X Pietro Monsurrò
Il tuo ragionamento fotografa la realtà di oggi ma non tiene conto di alcune cose molto importanti!
1-Un giovane paga i contributi previdenziali, e quindi le pensioni degli anziani, solo se lavora! Oggi la disoccupazione giovanile è altissima e sicuramente si manterrà tale in modo strutturale anche in futuro se non peggiorerà … ergo quei contributi non saranno sufficienti nemmeno per erogare le pensioni di chi è già in pensione oggi! Ogni giovane dovrebbe infatti mantenere più pensionati mentre l’importo di 1 pensione spesso supera l’ammontare di un intero stipendio di un giovane!
2-Rispetto al passato oggi c’è una maggiore possibilità di emigrare, soprattutto per i giovani più bravi e capaci, quelli cioè che dovrebbero far crescere l’economia! Chi glie lo fa fare a questi giovani di rimanere qui per pagare le pensioni ai pensionati, gli stipendi ai dipendenti pubblici nullafacenti e ai colleghi più anziani illicenziabili….senza nessun vantaggio per controbilanciare? tanto vale andare all’estero dove possono garantirsi un futuro migliore; male che vada gli andrà male come qui! Cosi come un investitore investe dove è più conveniente lo stesso vale anche per un giovane! Lo stato dovrebbe chiudere le frontiere come faceva l’URSS…
3-Oggi possiamo pensare che lo stato non dando niente ai futuri pensionati rimetta a posto i conti pubblici ma sappiamo tutti che non sarà possibile: nessun politico potrebbe resistere a pressioni cosi forti da parte dei cittadini! e aggiungerei
La Grecia era un cadavere. La Germania stava benino. Gli USA erano più vicini alla Grecia che alla Germania.
Sorpresa sorpresa: la Francia era vicina alla Grecia, e l’Italia vicina alla Germania. Il motivo forse era che l’Italia ha fatto una riforma delle pensioni che salva la finanza pubblica in questo modo: i giovani pagano ma non avranno una pensione, o meglio pagano tanto e avranno poco, e la differenza salva lo Stato Italiano dalla bancarotta. In Francia probabilmente non è così.
]]>2 – Come obiezione ha molto senso, la Spagna non ha il peso dell’Irlanda. Al tempo scrissi appunto che il problema di un default greco non erano tanto i soldi greci, ma il dubbio che diventasse un segnale su uno stato generale di dissesto dei conti pubblici, quindi un “virus di sfiducia”. Da parte mia, credo che il fenomeno in realtà sia già innescato, ma resta che al momento gli Stati dell’Unione sono autorità politiche e fiscali separate, quindi c’è spazio perché un problema spagnolo resti, finanziariamente, spagnolo. L’analisi però per me resta valida: esiste una default list, che magari non funzionerà come mera lista dei fallimenti, ma certo come “scadenzario” di chi subirà pressioni e sarà per lo meno costretto a prendere provvedimenti. Per quel che so, l’attenzione ora è sulla Spagna, ma successivamente sarà la Francia a doversi dare una mossa prima dell’Italia che, ripeto, alla lunga è vista rientrare gradualmente dal debito.
]]>2-La cosa importante però era un altra: come possono Francia e Italia far fronte ad un eventuale default della Spagna? Io credo che non sarebbero in grado di farlo a prescindere da quale delle 2 è messa meglio! Non parlo solo dei titoli spagnoli che detengono le nostre banche ma della irreversibile perdita di fiducia nei debiti sovrani europei da parte degli investitori che ne seguirebbe… Sbaglio?
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