbilanciato tra amministrazione fiscale e contribuente, a danno del quale il fisco si comporta come un monarca assoluto, esercitando un diritto di vita o morte (economica) in spregio dei basilari principi di uno Stato di diritto.
Questo problema spesso non è avvertito in tutta la sua gravità , o perché il buon cittadino è portato ad aver fiducia nello Stato, o perché è pressato da impegni quotidiani che non tollerano distrazioni e pertanto è poco disposto a pensare criticamente al diritto tributario e ad attrezzarsi adeguatamente per fronteggiare la macchina del fisco, la quale avanza in un labirinto di regole complicate e difficilmente abbordabili “a mani nudeâ€. La difficoltà di comprensione di queste regole non può che ostacolarne l’approccio lasciando così ampio spazio al radicamento di una condotta fiscale pervasiva ed oppressiva.Questi giorni, tra proteste sarde e richiami di moral suasion del direttore dell’Agenzia delle entrate, i quali ultimi appaiono meno energetici di uno zuccherino a un cavallo stremato, inizia a fare capolino il tema del rapporto tra fisco e contribuente, prima ancora che quello dell’ammontare del gettito fiscale.
Non si tratta solo di una questione di bon ton, come si sente dire in questi giorni. La vessazione fiscale non dipende tanto dall’abuso della propria posizione a carico degli agenti fiscali e della riscossione, quanto piuttosto, e più gravemente, da norme, prassi amministrative e interpretazioni giurisprudenziali che giustificano un’insostenibile compressione dei diritti civili ed economici del contribuente ritenuto a priori un evasore, fino a portarlo a cercare disperatamente qualche via di salvezza, come fa la selvaggina con il bracconiere.
Come si è potuto arrivare a tale ferita allo Stato di diritto, secondo cui un cittadino può, ad esempio, subire senza alcun preavviso un’ipoteca giudiziale per un cumulo di multe non pagate, magari perché erroneamente notificate?
I problemi nascono dalla scarsa incisività della lettera costituzionale. Essa, in uno Stato di diritto, dovrebbe essere il primo scudo di difesa del cittadino dalle prevaricazioni dei governi. Vi dovrebbe chiaramente essere espressa la garanzia ineludibile per il contribuente di non subire tormenti dal legislatore e dall’amministrazione, a meno che non si sia in presenza di illeciti o non si sia definitivamente accertata la frode fiscale. Ed è da qui che vorrei partire, per proseguire poi, in altri post, con lo scandagliare l’asimmetria sostanziali tra fisco e contribuente, asimmetria che urta con il concetto stesso di Stato di diritto.
Nella nostra Repubblica, quelle garanzie costituzionali sono nate, o sono nel tempo state lette, così deboli da renderle piuttosto vane, se non controproducenti.
Penso, ad esempio, alla inanità della riserva di legge, peraltro relativa, cosicché le modalità dell’accertamento, delle riscossioni e delle esecuzioni possono essere previste da semplici circolari e istruzioni interne che, per non essere ascrivibili a fonti del diritto, sembrano meglio riflettere più uno Stato di polizia tributaria, piuttosto che uno Stato democratico, tanto che dette norme non possono essere utilizzate come parametro di giudizio nel caso in cui il fisco le violi, né possono essere impugnate nel caso in cui siano esse a violare la legge.
Penso poi al principio costituzionale secondo cui “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributivaâ€. Si tratta di un principio apparentemente esemplare, con il quale si voleva dire che ai contribuenti non possono essere richieste prestazioni patrimoniali tali da minacciare la loro capacità di spesa, risparmio e investimento privato. Tuttavia, esso è stato via via interpretato (a proposito dell’importanza dell’interpretazione!) non come limite massimo al sacrificio economico da chiedere al contribuente, ma invece come fredda risposta alle esigenze di cassa reali o strumentali dell’erario stabilite prima e non dopo, a monte e non a valle, di una corretta verifica della capacità contributiva del cittadino. È così che un’imposta calcolata sul valore lordo della produzione (l’IRAP) è stata ritenuta dalla Corte costituzionale coerente con tale principio.
Penso ancora al criterio della progressività , secondo il quale all’aumentare della ricchezza la capacità contributiva aumenta in modo più che proporzionale. È piuttosto arduo criticare, anche tra i teorici, tale criterio e difendere, invece, quello matematicamente più rigido, della proporzionalità . Il “dogma†della solidarietà impedisce di ammettere che il criterio della progressività , magari coerente sotto il profilo della generosità , rischia di tradursi in arbitrio del potere politico, che può calcolare il sacrificio contributivo senza criteri certi di proporzionalità e, quindi, di razionalità . Le “buone†argomentazioni per la progressività sono così lacunose, in punto di diritto, che spesso si utilizzano un discorso “per intimidazione†per tacciare di egoismo quanti in realtà intendono battersi contro l’arbitrarietà della determinazione dei livelli tributari.
Ancora, penso al divieto di prevedere nuove spese o entrate nelle leggi senza indicare i “mezzi†per farvi fronte. Si tratta dell’unico limite sostanziale previsto dalla Costituzione economica, voluto da Einaudi nella consapevolezza di non poter pretendere un voto sul pareggio di bilancio. Ma anche questo comma, piuttosto innovativo nel ’48, si è dimostrato un mero esercizio linguistico. È piuttosto imbarazzante la verifica sulle modalità escogitate dal legislatore per dare copertura a nuove o a maggiori spese. La fantasia legislativa si è esercitata ripetutamente in acrobazie contabili per dare copertura finanziaria a nuovi interventi, senza alcun vero ancoraggio alla certezza di corrispondenti maggiori entrate o riduzioni di altre spese. Il rispetto del dettato costituzionale imporrebbe la previsione della inviolabilità del principio del pareggio di bilancio con l’espressa esclusione del ricorso all’indebitamento; quindi pareggio reale e non virtuale, se si vuole davvero correggere il carico fiscale con una maggiore attenzione alla spesa pubblica.
Abbiamo avuto, infine, una copiosa giurisprudenza che ha dilatato il costo dei diritti prendendo come esclusivo parametro l’art. 3 sull’uguaglianza. In sostanza, quando il legislatore approvava un beneficio economico o fiscale a favore di una categoria di destinatari, tale vantaggio veniva esteso per via pretoria, in barba al principio sopra detto derivante dall’art. 81 Cost., per cui ogni nuova o maggiore spesa deve indicare i mezzi per farvi fronte. La giustificazione di una simile estensione era quella di evitare discriminazioni tra chi poteva beneficiare della misura e chi no.
Negli anni, complici anche i vincoli di stabilità europei, questa costosa giurisprudenza sui diritti è stata in parte smorzata, comprendendo finalmente che anche l’art. 81 è una regola costituzionale al pari dell’art. 3, e che dunque occorresse un più corretto bilanciamento tra i due.
Questo livello costituzionale così debole in materia fiscale è stato, volente o nolente, all’origine di un sistema tributario in deroga ai più basilari principi dello Stato di diritto, dalla presunzione di non colpevolezza al principio di non aggressione, passando per l’incertezza del diritto e l’elusione del corretto bilanciamento dell’interesse fiscale con i diritti dei contribuenti.
Gli esempi sono tanti e piuttosto complessi.
Ne vedremo alcuni nei prossimi articoli su questo blog.
22 maggio 2011 Diritti individuali, diritto


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Tutto questo e’ possibile per la modestia della nostra classe politica;
anzitutto poco propensa a lavorare (legiferare)
insensibile alle ragionevoli esigenze dei contribuenti che pagano i loro stipendi ed anche i loro privilegi
incompetenti ad interpretare le esigenze di uno stato moderno (quindi immobilisti e conservatori)
SAREBBE L’ ORA CHE UNA CLASSE DI GIORNAQLISTI PREPARATI DICHIARASSE GUERRA A QUESTI PARASSITI INCOMPETENTI CON BENCHMARK INESORABILI CON LE STRUTTURE AMMINISTRATIVE DEI PAESI NOSTRI CONCORRENTI
ma noi ci beiamo di ovvieta’ e polemicuccie da talk show come al bar sulla piazza della borgata
Giornalisti preparati !? Non editori liberi ? In realtà c’e bisogno di cittadini, di gente cioè che si e’ battuta e si batte per la salvaguardia della propria libertà e dei propri diritti contro uno stato che da sempre questa libertà erode ed attenta. Noi questo non l’abbiamo mai fatto ed abbiamo quindi quanto ci meritiamo: siamo sudditi da spremere. Ci si divide ancora su questioni in realtà non sostanziali, tipo ” io pago tutte le tasse, gli evasori sono da galera ” ecc. : non mi risulta proprio che il recupero dell’evasione degli ultimi anni sia andato a ridurre il carico dei cosiddetti tartassati. Oppure ecco magnificare lo stato sociale e la sua sanità , senza interrogarsi sui costi relativi e su chi li paga. Quello che tutti non dovrebbero mai dimenticare e’ che la ricchezza e’ prodotta da privati e da chi lavora nel privato; lo stato massimo dovrebbe garantire le condizioni favorevoli a che la ricchezza venga prodotta, che si possono riassumere in 1) certezza del diritto; 2) facilita’ di accesso al credito; 3) salvaguardia del risparmio; 4) controllo del territorio. Se queste precondizioni non sussistono – e mi pare il ns caso – non si e’ appetibili dagli investitori esteri e i nazionali, quando possono, delocalizzano. Senza produzione di ricchezza lascio a voi riflettere sullo sviluppo probabile dello stato sociale. Auguri.
Non è solo in materia fiscale che la costituzione nega dei diritti e delle tutele. La costituzione è stata scritta al termine di una dittatura, seguita da una guerra civile, dal Partito Comunista Italiano e dalla sinistra della Democrazia Cristiana. Non si tratta di una costituzione che fissa dei principi che il legislatore declina in funzione dei mutamenti sociali, si tratta di una costituzione programmatica, che stabilisce cioè ciò che c’è da fare per superare quella particolare situazione socio-economica. In sostanza, abbiamo una costituzione che non rappresenta più il mondo attuale, scritta per di più da ideologie fallimentari che non esistono più. Vogliamo buttare la costituzione nel cestino e riscriverla? Sarebbe ora!
Edizione 2011: la Agenzia delle Entrate ha pubblicato il Modulo Unico-Mini, si compone di 4 paginette. Le istruzioni relative alla sua compliazione sono 24 pagine, fitte-fitte.
Chiaramente si vuole indurre il contribuente a commettere errori.
Anche i CAF, ne commettono, e poi dobbiamo vedercela con Equitalia per riparare.
(Circonvezione d’incapace?)
Sono sicuro che la tracciabilità degli importi pagati, è solo uno dei modi per frenare il nero, somme più importanti sono distolte proprio dai partiti stessi e parlamentari. Il caso dei vari “portaborse” alle dipendenze dei politici, e non messi in regola con i contributi e col fisco ne è solo un esempio.
@Giovanni Bravin
TUTTI A ROMA IL 16/06/2011 !!!!!!!!
DOBBIAMO FARGLI IL CULO A QUESTI CAZZONI , TREMONTI COMPRESO .
E’ TROPPO FACILE TENERE I CONTI IN ORDINE CON I SOLDI DEGLI ALTRI ( CITTADINI ) ,
MA NOI IN CAMBIO DI CIO’ CHE DIAMO CHE COSA ABBIAMO IN CONTROPARTITA ???
DEI SERVIZI MIGLIORI E PIU’ EFFICIENTI ?????
MA SE E’ TUTTO ALLA SFASCIO !!!!!!!!!!!!!
QUESTO MINISTRO DELLE FINANZE CHE FA’ SOLAMENTE I GIOCHI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE E, NON GLI INTERESSI DEI CITTADINI , VA’ CACCIATO !!!
AVETE ROTTO , VOI E LE PANZANE SULL’EVASIONE FISCALE ( SIETE VOI POLITICI ED I VOSTRI ACCOLITI I PIU’ GRANDI EVASORI D’ITALIA ) , MA CHI CREDETE DI PRENDERE PER IL CULO ???
NON SIAMO DEFICIENTE , E SAPPIAMO BENISSIMO CAPIRE QUANDO CE AL VOLETE RACCONTARE .
GLI ITALIANI ONESTI ( CHE SONO LA STRAGRANDE MAGGIORANZA ) PAGANO IL 70 % E OLTRE DI TASSE !!!!!
E’ AL MERIDIONE DOVE C’E’ LA MAGGIOR PARTE DELL’EVASIONE ; LA’ NESSUNO PAGA IL CANONE RAI , PER NON PARLARE DEL BOLLO AUTO ( TI PRENDONO PER I FONDELLI SE LO PAGHI , COME UN ” POVERINO ” ) , TUTTI LAVORANO , MA IN NERO , NON PAGANO LA TASSA DEI RIFIUTI , NON SANNO NEMMENO COSA SIANO I BOLLI , TUTTI , DICO TUTTI GLI ESERCIZI COMMERCIALI ” NON EMETTONO SCONTRINO FISCALE ETC.
E VOLETE FARCI CREDERE CHE L’EVASIONE SIA AL NORD ?????
MA BASTA , CON LE CAZZATE , NE VA’ DELLA VOSTRA ONESTA’ INTELLETTUALE , ABBAITE UN PO’ DI AMOR PROPRIO .
MINISTRO TREMONTI , VISTO CHE NON E’ IN GRADO DI ELIMINARE L’EVASIONE FISCALE ( CHE ANZICHE’ DIMINUIRE AUMENTA , SECONDO I DATI ISTAT !?!? ) , NE PRENDA ATTO E, SI DIMETTA PER MANIFESTA INCAPACITA’ , ALMENO LA SMETTERA’ DI PRENDERCI PER IL CULO !!!!!!!!
cara dottoressa ,
a quando un’altro articolo sul tema ????
@giobbe covatta
/2011/06/05/buon-tax-freedom-day-a-tutti/#comments
purtroppo il governo non ha ancora capito qual’e’ la vera emergenza , LA RIFORMA FISCALE prima di tutto !!!!
Senza questa importantissima riforma , che contempli anche la riduzione immediata delle tasse , questo Governo e la sua maggioranza sono destinati alla sconfitta .
Non si puo’ uccidere il malato assieme alla malattia .
O Berlusconi capisce questo ARGOMENTO o e’ destinato ad una disfatta tremenda !
QUESTO GOVERNO NON RISOLVERA’ MAI L’EMERGENZA FISCALE , HA TROPPI INTERESSI LEGATI ALLO STATUS QUO , NON LO CAPITE !!!!!!!!!
ma come si fa’ a mettere un TRIBUTARISTA ( leggasi TREMONTI ) a capo del ministero delle finanze !!!!
cacciate TREMONTI !!!!!
@giobbe covatta
E’ A CAPO DELL’ECONOMIA , MA NON CAPISCE UN CAZZO DI ECONOMIA IL NOSTRO “BENEAMATO ” TREMONTI .
QUESTO VUOLE DISTRUGGERE L’ECONOMIA ITALIANA PER COMPIACERE I BUROCRATI EUROPEI !!!!
TREMONTI PRIMA CACCIA I TUOI SOLDI , DELINQUENTE !!!!!!!