Commenti a: Nucleare. Incapaci /2011/04/19/nucleare-incapaci/ diretto da Oscar Giannino Mon, 25 Apr 2011 13:29:03 +0200 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.4 Di: Franco Baldussi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14772 Franco Baldussi Mon, 25 Apr 2011 09:39:31 +0000 /?p=8843#comment-14772 Sono completamente d'accordo. Quanto accaduto è sintomo di una spregiudicatezza e di una sconcezza assolutamente imperdonabili. Nessuno potrà mai più dare credito ai programmi energetici, vitali per lo sviluppo di un paese, di un governo che compie virate a 180 gradi. E per dare credito non intendo unicamente credito politico. Chi accetterebbe mai di investire in Italia se, come è, un qualsiasi Romano e un qualsiaisi Tremonti cancellano dall'oggi al domani, con un tratto di penna, senza discussioni, programmi pluriennali di grande impegno? Che triste fine, per quelli che si proclamavano liberalizzatori. Voglio poi sperare, sarebbe se possibile assai peggio, che non si sia trattato di una "furbata" ipocrita, che non voglio nemmeno commentare. Sono completamente d’accordo. Quanto accaduto è sintomo di una spregiudicatezza e di una sconcezza assolutamente imperdonabili. Nessuno potrà mai più dare credito ai programmi energetici, vitali per lo sviluppo di un paese, di un governo che compie virate a 180 gradi. E per dare credito non intendo unicamente credito politico. Chi accetterebbe mai di investire in Italia se, come è, un qualsiasi Romano e un qualsiaisi Tremonti cancellano dall’oggi al domani, con un tratto di penna, senza discussioni, programmi pluriennali di grande impegno? Che triste fine, per quelli che si proclamavano liberalizzatori. Voglio poi sperare, sarebbe se possibile assai peggio, che non si sia trattato di una “furbata” ipocrita, che non voglio nemmeno commentare.

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Di: Marco L. /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14766 Marco L. Sun, 24 Apr 2011 17:17:26 +0000 /?p=8843#comment-14766 Chiedo due cose a Valerio Ricciardi che ammiro sia per le conoscenze tecniche sia per la visone di insieme e la capacità di esprimersi chiaramente e pacatamente. - La tecnologia del Torio, è a livello di studi per cui "un domani ci si potrà forse arrivare", oppure siamo ad una maturità tale da essere in grado già oggi di implementare centrali basate su questa teconologia, almeno a livello sperimentale? E quali sono i problemi tecnolgici da risolvere, o risolti, per questa tecnologia che arriva circa 70 anni dopo la fissione dell'uranio? - Di tutte le informazioni e le considerazioni scritte su questo blog, perché non ne fa un libro, dove la trattazione sarebbe più ampia e organica? Chiedo due cose a Valerio Ricciardi che ammiro sia per le conoscenze tecniche sia per la visone di insieme e la capacità di esprimersi chiaramente e pacatamente.

- La tecnologia del Torio, è a livello di studi per cui “un domani ci si potrà forse arrivare”, oppure siamo ad una maturità tale da essere in grado già oggi di implementare centrali basate su questa teconologia, almeno a livello sperimentale? E quali sono i problemi tecnolgici da risolvere, o risolti, per questa tecnologia che arriva circa 70 anni dopo la fissione dell’uranio?

- Di tutte le informazioni e le considerazioni scritte su questo blog, perché non ne fa un libro, dove la trattazione sarebbe più ampia e organica?

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Di: Giovanni Bravin /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14762 Giovanni Bravin Sun, 24 Apr 2011 15:05:35 +0000 /?p=8843#comment-14762 <a href="#comment-14731" rel="nofollow">@Stefano2 </a> Il Premio Nobel Rubbia, ci disse che il Torio sarebbe stato il materiale da usare, più conveniente e sicuro dell'uranio. In Italia, nessun politico lo ascoltò. Ora, Rubbia lavora in Spagna. Gli spagnoli sono mooolto contenti di questa sua scelta (diciamo così). @Stefano2
Il Premio Nobel Rubbia, ci disse che il Torio sarebbe stato il materiale da usare, più conveniente e sicuro dell’uranio. In Italia, nessun politico lo ascoltò. Ora, Rubbia lavora in Spagna. Gli spagnoli sono mooolto contenti di questa sua scelta (diciamo così).

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Di: Valerio Ricciardi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14759 Valerio Ricciardi Sat, 23 Apr 2011 23:05:07 +0000 /?p=8843#comment-14759 Riporto un mio post di qualche settimana fa. Ora, purtroppo, il livello digravità complessiva dell'incidente è stato elevato da 6 a 7, il massimo previsto (fonte: Greenpeace? WWF? Madre Teresa di Calcutta? No: Governo del Giappone, maggioranza in carica). (omissis... mi rivolgo a Giannino) Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell’utilizzo dell’energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica. Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare. Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità). In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA’ SCELTO ALTRI. Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico. Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants – e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens. Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall’inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni). Come si fa a moderare l’effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una – indispensabile – minima economia di scala. Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine. In Inghilterra, come Lei forse saprà, esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E’ l’Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l’ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia). Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è – per dire – alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro. Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore. E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l’evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all’inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell’evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi. Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino. L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l’ “oste che sputa per terra il vino che deve vendere!”) nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo. Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l’autosostentamento della fissione. Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano “superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]“, la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l’innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva. [NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl] Secondo EDF… ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo… malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l’esercizio in sicurezza dell’impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell’impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per “tamponare quanto possibile” quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente. L’ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una “controvalutazione” e che è stato giudicato come “frettoloso e goffo” da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che – creda – tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile). A proposito di scorie… poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro. Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell’emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt’oggi non si sa esattamente – nemmeno negli USA! – che destinazione dare. Ed i cosiddetti “reattori di terza generazione” o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero. Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell’efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni “unità di combustibile” iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese. Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c’è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI. L’emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all’Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne…) la radioattività residua sarà ridotta alla metà, dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc. Dottor Giannino, sa qual’è l’isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI – ha letto bene? Cambia solo un numerino… dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia. In prima analisi si potrebbe pensare (c'è chi farisaisticamente lo afferma) che più breve l'emivita, maggiore l'attività dell'isotopo instabile (vero), dunque maggiore il periodo di dimezzamento, minore la pericolosità (spessissimo falso: dipende). E attenzione: i passaggi perché un radioistotopo diventi alla fine un altro isotopo dall'emivita infinita (dunque di fatto stabile) sono di norma non uno, ma vari, alcuni dei quali caratterizzati dalla creazione di prodotti intermedi di emivita breve e dalle emissioni particolarmente aggressive. Poi c’è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia. E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l’idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle “emissioni serra zero” dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato. Riporto un mio post di qualche settimana fa. Ora, purtroppo, il livello digravità complessiva dell’incidente è stato elevato da 6 a 7, il massimo previsto (fonte: Greenpeace? WWF? Madre Teresa di Calcutta? No: Governo del Giappone, maggioranza in carica).

(omissis… mi rivolgo a Giannino) Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell’utilizzo dell’energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica.

Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare.

Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità).

In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA’ SCELTO ALTRI.

Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico.

Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants – e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens.

Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall’inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni).

Come si fa a moderare l’effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una – indispensabile – minima economia di scala.

Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine.

In Inghilterra, come Lei forse saprà, esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E’ l’Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l’ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia).

Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è – per dire – alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro.

Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore.

E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l’evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all’inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell’evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi.

Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino.
L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l’ “oste che sputa per terra il vino che deve vendere!”) nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo.

Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l’autosostentamento della fissione.

Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano “superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]“, la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l’innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva.

[NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl]

Secondo EDF… ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo… malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l’esercizio in sicurezza dell’impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell’impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per “tamponare quanto possibile” quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente.

L’ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una “controvalutazione” e che è stato giudicato come “frettoloso e goffo” da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che – creda – tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile).

A proposito di scorie… poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro.
Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell’emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt’oggi non si sa esattamente – nemmeno negli USA! – che destinazione dare. Ed i cosiddetti “reattori di terza generazione” o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero.

Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell’efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni “unità di combustibile” iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese.

Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c’è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo
Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI.
L’emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all’Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne…) la radioattività residua sarà ridotta alla metà, dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc.
Dottor Giannino, sa qual’è l’isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI – ha letto bene? Cambia solo un numerino… dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia.

In prima analisi si potrebbe pensare (c’è chi farisaisticamente lo afferma) che più breve l’emivita, maggiore l’attività dell’isotopo instabile (vero), dunque maggiore il periodo di dimezzamento, minore la pericolosità (spessissimo falso: dipende).
E attenzione: i passaggi perché un radioistotopo diventi alla fine un altro isotopo dall’emivita infinita (dunque di fatto stabile) sono di norma non uno, ma vari, alcuni dei quali caratterizzati dalla creazione di prodotti intermedi di emivita breve e dalle emissioni particolarmente aggressive.

Poi c’è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia.

E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l’idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle “emissioni serra zero” dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato.

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Di: Valerio Ricciardi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14756 Valerio Ricciardi Sat, 23 Apr 2011 22:48:50 +0000 /?p=8843#comment-14756 @Giuseppe Filipponi: mi scusi, dove le è capitato di incontrare una congerie di imbecilli del genere? Cosa sa realmente di coloro che son critici sull'ipotesi del ritorno al nucleare a fissione di una generazione ormai al tramonto? Sa quanti fisici nuclaeri ci sono, che (lo creda) pur non essendo minimamente antinuclearisti - vorrei ben vedere - giudicano quanto prospettato dopo il 2008 una boiata pazzesca? Cosa fa, mi mette insieme antinuclearisti, vegetariani, sostenitori di una agricoltura ogm-free e magari perché no, pure gay (dovrei dire "froci"?) renitenti alla leva, pacifisti, Testimoni di Geova ed Hare Krishna? Lei ha a priori così poca stima di chiunque non la pensi come Lei? Il governo non si unisce proprio a nulla. Sa perfettamente che ora, con l'impatto emotivo fresco fresco della tragedia di Fukushima tuttora in corso e ben lungi dall'essere conclusa, al referendum per o contro il piano nucleare deciso sino a poco fa (che NON E' ASSOLUTAMENTE un referendum contro l'energia nucleare per scopi pacifici, è un referendum per giudicare delle scelte ben precise del governo) ci sarebbe una risposta poco qualificata e poco documentata, d'istinto, dettata da perplessità che nascono dalla paura generata dall'incidente. Cioè fondamentalment eemotiva, il che non è un bene. Non da ideologie da figli dei fiori certo, e ciò mi piace, ma nemmeno da consapevolezza tecnica, purtroppo. E poiché gli unici due referendum che potrebbero portare gli elettori in cabina son quello sul nucleare (che raggiungerebbe DI SICURO il quorum per la validità, al momento) e quello contro la privatizzazione dell'acqua, mentre quello sul legittimo impedimento non interesserebbe abbastanza gente da garantire un quorum. E poiché se uno a votare ci va, le schede già che c'è le prende tutte e tre, e poiché non è che alla gente piaccia l'idea di potersi appellare al legittimo impedimento per non presentarsi in aula (il legittimo impedimento te lo fai organizzare dalla segretaria sull'agenda in funzione del giorno di udienza, basta che prendi appuntamento col ministro della pesca di Malta e sei a posto, hai un legittimo impedimento ad hoc) ... il governo teme di perdere quello, molto più importante per lui del futuro energetico del Paese, perché coinvolge le sorti giudiziarie di Berlusconi. Non entro nel merito della colpevolezza od innocenza di Berlusconi dalle accuse cui è stato chiamato a rispondere: dico solo che è evidente a chiunque sia in buona fede (agli altri no) che lui tende a difendersi dai processi, non nei processi. Il nucleare, come intuisce Stagnaro, è un argomento di secondo piano, insieme alla privatizzazione dell'acqua, rispetto a questo. Dunque, sacrificabile. Il Governo non ha cambiato idea. Romani, con una delle furbate giuridiche che sono il tratto dell'attuale esecutivo e degli altri contenenti Berlusconi &soci, ha evitato il referendum sospendendo un discorso. Per far fallire il referendum su una delle leggi aiuta-Berlusconi, che gli preme di più di quanto Lei possa in futuro rischiare o meno di subire irraggiamento da radiazioni ionizzanti, piuttosto che essre abbastanza certo di respirare abbondanti PM10 dalla combustione di olio pesante nelle centrali tradizionali. Non ci crede che al Governo interessa più il referendum sul legittimo impedimento che il futuro energetico del Paese? Vada pure in giro cantando "menomale che Silvio c'è", per quel che me ne può importare. Io sono un tecnico, e ragiono da tecnico, i conti dei soldi o tornano o non tornano, un sito per le scorie o è sicuro sul piano sismico o non lo è (e questo grazie a Dio non lo stabiliscono i politici, ma purtroppo poi i politici decidono), il fabbisogno di un Paese non può star calando e contemporaneamente crescere, il dato vero esiste, basta saperlo cercare. Se due schieramenti dicono uno che l'animale che è passato è un cane e l'altro che è un gatto, uno dei due semplicemente sta mentendo. Non si può decidere chi dice il vero a maggioranza. Con la Scienza è così. Il piano nucleare del governo verrà ripreso, e Le posso vaticinare (non è che ci voglia molto) che la prossima volta, fra un anno o due al massimo, la lobby che si farà avanti più ringalluzzita che pria sarà quella di Westinghouse, che ha un altro modello di reattore "finto-innovativo" (l'Advanced Boiling Water Reactor, o ABWR) che, se non altro, ha alcune caratteristiche che lo rendono meno intrinsecamente insicuro del prodotto dell'AREVA. E sa alla luce di che lo penso? Della querelle crescente fra Tremonti e i francesi sul caso Edison e su quello Lactalis-Parmalat. Io non sono pregiudizialmente contro l'uso dell'energia nucleare per produrre una quota parte dell'energia elettrica in un Paese come il nostro: sono contrario alle fregature. Perché sul piano dei conti economici, prima che della sicurezza, quanto ci è stato prospettato è a mio avviso, per ragioni squisitamente tecniche e non politiche, una colossale fregatura. Signor Filipponi, è ***sul***piano***economico che il progetto di ritorno al nucleare che ci hanno presentato non sta in piedi. Anche ammettendo, per sfoltire il discorso, che gli impianti non abbiano mai nulla di più di un malfunzionamento di gravità medio-bassa (senza rilasci di radioattività all'esterno superiore a quell anormale di esercizio) per tutta la loro vita operativa. Adesso mi scuso con gli altri lettori che lo avran già letto, dopo di questo riproporrò un mio vecchio post di poche settimane fa in cui racconto qualcosina siul modello di BWR dell'AREVA francese. @Giuseppe Filipponi: mi scusi, dove le è capitato di incontrare una congerie di imbecilli del genere? Cosa sa realmente di coloro che son critici sull’ipotesi del ritorno al nucleare a fissione di una generazione ormai al tramonto? Sa quanti fisici nuclaeri ci sono, che (lo creda) pur non essendo minimamente antinuclearisti – vorrei ben vedere – giudicano quanto prospettato dopo il 2008 una boiata pazzesca?

Cosa fa, mi mette insieme antinuclearisti, vegetariani, sostenitori di una agricoltura ogm-free e magari perché no, pure gay (dovrei dire “froci”?) renitenti alla leva, pacifisti, Testimoni di Geova ed Hare Krishna?

Lei ha a priori così poca stima di chiunque non la pensi come Lei?

Il governo non si unisce proprio a nulla. Sa perfettamente che ora, con l’impatto emotivo fresco fresco della tragedia di Fukushima tuttora in corso e ben lungi dall’essere conclusa, al referendum per o contro il piano nucleare deciso sino a poco fa (che NON E’ ASSOLUTAMENTE un referendum contro l’energia nucleare per scopi pacifici, è un referendum per giudicare delle scelte ben precise del governo) ci sarebbe una risposta poco qualificata e poco documentata, d’istinto, dettata da perplessità che nascono dalla paura generata dall’incidente. Cioè fondamentalment eemotiva, il che non è un bene.

Non da ideologie da figli dei fiori certo, e ciò mi piace, ma nemmeno da consapevolezza tecnica, purtroppo. E poiché gli unici due referendum che potrebbero portare gli elettori in cabina son quello sul nucleare (che raggiungerebbe DI SICURO il quorum per la validità, al momento) e quello contro la privatizzazione dell’acqua, mentre quello sul legittimo impedimento non interesserebbe abbastanza gente da garantire un quorum.

E poiché se uno a votare ci va, le schede già che c’è le prende tutte e tre, e poiché non è che alla gente piaccia l’idea di potersi appellare al legittimo impedimento per non presentarsi in aula (il legittimo impedimento te lo fai organizzare dalla segretaria sull’agenda in funzione del giorno di udienza, basta che prendi appuntamento col ministro della pesca di Malta e sei a posto, hai un legittimo impedimento ad hoc) … il governo teme di perdere quello, molto più importante per lui del futuro energetico del Paese, perché coinvolge le sorti giudiziarie di Berlusconi.

Non entro nel merito della colpevolezza od innocenza di Berlusconi dalle accuse cui è stato chiamato a rispondere: dico solo che è evidente a chiunque sia in buona fede (agli altri no) che lui tende a difendersi dai processi, non nei processi.

Il nucleare, come intuisce Stagnaro, è un argomento di secondo piano, insieme alla privatizzazione dell’acqua, rispetto a questo.
Dunque, sacrificabile.

Il Governo non ha cambiato idea. Romani, con una delle furbate giuridiche che sono il tratto dell’attuale esecutivo e degli altri contenenti Berlusconi &soci, ha evitato il referendum sospendendo un discorso. Per far fallire il referendum su una delle leggi aiuta-Berlusconi, che gli preme di più di quanto Lei possa in futuro rischiare o meno di subire irraggiamento da radiazioni ionizzanti, piuttosto che essre abbastanza certo di respirare abbondanti PM10 dalla combustione di olio pesante nelle centrali tradizionali.

Non ci crede che al Governo interessa più il referendum sul legittimo impedimento che il futuro energetico del Paese? Vada pure in giro cantando “menomale che Silvio c’è”, per quel che me ne può importare.

Io sono un tecnico, e ragiono da tecnico, i conti dei soldi o tornano o non tornano, un sito per le scorie o è sicuro sul piano sismico o non lo è (e questo grazie a Dio non lo stabiliscono i politici, ma purtroppo poi i politici decidono), il fabbisogno di un Paese non può star calando e contemporaneamente crescere, il dato vero esiste, basta saperlo cercare. Se due schieramenti dicono uno che l’animale che è passato è un cane e l’altro che è un gatto, uno dei due semplicemente sta mentendo. Non si può decidere chi dice il vero a maggioranza. Con la Scienza è così.

Il piano nucleare del governo verrà ripreso, e Le posso vaticinare (non è che ci voglia molto) che la prossima volta, fra un anno o due al massimo, la lobby che si farà avanti più ringalluzzita che pria sarà quella di Westinghouse, che ha un altro modello di reattore “finto-innovativo” (l’Advanced Boiling Water Reactor, o ABWR) che, se non altro, ha alcune caratteristiche che lo rendono meno intrinsecamente insicuro del prodotto dell’AREVA.
E sa alla luce di che lo penso? Della querelle crescente fra Tremonti e i francesi sul caso Edison e su quello Lactalis-Parmalat.

Io non sono pregiudizialmente contro l’uso dell’energia nucleare per produrre una quota parte dell’energia elettrica in un Paese come il nostro: sono contrario alle fregature. Perché sul piano dei conti economici, prima che della sicurezza, quanto ci è stato prospettato è a mio avviso, per ragioni squisitamente tecniche e non politiche, una colossale fregatura.

Signor Filipponi, è ***sul***piano***economico che il progetto di ritorno al nucleare che ci hanno presentato non sta in piedi. Anche ammettendo, per sfoltire il discorso, che gli impianti non abbiano mai nulla di più di un malfunzionamento di gravità medio-bassa (senza rilasci di radioattività all’esterno superiore a quell anormale di esercizio) per tutta la loro vita operativa.

Adesso mi scuso con gli altri lettori che lo avran già letto, dopo di questo riproporrò un mio vecchio post di poche settimane fa in cui racconto qualcosina siul modello di BWR dell’AREVA francese.

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Di: Giuseppe Filipponi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14751 Giuseppe Filipponi Sat, 23 Apr 2011 11:24:52 +0000 /?p=8843#comment-14751 Le argomentazioni del Signor Ricciardi non mi convincono. La mossa del Governo di tirarsi indietro dal nucleare non è giustificabile. Al solito si affronta il problema da punto divista della tattica politica per dimostrare cosa? La furbizia? Se il governo non sostine un punto di vista razionale sull'economia e si da spazio o addirittura ci si unisce al coro, già molto numeroso, di chi chiede la salvezza del pianeta abolendo l'uso dei combustibii fossili, del nucleare, dei pesticidi, degli ogm, della carne, etc., per quale motivo alle prossimo elezioni si dovrebbe votare Berlusconi e soci ? Le argomentazioni del Signor Ricciardi non mi convincono. La mossa del Governo di tirarsi indietro dal nucleare non è giustificabile. Al solito si affronta il problema da punto divista della tattica politica per dimostrare cosa? La furbizia? Se il governo non sostine un punto di vista razionale sull’economia e si da spazio o addirittura ci si unisce al coro, già molto numeroso, di chi chiede la salvezza del pianeta abolendo l’uso dei combustibii fossili, del nucleare, dei pesticidi, degli ogm, della carne, etc., per quale motivo alle prossimo elezioni si dovrebbe votare Berlusconi e soci ?

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Di: Valerio Ricciardi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14748 Valerio Ricciardi Sat, 23 Apr 2011 06:09:12 +0000 /?p=8843#comment-14748 @Leonardo Libero: la sua osservazione è assolutamente corretta, e la riporto tal quale per rimarcarla meglio anch'io: « Lei ha scritto che la Francia “produce col nucleare il 76% del fabbisogno energetico”, ma non è così. Quello che essa produce col nucleare è il 76% del suo fabbisogno ELETTRICO, che in un Paese industriale è una parte minoritaria (circa il 35%) di quello energetico. Non per caso essa importa altrettanto petrolio che l’Italia ed infatti, come Lei scrive, non ha avuto diminuzioni nelle emissioni di CO2. » E' esattamente come dice il sig. Leonardo, ed il mio è stato solo un involontario refuso. Poiché evidentemente le centrali nucleari producono primariamente energia elettrica, ho usato il termine energetico per indicare genericamente quella, il che è parziale e sbagliato. Me ne scuso con tutti. @Leonardo Libero: la sua osservazione è assolutamente corretta, e la riporto tal quale per rimarcarla meglio anch’io:

« Lei ha scritto che la Francia “produce col nucleare il 76% del fabbisogno energetico”, ma non è così. Quello che essa produce col nucleare è il 76% del suo fabbisogno ELETTRICO, che in un Paese industriale è una parte minoritaria (circa il 35%) di quello energetico. Non per caso essa importa altrettanto petrolio che l’Italia ed infatti, come Lei scrive, non ha avuto diminuzioni nelle emissioni di CO2. »

E’ esattamente come dice il sig. Leonardo, ed il mio è stato solo un involontario refuso. Poiché evidentemente le centrali nucleari producono primariamente energia elettrica, ho usato il termine energetico per indicare genericamente quella, il che è parziale e sbagliato. Me ne scuso con tutti.

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Di: Valerio Ricciardi /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14747 Valerio Ricciardi Sat, 23 Apr 2011 06:03:02 +0000 /?p=8843#comment-14747 Prima di tutto, una doverosa e garbata risposta a @ Stefano Filipponi. Signor Filipponi, non è certo un minus habens come Pecoraro Scanio che può costituire una referente per parlare di scelte energetiche. La prego, parliamo di cose serie. Lei sembra - incolpevolmente e in buona fede - ignorare che col referendum del 1987 non si è deciso di "abbandonare il nucleare". Col referendum del 1987 si è deciso di cassare il PEN (Piano Energetico Nazionale) di Carlo Donat Cattin, che prevedeva l'installazione di tredici centrali nucleari di tipo BWR e PWR, di fabbricazione americana. Cosa c'è di strano in tutto ciò? Che si trattava esattamente - ho detto esattamente, perché una parte dei componenti, comprese le costosissime fusioni in acciaio speciale dei vessel erano state già realizzate - delle tredici centrali nucleari che dopo l'incidente di Three Miles Island dell'anno 1976 erano state abbandonate dalle compagnie elettriche (private) americane. L'incidente produsse un rafforzamento della legislazione americana sul piano delle normative e delle specifiche di sicurezza richieste; per poter essere attivate e messe in esercizio le centrali già opzionate avrebbero dovuto essere modificate ulteriormente se no l'Ente Federale di controllo non avrebbe autorizzato l'accensione, le compagnie private fecero due conti, e si resero conto che l'aumento di costi non era economicamente accettabile in un ottica di gestione privatistica - in cui i conti debbon tornare, piaccia o non piaccia - e si sarebbe ripercosso in modo irragionevole sui tempi di ammortamento. E rinunciarono all'opzione (cosa che contrattualmente sino a un certo stadio potevano fare). Puntarono sull'Italia, ventre molle della corruttibilità pubblica, fecero una intensa azione di lobby sui cui metodi lascio alla sua immaginazione l'onere di valutare, ed ecco il piano delle 13 centrali, che in America NON sarebbero state autorizzate con le nuove - al tempo - norme di sicurezza, proprio fatalità quelle. Esemplare per esemplare. Di fronte a questo genere di fatti, stiamo a parlare in modo accademico di energia nucleare si o no? Prima di tutto, una doverosa e garbata risposta a @ Stefano Filipponi.

Signor Filipponi, non è certo un minus habens come Pecoraro Scanio che può costituire una referente per parlare di scelte energetiche.

La prego, parliamo di cose serie.

Lei sembra – incolpevolmente e in buona fede – ignorare che col referendum del 1987 non si è deciso di “abbandonare il nucleare”. Col referendum del 1987 si è deciso di cassare il PEN (Piano Energetico Nazionale) di Carlo Donat Cattin, che prevedeva l’installazione di tredici centrali nucleari di tipo BWR e PWR, di fabbricazione americana.

Cosa c’è di strano in tutto ciò? Che si trattava esattamente – ho detto esattamente, perché una parte dei componenti, comprese le costosissime fusioni in acciaio speciale dei vessel erano state già realizzate – delle tredici centrali nucleari che dopo l’incidente di Three Miles Island dell’anno 1976 erano state abbandonate dalle compagnie elettriche (private) americane.

L’incidente produsse un rafforzamento della legislazione americana sul piano delle normative e delle specifiche di sicurezza richieste; per poter essere attivate e messe in esercizio le centrali già opzionate avrebbero dovuto essere modificate ulteriormente se no l’Ente Federale di controllo non avrebbe autorizzato l’accensione, le compagnie private fecero due conti, e si resero conto che l’aumento di costi non era economicamente accettabile in un ottica di gestione privatistica – in cui i conti debbon tornare, piaccia o non piaccia – e si sarebbe ripercosso in modo irragionevole sui tempi di ammortamento.

E rinunciarono all’opzione (cosa che contrattualmente sino a un certo stadio potevano fare).

Puntarono sull’Italia, ventre molle della corruttibilità pubblica, fecero una intensa azione di lobby sui cui metodi lascio alla sua immaginazione l’onere di valutare, ed ecco il piano delle 13 centrali, che in America NON sarebbero state autorizzate con le nuove – al tempo – norme di sicurezza, proprio fatalità quelle. Esemplare per esemplare.

Di fronte a questo genere di fatti, stiamo a parlare in modo accademico di energia nucleare si o no?

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Di: Fabio Cenci /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14742 Fabio Cenci Fri, 22 Apr 2011 12:50:45 +0000 /?p=8843#comment-14742 <a href="#comment-14717" rel="nofollow">@Valerio Ricciardi</a> Assolutamente d'accordo con Lei. Per questo ho sempre sostenuto, da Fisico (non nel settore Nucleare, ma con qualche conoscenza specialistica in materia), che NON bisogna essere Talebani. Bisogna investire in ricerca ANCHE in materia nucleare, senza paure, pavidita' e ostracismo medievale. Solo cosi' potremo soddisfare il crescente bisogno energetico di tutti i paesi, non con diatribe politico religiose. Lei ha detto benissimo, sui rischi e sulle opportunita' dei reattori al Torio, ecc. Qui bisogna investire in formazione, finanziare la ricerca, altrimenti l'alternativa e' il BUIO. Non ci si illuda di coprire a costi competitivi il fabbisogno dell'industria energivora con le pale e le cellette fotovoltaiche. Dobbiamo oggi investire, ma qualunque governo in questo paese vola come i tacchini, raso terra. Delusione enorme, potremmo essere i primi in Europa e continuiamo a considerare la Parmalat STRATEGICA! Guai a chi ce la tocca, e vai con la disfida di Barletta. La competizione ai Francesi e ai Tedeschi la si fa in questi nuovi territori, e nelle nanotecnologie (i Francesi hanno centri di eccellenza a Grenoble, ecc.), altro che latte di mucca. Il colmo. @Valerio Ricciardi

Assolutamente d’accordo con Lei. Per questo ho sempre sostenuto, da Fisico (non nel settore Nucleare, ma con qualche conoscenza specialistica in materia), che NON bisogna essere Talebani. Bisogna investire in ricerca ANCHE in materia nucleare, senza paure, pavidita’ e ostracismo medievale.
Solo cosi’ potremo soddisfare il crescente bisogno energetico di tutti i paesi, non con diatribe politico religiose.
Lei ha detto benissimo, sui rischi e sulle opportunita’ dei reattori al Torio, ecc. Qui bisogna investire in formazione, finanziare la ricerca, altrimenti l’alternativa e’ il BUIO.
Non ci si illuda di coprire a costi competitivi il fabbisogno dell’industria energivora con le pale e le cellette fotovoltaiche.

Dobbiamo oggi investire, ma qualunque governo in questo paese vola come i tacchini, raso terra. Delusione enorme, potremmo essere i primi in Europa e continuiamo a considerare la Parmalat STRATEGICA! Guai a chi ce la tocca, e vai con la disfida di Barletta.
La competizione ai Francesi e ai Tedeschi la si fa in questi nuovi territori, e nelle nanotecnologie (i Francesi hanno centri di eccellenza a Grenoble, ecc.), altro che latte di mucca.

Il colmo.

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Di: Alberto89 /2011/04/19/nucleare-incapaci/comment-page-2/#comment-14741 Alberto89 Fri, 22 Apr 2011 09:17:48 +0000 /?p=8843#comment-14741 Totalmente d'accordo! E complimenti per la frase "Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile": mi sono fatto una grassa risata Totalmente d’accordo! E complimenti per la frase “Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile”: mi sono fatto una grassa risata

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