Nucleare. Incapaci
L’Italia del passato ha una storia nucleare sofferta e gloriosa. L’Italia del presente ci ha riprovato, ma l’illusione è durata un battito di ciglia. Forse avevano ragione quelli che dicevano che il nostro paese non è capace di gestire sistemi complessi. Fatto sta che l’odierna decisione di soffocare l’atomo è una esemplare testimonianza di pressapochismo politico ed elettorale.
Il primo ciclo del nucleare civile e commerciale iniziò negli anni in cui l’atomo era la frontiera più esaltante della tecnologia energetica, e finì sigillato nel sarcofago di Chernobyl. La costruzione del primo reattore commerciale, quello di Borgo Sabotino, iniziò l’11 gennaio 1958. L’impianto, della potenza di 153 MWe, raggiunse la criticità il 27 dicembre 1962, venne connesso alla rete circa un anno dopo, e continuò a produrre energia fino allo spegnimento, qualche mese prima del referendum del 1987.
Gli ultimi reattori a essere portati in “shutdown” furono quelli di Caorso e Trino Vercellese, mandati in pensione lo stesso giorno, il 7 gennaio 1990. Quindi, sull’immaginaria lapide di Mr Nucleare Italiano Sr, dovrebbero stare scolpite le date: 11 gennaio 1958-7 gennaio 1990, e la scritta: nato da madre privata e allevato da patrigno statale. Invece, Nucleare Italiano Junior non avrà mai una lapide. Nucleare Italiano Junior, concepito durante una sveltina con gli elettori nel 2008, è morto di aborto (quasi) spontaneo. L’anestesista Giulio Tremonti e l’ostetrica Silvio Berlusconi non hanno saputo, potuto o voluto salvare il feto.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un emendamento che abroga tutte le norme approvate nell’ambito del percorso di ritorno al nucleare che era stato uno dei punti qualificanti del programma elettorale del Pdl (PDF). La prima conseguenza di questa decisione è quella di far saltare il referendum previsto per il 12-13 giugno. Presa singolarmente, questa è una buona notizia. Non solo perché, come ho già spiegato, tenere un referendum su una tecnologia è una bestialità intellettuale, ma anche perché il modo in cui il governo ha gestito la faccenda – già prima di Fukushima, ma soprattutto da Fukushima in poi – è stato talmente imbarazzante da rendere il paese del tutto privo di attrattività per chiunque abbia intenzione di scommettere finanziariamente sul nucleare. L’ottimista potrebbe commentare, insomma, che in fin dei conti grazie a questa decisione eviteremo che sia l’orgia referendaria a sancire una rinuncia che è scritta nei fatti.
La seconda conseguenza, però, non è altrettanto spensierata. Rinnegando le decisioni prese negli ultimi due anni, il governo contribuisce ad acuire la percezione dell’Italia come un paese inaffidabile, lunatico e confusionario. A ciò contribuiscono almeno due fatti. Il primo è che, secondo persone vicine al dossier, a monte del colpo di spugna sta un colpo di mano: a giugno gli italiani dovranno pronunciarsi su quattro quesiti, uno sull’atomo, due sull’acqua (di cui temo parleremo a breve), e uno sul legittimo impedimento. Temendo che Fukushima avrebbe spinto alle urne un numero troppo alto di italiani, l’esecutivo avrebbe scelto di sacrificare il nucleare (e vedremo l’acqua) sull’altare del legittimo impedimento. Personalmente non ho una posizione sul tema, e non sono un accanito osservatore di quel che accade nel letto del premier. Trovo però che passare dalle leggi (presunte) ad personam alle abrogazioni para culum sia un deciso salto di qualità . In tutto questo si inserisce la partita di potere che Tremonti sta giocando, nella quale la freddezza con cui il ministro parla dell’atomo (incluse le ripetute contraddizioni sul “debito atomico”) non è altro che il suo modo di mandare segnali più o meno obliqui (nella sua testa, nucleare è sinonimo di Francia, e Francia significa Parmalat ed Edison). Vedere in modo strumentale gli investimenti ad alta intensità di capitale – investimenti di cui il nostro paese ha dannatamente bisogno, e non solo nel nucleare – è il modo migliore per scoraggiare gli investitori e mettere in fuga i capitali.
Se poi dietro all’operazione c’è la tentazione di consumare la furbata – far saltare il referendum per poi riproporre le stesse norme appena abrogate – si sappia che questo non è solo politicamente sconcio, ma anche tecnicamente patetico. I mercati hanno ricevuto forte e chiaro il codice Morse emanato da Palazzo Chigi, e questa sequenza di punti e linee dice una sola cosa: questo non è un paese serio.
Come per la radioattività di Fukushima, le conseguenze di questa incredibile decisione del governo arriveranno molto lontano, nello spazio e nel tempo. Forse il governo salverà il legittimo impedimento, forse Tremonti ha lanciato l’ennesimo segnale ad antenne in grado di captarlo, ma noi che non siamo legittimamente impediti e che abbiamo antenne più rozze in tutto questo vediamo solo la testimonianza di un ceto politico allo sbando. Un ceto politico senza idee e senza la forza di difendere le idee che dice di avere. Un ceto politico senza progettualità , senza capacità e senza credibilità . Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile.


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Veneto Stato.
Totalmente d’accordo! E complimenti per la frase “Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile”: mi sono fatto una grassa risata
@Valerio Ricciardi
Assolutamente d’accordo con Lei. Per questo ho sempre sostenuto, da Fisico (non nel settore Nucleare, ma con qualche conoscenza specialistica in materia), che NON bisogna essere Talebani. Bisogna investire in ricerca ANCHE in materia nucleare, senza paure, pavidita’ e ostracismo medievale.
Solo cosi’ potremo soddisfare il crescente bisogno energetico di tutti i paesi, non con diatribe politico religiose.
Lei ha detto benissimo, sui rischi e sulle opportunita’ dei reattori al Torio, ecc. Qui bisogna investire in formazione, finanziare la ricerca, altrimenti l’alternativa e’ il BUIO.
Non ci si illuda di coprire a costi competitivi il fabbisogno dell’industria energivora con le pale e le cellette fotovoltaiche.
Dobbiamo oggi investire, ma qualunque governo in questo paese vola come i tacchini, raso terra. Delusione enorme, potremmo essere i primi in Europa e continuiamo a considerare la Parmalat STRATEGICA! Guai a chi ce la tocca, e vai con la disfida di Barletta.
La competizione ai Francesi e ai Tedeschi la si fa in questi nuovi territori, e nelle nanotecnologie (i Francesi hanno centri di eccellenza a Grenoble, ecc.), altro che latte di mucca.
Il colmo.
Prima di tutto, una doverosa e garbata risposta a @ Stefano Filipponi.
Signor Filipponi, non è certo un minus habens come Pecoraro Scanio che può costituire una referente per parlare di scelte energetiche.
La prego, parliamo di cose serie.
Lei sembra – incolpevolmente e in buona fede – ignorare che col referendum del 1987 non si è deciso di “abbandonare il nucleare”. Col referendum del 1987 si è deciso di cassare il PEN (Piano Energetico Nazionale) di Carlo Donat Cattin, che prevedeva l’installazione di tredici centrali nucleari di tipo BWR e PWR, di fabbricazione americana.
Cosa c’è di strano in tutto ciò? Che si trattava esattamente – ho detto esattamente, perchĂ© una parte dei componenti, comprese le costosissime fusioni in acciaio speciale dei vessel erano state giĂ realizzate – delle tredici centrali nucleari che dopo l’incidente di Three Miles Island dell’anno 1976 erano state abbandonate dalle compagnie elettriche (private) americane.
L’incidente produsse un rafforzamento della legislazione americana sul piano delle normative e delle specifiche di sicurezza richieste; per poter essere attivate e messe in esercizio le centrali giĂ opzionate avrebbero dovuto essere modificate ulteriormente se no l’Ente Federale di controllo non avrebbe autorizzato l’accensione, le compagnie private fecero due conti, e si resero conto che l’aumento di costi non era economicamente accettabile in un ottica di gestione privatistica – in cui i conti debbon tornare, piaccia o non piaccia – e si sarebbe ripercosso in modo irragionevole sui tempi di ammortamento.
E rinunciarono all’opzione (cosa che contrattualmente sino a un certo stadio potevano fare).
Puntarono sull’Italia, ventre molle della corruttibilitĂ pubblica, fecero una intensa azione di lobby sui cui metodi lascio alla sua immaginazione l’onere di valutare, ed ecco il piano delle 13 centrali, che in America NON sarebbero state autorizzate con le nuove – al tempo – norme di sicurezza, proprio fatalitĂ quelle. Esemplare per esemplare.
Di fronte a questo genere di fatti, stiamo a parlare in modo accademico di energia nucleare si o no?
@Leonardo Libero: la sua osservazione è assolutamente corretta, e la riporto tal quale per rimarcarla meglio anch’io:
« Lei ha scritto che la Francia “produce col nucleare il 76% del fabbisogno energetico”, ma non è così. Quello che essa produce col nucleare è il 76% del suo fabbisogno ELETTRICO, che in un Paese industriale è una parte minoritaria (circa il 35%) di quello energetico. Non per caso essa importa altrettanto petrolio che l’Italia ed infatti, come Lei scrive, non ha avuto diminuzioni nelle emissioni di CO2. »
E’ esattamente come dice il sig. Leonardo, ed il mio è stato solo un involontario refuso. PoichĂ© evidentemente le centrali nucleari producono primariamente energia elettrica, ho usato il termine energetico per indicare genericamente quella, il che è parziale e sbagliato. Me ne scuso con tutti.
Le argomentazioni del Signor Ricciardi non mi convincono. La mossa del Governo di tirarsi indietro dal nucleare non è giustificabile. Al solito si affronta il problema da punto divista della tattica politica per dimostrare cosa? La furbizia? Se il governo non sostine un punto di vista razionale sull’economia e si da spazio o addirittura ci si unisce al coro, giĂ molto numeroso, di chi chiede la salvezza del pianeta abolendo l’uso dei combustibii fossili, del nucleare, dei pesticidi, degli ogm, della carne, etc., per quale motivo alle prossimo elezioni si dovrebbe votare Berlusconi e soci ?
@Giuseppe Filipponi: mi scusi, dove le è capitato di incontrare una congerie di imbecilli del genere? Cosa sa realmente di coloro che son critici sull’ipotesi del ritorno al nucleare a fissione di una generazione ormai al tramonto? Sa quanti fisici nuclaeri ci sono, che (lo creda) pur non essendo minimamente antinuclearisti – vorrei ben vedere – giudicano quanto prospettato dopo il 2008 una boiata pazzesca?
Cosa fa, mi mette insieme antinuclearisti, vegetariani, sostenitori di una agricoltura ogm-free e magari perchĂ© no, pure gay (dovrei dire “froci”?) renitenti alla leva, pacifisti, Testimoni di Geova ed Hare Krishna?
Lei ha a priori così poca stima di chiunque non la pensi come Lei?
Il governo non si unisce proprio a nulla. Sa perfettamente che ora, con l’impatto emotivo fresco fresco della tragedia di Fukushima tuttora in corso e ben lungi dall’essere conclusa, al referendum per o contro il piano nucleare deciso sino a poco fa (che NON E’ ASSOLUTAMENTE un referendum contro l’energia nucleare per scopi pacifici, è un referendum per giudicare delle scelte ben precise del governo) ci sarebbe una risposta poco qualificata e poco documentata, d’istinto, dettata da perplessitĂ che nascono dalla paura generata dall’incidente. Cioè fondamentalment eemotiva, il che non è un bene.
Non da ideologie da figli dei fiori certo, e ciò mi piace, ma nemmeno da consapevolezza tecnica, purtroppo. E poichĂ© gli unici due referendum che potrebbero portare gli elettori in cabina son quello sul nucleare (che raggiungerebbe DI SICURO il quorum per la validitĂ , al momento) e quello contro la privatizzazione dell’acqua, mentre quello sul legittimo impedimento non interesserebbe abbastanza gente da garantire un quorum.
E poichĂ© se uno a votare ci va, le schede giĂ che c’è le prende tutte e tre, e poichĂ© non è che alla gente piaccia l’idea di potersi appellare al legittimo impedimento per non presentarsi in aula (il legittimo impedimento te lo fai organizzare dalla segretaria sull’agenda in funzione del giorno di udienza, basta che prendi appuntamento col ministro della pesca di Malta e sei a posto, hai un legittimo impedimento ad hoc) … il governo teme di perdere quello, molto piĂą importante per lui del futuro energetico del Paese, perchĂ© coinvolge le sorti giudiziarie di Berlusconi.
Non entro nel merito della colpevolezza od innocenza di Berlusconi dalle accuse cui è stato chiamato a rispondere: dico solo che è evidente a chiunque sia in buona fede (agli altri no) che lui tende a difendersi dai processi, non nei processi.
Il nucleare, come intuisce Stagnaro, è un argomento di secondo piano, insieme alla privatizzazione dell’acqua, rispetto a questo.
Dunque, sacrificabile.
Il Governo non ha cambiato idea. Romani, con una delle furbate giuridiche che sono il tratto dell’attuale esecutivo e degli altri contenenti Berlusconi &soci, ha evitato il referendum sospendendo un discorso. Per far fallire il referendum su una delle leggi aiuta-Berlusconi, che gli preme di piĂą di quanto Lei possa in futuro rischiare o meno di subire irraggiamento da radiazioni ionizzanti, piuttosto che essre abbastanza certo di respirare abbondanti PM10 dalla combustione di olio pesante nelle centrali tradizionali.
Non ci crede che al Governo interessa piĂą il referendum sul legittimo impedimento che il futuro energetico del Paese? Vada pure in giro cantando “menomale che Silvio c’è”, per quel che me ne può importare.
Io sono un tecnico, e ragiono da tecnico, i conti dei soldi o tornano o non tornano, un sito per le scorie o è sicuro sul piano sismico o non lo è (e questo grazie a Dio non lo stabiliscono i politici, ma purtroppo poi i politici decidono), il fabbisogno di un Paese non può star calando e contemporaneamente crescere, il dato vero esiste, basta saperlo cercare. Se due schieramenti dicono uno che l’animale che è passato è un cane e l’altro che è un gatto, uno dei due semplicemente sta mentendo. Non si può decidere chi dice il vero a maggioranza. Con la Scienza è così.
Il piano nucleare del governo verrĂ ripreso, e Le posso vaticinare (non è che ci voglia molto) che la prossima volta, fra un anno o due al massimo, la lobby che si farĂ avanti piĂą ringalluzzita che pria sarĂ quella di Westinghouse, che ha un altro modello di reattore “finto-innovativo” (l’Advanced Boiling Water Reactor, o ABWR) che, se non altro, ha alcune caratteristiche che lo rendono meno intrinsecamente insicuro del prodotto dell’AREVA.
E sa alla luce di che lo penso? Della querelle crescente fra Tremonti e i francesi sul caso Edison e su quello Lactalis-Parmalat.
Io non sono pregiudizialmente contro l’uso dell’energia nucleare per produrre una quota parte dell’energia elettrica in un Paese come il nostro: sono contrario alle fregature. PerchĂ© sul piano dei conti economici, prima che della sicurezza, quanto ci è stato prospettato è a mio avviso, per ragioni squisitamente tecniche e non politiche, una colossale fregatura.
Signor Filipponi, è ***sul***piano***economico che il progetto di ritorno al nucleare che ci hanno presentato non sta in piedi. Anche ammettendo, per sfoltire il discorso, che gli impianti non abbiano mai nulla di piĂą di un malfunzionamento di gravitĂ medio-bassa (senza rilasci di radioattivitĂ all’esterno superiore a quell anormale di esercizio) per tutta la loro vita operativa.
Adesso mi scuso con gli altri lettori che lo avran giĂ letto, dopo di questo riproporrò un mio vecchio post di poche settimane fa in cui racconto qualcosina siul modello di BWR dell’AREVA francese.
Riporto un mio post di qualche settimana fa. Ora, purtroppo, il livello digravitĂ complessiva dell’incidente è stato elevato da 6 a 7, il massimo previsto (fonte: Greenpeace? WWF? Madre Teresa di Calcutta? No: Governo del Giappone, maggioranza in carica).
(omissis… mi rivolgo a Giannino) Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell’utilizzo dell’energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica.
Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare.
Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità ).
In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA’ SCELTO ALTRI.
Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico.
Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants – e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens.
Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall’inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni).
Come si fa a moderare l’effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una – indispensabile – minima economia di scala.
Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine.
In Inghilterra, come Lei forse saprà , esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E’ l’Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l’ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia).
Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è – per dire – alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro.
Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore.
E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l’evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all’inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell’evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi.
Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino.
L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l’ “oste che sputa per terra il vino che deve vendere!”) nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo.
Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l’autosostentamento della fissione.
Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano “superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]“, la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l’innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva.
[NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl]
Secondo EDF… ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo… malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l’esercizio in sicurezza dell’impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell’impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per “tamponare quanto possibile” quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente.
L’ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una “controvalutazione” e che è stato giudicato come “frettoloso e goffo” da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che – creda – tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile).
A proposito di scorie… poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro.
Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell’emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt’oggi non si sa esattamente – nemmeno negli USA! – che destinazione dare. Ed i cosiddetti “reattori di terza generazione” o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero.
Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell’efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni “unità di combustibile” iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese.
Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c’è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo
Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI.
L’emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all’Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne…) la radioattività residua sarà ridotta alla metà , dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc.
Dottor Giannino, sa qual’è l’isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI – ha letto bene? Cambia solo un numerino… dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia.
In prima analisi si potrebbe pensare (c’è chi farisaisticamente lo afferma) che piĂą breve l’emivita, maggiore l’attivitĂ dell’isotopo instabile (vero), dunque maggiore il periodo di dimezzamento, minore la pericolositĂ (spessissimo falso: dipende).
E attenzione: i passaggi perchĂ© un radioistotopo diventi alla fine un altro isotopo dall’emivita infinita (dunque di fatto stabile) sono di norma non uno, ma vari, alcuni dei quali caratterizzati dalla creazione di prodotti intermedi di emivita breve e dalle emissioni particolarmente aggressive.
Poi c’è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia.
E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l’idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle “emissioni serra zero” dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato.
@Stefano2
Il Premio Nobel Rubbia, ci disse che il Torio sarebbe stato il materiale da usare, piĂą conveniente e sicuro dell’uranio. In Italia, nessun politico lo ascoltò. Ora, Rubbia lavora in Spagna. Gli spagnoli sono mooolto contenti di questa sua scelta (diciamo così).
Chiedo due cose a Valerio Ricciardi che ammiro sia per le conoscenze tecniche sia per la visone di insieme e la capacitĂ di esprimersi chiaramente e pacatamente.
- La tecnologia del Torio, è a livello di studi per cui “un domani ci si potrĂ forse arrivare”, oppure siamo ad una maturitĂ tale da essere in grado giĂ oggi di implementare centrali basate su questa teconologia, almeno a livello sperimentale? E quali sono i problemi tecnolgici da risolvere, o risolti, per questa tecnologia che arriva circa 70 anni dopo la fissione dell’uranio?
- Di tutte le informazioni e le considerazioni scritte su questo blog, perché non ne fa un libro, dove la trattazione sarebbe più ampia e organica?
Sono completamente d’accordo. Quanto accaduto è sintomo di una spregiudicatezza e di una sconcezza assolutamente imperdonabili. Nessuno potrĂ mai piĂą dare credito ai programmi energetici, vitali per lo sviluppo di un paese, di un governo che compie virate a 180 gradi. E per dare credito non intendo unicamente credito politico. Chi accetterebbe mai di investire in Italia se, come è, un qualsiasi Romano e un qualsiaisi Tremonti cancellano dall’oggi al domani, con un tratto di penna, senza discussioni, programmi pluriennali di grande impegno? Che triste fine, per quelli che si proclamavano liberalizzatori. Voglio poi sperare, sarebbe se possibile assai peggio, che non si sia trattato di una “furbata” ipocrita, che non voglio nemmeno commentare.
@ Marco L. – La ringrazio, ma non deve sopravvalutarmi. Sono solo una persona che cerca di ragionare, e di non farsi condizionare da appartenenze politiche e da contingenze di tipo emotivo.
E, fra l’altro, non è che sono un “nucleoentusiasta” purchĂ© sia Torio, o purchĂ© sia fusione, penso, immagino realisticamente, che l’umanitĂ in futuro non possa in alcun modo fare a meno di una certa quota parte di energia prodotta da reazioni di tipo nucleare. I combustibili fossili, specie il petrolio, andranno presto centellinati per essere usati dove indispensabili = ossia di difficile sostituzione.
E il carbone, di cui l’umanitĂ possiede riserve impressionanti, col ritmo di crescita delle economie indo-cinesi ci farebbe veramente morire tutti soffocati, CO2 o non CO2.
Però dico:
- visto che è una tecnologia costosissima
- visto che è una tecnologia difficile da controllare sul piano dei rischi
- visto che è una tecnologia che ha delle ricadute negative di tipo sociale pesanti (es. militarizzazione del territorio, esigenze di sicurezza che rendono NECESSARIAMENTE meno trasparente il comportamento delle autorità sul piano della comunicazione
- visto che è una tecnologia che proprio per via delle gravissime conseguenze di una dispersione di radionuclidi può essere, molto piĂą di altre, bersaglio potenziale di attacchi terroristici o anche francamente militari (es. la centrale in costruzione vicino Baghdad fu bombardata ben due volte, la prima in modo “chirurgico” e senza conseguenze ambientali dagli israeliani, la seconda in modo folle e indiscriminato dagli americani che provocarono una dispersione di materiale radioattivo di cui però non si doveva parlare)
- visto che è una tecnologia che per via del lunghissimi tempi di ammortamento dev’essere gestita in modo lungimirante
- visto che il problema delle scorie E’ IRRISOLTO ALLO STATO ATTUALE
…visto tutto questo, se debbo adottarla per una certa quota percentuale che almeno lo faccia con un pizzico di sale in testa, badando all’interesse comune e non al ritorno elettorale (o di mazzette) del breve-medio periodo.
Lei se ha una vecchia automobile che va ancora benissimo, ha 170.000 km ma parte al primo mezzo giro di chiave, e che ha pagato molto a suo tempo (magari un’ottima Mercedes o BMW a benzina dei primi anni ’90) quando sta per scadere il termine oltre il quale per legge non si può piĂą immatricolare una vettura con standard Euro 3, giĂ si vendono el Euro 4 e su Quattroruote legge che entro marzo varie case inizieranno a mettere in vendita modelli omologati Euro 5, che fa?
Va di corsa dal concessionario a comprare un Euro 3 – che ovviamente è anche un modello complessivamente datato – o magari pensa “adesso prendo il mio BMW, con pochi soldi ci monto l’impianto GPL che mi paga in parte lo stato con gli incentivi, altri 30-40000 km ce li faccio di sicuro, poi coll’impianto a gas troverĂ certamente un compratore, e passo direttamente a una Euro 5 magari ibrida, che nel frattempo avrĂ avuto un buon collaudo dagli utenti e non rischio una fregatura”?
Io penso, con la logica del “buon padre di famiglia”, che propenderĂ per la seconda ipotesi. PERCHE’ E’ LA COSA CHE CONVIENE DI PIU’ A LEI E ALLA SUA FAMIGLIA.
I nostri governi no.
Ed è già la seconda volta!
La prima, pronti (in cambio di che?) ad “accattarsi” le tredici centrali USA che lì avevano visto i potenziali compratori (tutti privati) tirarsi indietro, stavolta un modello EPR che tutti criticano e che, nonostante molto avanzato, è piĂą efficiente per certi aspetti ma crea piĂą problemi – pure belli pesantucci – per altri.
Perciò non è in astratto che non ho fiducia nel nucleare, perchĂ© la cosa in sĂ© per me ha poco senso: essere “contro il nucleare” lo vivo come se qualcuno mi dicesse che è “contro il mercoledì”.
Una tecnologia non ha ideologie. Ma il modo con cui la scegli e la applichi, si che ce l’ha ed è soggetto alle vicissitudini politiche. Purtroppo.
Senta, lo sa come la Sogein vuole chiamare i siti dove si metteranno scorie in Italia? Parchi tecnologici. Parchi. Un’idea di divulgazione, di apertura al pubblico; han giĂ dichiarato che saranno luoghi in cui si fa anche ricerca. Ed una geologa dell’INGV “di recente” divenuta dirigente – e qui mi taccio – ad un recente convegno ha dichiarato che “in Campania e nel Lazio, soprattutto nel secondo, si può fare di tutto, perchĂ© specie il lazio non è sismico”.
Sic. ChissĂ se ricorda che il 9 settembre 1349 il terremoto nell’aquilano di magnitudo 6.6 si risentì con livelli del VII-VIII grado Mercalli nella capitale, e che sulle rovine degli edifici rinascimentali crollati nacquero i primi nuclei di quella che sarebbe stata, con rimaneggiamenti delle facciate, la Roma barocca. Crollò ad esempio il tetto della Basilica di San Giovanni in Laterano. A San Paolo, fuori le mura, crollò campanile e parte del tetto. Venne giĂą il terzo livello della Torre delle Milizie, la parte superiore della solidissima Torre dei Conti in cui si aprirono fenditure che facevano impressione. Ed il Colosseo stesso perse un bel pezzo del suo anello esterno. Crollato. Guardi che il Colosseo è robustino assai, sa?
Il terremoto che spianò l’Aquila (molto piĂą di adesso) il 2 febbraio 1703, a Roma produsse un VII Mercalli. Lesionò la cupola di San Pietro, parte della volta del colonnato del Bernini (lato Porta Cavalleggeri), caddero pezzi della volta di TrinitĂ dei Monti, vennero giĂ altri due o tre archi del Colosseo (secondo anello).
A Roma il 22 marzo 1812 ci fu una scossa, con epicentro poprio in cittĂ , del Vi-Vii Mercalli, stimata in un 5.0 Richter che non è certo una catastrofe ma nemmeno un buffetto. Caddero pezzi di cornicione a Palazzo Venezia e parte del tetto della c.d. “chiesa degli artisti” (S. Maria del Popolo). Si lesionò la cupola di S. Ignazio, e venne giĂą una loggia coperta attigua.
Il 1 novembre 1895 ci fu una scossa a Castelporziano! Praticamente vicino alla spiaggia! Manco piccolissima. Un 4,6 Richter, con danni del V-Vi Mercalli a Roma. Si lesionò persino al cupola, compatta e solidissima, di S. Ivo alla Sapienza, progettata dal Borromini, mica bau bau micio micio.
Quattro anni dopo è la volta dei Castelli: 5,2 Richter, effetti del VII grado Mercalli lì e del VI a Roma.
E la catastrofe del 13 gennaio 1915 ad Avezzano? Lì, fu molta piĂą la popolazione che morì di quella che soppravvisse: a Roma, un VI-VII Mercalli fece cadere l’enorme statua di San paolo dalla facciata della basilica di S. Giovanni, quella piĂą a destra, che infatti è “rifatta”; si lesionò seriamente il campanile di S. Andrea delle Fratte, ed anche – meno – l’aula del Senato e il Quirinale.
Mi fermo qui, se no la cosa diventa noiosa. Il concetto l’ho espresso, ed ho parlato solo di sismicitĂ . E notare che negli annali restano solo i danni ai monumenti, delle case magari malfatte che vengon giĂą in periferia non scrive forse che qualche parroco.
Poi, arriva uno e mi dice che nel Lazio la centrale di Montalto di Catro ri-convertita un altra volta verso il nucleare va bene, che il Lazio non è sismico.
Peccato che anch’io abbia studiato Scienze geologiche, nella stessa facoltĂ della stessa UniversitĂ , e gli stessi suoi professori siano stati prima i miei.
Se la dott. Quattrocchi avesse detto in un esame a Maurizio Parotto che il Lazio non è granché sismico, dubito che avrebbe ancora passato Geologia Generale. Starebbe a rivedersi ancora gli appunti delle lezioni.
Quando sento dire da certa gente, che pure gli strumenti di conoscenza per dire cose ragionevoli e prudenti ce l’ha, mi chiedo se ci fa (e allora ho paura di essere in mano di decisioni prese col contributo di certa gente) o c’è (e allora ho ancora piĂą paura, se possibile.
Si diceva che la guerra è una cosa troppo seria per farla gestire ai generali; io aggiungerei che il nucleare è un argomento troppo delicato per farlo gestire ai politici italiani.
Adesso aspetto con ansia l’intervento di qualche imbecille che, senza avermi letto, mi classificherĂ come “verde” e, accomunandomi a noti minus habens come Pecoraro Scanio, o a qualche imbonitore d’altro segno come Beppe Grillo, mi scriverĂ che sono contro il progresso, che per colpa di quelli come me i nostri nipoti leggeranno alla luce delle candele, che sono vegetariano, oscurantista, nemico del progresso e magari perchĂ© no un po’ gay (che ci sta sempre bene), di certo sotto sotto simpatizzante comunista (come se tutta l’ex URSS non fossero zeppa di vecchie pericolosissime centrali).
Non si posson fare discorsi seri che non sconfinino nel tifo calcistico, in Italia.
Scusate qualche refuso, ho scritto di getto cercando di seguire dappresso il filo dei pensieri e non sono un buon dattilografo. Devo impormi di usare la tastiera con piĂą lentezza.
@Valerio Ricciardi
Sono perfettamente d’accordo che si debba valutare una scelta economica/energetica in maniera completa senza emozionalismi politici, tant’è che dovrebbe essere il mercato stesso, confrontandosi con le comunitĂ locali, a “decidere sul campo” se il nucleare in Italia conviene o meno.
La Sua esposizione tecnica è limpida e, per quanto possa sapere dell’argomento, completa, tuttavia secondo me Lei trascura completamente un fattore secondo me importante, quantunque difficile da valutare, soprattutto per luoghi e momenti storici non definiti. Le faccio questa critica perchĂ© la mia “deformazione” professionale (sono ingegnere, ma non nucleare) mi costringe a vedere, della medaglia, il dritto, ma anche il rovescio.
Concordo con Lei sulle pericolositĂ della scelta nucleare, ma, come ho sostenuto piĂą volte anche con conoscenti/colleghi, non possiamo vedere i costi senza vedere i benefici e, soprattutto, i limiti che lo stato dell’arte della tecnologia ci impone. Le faccio due esempi per tutto.
Esempio 1: costi elevati. I costi elevati non sono di per sĂ© un fattore negativo. Lo sono se al costo elevato non si contappone un beneficio altrettanto rilevante. Ma nel caso del nucleare, vi sono alcuni benefici (che devono essere ovviamente valutati), tipo maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico, sganciamento parziale dalle fonti fossili, riduzione dell’inquinamento ambientale diretto (attraverso i fumi).
Esempio 2: le scorie. Le scorie sono per il nucleare quello che l’immondizia e i fumi sono rispettivamente per le case e per le centrali a carbone. Ragionando su questo parallelismo, non è possibile addurre contro il nucleare la ragione che il problema delle scorie non è risolto, in quanto l’esistenza di residui, piĂą o meno tossici, è connaturata a qualsiasi processo. Lo stato dell’arte della tecnica non ci consente di ottenere un output positivo e benefico senza caricarci del costo dello smaltimento dei rifiuti, e per giustificare la critica dovremmo postulare la possibilitĂ di ottenere energia (in quantitĂ rilevanti ovviamente) senza un minimo di scarto. Semmai si può discutere se le tecnologie attuali di conservazione/smaltimento delle scorie non richiedano accorgimenti particolari (tipo: depositi geologicamente stabili) tali da ridurre i papabili depositi a un numero risibile, e aumentare i costi a un livello tale da compensare i benefici che ho citato sopra.
Insomma, i lati negativi li vediamo tutti, ma non culliamoci nell’illusione che il lato negativo non debba essere accettato come prezzo da pagare per benefici validi e riconosciuti.
Posso continuare a sperare di avere una illuminazione sul ciclo del Torio?
Non tanto a livello di particolari tecnici quanto sul riucire a capire se questa è una tecnologia implementabile in tempi ragionevoli e che mantiene i vantaggi che promette o se è solo un campo buono per studi accademici e pubblicazioni scientifiche.
@Marco L.
L’India ha dei reattori sperimentali al torio che funzionano da anni.
Gli US hanno interrotto decenni fa la ricerca sul Torio (che era la prima scelta per produrre energia atomica, ma non produceva materiale per fare bombe nucleari).
Qui, in inglese, c’è un mucchio di dati:
http://energyfromthorium.com
Ho citato i punti salienti di quanto espone.
Quanto ai costi: il problema del costo del nucleare è proprio in primo luogo il costo, non prevedibile nel futuro, dell’approvigionamento.
Per capirci: qualsiasi “bruto” può fare un buco per terra, trovare del petrolio (sto semplificando a titolo di battuta solo per far passare il concetto) e mettere ciò che ha estratto in un barile, per vendermelo.
In realtà ciò comporta impianti e tecnologie avanzati, ma non poi sofisticatissimi e alla portata di un gran numero di competitors.
La tecnologia per produrre le pastiglie di ossido di Uranio arricchito “energy-grade” da mettere nelle barre di zirconio utilizzate in BWR e PWR è invece alla portata di pochissimi Paesi, essenzialmente USA, Russia, Francia, e in misura minore Cina, Regno Unito e Giappone. Nessuno di questi mi sembra propenso a grandi livelli di filantropia nei nostri confronti.
Quanto alle ragioni per cui la Francia si è così nuclearizzata, ne ho giĂ scritto sino alla noia. Che facciamo, ci cerchiamo anche noi uno stato africano con riserve di Uranio, lo destabilizziamo coi nostri servizi segreti, vi teniamo deste sanguinose guerre civili striscianti e senza visibilitĂ mediatica per decenni e ci andiamo a prendere il minerale uranifero a costi simbolici (magari in cambio di armi per il “generale dello Stato libero di Bananas” di turno)? Mi sa che in tutti i “posti buoni” questo ruolo se lo son conteso inglesi e americani…
Quanto poi alla frase “si può discutere se le tecnologie attuali di conservazione/smaltimento delle scorie non richiedano accorgimenti particolari (tipo: depositi geologicamente stabili) tali da ridurre i papabili depositi a un numero risibile, e aumentare i costi a un livello tale da compensare i benefici che ho citato sopra”, Lei da solo ha centrato il problema in un modo così perfetto e sintetico, da non dover aggiungere nessuno dei miei recentoi sproloqui.
E’ proprio quello il punto.
Gli americani – gli americani! – dopo tre decenni di studi, hanno declassato il livello di sicurezza minima garantita del loro famoso deposito sotterraneo per le scorie in progetto, e son giunti alla conclusione che lĂ vi potranno tenere con ragionevole fiducia solo le scorie a piĂą basso tenore (quelle di terza categoria).
E le altre? Dall’accensione della prima centrale per usi pacifici di interesse commerciale, quella di Calder Hall in Inghilterra (1956 se non ricordo male), son passati cinque decenni e mezzo, e ancora NESSUNO sa con certezza cosa fare di quanto di piĂą pericoloso, insieme alle diossine e al VX, l’uomo abbia prodotto nel corso della sua storia.
Le scorie nucleari, non sono un “normale rifiuto”, come i metaboliti del nostro corpo, la cacca e la pipì. Magari…
Andiamo bene… passiamo la patata bollente ai suoi nipoti?
Bé, quella che per ora va bene per Convegni, studi accademici e pubblicazioni scientifiche piene di speranza è la tecnologia del nucleare a fusione.
Per ora, è un wishwilling che non ha superato la fase di costosissimi esperimenti per dimostrare che è possibile il confinamento del plasma (il problema tecnico principale).
I tempi? ogni volta si parla di vent’anni, e poi passati cinque… in realtĂ ce ne vogliono forse ancora venticinque, e poi dopo altri cinque ci dicono che fra trenta sarĂ una realtĂ produttiva, e poi dopo altri cinque garantiscono che entro mezzo secolo avremo il nucleare da fusione per far girare la nostra lavatrice… non so se ho reso l’idea. Man mano che vanno avanti scoprono sempre nuovi problemi da risolvere, perciò per ora non ci facciamo conto.
Il reattore al Torio, invece, a livello sperimentale ha giĂ funzionato, e la sua implementazione pratica – peraltro molto piĂą economica dei reattori a fissione tradizionali – richiederebbe circa 15 anni e un costo dell’ordine di 500 milioni di euro ad impianto: bassissimo, fra un ottavo e un decimo rispetto ad una centrale a fissione tradizionale. Però bisogna volerlo: Cina e India sono interessatissimi, e stanno giĂ studiando il modo per fare i primi, non in un altro secolo, il prima possibile.
E Rubbia in Spagna lavora come un matto: in Italia lo abbiamo praticamente licenziato – a rigore lo ha fatto questo governo, di cui aveva criticato le scelte in termini di gestione dell’energia. Cacciato. Uno dei tre premi Nobel Italiani viventi, a che mi risulti (con Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini).
Ma abbiamo una consolidata tradizione in questo: le leggi razziali firmate da Mussolini costrinsero nel 1938 Enrico Fermi a fuggire negli USA, dal momento che la moglie era ebrea… passò a Stoccolma a ritirare il Nobel appena conseguito, e proseguì per gli Stati Uniti. Il resto è storia.
E un altro piccolo uomo, ultimamente, ha ottenuto in modo certo meno potenzialmente violento ma non meno efficace nei risultati, in definitiva la stessa cosa con Rubbia.
Colpevole di pensare con la sua testa di fisico, e di non averlo omaggiato a sufficienza.
@Valerio Ricciardi
La questione della fusione è abbastanza complessa:
1) ITER è un leviatano che non combinerĂ nulla di buono. Semplicemente l’approccio, anche se funzionasse, costa troppo.
Il prototipo costa 20 miliardi di € (se andasse tutto bene), un impianto funzionante costerebbe 10 volte tanto e richiederebbe 10-15 anni per la costruizione. Economicamente è meglio la lignite.
Comunque, ci sono alcuni progetti privati (con qualche input pubblico)
2) C’è http://www.lawrencevilleplasmaphysics.com
3) Helion Energy http://nextbigfuture.com/2011/04/helion-energy-nuclear-fusion-by.html
4) Energy/Matter Conversion Corporation http://www.emc2fusion.org/
e almeno un paio di altre che lavorano su tecnologie differenti per ottenere la fusione
L’ultima è la piĂą promettente, dato che viene finanziata dalla US Navy, ed ha giĂ completato con successo vari test di fattibilitĂ :
Dimenticavo, di fusione ci sarebbe anche l’ “energy catalyzer” (e-cat) di Rossi e Focardi, che è stato presentato a Bologna in gennaio e sta suscitando interesse e controversie.
Di questo si saprà qualche cosa di sicuro solo in Ottobre 2011, quando dovrebbero inaugurare il primo impianto da 1MW termici in Grecia. La cosa buona di questa tecnologia, se funziona, è che usa nickel e idrogeno come carburante (quindi roba che costa pochissimo), produce molta energia e il modulo base (4 kW) ha dimensioni ridottissime; quindi può essere prodotto su larga scala industrialmente abbastanza facilmente (il segreto starebbe nella preparazione della polvere e in un catalizzatore che facilita la reazione).
Da ingegnere condivido quanto scrive il dott. Valerio Ricciardi. E’ un piacere leggere da persone competenti ed equlibrate. Potrei aggiungere ltre considerazoni tecniche (assenza di caratteristiche di sicurezza passiva atte a prevenire un meltdown in assensa di sistemi attivi a fronte di una potenza nominale partcolarmente alta: ricordo che sostanzialmente in proporzione alal poenza nominale cresce la potenza da disipare per raggiunger il “cold shutdown” fallito a Fukushima), etiche (caratteristiche di safety “enfatizzate” invece confondendo un pò le acque anche rispetto all’impatto di un eventuale aereo sulla cupola del reattore), economiche (meccanismi di formazione del prezzo sulla borsa dell’energia, LCOE, praticabilitĂ e trend di costo delle alternative rinnovabili – denigrate molto spesso molto oltre i loro effettivi limiti, che peraltro sono quelli si in continuo miglioramento anno dopo anno e non a cicli ventennali),….
i francesi ci vendono energia nucleare .. scusatemi ma se facessimo sul nostro territorio centrali con tecnologia francese, esercite da una aienda francese, con combustibile preparato da una azienda francese ed estratto (in Niger) da una aizneda francese credete che lo pagheremmo meno ?
e perchè mai ? EDF vuole fare altre centrali ? I francesi sono orgogliosi del loro EPR ? ma ne costruiscano qualcun altro in francia llora sarà sempre meno un pò più lontano e meno pericoloso anche in caso di incidenti estremi
saluti
prima di parlare di futuristiche e improbabili ipotesi di fusione nucleare controllata, preferirei vedere consolidata l apiscina 4 di fukushima, sommersi i rods dei reattori 1 e 3, immagazinata e trattata l’acqua altamente contaminata, “pluggato” il wetwell del reattore 2, finalmente incapsulati almeno nelle tende a filtraggio i reattori 1,2,3,4.
Ma ci rendiamo conto che l’incidente è tutt’altro che concluso, la gente rischia ancora la vita e il Giappone un bel collasso economico ?
La fusione, Terrapower e i traveling wave, i piccoli reattori modulari (NUSCALE) tenuti in piscine che misteriosament e “attenuerebbero” le onde sismiche (davvero forse valerio ci vorrĂ dare un parere anche su questo) e compagnia bella…. quando in Giappone hanno fatto disastri sulla tecnologia piĂą semplice e collaudata ?
Ma un pò di sana ottimizzazione energetica, investimenti mirati sulle rinnovabili, sulla intelligent grid no ?
Troppo poco “sexy” per l’ego dominante dell’uomo ?
Troppo poco redditizie per i privati ?
ma davvero non ci è bastata Fukushima ?
Vogliamo davvero la fine del mondo ?
Fosse per me francamente non me ne fregherebbe piĂą di tanto, ma ho dei figli..
Ogni anno muoiono 2500 minatori cinesi per l’estrazione del carbone, e gni settimana, sempre in Cina, si inaugura una nuova centrale di rozza tecnologia a carbone.
Tutto questo mentre l’organizzazione mondiale della sanitĂ stima in 1 milione all’anno i morti indotti per la combustione di combustibili fossili nel mondo.
E’ interessante la querelle sul nucleare e la legittima paura che la catastrofe giapponese ha generato.
Ma i nostri problemi non si stanno spostando di 1 mm, mentre i nostri ecologisti credono che la salvezza arrivi dai parcheggi di fotovoltaico (comprato in Cina) o da centrali a biogas che bruciano cibo(mais) per ottenere elettricitĂ .
Il prof. Coppi del MIT di Boston,ai tempi di Chernobyl era in Russia e fu tra i primi a sapere dell’incidente. Quando, tornato in Italia, cercò di spiegare che il disastro fu di completa responsabilitĂ politica e militare e che il nucleare rimaneva l’unica opportunitĂ dei prossimi quarant’anni per sostituire startegicamente il petrolio, non gli diedero nemmeno retta per timore di siluramenti elettorali.
Il Prof. votò no al referendum, per essendo tra i piĂą grandi fisici nucleari del mondo, perchè ritenne pericolosa la paviditĂ e l’incompetenza della classe politica italiana.
La societĂ italiana non è migliore della politica che esprime, perciò meglio comprare all’estero il frutto di scelte che non sappiamo fare.
Questo pensiero non si contrappone alle sensate osservazioni del sig. Ricciardi ma ne ricordano il contesto.
@ Luca Bevilacqua: sa che nemmeno due mesi fa un signore che ha un ruolo in Sogein manco piccolo è andato a parlare nel programma Zapping di Aldo Forbice (una delle figure di “giornalista” piĂą lontane da come si dovrebbe a mio avviso stare al mondo, un uomo che non nega mai il diritto di parola a nessuno che la pensi esattamente come lui e come il Governo) e sul fotovoltaico ha tagliato corto dicendo che “al massimo va bene per accendere le lucine dell’albero di Natale”?
Io condivido completamente quanto scrive, fermo restando che con mio sommo dispiacere sospetto – magari mi sbagliassi!!!!!! – che di una certa quota, bassa quanto umanamente possibile, di energia dall’atomo non si potrĂ fare a meno per molti decenni.
Tanto vale, invece che essere genericamente antinuclearisti ed essere facilmente tacciati di ogni sorta di nefandezze luddiste da gente… che nemmeno tipicamente sa chi erano e che volevano i luddisti, si entri nel merito del problema e si discetti con ragionamenti e valutando le varie possibilitĂ di casi specifici, modelli specifici di reattori, tpipologie specifiche di centrali.
E, ad oggi, l’idea di Rubbia mi sembrerebbe (se qualcuno mi può coreeggere penderò dalle sue labbra) che nell’ambito della produzione di energia elettrica (e calore residuo per teleriscaldamento, perchĂ© no?) da fissione nucleare sia di gran lunga la meno peggio.
Non fosse perchĂ© la necessitĂ di un acceleratore di particelle acceso e focalizzato sul bersaglio di Torio per permettere alla reazione di autosostentarsi sarebbe una sicurezza intrinseca, in quanto non legata al rispetto di una procedura o al funzionamento di una stramaledettissima valvola che… piĂą da progetto ha un aprobabilitĂ su cento miliardi di non funzionare, piĂą nei fatti quando qualcosa va storto è la prima a bloccarsi…
Se a un reattore “filosofia Rubbia” uno tsunami allaga e spazza via la sala di controllo, la prima cosa che si spegne di sicuro è l’acceleratore, rimasto senza energia… e almeno la fissione si ferma, da sola, punto e stop, non perchĂ© qualcosa alla bisogna ha funzionato con te che stai con le dita incrociate, ma proprio perchĂ© qualcosa non funziona piĂą.
Poi, naturalmente c’è sempre il problema di smaltire il calore residuo, che è sempre una grana enorme, mica un bruscolino, ma almeno la tua pellaccia e quella dei tuoi vicini, parenti e nipoti non è subordinata alla discesa regolare e senza intoppi sino in fondo delle barre di controllo o al funzionamento di un circuito che controlla un circuito che sovrintende a un circuito…
Nel mentre, la macchina della disinformatcja va a tremila: prima di Three Miles Island nulla poteva mai succedere, le centrali erano sicure, poi dopo Three Miles Island alla fine si, qualcosa di serio può succedere ma come vedete alla fine è andato tutto bene perciò le centrali sono sicure, poi c’è stato Chernobyl, si, ma quelli erano reattori a canali moderatoi a grafite tipo RBMK, in Occidente non sarebbero stati, oggi come oggi, nemmeno omologati, lo sanno tutti che i russi sono matti e poi quella è una dittatura ottusa e burocratica che non permette il controllo democratico sulle tecnologie, in Occidente non potrebbe mai succedere, le centrali OCCIDENTALI sono sicure, adesso…
…adesso il Paese che a detta di tutti ha scritto la storia delle tecnologie antisismiche e della sicurezza generalizzata degli impianti, quello in cui i bimbetti di tre anni fanno esercitazioni di protezione Civile e vengono fotografati dagli ammirati fotoreporter stranieri mentre alla simulazione di terremoto si mettono da soli sotto i banchi per proteggersi dagli eventuali calcinacci…
…arriva una scossa (credetemi, almeno quello in vita mia l’ho studiato decentemente) assolutamente non imprevedibile vista la natura geologica di quel paese e la sua storia sismica… e subito salta tutto, perdono il controllo e si ritrovano terrorizzati a cercar di tirare sopra al vessel getti di acqua di mare con le pompe dei VVFF… come a Windscale, oggi Calder Hall (solo che lì era un piccolo fiume la fonte) il 7 ottobre 1957… son passati 53 anni, e stiamo ancora a tirare l’acqua sui vessel per cercare di domarli?
GiĂ ci hanno detto “si, è vero, però quella era una centrale di vecchia generazione, con quelle di nuova non sarebbe mai potuto succedere…” …ah, ho capito, sissi, certo.
Che ci diranno la volta dopo?
@ Riccardo: condivido la sostanza e la forma delle sue puntualizzazioni.
E’ verissimo, non vero che “Ogni anno muoiono 2500 minatori cinesi per l’estrazione del carbone, e gni settimana, sempre in Cina, si inaugura una nuova centrale di rozza tecnologia a carbone.
Tutto questo mentre l’organizzazione mondiale della sanitĂ stima in 1 milione all’anno i morti indotti per la combustione di combustibili fossili nel mondo”.
Così come dice la pura verità quando afferma
“i nostri problemi non si stanno spostando di 1 mm, mentre i nostri ecologisti credono che la salvezza arrivi dai parcheggi di fotovoltaico (comprato in Cina) o da centrali a biogas che bruciano cibo (mais) per ottenere elettricitĂ ”.
Guardi, noi di ecologisti degni di questo nome forse non ne abbiamo nemmeno: l’incompetenza e la faciloneria regnano sovrane. L’ecologia è materia troppo seria per lasciarla gestire ai c.d. verdi…
Quanto poi a
“Il prof. Coppi del MIT di Boston,ai tempi di Chernobyl era in Russia e fu tra i primi a sapere dell’incidente. Quando, tornato in Italia, cercò di spiegare che il disastro fu di completa responsabilitĂ politica e militare e che il nucleare rimaneva l’unica opportunitĂ dei prossimi quarant’anni per sostituire startegicamente il petrolio, non gli diedero nemmeno retta per timore di siluramenti elettorali”.
E’ verissimo! Come scrisse anche pochi anni fa un nuclearista pensante, l’ing. Pio Spezia, quello fu un incidente generato da una catena di errori uno peggiore dell’altro, uno piĂą presuntuoso dell’altro decisi da chi aveva il potere di decidere piĂą che il senno, errori che se ne fossero stati fatti invece che sei, solo cinque,forse non saltava nulla…
Però non le sfuggirà davvero di aver riportato (evidentemente le sembrava significativo) anche che
“Il Prof. Coppi votò no al referendum, per essendo tra i piĂą grandi fisici nucleari del mondo, perchè ritenne pericolosa la paviditĂ e l’incompetenza della classe politica italiana”.
Che è una frase pesante. Proprio quel che penso io. No, dico, in Sicilia hanno arrestato un po’ di gente di un grande cementificio, giĂ indicato fra i contractors predestinati per la Grande Opera Ponte sullo Stretto giĂ stava vendendo cemento depotenziato, ossia insacchettato come 4.25 o 9.00 (da pilastri) ma che non rispettava nemmeno il capitolato per il livello 3.25… a ‘sta gente qui daremo parte del lavoro per fare una centrale nucleare? Ma che Dio me ne scampi e liberi! Si userĂ il manuale Cencelli per ripartire fra aziendi di famiglia di esponenti politici la fabbricazione di componentistica da cui dipenderebbe la pellaccia di generazioni?
“Questo pensiero non si contrappone alle sensate osservazioni del sig. Ricciardi”
Grazie di cuore.