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Contro la mistificazione su Thyssen e Confindustria

Eh no, cari lettori, a mio giudizio è assolutamente sbagliato mistificare gli applausi di Confindustria all’assise Nazionale di Bergamo riservati ad Harald Espenhahn, l’amministratore delegato di Thyssen Krupp Italia. Tutti i sindacati sono immediatamente insorti, per una volta in assoluta unità, rilanciando il dolore dei familiari delle sette vittime come se quell’applauso fosse in insulto indecoroso a chi ha perso la vita e alla scia di dolore irrimediabile che ciò ha prodotto. E’ una mistificazione prodotta dal fatto che l’assise si è svolta a porte chiuse, senza politici né sindacalisti né economisti ospiti esterni, e per una volta anche senza giornalisti. Di conseguenza, ha titolo per parlare e spiegare più di tutti chi all’Assise c’era. In piccolo, io non solo c’ero, ma mi è stato chiesto di gestire dal palco l’evento. E dunque, nella lunga sessione plenaria del pomeriggio in cui seimila imprenditori si sonno riuniti dopo aver passato la mattina divisi in otto gruppi tematici, ciascuno grandi come piccoli parlando solo tre minuti a testa, sono stato proprio io a chiamare a un certo punto su uno dei due podi Espenhahn. Sono stato io a pronunciare alcune parole introduttive, deliberatamente scelte da chi qui scrive al fine di evitare ogni fraintendimento.

Ho detto e ripeto che la scelta di dare la parola all’ad di Thyssen non poteva prestarsi a equivoci. Non era e non è in discussione in alcun modo al piena, totale e assoluta condivisione del cordoglio e del dolore dei familiari delle vittime. Non era e non è in discussione il fatto che le imprese debbano fare sempre di più e sempre di meglio per tutelare la sicurezza sul lavoro. Come del resto è testimoniato dal numero degli incidenti mortali, che è in calo e non in aumento, ma anche una sola vittima è di troppo. Quel che è in questione, ho detto presentando Espenhanh, è che per la prima volta in Italia è stata accolta da un giudice di primo grado la richiesta di una Procura di applicare agli incidenti sul lavoro la fattispecie dell’omicidio volontario, condannando dunque i vertici aziendali e i responsabili della sicurezza come assassini volontari. E’ un unicum sinora in Italia, un unicum in Europa, ho aggiunto. E a quel punto ho aggiunto: la mia personale opinione è che questa svolta giudiziale della volontarietà omicidaria apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti.

E’ a quel punto, che si è scatenato un fortissimo applauso. Che si è ripetuto, al termine del discorso di Espenhahn che, anche lui in tre minuti, si è ben guardato sia dal mancare di rispetto alle vittime, sia dall’esprimere opinioni sulla sentenza. Ha solo ringraziato dell’invito, esprimendo il personale suo sgomento di fronte a una tragedia tanto grave, nella quale se la sentenza sarà confermata nei gradi successivi di giudizio egli figurerà come un deliberato stragista.

Quando, a conclusione dell’Assise, Emma Marcegaglia è tornata sull’argomento, ha voluto personalmente spiegare che si era posta il problema dell’opportunità se dare o meno la parola all’ad di Thyssen. Poi ho deciso di sì, ha detto, perché intendo innanzitutto ribadire a nome di tutta Confindustria che ogni singola vittima sul lavoro è una sconfitta per noi industriali, oltre che una tragedia per chi muore e per i suoi cari, amici e colleghi. Ed è per questo – ha aggiunto – che nella mia presidenza ho istituito sin dall’inizio una delega specifica per la sicurezza sul lavoro, e facciamo tutto il possibile per collaborare con gli ispettori del ministero e con i sindacati, su questo tema essenziale alla vita e alla dignità del lavoro e dell’impresa tutta. Non è entrata nemmeno lei nel commento di una sentenza di cui si attendono le motivazioni, non ha pronunciato alcuna parola sui giudici o sui pm di Torino. Ha solo detto che l’omicidio volontario applicato alla sicurezza sul lavoro è una svolta che apre un grande problema. E gli applausi ancora una volta sono venuti, caldi e copiosi dai seimila in sala: ma su questo e solo su questo.

Questa è la mia testimonianza diretta, e ho seimila testimoni per comprovare che le cose sono andate esattamente così. Nessuno si è permesso neanche per un solo secondo di sottovalutare l’emergenza sicurezza, né di mancare di rispetto ai caduti sul lavoro e ai loro familiari. Pensare il contrario fa parte del solito giochino italiano, ridurre tutto ad anfiteatro Flavio e a scontro gladiatorio contrapponendo fiere e vittime.

Non è così. Il dolore è irrisarcibile, e la giustizia può e deve condannare le responsabilità. Ma affermare che le imprese devono solo stare zitte, se un amministratore delegato viene condannato come deliberato attentatore alla vita dei suoi dipendenti, significa avere del confronto sociale un’idea da tribunale speciale dello Stato. Cioè un’idea fascista, lo dico senza mezzi termini.

9 maggio 2011 Mercato del lavoro, Thyssen

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  1. Francesco
    10 maggio 2011 a 23:25 | #1

    Maipiuthyssenkrupp :
    …Ovviamente, per motivi legati all’appartenenza di classe, non posso che essere contrario con Oscar Giannino…

    Ecco perchè il nostro paese naviga nella M. se questi sono i motivi per essere d’accordo o meno con qualcuno che Dio benedica l’Italia.

  2. mariano
    11 maggio 2011 a 0:11 | #2

    Ho visto le immagini della dichiarazioni della Mercegaglia sul sito di Repubblica e chiaramente diceva che fermo restando l’importanza che Confindustria dà al tema della sicurezza del lavoro, la condanna per omicidio volontario le sembra una cosa esagerata; per questo, solidarietà al manager della Thyssen.

  3. Francesco
    11 maggio 2011 a 10:38 | #3

    Oggi invece arrivano le scuse di confindustria:
    http://www.repubblica.it/cronaca/2011/05/11/news/thyssen_confindustria_chiede_scusa_sbagliato_quell_applauso-16076552/?ref=HREA-1

  4. Ronnie
    11 maggio 2011 a 10:51 | #4

    Da “La Stampa”: «L’applauso all’amministratore delegato di Thyssen è stato sbagliato, inopportuno, e colgo l’occasione per chiedere scusa a nome di Confindustria ai familiari delle vittime e all’opinione pubblica che si è sentita colpita e offesa». Lo ha detto il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli intervenendo alla trasmissione «Cofeee Break» su La7. Quindi se ne sono accorti anche loro. Caro Giannino, Ti seguo sempre con piacere su La7 per gli spunti critici che sai regalare, ma ultimamente ti incaponisci a difendere qualche causa “persa” di troppo (prima Fukushima, poi questo …), senza peraltro fare poi un minimo di autocritica. Questo non depone a favore la tua onestà intellettuale …

  5. Lucio
    11 maggio 2011 a 14:58 | #5

    Ma Giannino non era un grande ammiratore degli Stati Uniti? E se in Italia sbattessero in galera un colletto bianco come Madoff per 150 anni Giannino cosa farebbe? Si darebbe fuoco sulla pubblica piazza? Giannino in realtà è molto Italiano e ama l’andazzo che da sempre vige in Italia: delinquenza e impunità garantita per lor signori!

  6. Ronnie
    11 maggio 2011 a 15:47 | #6

    Ehm, nel post sopra con “ti seguo sempre con piacere su La7″ intendevo logicamente su Radio 24 … sorry

  7. Steve
    11 maggio 2011 a 19:40 | #7

    Ero proprio in attesa delle scuse…..Ma perchè non le fa la Marcegaglia ?
    E magari anche lei Sig.Oscar Giannino ?

    Ammesso e non concesso che fare delle scuse dopo 4 giorni significhi
    qualcosa. Per me rimane inammissibile e non ci sono scuse che reggano.

  8. claudio castellini
    11 maggio 2011 a 20:11 | #8

    egregio giannino,

    il suo silenzio non è bello. parecchi commenti contrari al suo post contengono riferimenti a quelli che sembrano dati di fatto. perché non ci dice qualcosa a riguardo?

    saluti,
    castellini

  9. Giovanni Bravin
    12 maggio 2011 a 9:16 | #9

    @pietro
    Lei ha ragione, e mi scuso:
    Entrata in vigore del decreto: 27-11-1994. Gli artt. 33 ee 36 entrano in vigore il 13/02/1995. (Quindi fu firmata da Berlusconi)
    Il resto rimane invariato…..

  10. Giovanni Bravin
    12 maggio 2011 a 9:29 | #10

    @operaio catena di montaggio
    Lei ha perfettamente ragione. Purtroppo molti credono che sia normale per una persona, salutare i propri cari, uscire di casa per recarsi al lavoro, e morirvi perché qualcuno ha deciso di risparmiare sulla sicurezza. La sicurezza coinvolge il lavoratore ma anche il cliente o visitatore di quella fabbrica o ditta. Anche quelli che fanno un lavoro d’ufficio, seduti davanti ad un computer, farebbero bene a studiarne i dettami, e non lamentarsi per sciatalgie o difetti visivi (dovuti a cattive posture o collocazione errata di un monitor) e se proprio non bastasse auguro a costoro una bella scossa elettrica con un salvavita che non funzioni per assenza di manutenzione!

  11. Alex61
    12 maggio 2011 a 10:02 | #11

    Ci si deve rendere conto , che le fabbriche di vecchia tecnologia, in Italia ,devono essere eliminate.
    Se vogliamo competere dobbiamo creare fabbriche altamente robotizzate con pochi tecnici e quasi nulli operai. Se non riusciamo a fare ciò la nostra industria pesante è destinata a scomparire.

  12. Riccardo
    12 maggio 2011 a 14:32 | #12

    @Alex61
    Caro Alex61, mi permetta di raccontarle una breve storia che smentisce la sua convizione.
    Sedici anni fa ho trasformato la mia piccola aziendina di contoterzista di metalmeccanica, cun un salto nella robotica. Impianti di ultima generazione acquistati con sanguinosi leasing e ipoteche di prima casa per accedere ai finanziamenti.
    Per i primi 5/6 anni le cose sono andate bene, fatturati decuplicati e 8 nuove assunzioni.
    Poi i miei committenti hanno scoperto la Romania; con qualche sforzo organizzativo siamo riusciti a superarne la concorrenza, poi è arrivata la Cina. E lì non c’è stato nulla da fare. Nonostante la nostra altissima robotizzazione, i loro prezzi erano e sono 1/3 dei nostri, e questo perchè con il costo di un robot+un operaio italiano, il concorrente cinese poteva permettersi 20 operai che superano di efficienza qualsiasi robot in quella mansione.
    Morale. Non è vero che dobbiamo alzare la qualità di prodotti e lavorazioni, perchè contro la schiavitù si perde sempre.
    Mi domando solo quando i consumatori italiani, che oggi affollano gli OUT-LET di “made in china” finto italiano, si renderanno conto che approfittare dei prezzi in dumping e concorrenza sleale, alla lunga metterà a rischio anche il loro di lavoro.
    Un altro mistero è la categoria degli imprenditori alla Matteo Colaninno, alto esponente di un partito che dichiara di lottare la precarietà e contemporaneamente tra i maggiori delocalizzatori italiani.
    In ogni modo siamo alla storia che va al rovescio, i braccianti stanno rendendo obsoleta la macchina a vapore.
    Le nostre aziende sono già in via di estinzione, che si rinnovino o no.
    Dobbiamo esportare i sindacati e non le nostre aziende.

  13. Guido Montagna
    13 maggio 2011 a 9:26 | #13

    @Giovanni Bravin
    Tutto giusto , non bisogna risparmiare o barare sulla sicurezza , ma condannare per omicidio volontario a 16 anni un “vero” amministratore ,significa solo voler dare un esempio , ma negativo , di come funziona la giustizia e non solo in Italia .
    E’ giusta una condanna , ma omicidio volontario significa che l’amministratore voleva uccidere quegli operai , qualcuno lo crede veramente ?
    L’amministratore va condannato e severamente se c ‘erano delle mancanze nei sistemi di sicurezza .

    Non c’e’ misura in questa sentenza ; ma se questo e’ omicidio volontario , cosa dobbiamo fare dei nostri mafiosi ? Il giusto rapporto sarebbe squartarli sulla pubblica piazza .

    Pero’ anche i giudici sono uomini , dai mafiosi ricevono pressioni pesanti , dall’amministratore della Tyssen sicuramente niente .

  14. Fabio
    13 maggio 2011 a 14:33 | #14

    @Guido Montagna
    La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente(cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!

  15. Nicola
    13 maggio 2011 a 21:51 | #15

    Maipiuthyssenkrupp :
    Sono un operaio della ThyssenKrupp e oltre a lavorare alla Linea 5 (quella in cui lavoravano i ragazzi che sono morti) dello stabilimento torinese ho seguito tutte le udienze del processo. Mi sento quindi in dovere, come parte in causa, di fare alcune riflessioni sulla sentenza. E di carattere più generale.
    Ovviamente, per motivi legati all’appartenenza di classe, non posso che essere contrario con Oscar Giannino, [...]
    La questione non è, come vorrebbe far credere qualcuno, premiare i buoni e punire i cattivi. La questione è un’altra: semplicemente non ci sono padroni buoni e padroni cattivi. I padroni sono tutti uguali, il loro fine primario è valorizzare il capitale, poi viene tutto il resto. E anche quando applicano le norme di sicurezza lo fanno solo perchè sono costretti a farlo, non per convinzione o perchè tengano particolarmente alla vita dei lavoratori.
    Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
    Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]

    Mamma mia…tutto giusto direi…manca solo una postilla per ricordare anche che, qualora qualcuno non fosse d’accordo, si dovrebbero (ri)costituire dei “campi di lavoro correttivi”, possibilmente in zone fredde e inospitali del paese, per tentare di riportare questi individui in linea con le “masse popolari”.
    Certo che le ideologie non smetteranno mai di corrompere cervelli…

    Francamente non ho le competenze giuridiche per definire corretta o meno la sentenza TK. Credo che sulla colpevolezza dell’AD e della struttura dirigenziale nessuno abbia dubbi, ma, anche in questo caso, è doveroso applicare in modo rigoroso le norme di legge. Si tratta di dolo eventuale o no? E’ responsabilità dei giudici stabilirlo. L’importante è che la sentenza non sia emessa in funzione del sentimento e delle aspettative delle masse popolari.

  16. Franco Baldussi
    14 maggio 2011 a 9:25 | #16

    L’applauso al manager della Thyssen, purtroppo, non era sbagliato. Quando un paese arriva a una sentenza tanto assurda come quella emessa solo per dare ragione a una primadonna come il mitico Guariniello, una sentenza che va contro ogni logica, il meno che si possa fare è applaudire la vittima della malagiustizia fosse pure, come in questo caso, una persona colpevole, presumibilmente, di omicidio colposo. Se davvero fosse responsabile di omicidio premeditato, infatti, il malcapitato sarebbe anche un idiota dato che, premeditando l’omicidio dei suoi operai, avrebbe ovviamente danneggiato, e irrimediabilmente, quella produzione che avrebbe dovuto difendere. In tal caso lui sarebbe inequivocabilmente un omicida idiota e, perchè no, sarebbero guarinnellianamente complici e naturalmente idioti a loro volta gli azionisti Thyssen che lo hanno mantenuto al suo posto, non si comprende perchè mai non perseguiti nemmeno loro. C’è anche una terza via, naturalmente, ma in quel caso gli idioti non sono tra le persone precedentemente indicate…
    Spiace constatare che Confindustria non abbia avuto il coraggio di difendere le proprie azioni e il buon diritto.

  17. Gian Luigi Capriz
    14 maggio 2011 a 11:00 | #17

    Condivido in modo pieno, anche alla luce della descrizione di come si sono svolti i fatti, le valutazioni di Giannino.
    Lavoro da 40 anni nel settore delle risorse umane come consulente aziendale, e sugli infortuni sul lavoro constato una retorica e una disinformazione preoccupante.
    Prima di tutto non viene spiegato che la classificazione di infortuni sul lavoro comprende in Italia,e non all’estero, gli infortuni “in itinere” quelli cioè che accadono andando o tornando dal lavoro, la cui responsabilità non può certo essere imputata ai datori di lavoro, e che rappresentano più della metà del milione di accadimenti italiani.
    In secondo luogo vanno considerati gli infortuni dei lavoratori autonomi, agricoltori, pescatori artigiani ecc. ecc.per i quali si dovrebbe coerentemente parlare di suicidi volontari.
    In terzo luogo ci sono le continue violazioni delle comuni regole di buon senso da parte degli stessi operatori:ne ho viste di tutte,dall’operaio che usa l’accendino per verificare il contenuto di un bidone ( che era pieno di infiammabili) a tutti quelli che entrano dentro le cisterne senza la maschera antigas pur avendola a disposizione, alla leggerezza di chi si muove sui ponteggi dei cantieri senza usare le protezioni.E questo atteggiamento, in calo fra gli italiani, è in crescita fra gli extra comunitari.Così come noi siamo indietro rispetto ad altri paesi nell’autotutela, spesso chi viene dall’estero è più disattento di noi italiani.
    Non va poi dimenticatol’alto numero di incidenti di comodo, come il calciatore dilettante che si strappa in allenamento e poi dichiara l’incidente come avvenuto in azienda.
    Credo che una seria analisi fatta da un organismo super partes non potrebbe addebitare la responsabilità degli infortuni che in modesta misura (dal 10al 20%) al datore di lavoro.
    Certo si può migliorare e si deve farlo,ma considerando che i primi responsabili della sicurezza sono gli stessi operatori che devono e possono pretendere di avere ed usare le protezioni moltopotrebbe essere evitato conuna adeguata sensibilizzazione
    Gian Luigi Capriz

  18. LUCIANO
    14 maggio 2011 a 11:15 | #18

    Ho molta stima per Giannino, ma a volte credo che esageri in certe sue prese di posizione. Questa è senz’altro una di quelle.

  19. Pietro Enrico Corsi
    15 maggio 2011 a 23:28 | #19

    Caro Giannino,
    io ricordo che all’A.D di Thyssen fosse stata segnalata e motivata dai responsabili sicurezza di fabbrica la necessità di adeguare le misure di sicurezza del reparto e addirittura preventivata l’opera necessaria e la spesa. L’ammontare di quest’ultima, riportarono i giornali, causò il rifiuto da parte del principale condannato di procedere a tale adeguamento. Evidentemente accettando il rischio a cui esponeva le proprie maestranze. Essendo manager esperto del settore e conoscendo bene la suafabbrica. Non trovo quindi sbagliato che i magistrati abbiano ravvisato nel suo comportamento una volontà cinica disposta anche alla tragedia.
    Quindi a mio avviso lei poteva risparmiarsi di fare l’Azzeccagarbugli in difesa di una classe imprenditoriale che in larga maggioranza é quasi sempre riuscita a scamparla per gli incidenti sul lavoro, come dimostra il numero delle morti cosiddette “bianche” che ancora insanguinano questo Paese. Saluti. P.E. Corsi

  20. Giorgio D’Amore
    16 maggio 2011 a 10:21 | #20

    Vorrei commentare questa frase scritta dall’operaio della Thyssen:

    “Il problema vero è un altro: superare questo modo di produrre, eliminando la proprietà dei mezzi di produzione nazionalizzando tutte le produzioni. Collettivizzando tutti i settori dell’economia, eliminando le produzioni nocive e inutili (tantissime), producendo solo ciò che serve per vivere dignitosamente e non ciò che fa fare profitto. E questo potrà farlo solo un governo in mano alle masse popolari, capaci di tramutare in leggi e piani nazionali le proprie rivendicazioni e aspettative.
    Gli operai sanno già come si produce, senza bisogno che ci sia il direttore a spiegargli in che modo. [...]”

    Scusa operaio della Thyssen Krupp, ma la nazionalizzazione dei mezzi di produzione nella storia c’è già stata un sacco di volte!! In Russia (URSS) per esempio: gli operai avevano meno diritti, c’erano più incidenti sul lavoro di oggi.

    Quella che hai scritto è una cosa falsissima! Non ha senso pensare che se le fabbriche sono di proprietà diversa da quella privata (dello Stato, di una cooperativa) allora per questo gli incidenti diminuiscono!! Ripeto: la storia ce lo ha insegnato!

    Inoltre se la soluzione è quella di nazionalizzare le fabbriche mi spieghi perchè oggi i proprietari privati delle fabbriche dovrebbero investire in sicurezza a favore dei loro operai??? Tu lo faresti?

    E poi i “padroni” come li chiami tu non sono tutti uguali: ci sono quelli – e ne conosco tanti – che sulla sicurezza investono eccome! Qualcuno è stato anche mio cliente.

    Vai a vedere le statistiche: negli anni ’80 c’erano molti più morti nelle fabbriche di oggi perchè si investiva meno nella sicurezza.

  21. valeriano
    18 maggio 2011 a 9:08 | #21

    Sedicente operaio Tyssen ne hai perse di puntate di storia.
    Spero tu sia molto giovane e abbi la fortuna di vivere a lungo ed in salute.
    Caro Oscar peccato per chi si sforza a non voler comprenderti.

  22. Aurelio
    25 maggio 2011 a 11:16 | #22

    Vorrei riprendere l’intervento di Fabio, perchè alcuni hanno fatto considerazioni scorrette a partire da un’idea inadeguata di omicidio volontario con dolo eventuale, ed è giusto invece focalizzare bene:

    “La formula è quella di omicidio volontario con dolo eventuale, che significa solo che questi signori si sono assunti volontariamente il rischio di un grave incidente (cosa poi successa) e non c’entra nulla la volontà omicidiaria, altrimenti avrebbero preso trenta anni o l’ergastolo e non sedici!”

    Ma vorrei anche riprendere e commentare Oscar Giannino:

    “la mia personale opinione è che questa svolta giudiziale della volontarietà omicidaria apra una strada per la quale, cari imprenditori, vi sarà sempre più difficile trovare manager in grado di accettare l’idea di esporsi a vent’anni di galera come se volessero assassinare i vostri e loro dipendenti.”

    Ma perchè? Qual è il problema? Basta attenersi agli standard imposti dalla legge, o alle specifiche fissate da chi ne ha titolo, e non si corre alcun rischio! E’ sufficiente che imprenditori e manager predispongano ambienti di lavoro altrettanto sicuri dei locali in cui mettono a giocare i loro figli e nipoti, e non andranno mai in galera!
    Perchè, a questo passaggio, l’assemblea di Confindustria ha applaudito? Io non avrei applaudito, mi sarei alzato per dire: “Guardi che io posso trovare tutti i manager che voglio, perchè posso dimostrare loro che nella mia fabbrica la sicurezza è tutelata in modo maniacale, nè mai chiederò loro di pitoccare sulla sicurezza dei lavoratori per riparmiare qualche migliaio di euro!”
    Se invece hanno applaudito, mi sorge il dubbio, è perchè molti di loro pitoccano da anni sulla pelle della gente, e intendono continuare a farlo.
    Probabilmente c’è una discrepanza tra le dichiarazioni della Marcegaglia sullo spasmodico impegno di Confindustria per la sicurezza, e la realtà di moltissimi “cummenda”, per i quali la sicurezza è solo una rottura di c*******.

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