Commenti a: Contro la mistificazione su Thyssen e Confindustria /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/ diretto da Oscar Giannino Fri, 15 Jul 2011 04:48:47 +0200 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.4 Di: Aurelio /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15512 Aurelio Wed, 25 May 2011 09:16:40 +0000 /?p=8968#comment-15512 Vorrei riprendere l'intervento di Fabio, perchè alcuni hanno fatto considerazioni scorrette a partire da un'idea inadeguata di omicidio volontario con dolo eventuale, ed è giusto invece focalizzare bene: "La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente (cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!" Ma vorrei anche riprendere e commentare Oscar Giannino: "la mia personale opinione è che questa svolta giudiziale della volontarietà omicidaria apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti." Ma perchè? Qual è il problema? Basta attenersi agli standard imposti dalla legge, o alle specifiche fissate da chi ne ha titolo, e non si corre alcun rischio! E' sufficiente che imprenditori e manager predispongano ambienti di lavoro altrettanto sicuri dei locali in cui mettono a giocare i loro figli e nipoti, e non andranno mai in galera! Perchè, a questo passaggio, l'assemblea di Confindustria ha applaudito? Io non avrei applaudito, mi sarei alzato per dire: "Guardi che io posso trovare tutti i manager che voglio, perchè posso dimostrare loro che nella mia fabbrica la sicurezza è tutelata in modo maniacale, nè mai chiederò loro di pitoccare sulla sicurezza dei lavoratori per riparmiare qualche migliaio di euro!" Se invece hanno applaudito, mi sorge il dubbio, è perchè molti di loro pitoccano da anni sulla pelle della gente, e intendono continuare a farlo. Probabilmente c'è una discrepanza tra le dichiarazioni della Marcegaglia sullo spasmodico impegno di Confindustria per la sicurezza, e la realtà di moltissimi "cummenda", per i quali la sicurezza è solo una rottura di c*******. Vorrei riprendere l’intervento di Fabio, perchè alcuni hanno fatto considerazioni scorrette a partire da un’idea inadeguata di omicidio volontario con dolo eventuale, ed è giusto invece focalizzare bene:

“La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente (cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!”

Ma vorrei anche riprendere e commentare Oscar Giannino:

“la mia personale opinione è che questa svolta giudiziale della volontarietà omicidaria apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti.”

Ma perchè? Qual è il problema? Basta attenersi agli standard imposti dalla legge, o alle specifiche fissate da chi ne ha titolo, e non si corre alcun rischio! E’ sufficiente che imprenditori e manager predispongano ambienti di lavoro altrettanto sicuri dei locali in cui mettono a giocare i loro figli e nipoti, e non andranno mai in galera!
Perchè, a questo passaggio, l’assemblea di Confindustria ha applaudito? Io non avrei applaudito, mi sarei alzato per dire: “Guardi che io posso trovare tutti i manager che voglio, perchè posso dimostrare loro che nella mia fabbrica la sicurezza è tutelata in modo maniacale, nè mai chiederò loro di pitoccare sulla sicurezza dei lavoratori per riparmiare qualche migliaio di euro!”
Se invece hanno applaudito, mi sorge il dubbio, è perchè molti di loro pitoccano da anni sulla pelle della gente, e intendono continuare a farlo.
Probabilmente c’è una discrepanza tra le dichiarazioni della Marcegaglia sullo spasmodico impegno di Confindustria per la sicurezza, e la realtà di moltissimi “cummenda”, per i quali la sicurezza è solo una rottura di c*******.

]]>
Di: valeriano /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15287 valeriano Wed, 18 May 2011 07:08:30 +0000 /?p=8968#comment-15287 Sedicente operaio Tyssen ne hai perse di puntate di storia. Spero tu sia molto giovane e abbi la fortuna di vivere a lungo ed in salute. Caro Oscar peccato per chi si sforza a non voler comprenderti. Sedicente operaio Tyssen ne hai perse di puntate di storia.
Spero tu sia molto giovane e abbi la fortuna di vivere a lungo ed in salute.
Caro Oscar peccato per chi si sforza a non voler comprenderti.

]]>
Di: Giorgio D'Amore /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15242 Giorgio D'Amore Mon, 16 May 2011 08:21:51 +0000 /?p=8968#comment-15242 Vorrei commentare questa frase scritta dall'operaio della Thyssen: "Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative. Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]" Scusa operaio della Thyssen Krupp, ma la nazionalizzazione dei mezzi di produzione nella storia c'è già stata un sacco di volte!! In Russia (URSS) per esempio: gli operai avevano meno diritti, c'erano più incidenti sul lavoro di oggi. Quella che hai scritto è una cosa falsissima! Non ha senso pensare che se le fabbriche sono di proprietà diversa da quella privata (dello Stato, di una cooperativa) allora per questo gli incidenti diminuiscono!! Ripeto: la storia ce lo ha insegnato! Inoltre se la soluzione è quella di nazionalizzare le fabbriche mi spieghi perchè oggi i proprietari privati delle fabbriche dovrebbero investire in sicurezza a favore dei loro operai??? Tu lo faresti? E poi i "padroni" come li chiami tu non sono tutti uguali: ci sono quelli - e ne conosco tanti - che sulla sicurezza investono eccome! Qualcuno è stato anche mio cliente. Vai a vedere le statistiche: negli anni '80 c'erano molti più morti nelle fabbriche di oggi perchè si investiva meno nella sicurezza. Vorrei commentare questa frase scritta dall’operaio della Thyssen:

“Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]”

Scusa operaio della Thyssen Krupp, ma la nazionalizzazione dei mezzi di produzione nella storia c’è già stata un sacco di volte!! In Russia (URSS) per esempio: gli operai avevano meno diritti, c’erano più incidenti sul lavoro di oggi.

Quella che hai scritto è una cosa falsissima! Non ha senso pensare che se le fabbriche sono di proprietà diversa da quella privata (dello Stato, di una cooperativa) allora per questo gli incidenti diminuiscono!! Ripeto: la storia ce lo ha insegnato!

Inoltre se la soluzione è quella di nazionalizzare le fabbriche mi spieghi perchè oggi i proprietari privati delle fabbriche dovrebbero investire in sicurezza a favore dei loro operai??? Tu lo faresti?

E poi i “padroni” come li chiami tu non sono tutti uguali: ci sono quelli – e ne conosco tanti – che sulla sicurezza investono eccome! Qualcuno è stato anche mio cliente.

Vai a vedere le statistiche: negli anni ’80 c’erano molti più morti nelle fabbriche di oggi perchè si investiva meno nella sicurezza.

]]>
Di: Pietro Enrico Corsi /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15240 Pietro Enrico Corsi Sun, 15 May 2011 21:28:08 +0000 /?p=8968#comment-15240 Caro Giannino, io ricordo che all'A.D di Thyssen fosse stata segnalata e motivata dai responsabili sicurezza di fabbrica la necessità di adeguare le misure di sicurezza del reparto e addirittura preventivata l'opera necessaria e la spesa. L'ammontare di quest'ultima, riportarono i giornali, causò il rifiuto da parte del principale condannato di procedere a tale adeguamento. Evidentemente accettando il rischio a cui esponeva le proprie maestranze. Essendo manager esperto del settore e conoscendo bene la suafabbrica. Non trovo quindi sbagliato che i magistrati abbiano ravvisato nel suo comportamento una volontà cinica disposta anche alla tragedia. Quindi a mio avviso lei poteva risparmiarsi di fare l'Azzeccagarbugli in difesa di una classe imprenditoriale che in larga maggioranza é quasi sempre riuscita a scamparla per gli incidenti sul lavoro, come dimostra il numero delle morti cosiddette "bianche" che ancora insanguinano questo Paese. Saluti. P.E. Corsi Caro Giannino,
io ricordo che all’A.D di Thyssen fosse stata segnalata e motivata dai responsabili sicurezza di fabbrica la necessità di adeguare le misure di sicurezza del reparto e addirittura preventivata l’opera necessaria e la spesa. L’ammontare di quest’ultima, riportarono i giornali, causò il rifiuto da parte del principale condannato di procedere a tale adeguamento. Evidentemente accettando il rischio a cui esponeva le proprie maestranze. Essendo manager esperto del settore e conoscendo bene la suafabbrica. Non trovo quindi sbagliato che i magistrati abbiano ravvisato nel suo comportamento una volontà cinica disposta anche alla tragedia.
Quindi a mio avviso lei poteva risparmiarsi di fare l’Azzeccagarbugli in difesa di una classe imprenditoriale che in larga maggioranza é quasi sempre riuscita a scamparla per gli incidenti sul lavoro, come dimostra il numero delle morti cosiddette “bianche” che ancora insanguinano questo Paese. Saluti. P.E. Corsi

]]>
Di: LUCIANO /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15220 LUCIANO Sat, 14 May 2011 09:15:29 +0000 /?p=8968#comment-15220 Ho molta stima per Giannino, ma a volte credo che esageri in certe sue prese di posizione. Questa è senz'altro una di quelle. Ho molta stima per Giannino, ma a volte credo che esageri in certe sue prese di posizione. Questa è senz’altro una di quelle.

]]>
Di: Gian Luigi Capriz /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15218 Gian Luigi Capriz Sat, 14 May 2011 09:00:18 +0000 /?p=8968#comment-15218 Condivido in modo pieno, anche alla luce della descrizione di come si sono svolti i fatti, le valutazioni di Giannino. Lavoro da 40 anni nel settore delle risorse umane come consulente aziendale, e sugli infortuni sul lavoro constato una retorica e una disinformazione preoccupante. Prima di tutto non viene spiegato che la classificazione di infortuni sul lavoro comprende in Italia,e non all'estero, gli infortuni "in itinere" quelli cioè che accadono andando o tornando dal lavoro, la cui responsabilità non può certo essere imputata ai datori di lavoro, e che rappresentano più della metà del milione di accadimenti italiani. In secondo luogo vanno considerati gli infortuni dei lavoratori autonomi, agricoltori, pescatori artigiani ecc. ecc.per i quali si dovrebbe coerentemente parlare di suicidi volontari. In terzo luogo ci sono le continue violazioni delle comuni regole di buon senso da parte degli stessi operatori:ne ho viste di tutte,dall'operaio che usa l'accendino per verificare il contenuto di un bidone ( che era pieno di infiammabili) a tutti quelli che entrano dentro le cisterne senza la maschera antigas pur avendola a disposizione, alla leggerezza di chi si muove sui ponteggi dei cantieri senza usare le protezioni.E questo atteggiamento, in calo fra gli italiani, è in crescita fra gli extra comunitari.Così come noi siamo indietro rispetto ad altri paesi nell'autotutela, spesso chi viene dall'estero è più disattento di noi italiani. Non va poi dimenticatol'alto numero di incidenti di comodo, come il calciatore dilettante che si strappa in allenamento e poi dichiara l'incidente come avvenuto in azienda. Credo che una seria analisi fatta da un organismo super partes non potrebbe addebitare la responsabilità degli infortuni che in modesta misura (dal 10al 20%) al datore di lavoro. Certo si può migliorare e si deve farlo,ma considerando che i primi responsabili della sicurezza sono gli stessi operatori che devono e possono pretendere di avere ed usare le protezioni moltopotrebbe essere evitato conuna adeguata sensibilizzazione Gian Luigi Capriz Condivido in modo pieno, anche alla luce della descrizione di come si sono svolti i fatti, le valutazioni di Giannino.
Lavoro da 40 anni nel settore delle risorse umane come consulente aziendale, e sugli infortuni sul lavoro constato una retorica e una disinformazione preoccupante.
Prima di tutto non viene spiegato che la classificazione di infortuni sul lavoro comprende in Italia,e non all’estero, gli infortuni “in itinere” quelli cioè che accadono andando o tornando dal lavoro, la cui responsabilità non può certo essere imputata ai datori di lavoro, e che rappresentano più della metà del milione di accadimenti italiani.
In secondo luogo vanno considerati gli infortuni dei lavoratori autonomi, agricoltori, pescatori artigiani ecc. ecc.per i quali si dovrebbe coerentemente parlare di suicidi volontari.
In terzo luogo ci sono le continue violazioni delle comuni regole di buon senso da parte degli stessi operatori:ne ho viste di tutte,dall’operaio che usa l’accendino per verificare il contenuto di un bidone ( che era pieno di infiammabili) a tutti quelli che entrano dentro le cisterne senza la maschera antigas pur avendola a disposizione, alla leggerezza di chi si muove sui ponteggi dei cantieri senza usare le protezioni.E questo atteggiamento, in calo fra gli italiani, è in crescita fra gli extra comunitari.Così come noi siamo indietro rispetto ad altri paesi nell’autotutela, spesso chi viene dall’estero è più disattento di noi italiani.
Non va poi dimenticatol’alto numero di incidenti di comodo, come il calciatore dilettante che si strappa in allenamento e poi dichiara l’incidente come avvenuto in azienda.
Credo che una seria analisi fatta da un organismo super partes non potrebbe addebitare la responsabilità degli infortuni che in modesta misura (dal 10al 20%) al datore di lavoro.
Certo si può migliorare e si deve farlo,ma considerando che i primi responsabili della sicurezza sono gli stessi operatori che devono e possono pretendere di avere ed usare le protezioni moltopotrebbe essere evitato conuna adeguata sensibilizzazione
Gian Luigi Capriz

]]>
Di: Franco Baldussi /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15215 Franco Baldussi Sat, 14 May 2011 07:25:25 +0000 /?p=8968#comment-15215 L'applauso al manager della Thyssen, purtroppo, non era sbagliato. Quando un paese arriva a una sentenza tanto assurda come quella emessa solo per dare ragione a una primadonna come il mitico Guariniello, una sentenza che va contro ogni logica, il meno che si possa fare è applaudire la vittima della malagiustizia fosse pure, come in questo caso, una persona colpevole, presumibilmente, di omicidio colposo. Se davvero fosse responsabile di omicidio premeditato, infatti, il malcapitato sarebbe anche un idiota dato che, premeditando l'omicidio dei suoi operai, avrebbe ovviamente danneggiato, e irrimediabilmente, quella produzione che avrebbe dovuto difendere. In tal caso lui sarebbe inequivocabilmente un omicida idiota e, perchè no, sarebbero guarinnellianamente complici e naturalmente idioti a loro volta gli azionisti Thyssen che lo hanno mantenuto al suo posto, non si comprende perchè mai non perseguiti nemmeno loro. C'è anche una terza via, naturalmente, ma in quel caso gli idioti non sono tra le persone precedentemente indicate... Spiace constatare che Confindustria non abbia avuto il coraggio di difendere le proprie azioni e il buon diritto. L’applauso al manager della Thyssen, purtroppo, non era sbagliato. Quando un paese arriva a una sentenza tanto assurda come quella emessa solo per dare ragione a una primadonna come il mitico Guariniello, una sentenza che va contro ogni logica, il meno che si possa fare è applaudire la vittima della malagiustizia fosse pure, come in questo caso, una persona colpevole, presumibilmente, di omicidio colposo. Se davvero fosse responsabile di omicidio premeditato, infatti, il malcapitato sarebbe anche un idiota dato che, premeditando l’omicidio dei suoi operai, avrebbe ovviamente danneggiato, e irrimediabilmente, quella produzione che avrebbe dovuto difendere. In tal caso lui sarebbe inequivocabilmente un omicida idiota e, perchè no, sarebbero guarinnellianamente complici e naturalmente idioti a loro volta gli azionisti Thyssen che lo hanno mantenuto al suo posto, non si comprende perchè mai non perseguiti nemmeno loro. C’è anche una terza via, naturalmente, ma in quel caso gli idioti non sono tra le persone precedentemente indicate…
Spiace constatare che Confindustria non abbia avuto il coraggio di difendere le proprie azioni e il buon diritto.

]]>
Di: Nicola /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15199 Nicola Fri, 13 May 2011 19:51:38 +0000 /?p=8968#comment-15199 <blockquote cite="#commentbody-15099"> <strong><a href="#comment-15099" rel="nofollow">Maipiuthyssenkrupp</a> :</strong> Sono un operaio della ThyssenKrupp e oltre a lavorare alla Linea 5 (quella in cui lavoravano i ragazzi che sono morti) dello stabilimento torinese ho seguito tutte le udienze del processo. Mi sento quindi in dovere, come parte in causa, di fare alcune riflessioni sulla sentenza. E di carattere più generale. Ovviamente, per motivi legati all’appartenenza di classe, non posso che essere contrario con Oscar Giannino, [...] La questione non è, come vorrebbe far credere qualcuno, premiare i buoni e punire i cattivi. La questione è un’altra: semplicemente non ci sono padroni buoni e padroni cattivi. I padroni sono tutti uguali, il loro fine primario è valorizzare il capitale, poi viene tutto il resto. E anche quando applicano le norme di sicurezza lo fanno solo perchè sono costretti a farlo, non per convinzione o perchè tengano particolarmente alla vita dei lavoratori. Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative. Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...] </blockquote> Mamma mia...tutto giusto direi...manca solo una postilla per ricordare anche che, qualora qualcuno non fosse d'accordo, si dovrebbero (ri)costituire dei "campi di lavoro correttivi", possibilmente in zone fredde e inospitali del paese, per tentare di riportare questi individui in linea con le "masse popolari". Certo che le ideologie non smetteranno mai di corrompere cervelli... Francamente non ho le competenze giuridiche per definire corretta o meno la sentenza TK. Credo che sulla colpevolezza dell'AD e della struttura dirigenziale nessuno abbia dubbi, ma, anche in questo caso, è doveroso applicare in modo rigoroso le norme di legge. Si tratta di dolo eventuale o no? E' responsabilità dei giudici stabilirlo. L'importante è che la sentenza non sia emessa in funzione del sentimento e delle aspettative delle masse popolari.

Maipiuthyssenkrupp :
Sono un operaio della ThyssenKrupp e oltre a lavorare alla Linea 5 (quella in cui lavoravano i ragazzi che sono morti) dello stabilimento torinese ho seguito tutte le udienze del processo. Mi sento quindi in dovere, come parte in causa, di fare alcune riflessioni sulla sentenza. E di carattere più generale.
Ovviamente, per motivi legati all’appartenenza di classe, non posso che essere contrario con Oscar Giannino, [...]
La questione non è, come vorrebbe far credere qualcuno, premiare i buoni e punire i cattivi. La questione è un’altra: semplicemente non ci sono padroni buoni e padroni cattivi. I padroni sono tutti uguali, il loro fine primario è valorizzare il capitale, poi viene tutto il resto. E anche quando applicano le norme di sicurezza lo fanno solo perchè sono costretti a farlo, non per convinzione o perchè tengano particolarmente alla vita dei lavoratori.
Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]

Mamma mia…tutto giusto direi…manca solo una postilla per ricordare anche che, qualora qualcuno non fosse d’accordo, si dovrebbero (ri)costituire dei “campi di lavoro correttivi”, possibilmente in zone fredde e inospitali del paese, per tentare di riportare questi individui in linea con le “masse popolari”.
Certo che le ideologie non smetteranno mai di corrompere cervelli…

Francamente non ho le competenze giuridiche per definire corretta o meno la sentenza TK. Credo che sulla colpevolezza dell’AD e della struttura dirigenziale nessuno abbia dubbi, ma, anche in questo caso, è doveroso applicare in modo rigoroso le norme di legge. Si tratta di dolo eventuale o no? E’ responsabilità dei giudici stabilirlo. L’importante è che la sentenza non sia emessa in funzione del sentimento e delle aspettative delle masse popolari.

]]>
Di: Fabio /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15184 Fabio Fri, 13 May 2011 12:33:23 +0000 /?p=8968#comment-15184 <a href="#comment-15171" rel="nofollow">@Guido Montagna</a> La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente(cosa poi successa) e non c'entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l'ergastolo e non sedici! @Guido Montagna
La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente(cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!

]]>
Di: Guido Montagna /2011/05/09/contro-la-mistificazione-su-thyssen-e-confindustria/comment-page-2/#comment-15171 Guido Montagna Fri, 13 May 2011 07:26:15 +0000 /?p=8968#comment-15171 <a href="#comment-15141" rel="nofollow">@Giovanni Bravin </a> Tutto giusto , non bisogna risparmiare o barare sulla sicurezza , ma condannare per omicidio volontario a 16 anni un "vero" amministratore ,significa solo voler dare un esempio , ma negativo , di come funziona la giustizia e non solo in Italia . E' giusta una condanna , ma omicidio volontario significa che l'amministratore voleva uccidere quegli operai , qualcuno lo crede veramente ? L'amministratore va condannato e severamente se c 'erano delle mancanze nei sistemi di sicurezza . Non c'e' misura in questa sentenza ; ma se questo e' omicidio volontario , cosa dobbiamo fare dei nostri mafiosi ? Il giusto rapporto sarebbe squartarli sulla pubblica piazza . Pero' anche i giudici sono uomini , dai mafiosi ricevono pressioni pesanti , dall'amministratore della Tyssen sicuramente niente . @Giovanni Bravin
Tutto giusto , non bisogna risparmiare o barare sulla sicurezza , ma condannare per omicidio volontario a 16 anni un “vero” amministratore ,significa solo voler dare un esempio , ma negativo , di come funziona la giustizia e non solo in Italia .
E’ giusta una condanna , ma omicidio volontario significa che l’amministratore voleva uccidere quegli operai , qualcuno lo crede veramente ?
L’amministratore va condannato e severamente se c ‘erano delle mancanze nei sistemi di sicurezza .

Non c’e’ misura in questa sentenza ; ma se questo e’ omicidio volontario , cosa dobbiamo fare dei nostri mafiosi ? Il giusto rapporto sarebbe squartarli sulla pubblica piazza .

Pero’ anche i giudici sono uomini , dai mafiosi ricevono pressioni pesanti , dall’amministratore della Tyssen sicuramente niente .

]]>