Ma come si fa a parlare di “sana occupazione” se questa si regge solo ed unicamente sul prelievo forzoso di ricchezza (per il quale non si chiede nessun consenso) dalle tasche dei consumatori, per alimentare un circuito finanziario speculativo evidente?
Installare pannelli importati primariamente e massicciamente dalla Cina, non crea alcuna filiera industriale ne contribuisce in alcun modo a formare professionalità, se non dei comuni installatori, che avranno certamente lavoro anche per la manutenzione/sostituzione di quelli poco affidabili (che per ragioni di competitività economica arrivano dalla Cina e sono offerti sul mercato) e per lo smantellamente degli stessi a fine corsa. Ma questo è nei fatti … “LAVORO SUSSIDIATO” come lo è stato quello dei … LAVORI SOCIALMENTE “UTILI”.
Altra cosa sarebbe se gli incentivi si potessero dare SOLO ai pannelli costruiti in Italia!
Infine, per dare davvero l’impressione che questo filone (FV) potrebbe auspicabilmente dare lo sviluppo ad un settore davvero “auto-sostenibile” (c’è chi blatera di “grid parity?” nel prossimo futuro), perchè non si obbligano i percettori di questi incentivi (pagati da tutti) a versare (trattenendoli) un 10% dei lauti introiti per finanziare i “Certificati Rosa” (nuova categoria di strumenti finanziari, dopo quelli verdi e bianchi), destinando i relativi proventi a finanziare la RICERCA per imprese italiane che si dedicano a studiare e sviluppare sistemi solari FV davvero efficaci per il futuro?
Tali risorse dovrebbero essere liquidate a chi sviluppa pannelli FV con rendimento (certificato) di almeno il 20% al 2012; del 25% al 2013; del 30% al 2014, ecc. ecc.!
Se questo non si verificherà, i soldi (Certificati Rosa) accantonati, li potremmo usare per finanziare la costruzione di un impianto convenzionale che è necessario per fare da “back-up”) a tutti
In tutti i casi avremo almeno stimolato davvero professionalità e fatto si che i soldi di tutti possano servire a dare una prospettiva incoraggiante per il futuro.
Insomma, prendiamo in parola coloro i quali dicono che questo sarà il futuro a breve termine, unitamente a coloro che dicono che il costo dei pannelli è sceso drasticamente e continuerà a scendere nel prossimo futuro.
Poi una riflessione di quanto incida il costo dei pannelli sull’installazione complessiva, sarebbe opportuna (20-30%?), perchè non credo che qualcuno immagini di tagliare gli stipendi a chi costruisce i telai ed agli installatori!
E a nessuno viene in mente che anche se i pannelli vengono dalla Cina (io non lo so, ma se lo dite sarà così) il fermento degli ultimi tempi stava comunque contribuendo a formare delle professionalità nel settore?
E non si tiene in conto il costo sociale che si sarebbe potuto evitare dando una nuova chance al Sud dopo che la sua agricoltura è stata distrutta da politiche miopi (o che forse, invece, ci vedevano benissimo)?
]]>Lei dice che in Italia c’e’ meno propensione al rischio negli investimenti ma in un impianto fotovoltaico non c’e’ praticamente rischio. La resa dell’impianto e’ praticamente sicura e calcolabile per 20 anni.
Aggiunge poi che dopo anni la gente si era convinta che convenisse dotarsi di un impianto fotovoltaico. Ed e’ vero ma solo perche’ i cospiqui guadagni certi degli incentivi rendevano l’installazione molto conveniente. E chi glielo dice si e’ messo sul tetto un impianto da 20kw, costato circa 70000 euro e da cui ricavero’ piu di 250000 euro in venti anni pagati anche dalla bolletta che paga mia madre pensionata al minimo tanto per fare un esempio.
Sul fatto che fosse l’unico a creare posti di lavoro mi sento di poter dissentire visto i dati macrooconomici e i vari studi dove si dimostra che i soldi spesi in incentivi per il fotovoltaico creano meno posti di lavoro che se dirottati su altri tipi di investimento.
Io non sono affatto d’accordo con quello che scrive ma le auguro un felice e ricco futuro.
Giuppe
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