“La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente (cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!”
Ma vorrei anche riprendere e commentare Oscar Giannino:
“la mia personale opinione è che questa svolta giudiziale della volontarietà omicidaria apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti.”
Ma perchè? Qual è il problema? Basta attenersi agli standard imposti dalla legge, o alle specifiche fissate da chi ne ha titolo, e non si corre alcun rischio! E’ sufficiente che imprenditori e manager predispongano ambienti di lavoro altrettanto sicuri dei locali in cui mettono a giocare i loro figli e nipoti, e non andranno mai in galera!
Perchè, a questo passaggio, l’assemblea di Confindustria ha applaudito? Io non avrei applaudito, mi sarei alzato per dire: “Guardi che io posso trovare tutti i manager che voglio, perchè posso dimostrare loro che nella mia fabbrica la sicurezza è tutelata in modo maniacale, nè mai chiederò loro di pitoccare sulla sicurezza dei lavoratori per riparmiare qualche migliaio di euro!”
Se invece hanno applaudito, mi sorge il dubbio, è perchè molti di loro pitoccano da anni sulla pelle della gente, e intendono continuare a farlo.
Probabilmente c’è una discrepanza tra le dichiarazioni della Marcegaglia sullo spasmodico impegno di Confindustria per la sicurezza, e la realtà di moltissimi “cummenda”, per i quali la sicurezza è solo una rottura di c*******.
“Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]”
Scusa operaio della Thyssen Krupp, ma la nazionalizzazione dei mezzi di produzione nella storia c’è già stata un sacco di volte!! In Russia (URSS) per esempio: gli operai avevano meno diritti, c’erano più incidenti sul lavoro di oggi.
Quella che hai scritto è una cosa falsissima! Non ha senso pensare che se le fabbriche sono di proprietà diversa da quella privata (dello Stato, di una cooperativa) allora per questo gli incidenti diminuiscono!! Ripeto: la storia ce lo ha insegnato!
Inoltre se la soluzione è quella di nazionalizzare le fabbriche mi spieghi perchè oggi i proprietari privati delle fabbriche dovrebbero investire in sicurezza a favore dei loro operai??? Tu lo faresti?
E poi i “padroni” come li chiami tu non sono tutti uguali: ci sono quelli – e ne conosco tanti – che sulla sicurezza investono eccome! Qualcuno è stato anche mio cliente.
Vai a vedere le statistiche: negli anni ’80 c’erano molti più morti nelle fabbriche di oggi perchè si investiva meno nella sicurezza.
]]>
Maipiuthyssenkrupp :
Sono un operaio della ThyssenKrupp e oltre a lavorare alla Linea 5 (quella in cui lavoravano i ragazzi che sono morti) dello stabilimento torinese ho seguito tutte le udienze del processo. Mi sento quindi in dovere, come parte in causa, di fare alcune riflessioni sulla sentenza. E di carattere più generale.
Ovviamente, per motivi legati all’appartenenza di classe, non posso che essere contrario con Oscar Giannino, [...]
La questione non è, come vorrebbe far credere qualcuno, premiare i buoni e punire i cattivi. La questione è un’altra: semplicemente non ci sono padroni buoni e padroni cattivi. I padroni sono tutti uguali, il loro fine primario è valorizzare il capitale, poi viene tutto il resto. E anche quando applicano le norme di sicurezza lo fanno solo perchè sono costretti a farlo, non per convinzione o perchè tengano particolarmente alla vita dei lavoratori.
Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]
Mamma mia…tutto giusto direi…manca solo una postilla per ricordare anche che, qualora qualcuno non fosse d’accordo, si dovrebbero (ri)costituire dei “campi di lavoro correttivi”, possibilmente in zone fredde e inospitali del paese, per tentare di riportare questi individui in linea con le “masse popolari”.
Certo che le ideologie non smetteranno mai di corrompere cervelli…
Francamente non ho le competenze giuridiche per definire corretta o meno la sentenza TK. Credo che sulla colpevolezza dell’AD e della struttura dirigenziale nessuno abbia dubbi, ma, anche in questo caso, è doveroso applicare in modo rigoroso le norme di legge. Si tratta di dolo eventuale o no? E’ responsabilità dei giudici stabilirlo. L’importante è che la sentenza non sia emessa in funzione del sentimento e delle aspettative delle masse popolari.
]]>Non c’e’ misura in questa sentenza ; ma se questo e’ omicidio volontario , cosa dobbiamo fare dei nostri mafiosi ? Il giusto rapporto sarebbe squartarli sulla pubblica piazza .
Pero’ anche i giudici sono uomini , dai mafiosi ricevono pressioni pesanti , dall’amministratore della Tyssen sicuramente niente .
]]>