Intanto, non si capisce secondo quale medievale principio i genitori abbiano totale disponibilità della vita e della salute dei propri figli (questo, en passant, è uno dei limiti del pensiero libertario duro e puro).
Ma anche parlando del maggiorenne e del casco in moto, quella del “sua responsabilità, e ne paga le conseguenze” ha secondo me poco senso.
Intanto per l’irrisorietà del vulnus alla libertà personale dato dall’obbligo di casco (o di cintura) rispetto alle decine o centinaia di vite salvate ogni anno.
E poi perchè la visione “individualistica” è semplicistica. Immaginiamo una società in cui la sanità sia totalmente privatizzata, e una persona diventi invalida totale dopo un incidente in moto (senza casco). Delle due l’una: o era assicurato, e la spesa assistenziale andrà a ricadere sui premi assicurativi di tutti, o non lo era (o lo era ma l’assicurazione non paga il premio perchè non aveva il casco o per altri motivi), e la spesa ricadrà sulla famiglia e sulla carità privata (che comunque non ha risorse infinite). In qualsiasi caso, la sua invalidità sarà un danno incommensurabile nei confronti di soggetti terzi (a meno che non sia un eremita privo di famiglia): i genitori, o peggio, i figli se ci sono.
Siccome è un dato di fatto che prima nessuno metteva il casco, e con l’aumento dell’enforcement di tale obbligo e della repressione della sua disattesa la gente lo mette, penso di poter convivere con questo piccolo paternalismo dello stato italiano, molto meno grave di tanti altri e decisamente cost-effective.
Poi la teoria sulla “illusione di sicurezza” senza uno straccio di dato che mi dica che da quando ci sono i seggiolini i genitori fanno più incidenti è solo chiacchera da bar. Mi ricorda le argomentazioni contro i vaccini per il papillomavirus, che incentiverebbero le adolescenti ad attività sessuale promiscua.
]]>