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Nucleare. Incapaci

L’Italia del passato ha una storia nucleare sofferta e gloriosa. L’Italia del presente ci ha riprovato, ma l’illusione è durata un battito di ciglia. Forse avevano ragione quelli che dicevano che il nostro paese non è capace di gestire sistemi complessi. Fatto sta che l’odierna decisione di soffocare l’atomo è una esemplare testimonianza di pressapochismo politico ed elettorale.

Il primo ciclo del nucleare civile e commerciale iniziò negli anni in cui l’atomo era la frontiera più esaltante della tecnologia energetica, e finì sigillato nel sarcofago di Chernobyl. La costruzione del primo reattore commerciale, quello di Borgo Sabotino, iniziò l’11 gennaio 1958. L’impianto, della potenza di 153 MWe, raggiunse la criticità il 27 dicembre 1962, venne connesso alla rete circa un anno dopo, e continuò a produrre energia fino allo spegnimento, qualche mese prima del referendum del 1987.

Gli ultimi reattori a essere portati in “shutdown” furono quelli di Caorso e Trino Vercellese, mandati in pensione lo stesso giorno, il 7 gennaio 1990. Quindi, sull’immaginaria lapide di Mr Nucleare Italiano Sr, dovrebbero stare scolpite le date: 11 gennaio 1958-7 gennaio 1990, e la scritta: nato da madre privata e allevato da patrigno statale. Invece, Nucleare Italiano Junior non avrà mai una lapide. Nucleare Italiano Junior, concepito durante una sveltina con gli elettori nel 2008, è morto di aborto (quasi) spontaneo. L’anestesista Giulio Tremonti e l’ostetrica Silvio Berlusconi non hanno saputo, potuto o voluto salvare il feto.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un emendamento che abroga tutte le norme approvate nell’ambito del percorso di ritorno al nucleare che era stato uno dei punti qualificanti del programma elettorale del Pdl (PDF). La prima conseguenza di questa decisione è quella di far saltare il referendum previsto per il 12-13 giugno. Presa singolarmente, questa è una buona notizia. Non solo perché, come ho già spiegato, tenere un referendum su una tecnologia è una bestialità intellettuale, ma anche perché il modo in cui il governo ha gestito la faccenda – già prima di Fukushima, ma soprattutto da Fukushima in poi – è stato talmente imbarazzante da rendere il paese del tutto privo di attrattività per chiunque abbia intenzione di scommettere finanziariamente sul nucleare. L’ottimista potrebbe commentare, insomma, che in fin dei conti grazie a questa decisione eviteremo che sia l’orgia referendaria a sancire una rinuncia che è scritta nei fatti.

La seconda conseguenza, però, non è altrettanto spensierata. Rinnegando le decisioni prese negli ultimi due anni, il governo contribuisce ad acuire la percezione dell’Italia come un paese inaffidabile, lunatico e confusionario. A ciò contribuiscono almeno due fatti. Il primo è che, secondo persone vicine al dossier, a monte del colpo di spugna sta un colpo di mano: a giugno gli italiani dovranno pronunciarsi su quattro quesiti, uno sull’atomo, due sull’acqua (di cui temo parleremo a breve), e uno sul legittimo impedimento. Temendo che Fukushima avrebbe spinto alle urne un numero troppo alto di italiani, l’esecutivo avrebbe scelto di sacrificare il nucleare (e vedremo l’acqua) sull’altare del legittimo impedimento. Personalmente non ho una posizione sul tema, e non sono un accanito osservatore di quel che accade nel letto del premier. Trovo però che passare dalle leggi (presunte) ad personam alle abrogazioni para culum sia un deciso salto di qualità. In tutto questo si inserisce la partita di potere che Tremonti sta giocando, nella quale la freddezza con cui il ministro parla dell’atomo (incluse le ripetute contraddizioni sul “debito atomico”) non è altro che il suo modo di mandare segnali più o meno obliqui (nella sua testa, nucleare è sinonimo di Francia, e Francia significa Parmalat ed Edison). Vedere in modo strumentale gli investimenti ad alta intensità di capitale – investimenti di cui il nostro paese ha dannatamente bisogno, e non solo nel nucleare – è il modo migliore per scoraggiare gli investitori e mettere in fuga i capitali.

Se poi dietro all’operazione c’è la tentazione di consumare la furbata – far saltare il referendum per poi riproporre le stesse norme appena abrogate – si sappia che questo non è solo politicamente sconcio, ma anche tecnicamente patetico. I mercati hanno ricevuto forte e chiaro il codice Morse emanato da Palazzo Chigi, e questa sequenza di punti e linee dice una sola cosa: questo non è un paese serio.

Come per la radioattività di Fukushima, le conseguenze di questa incredibile decisione del governo arriveranno molto lontano, nello spazio e nel tempo. Forse il governo salverà il legittimo impedimento, forse Tremonti ha lanciato l’ennesimo segnale ad antenne in grado di captarlo, ma noi che non siamo legittimamente impediti e che abbiamo antenne più rozze in tutto questo vediamo solo la testimonianza di un ceto politico allo sbando. Un ceto politico senza idee e senza la forza di difendere le idee che dice di avere. Un ceto politico senza progettualità, senza capacità e senza credibilità. Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile.

19 aprile 2011 energia, nucleare , , , , ,

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  1. Gianluca Aiello
    19 aprile 2011 a 18:10 | #1

    Come darti dorto?
    Io sono contrario al nucleare, ma indipendentemente è l’incapacitĂ  di tenere un minimo di coerenza nelle proprie scelte che rende i piĂą recenti governi nazionali un danno per l’Italia.

  2. P. Tisbo
    19 aprile 2011 a 18:55 | #2

    Sono d’accordo con ogni parola, questo è un giorno molto triste.

  3. Biagio
    19 aprile 2011 a 19:05 | #3

    @P. Tisbo
    Questo giorno è triste, secondo me, non perché il governo ha deciso di rinunciare al nucleare, ma per il motivo per il quale ha rinunciato.

    Per non essere sconfitto in una qualsiasi votazione e quindi PER NON PERDERE IL POTERE il capo del governo farebbe qualsiasi cosa, senza mai chiedersi se la cosa giova o no all’Italia.

  4. Alberto P
    19 aprile 2011 a 19:38 | #4

    Giannino continua a difenderlo ma io sono dell’opinione che avere un ministro come Tremonti ci costerĂ  la permanenza nel novero dei paesi industrializzati. Tra inversione dell’onere della prova, avvisi di accertamento che da Giugno diventeranno titoli esecutivi nelle mani dell’Agenzia delle entrate ed ora queste furbate autolesioniste, che rimarrĂ  di questo paese ? E soprattutto, chi ci rimarrĂ  ? Forse nemmeno noi, quando il barile schizzerĂ  a 500 USD.

  5. gnl
    19 aprile 2011 a 20:04 | #5

    “Basta, non possiamo perdere le elezioni per il nucleare”, l’aveva mica detto la Prestiggiacomo? Non perdono le elezioni, si liberano del fastidioso referendum, salvano il legittimo impedimento. Evvai. Ma che, volevate vedere Vendola mano nella mano con Joschka Fischer al prossimo vertice europeo?

  6. armando
    19 aprile 2011 a 20:31 | #6

    sono d accordo e mi sembra che questo governo stia diventando
    sempre piu democristiano

  7. Marco
    19 aprile 2011 a 20:41 | #7

    Sì, è così.
    Questo governo, tolti un paio, tre al massimo (il solito Tremonti e pochi altri..), non vale una cicca, come quelli che lo hanno preceduto del resto.
    Se Gheddafi non sanno dove mandarlo, prendiamolo noi se loro in cambio si prendono tutta la classe politica nostrana, opposizione inclusa. Amen. Berlusconi è assolutamente inutile quando non dannoso, i suoi oppositori… pure.

  8. calipsom
    19 aprile 2011 a 22:08 | #8

    A chi va di piĂą la colpa di questo sbandamento atomico. Al Governo che ha dimostrato incoerenza e codardia, oppure all’Opposizione, che cavalcando in modo altrettanto sconcio le nefasate ubbie della popolazione (ecco il vero populismo!) lo ha indotto a questa sciagurata scelta?

  9. sinbad
    19 aprile 2011 a 22:13 | #9

    “Il nostro Paese non è capace di gestire sistemi complessi”
    mmmhhh….non è capace o se ne guarda bene di applicarli?
    I sistemi complessi sono necessariamente sinonimo di “migliori”?
    Operare nel quarto quadrante di Taleb con le gaussiane non è suicida?

    SarĂ  stata una manovra politica ma l’affossamento del nucleare a tecnologia classica è una benedizione. I francesi e i giapponesi se ne stanno accorgendo…

    Aggiungo una noticina che piĂą volte ho cercato di far passare qui.
    Probabilmente è stata una mossa politica ma….l’azione di lobby delle aziende interessate al nucleare era altrettanto limpida e trasparante???

    Si rassegni Stagnaro…le consiglio la Cina. Lì sono disposti a tutto pur di far girare l’economia. Mi creda, lì troverĂ  le soddisfazioni che cerca.
    sinbad

  10. Roberto
    19 aprile 2011 a 22:43 | #10

    Condivido il fatto che qui in Italia vince la furbata nel breve, piuttosto che una progettualitĂ  esplicita, in qualunque settore.
    Per quanto riguarda il referendum sul nucleare, io ne avrei proposto in parallelo uno per vietare la circolazione delle auto. Quanti sono i morti, non di terremoto o maremoto, ma di nucleare a Fukushima? e quanti a Three Mile Island? Quanti a Cernobyl? Ebbene in Italia ogni anno (non una tantum) muoiono circa 6000 persone e rimangono ferite circa 100 000 per incidenti automobilistici, senza contare l’inquinamento causato dalle particelle dei freni, dei pneumatici e gliscarti della combustione che si disperdono nell’ambiente… quindi se si vuole evitare il rischio. Insomma, come si diceva un tempo, occorre portare alle estreme conseguenze le contraddizioni intrinseche del sistema (qui non capitalista, ma “emozionalista”)

  11. 20 aprile 2011 a 0:24 | #11

    Dopo gli ultimi pesanti scazzi tra Berlusconi e Sarkozy sembra quasi ovvio questo stop.
    Tu non fai passarei tunisini, io non compro le tue centrali. E non è l’ultima puntata …

  12. Riccardo
    20 aprile 2011 a 7:09 | #12

    All’epoca dei fatti, il prof. Coppi del Mit di Boston, fu il primo a sapere di Chernobyl e delle sue vere cause riferitegli da uno dei padri del nucleare sovietico. Quando tornò in Italia cercò di spiegare a ogni parte politica il motivo della catastrofe ucraina ma nessuno lo ascoltò perchè spaventati dall’orientamento della pubblica opinione.
    Decise perciò al referendum successivo di votare no, pur essendo uno dei maggiori ricercatori mondiali di nucleare a fusione.
    Votò no perchè aveva intuito che, al di lĂ  di ogni strategia energetica che rende inevitabile il nucleare nel mondo (se non vogliamo morire di inquinamento primario), l’opzione italiana è impercorribile per palese incapacitĂ  politica e paviditĂ  civile.
    Ha ragione.

  13. marco
    20 aprile 2011 a 7:20 | #13

    vedo che l’incapacitĂ  di questo governo ogni tanto lascia senza parole anche voi liberisti convinti. è meglio così questi non sanno gestire nulla, figuriamoci il nucleare, che piĂą che un sistema complesso è un sistema molto pericoloso ! per tutti e per sempre !
    siamo sempre al punto di partenza: senza una classe dirigente di valore non si può impostare nessuna politica. l’unica politica in questo momento è quella di evitare i processi a B. null’altro.
    non c’è nè politica economica nè politica industriale e men che meno un piano energetico.
    FinirĂ  un giorno tutto questo…e poi si inizierĂ  nuovamente a parlare di politica.
    non confondiamo perĂ  B. con i democristiani, loro un’idea della politica, discutibile magari, ma ce l’avevano.

  14. Marco Messina
    20 aprile 2011 a 7:31 | #14

    La realizzazione di centrali nucleari è molto delicata. In Italia non c’è l’adeguata informazione su tale argomento. Nemmeno il nostro governo conosce tutte le possibilitĂ  attualmente presenti sul mercato. Basta fare una piccola ricerca su internt per vedere come fisici italiani stanno lavorando sull’idea di un nuovo tipo di nucleare. Provate a cercare questi 2 fisici: Rossi, Focardi.
    Maggiori info qui: http://archeng.altervista.org/forum/viewforum.php?f=8

  15. Graziano Patti
    20 aprile 2011 a 8:27 | #15

    Pagliacci irresponsabili, al ridicolo governo e all’opposizione che gongola.

  16. Alessandro
    20 aprile 2011 a 8:56 | #16

    Una domanda a tutti quelli che gridano allo scandalo. Quale era l’alternativa? Laciare decidere a una massa di incompetenti (nel senso letterale del termine) il futuro energetico del paese? La mia opinione è che andrebbe indetto un referendum per abolire i REFERENDUM!!

  17. Ugo Pellegri
    20 aprile 2011 a 9:04 | #17

    Dilettanti allo sbaraglio!

  18. 20 aprile 2011 a 9:28 | #18

    Sono tremendamente deluso, ma pazienza, ce ne faremo una ragione e come sempre andremo avanti.
    E’ evidente (come lo è sempre stato) che al governo Italiano (a questo come a tutti i precedenti) non gliene freghi un tubo della programmazione energetica, ma è piĂą interessato alla pianificazione presente con una attenzione quasi spasmodica al consenso, non per cercare soluzioni responsabili e percorribili per la gente, ma soluzioni populistiche per cercare di continuare a governare (chi e cosa?), e oggi con il voto amministrativo e i referendum alle porte questa evidenza diviene quasi una certezza.
    Poco importa se fra 20 o 30 anni saranno in nostri figli a pagare dazio delle scelte di oggi, l’importante per chi deve decidere in Italia è avere il consenso subito…
    Poveri noi, povera Italia.

  19. Silvio
    20 aprile 2011 a 9:33 | #19

    bravo Carlo, articolo ineccepibile, aggiungo solo “investimenti ad alta intensitĂ  di capitale” E PERSONALE QUALIFICATO… invece il modello Italia prevede l’esportazione di cervelli e l’importazione di braccia. E poi i sondaggi li guardano solo per il nucleare? E’ vero che le resistenze maggiori si incontrano per i provvedimenti utili, ma è chiaro che il Governo non ha una strategia, c’è solo l’ordinaria amministrazione il mantenimento dello status quo e in questo contesto non c’è posto per qualcosa che vada al di lĂ  dell’agenda settimanale.

  20. carlo grezio
    20 aprile 2011 a 9:40 | #20

    pensare che gente come tremonti,sacconi, romani,prestigiacomo,berlusconi dovessero occuparsi di nucleare era cosa che metteva i brividi a qualunque persona avveduta.
    ma per fortuna avevamo fatto il solito errore di prenderli sul serio, che avessero davvero una strategia in campo energetico.
    tranquilli era la solita cialtronata, chiacchiere senza significato, senza nessun background, senza soldi , senza idee, solo un trucco per infinocchiare ancora un pò i soliti trinariciuti.
    meglio così.
    a proposito qualcuno si è già accorto che il PNR presentato da tremonti è di nuovo una lunga sequenza di pagine vuote ? con qualche dato qua e la truffaldino.

  21. MitMar
    20 aprile 2011 a 10:12 | #21

    D’accordissimo su tutto. La ragione, però, sta paradossalmente in ciò che Berlusconi va cianciando da anni ovvero che il presidente del Consiglio, in Italia, non ha alcun potere e, con lui, tutto il governo.
    Mi spiego: con la complicitĂ  di tutto l’arco parlamentare attraverso questa legge elettorale incivile, Berlusconi ha realizzato un sistema per cui riesce ad imporre esclusivamente leggine per pararsi dagli atttacchi della procura di Milano (che ci sono e solo un cieco non li vede).
    Ciò nonostante, non riesce ad imporre alcunchè di lungo periodo primo perchè se ne frega secondo perchè, per qualsiasi iniziativa che non sia sulla sua difesa nei tribunali, i parlamentari ripartono in tutte le direzioni senza controllo.
    La gravitĂ  del secondo punto sta nel fatto che qualsiasi presidente del consiglio sarebbe nella stessa situazione.
    Riassumendo i problemi stanno nella legge elettorale e nel sistema di governo che Berlusconi ha plasmato a proprio uso e consumo.
    Che poi lo abbia fatto perchè i PM di Milano fanno regolarmente lo stesso con la legge (basti l’ultima comunicazione di Bruti Liberati che antepone una direttiva europea alla legge italiana sul reato di immigrazione clandestina), non lo giustifica affatto.

  22. Giovanni Bravin
    20 aprile 2011 a 10:23 | #22

    @Nicola Nisio
    Farei un passo indietro. Nessun media si è chiesto come mai i Francesi fossero tanto ansiosi di iniziare a bombardare la Libya e Gheddafi, prima che l’EU e la NATO si esprimessero in proposito?

  23. Vittorio Nappi
    20 aprile 2011 a 10:35 | #23

    Nucleare, internazionalizzazione delle imprese, distretti industriali, formazione di qualitĂ , meritocrazia, riforma della giustizia CIVILE, Corruzione, Apertura del Sistema Bancario, Incentivazioni selettive … devo continuare la lista del fallimento?

  24. elena
    20 aprile 2011 a 10:40 | #24

    Ma cosa deve fare una giovane ricercatrice come la sottoscritta? Sembra sempre piĂą evidente che l’unica risposta possibile è EMIGRARE.
    I falsi liberisti che ci governano dovrebbero iniziare a pensare di tornare da dove sono venuti: a casa. Quanto accaduto sul nucleare lo conferma.
    Magari qualcuno che davvero seriamente vuole agire per far crescere l’Italia e liberare le risorse (tante a mio avviso) che ci sono c’è…
    almeno lo spero

  25. diana
    20 aprile 2011 a 12:51 | #25

    @ calipsom: vuol dire che se l’opposizione riuscisse a ‘sobillare’ gli elettori e i sondaggi segnalassero gradimento minimo per il premier, Berlusconi darebbe le dimissioni? ;)
    Nel 1987, almeno, lo stop di strategia era stato guidato da una scelta energetica (spostamento verso il gas, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato)…

  26. Pastore Sardo
    20 aprile 2011 a 13:18 | #26

    La colpa è sempre del governo, anche se la maggior parte degli italiani sono poco lungimiranti e pensano di essere meglio degli altri e non capiscono che se una centrale negli stati confinanti ha problemi il risultato non cambia in termini di lati negativi.

    Nei quotidiani sardi ho trovato titoli del tipo “la Sardegna esulta”, peccato che le industrie chimiche sarde chiudono principlamente perchè l’energia costa troppo e nonostante i noti problemi di inquinamento che accettano.

    E gli articoli impressionati in buona parte dei quotidiani contro il nucleare con rainews che ha trasmesso ore e ore ininterrotamente per giorni filmati sulla centrale gapponese invece di evidenziare la tragedia causato dallo tsunami.

    Noi accettiamo e foraggiamo questi programmi e questi giornali, anzi li usiamo contro il nemico.

    Abbiamo quello che meritiamo, il referendum per il nucleare non è come un referendum per decidere se vogliamo pagare le tasse, se sono considerati allo stesso modo è per colpa nostra.

    La scelta del governa è la conseguenza ed espressione della nostra poco lungimiranza e permettemi di aggiungere della nostra IDIOZIA

  27. Pastore Sardo
    20 aprile 2011 a 13:19 | #27

    La colpa è sempre del governo, anche se la maggior parte degli italiani sono poco lungimiranti e pensano di essere meglio degli altri e non capiscono che se una centrale negli stati confinanti ha problemi il risultato non cambia in termini di lati negativi.

    Nei quotidiani sardi ho trovato titoli del tipo “la Sardegna esulta”, peccato che le industrie chimiche sarde chiudono principlamente perchè l’energia costa troppo e nonostante i noti problemi di inquinamento che accettano.

    E gli articoli impressionati in buona parte dei quotidiani contro il nucleare con rainews che ha trasmesso ore e ore ininterrotamente per giorni filmati sulla centrale gapponese invece di evidenziare la tragedia causato dallo tsunami.

    Noi accettiamo e foraggiamo questi programmi e questi giornali, anzi li usiamo contro il nemico.

    Abbiamo quello che meritiamo, il referendum per il nucleare non è come un referendum per decidere se vogliamo pagare le tasse, se sono considerati allo stesso modo è per colpa nostra.

    La scelta del governo è la conseguenza ed espressione della nostra poco lungimiranza e permettemi di aggiungere della nostra IDIOZIA

  28. Stefano2
    20 aprile 2011 a 13:34 | #28

    Concordo pienamente con Stagnaro. La cosa peggiore non è il fallimento del progetto nucleare, ma il fatto che per la n-esima volta l’Italia ha dato il segnale di essere un Paese allo sbando, senza certezza del diritto, senza governo della legge, senza principi.
    Aggiungo poi una valutazione (personale) di carattere morale: questi politicanti non sono solo opportunisti e profittatori, ma sono anche dei luridi vigliacchi, perchĂ© non hanno avuto il coraggio nĂ© di difendere le proprie scelte di fronte alle lamentele emozionali dell’opinione pubblica, nĂ© di affrontare un referendum, pur sapendo che il risultato della votazione era quasi certo.

    Vergogna!

  29. Leonardo
    20 aprile 2011 a 13:51 | #29

    @Pastore Sardo

    “che se una centrale negli stati confinanti ha problemi il risultato non cambia in termini di lati negativi.”

    Cosaaaa??? Non cambiaaaa??? Cioe’ stare dalla parte di chi deve essere risarcito e’ la stessa cosa che stare dalla parte di chi deve riscarcireeeee?

    Oltre che gli effetti sono proporzionali al quadrato della distanza. Ma dimenticavo che questo e’ un dettaglio.

  30. alessandra fiore salvatori
    20 aprile 2011 a 14:06 | #30

    Se non sono all’altezza di governare, si Ă© visto in vari contenuti.
    Cambiamoli; sono li a fare un servizio alla Nazione
    qui c’Ă© in gioco il futuro….anche in questo l’ignavia italiana fa scuola….
    Alessandra

  31. calipsom
    20 aprile 2011 a 15:08 | #31

    @diana
    “Nel 1987, almeno, lo stop di strategia era stato guidato da una scelta energetica…” beh chiamare quella strategia è grossa, quello fu l’inizio del nostro precipitare nel baratro energetico. Mi sono sempre chiesto come mai Carxi fece quella fesseria: che incompetente che fu… ed oggi i politici non sono da meno… ma è quello che ci mertiamo, se è vero come è vero che il 75% degli italiani è contrario all’atomo… ah come aveva ragione Mussolini sull’inutilitĂ  di governare gli italiani! se non gli dai l’energia ti sputano addosso, se gliela dai ti sputano addosso. Ben gli sta!

  32. Gianluca
    20 aprile 2011 a 15:49 | #32

    perennemente incapaci di scegliere:
    http://www.pierferdinandocasini.it/2011/03/14/energia-nucleare-il-paese-che-non-sa-scegliere/

  33. 20 aprile 2011 a 17:02 | #33

    @Giovanni Bravin
    Ecco mi interessa sapere la tua opinione in merito. Come mai Sarkozy era così impaziente di bombardare Gheddafi?

  34. luciano pontiroli
    20 aprile 2011 a 17:19 | #34

    @MitMar
    Se l’immigrazione è materia di una direttiva UE, questa prevale sulle leggi nazionali difformi. Almeno in questo caso, non sembra corretto rimproverare Bruti Liberati.

  35. Roberto 51
    20 aprile 2011 a 17:40 | #35

    Convengo con lei su un punto: siamo governati da vecchi pusillanimi che agiscono per opportunitĂ  immediata senza una strategia. Prima hanno patrocinato il nucleare per avere dalla loro parte gli industriali, poi non hanno avuto il coraggio di affrontare la volontĂ  popolare per sostenere le loro posizioni, dopo aver offeso (non dimentico l’epiteto di”sciacallo” rilasciato a chi manifestava qualche dubbio) chi manifestava qualche dubbio.
    Non sono invece d’accordo con lei quando afferma che è assurdo che una massa di incompetenti si pronunci su una scelta tecnologica. Secondo me, vecchio ingegnere, non è assurdo per due motivi:
    1-Gli “esperti” troppe volte non conoscono o, peggio, nascondono i rischi delle tecnologie che trattano, spesso non per malafede ma perchĂ© se ne innamorano. Negli anni settanta gli ingegneri nucleari giuravano sulla sicurezza delle centrali di quegli anni. In altri campi quanti medicinali ritenuti sicuri si sono rivelati pericolosi? Quante volte, anche a Fukushima, in un primo momento hanno sottovalutato o minimizzato gli effetti di quanto stava accadendo? Questo gli incompetenti lo annusano al volo, mi creda.
    2-I termini della questione nucleare sono relativamente semplici e le capiscono anche gli incompetenti: a fronte di un vantaggio (energia) il rischio che si verifichi incidente grave è bassissimo ma gli effetti di tale evento sono catastrofici. Mio padre, 83enne, me l’ha tradotta così: “Se capitasse da noi quello che è successo in Giappone io, tu, i miei nipoti e i tuoi nipoti, perderemmo tutto: casa, lavoro, relazioni, piazze, caffĂ©, monumenti. Diventeremmo profughi. Io al referendum andrò a votare, contro il nucleare”.

  36. marco
    20 aprile 2011 a 18:58 | #36

    @luciano pontiroli
    Una direttiva non è direttamente applicabile se non con specifici crismi, solo i Regolamenti Comunitari hanno diretto recepimento all’interno degli ordinamenti statuali.
    E a voler essere precisi non sono applicabili nemmeno quelli se non ripresi da una legge interna che li converta.
    Diciamo che il cittadino che veda il proprio diritto fondare su di un Regolamento o su una Diritteva (che potrebbe essere direttamente applicabile) dovrebbe adire alla giurisdizione Europea per il risarcimento dei danni da parte dello stato inadempiente.

  37. Pastore Sardo
    20 aprile 2011 a 19:06 | #37

    @Leonardo

    Scusa Leonardo, fammi capire, pensi che l’Italiano non voglia il nucleare ma compra l’energia dalla Francia perchè se il territorio e le persone subiscono della radioattivitĂ  che arrivano dalla nazione a fianco ci facciamo risarcire?

    Una bella maestralata e poi calcoliamo il quadrato della distanza, in ogni caso è meglio una centrale nuova a fianco nel proprio territorio che una vecchia e poco controllata a fianco a Trieste

  38. roberto savastano
    21 aprile 2011 a 8:34 | #38

    @Alberto P non mi pare Giannino sia un gran difensore di Tremonti, con la sola esclusione dell’avere tenuto la barra dritta nella tempesta finanziaria, ma mi pare molto piĂą critiche che difensore

  39. Valerio Ricciardi
    21 aprile 2011 a 9:26 | #39

    Vorrei prima di tutto rispondere a “Pastore Sardo”.

    La Francia ha impostato il proprio approvvigionamento energetico sull’atomo per due ordini di ragioni.

    Nel 1958 Charles De Gaulle, in piena guerra fredda, decise di dotare l’esercito di un deterrente nucleare autonomo: la famosa Force de frappe (“forza d’urto”) per evolvere e implementare la quale nel 1966 decise anche di uscire dal comando militare della NATO (che venne infatti trasferito da Parigi a Bruxelles). GiĂ  il 13 febbraio del 1960 la prima atomica francese esplodeva nel deserto algerino. Questa filosofia di “autonomia della deterrenza” ha ispirato la politica interna ed estera francese con governi di destra e di sinistra fino ai nostri giorni; nasceva dall’affermazione di De Gaulle ”dubito l’URSS attaccherebbe un Paese in grado per ritorsione di uccidere 80 milioni di russi”.
    La conseguenza è che in Francia, piĂą che in ogni altro Paese al mondo, il nucleare militare e quello civile son sempre stati intimamente legati e che quest’ultimo ha ricevuto immensi finanziamenti pubblici. La legislazione del settore è stata, per scelta politica, mantenuta molto “leggera” e carente: per le comunitĂ  locali era praticamente impossibile contestare giuridicamente le dislocazioni degli impianti che potevano proliferate senza significativi ritardi. QUESTE sono le ragioni, e non considerazioni di opportunitĂ  economico/energetica, per cui oggi la Francia conta sul suo territorio ben 59 reattori nucleari sui 440 in funzione in tutti i paesi al mondo, e, cosa del tutto controcorrente, produce col nucleare il 76% del fabbisogno energetico nazionale. La ricerca in questo senso, per ragioni dunque MILITARI, è stata implementata al punto che oggi le francesi AREVA ed EDF sono fra i maggiori competitors tecnologici del settore.
    A questo punto immagino che lei si aspetti che il costo dell’energia, in Francia, fosse fra i piĂą bassi al mondo, e con livelli di emissioni di CO2 eccezionalmente favorevoli (mi accollo tanti rischi, faccio una scelta anche discutibile ma netta, ed ho dei vantaggi). Nemmeno per idea. Il costo dell’elettricitĂ , seppur inferiore al nostro, non è tra i piĂą bassi e per giunta tende a crescere negli ultimi anni senza mai tornare indietro.
    Le emissioni di CO2 sono restate praticamente invariate dal 1990, senza diminuire nemmeno un po’.. anzi nel 2007 sono aumentate del 10%.

    Non basta! Il prezzo moderato della corrente elettrica, invece di contribuire a una maggiore competitivitĂ  dell’industria francese… sempre nel 2007 il deficit delle importazioni della Francia ha sforato il tetto record dei 40 MILIARDI DI EURO; pagare un po’ meno la corrente elettrica ha incentivato abitudini un po’ folli ed ecologicamente dannose (ad es. non esiste un forno, in una cucina componibile venduta in Francia, che non sia elettrico nonostante il gas algerino sia acquistato a prezzi MOLTO piĂą competitivi di quelli spuntati da noi).

    Sviluppo di fonti energetiche alternative in Francia: zero. In Germania: a tappe forzate (e anche la Germania di centrali nucleari ne ha, eccome).
    Come non bastasse, la maggior parte degli impianti nucleari francesi attuali son prossimi allo spegnimento (gli oneri di dismissione sono talmente elevati da mangiarsi praticamente tutto il vantaggio accumulato col costo/kWh, ma vengono sempre minimizzati durante le operazioni di propaganda delle lobby connesse). La loro costruzione, ribadisco, è stata per la maggior parte finanziata da fondi pubblici.

    E il combustibile? Se guarda una carta geomineraria dell’Africa (io sono per formazione geologo, e mi son peritato a farlo) e va ad osservare i teatri di conflitti regionali degli ultimi trent’anni, in cui di riffa o di raffa sono state coinvolte forze armate francesi (ogni riferimento al ruolo della Francia nella tragedia del Ruanda è volutamente casuale, o la c.d. guerra fra Tchad e Libia di Gheddafi per il controllo del massiccio del Tibesti in cui si vedevano volare caccia supersonici… con le insegne del Tchad… che mai il governo di ‘Ndjamena avrebbe potuto permettersi… e dentro piloti che in radio parlavano un forbito francese dall’accento davvero troppo poco centrafricano…) noterĂ  che sono associati a siti in cui è presente minerale uranifero in quantitĂ  strategiche.

    Dove vado a parare? La Francia NON SOLO ha – a differenza di noi – la tecnologia per l’arricchimento dell’Uranio per realizzare le pasticche contenute nelle barre di combustibile (noi in Italia nemmeno arriveremmo a fare da soli la c.d. yellow kake, figurarsi il combustibile pronto e arricchito) ma la materia prima, in via di rapido esaurimento e i cui costi di mercato stanno crescendo negli ultimi lustri a dismisura, non lo paga a prezzo di mercato, ma solo a prezzo “politico” da governo compiacenti e dalla Francia interamente controllati, ossia, se lo va a prendere al prezzo che dice lei, con le buone o con le cattive. Spessissimo, con le cattive. Ho reso l’idea?

    Mi dica, signor “Pastore Sardo”: dove gli investimenti per realizzare impianti energetici importanti, che debbono stare sul mercato come prezzi, costi, ricavi, dove cioè ci si deve accollare in proprio tutti gli oneri, non solo quelli riportati sugli opuscoli di propaganda, come negli USA, per quale ragione il nucleare a fissione di II-III generazione è in netto e regolare declino?
    Perché le grandi compagnie private NON ci vogliono investire?

    NoterĂ  che qui, deliberatamente, dell’argomento “rischio” e dell’argomento “conseguenze degli incidenti” non ho voluto parlare.

    SONO I CONTI ECONOMICI del nucleare a fissione di II – III generazione che non tornano. E se lo scegli ed installi ORA, poi te lo tieni e te lo devi sciroppare sino ad ammortamento, anche quando gli altri – quelli che ragionano e non fanno battaglie ideologiche pro o contro – staranno giĂ  installando, nel numero minimo indispensabile per differenziare la produzione energetica in modo saggio, i reattori a fissione a Torio di IV generazione (tutt’altra musica, come rischi, come prospettive di durata dle combustibile, come efficienza, come sicurezza “intrinseca” dell’impianto in caso di malfunzionamento) che sta sviluppando il nostro Premio Nobel Carlo Rubbia, che peraltro il governo attuale ha licenziato e costretto ad andare a lavorare in Spagna (contentissima di papparselo e finanziarlo).

    Non è “IL NUCLEARE” in sĂ© la scelta da cassare in Italia ora e per sempre, è “IL NUCLEARE A FISSIONE BASATO SULL’UTILIZZO DI URANIO VARIAMENTE ARRICCHITO ED EVENTUALMENTE INTEGRATO CON PLUTONIO, DI II E DI III GENERAZIONE” – traduzione: i reattori PWR e BWR, nonchĂ© Advanced BWR, che i francesi di AREVA/EDF e gli americani di Westinghouse vogliono appiopparci. Appiopparci, appiopparci, nel senso di rifilarci, di riuscire a farci mettere una firma vincolante e poi te lo sciroppi tu, PRIMA che una classe politica meno rozza, ignorante, impreparata e corruttibile della attuale (arriverĂ  mai?) sappia ragionare seriamente sul problema non sulla base solo di sondaggi, convenienze politiche, “favori” dai lobbisti di turno… e lavori nell’interesse del Paese per quanto attiene all’approvigionamento energetico.
    Allora per AREVA e Westinghouse sarebbero tempi bui…

    Approvvigionamento energetico che in un ottica di differenziazione, a mio avviso, difficilmente sul medio-lungo periodo potrĂ  prescindere nuovamente da una moderata quota da nucleare. Ma non questi scarti di magazzino di un’era al tramonto, spacciati per nuovi.

  40. 21 aprile 2011 a 10:21 | #40

    Buongiorno. In merito a “Nove in punto” di stamane, sig.Salvatore, che eccepiva l’alto valore della produzione fotovoltaica in quanto massima nell’ora di picco. Un paio di giorni fa ne ha parlato Sempre radio24, Mister Kw, Maurizio Melis, citando un rapporto Aspo. Colpo di scena: pare che questo valore azzeri il costo degli incentivi e addirittura faccia guadagnare. Grazie dell’attenzione.

  41. stefano tagliavini
    21 aprile 2011 a 10:35 | #41

    @Valerio Ricciardi
    La ringrazio per la chiarezza e la luciditĂ  del suo intervento. Si possono fare diverse valutazioni sulla scelta del governo di sospendere il programma nucleare, alcune poggiano sull’analisi della convenienza o meno del nucleare, sulla sua pericolositĂ  e sulle caratteristiche delle nuove centrali. Altre valutazioni vertono non tanto sul nucleare in se ma sulla capacitĂ  del nostro paese di gestire i famosi sistemi complessi.
    Gli aspetti tecnici ed economici sono stati esaurientemente sviluppati dal Sig. Ricciardi e a buon intenditor poche parole, la sua disamina è perfetta. L’altro aspetto introdotto dall’autore di questo post, riguarda l’affidabilitĂ  del nostro paese. Ottimi tecnici quelli italiani, soprattutto quando devono attenersi a procedure e regole imposte da paesi stranieri, dove la serietĂ  di quelle classi politiche e dirigenti è senz’altro maggiore di quella italiana. Il problema fondamentale che emerge dalla scelta del governo a mio avviso è duplice: da una parte c’è la mancanza di una politica energetica che vede alla sua base una sana politica di risparmio energetico, quella che io ritengo sia la politica energetica per eccellenza, che ha il difetto che non costa nulla e non fa guadagnare i pochi e soliti noti ma soltanto il paese, escludendo i vantaggi che derivano dalla costruzione di centrali nucleari soprattutto in periodi di bassi tassi d’interesse. L’altra è una profonda riflessione sulle capacitĂ  del nostro paese di gestire i sistemi complessi. Tale capacitĂ  riguarda certamente il nostro paese in ultima analisi ma investe in primis la classe dirigente e tecnica che dovrebbe gestire un sistema energetico basato sulle centrali. La vicenda del Giappone ha messo in evidenza come la trasparenza e la serietĂ  non sono degli optional ma elementi necessari per garantire la popolazione sulla corretta applicazione di tuttti gli standard di sicurezza necessari per il funzionamento di un sistema complesso com una centrale nucleare. A questo dovremmo aggiungere tutta la parte riguardante lo stoccaggio delle scorie nucleari. A monte c’è tutta la parte di studio riguardante la scelta dei siti dove costruire le centrali e la regolazione dei rapporti con le popolazioni locali. Compito di una classe dirigente sarebbe la gestione di questo complesso processo decisionale. Indipendentemente dalle convinzioni che ciascuno di noi può avere su una materia così complessa, la domanda che io pongo è la seguente: siete sicuri che una scelta a favore del nucleare sia supportata, nel nostro paese, nella sua parte applicativa dalla serietĂ , dalla trasparenza, dal rispetto di tutti quei canoni indispensabili per garantire il buon funzionamento delle centrali e la loro sicurezza? In un paese dove in alcune zone non siamo in grado di gestire il sistema dei rifiuti voi ritenete che saremmo in grado di gsestire delle centrali nucleari? Siete davvero sicuri che in caso di evento sismico il nostro paese sarebbe in grado di intervenire tempestivamente e dominare tutte le problematiche che si potrebbero verificare? Il nucleare è sicuro fino a quando non accade un incidente, dopo è meglio non pensare a quello che può accadere e un sistema non può essere valutato solo nell’immediatezza dell’evento sisimico ma deve essere analizzato anche nei momenti successivi. abbiamo musurato nel tempo la nostra classe dirigente e i nostri politici e francamente pensare di mettere nelle loro mani un sistema così complesso e pericoloso mi sembra una azzardo che non ci possiamo permettere. meglio aspettare nuovi sistemi di produzione di energia dall’atomo che non siano basati sulla fissione nucleare e che garantiscano maggiormente la nostra sicurezza e dei nostri figli.

  42. Naka
    21 aprile 2011 a 11:28 | #42

    Nonfacciamogliipocrit i- sappiamotuttibenissimoche non si debbono fare i referendum sull’onda emotiva, il precedente c’è costato in termini di maggior costo dell’energia una cifra ben superiore al nostro debito pubblico – bene ha fatto questo Governo a sfilare ai referendari ‘sciacalli’ un’opportunitĂ  di successo drogato! – la smettano anche di chiedere garanzie assolute sul fatto che mai e poi mai ritorneremo su questo argomento, perchè nessuno in democrazia può ipotecare le scelte future -

  43. Leonardo LIBERO
    21 aprile 2011 a 15:15 | #43

    @Valerio Ricciardi

    Caro Valerio Ricciardi, sono quasi del tutto d’accordo con Lei (so troppo poco di reattori al Torio per poterlo essere del tutto). Ho solo un’osservazione da fare: Lei ha scritto che la Francia “produce col nucleare il 76% del fabbisogno energetico”, ma non è così. Quello che essa produce col nucleare è il 76% del suo fabbisogno ELETTRICO, che in un Paese industriale è una parte minoritaria (circa il 35%) di quello energetico. Non per caso essa importa altrettanto petrolio che l’Italia ed infatti, come Lei scrive, non ha avuto diminuzioni nelle emissioni di CO2.

  44. stefano tagliavini
    21 aprile 2011 a 16:18 | #44

    @Naka
    Per sua informazione le firme per il referendum sul nucleare sono partite molto prima che si verificasse l’incidente della centrale giapponese. Se quanto avvenuto in Giappone può condizionare le scelte degli elettori mi pare del tutto normale considerata l’entitĂ  dell’incidente che per garvitĂ  è pari a quello avvenuto nel 1996. Se il risultato del referendum possa essere in un qualche modo condizionato da una certa emotivitĂ  le vorrei ricordare che siamo in buona compagnia visto che anche altri paesi stanno facendo una profonda riflessione sulle centrali nucleari. In Italia esistono solo due referendum, uno abrogativo delle leggi ordinarie e uno previsto per le leggi costituzionali, a livello regionale ne abbiamo un terzo poco utilizzato ma che poteva essere rispolverato per l’occasione, ovvero quello consultivo. Io credo che un governo serio e convinto della sua scelta di ritornare al nucleare avrebbe fatto una cosa gradita e intelligente concultare gli italiani utilizzando questo strumento previsto dagli Statuti regionali, considerando anche la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito la necessitĂ  di ocinvolgere le regioni nei processi decisionali riguardanti il nucleare anche se il parere di quest’ultime non è vincolante. Un ‘occasione persa.

  45. s.comis
    21 aprile 2011 a 17:48 | #45

    Il terremoto e lo tsunami di Fukushima stanno al nucleare come il Vajont all’idroelettrico.Per fortuna nel 1963 l’istituto referendario non era ancora stato attivato, se no avremmo interrato tutti i bacini, o almeno quelli montani. Quindi sarebbe urgente una modifica costituzionale che vietasse il referendum oltre che sulle tasse e sui trattati internazionali (limitazione questa discutibile) sulle questioni prettamente tecnico-scientifiche.

  46. Giuseppe Filipponi
    21 aprile 2011 a 18:21 | #46

    L’addio al nucleare con il referendum del 1987 è costato all’Italia 45 miliardi di euro (quasi due miliardi l’anno). Quanto costerĂ  la moratoria decisa oggi?
    http://www.fusione.altervista.org/abbandono_nucleare_costato_a_Italia_24_miliardi_di_euro.htm
    Dicono che si tratta di una tattica per non far fare il referendum e quindi bypassare anche quello sulla giustizia etc., sembra di giocare con i soldatini di piombo.
    Che senso ha vincere le elezioni e poi fare la politica di Pecoraro Scanio ?
    Il governo non può eludere la necessitĂ  di portare avanti una forte campagna di informazione e di educazione scientifica sui temi del nucleare altrimenti vincerĂ  sempre il catastrofismo, l’oscurantismo scientifico e l’opportunismo. http://www.facebook.com/pages/nuclear-power-yes-please/125802837462054

  47. pinco
    21 aprile 2011 a 18:38 | #47

    Vorrei ricordare a tutti che se le nostre bollette energetiche fossero epurate della componente CIP6 forse sarebbero piĂą leggere!

    Per chi non sa cosa siano i CIP6:
    Foraggiamenti concessi agli industrialotti che equiparano i loro inceneritori a fonti alternative.

    Complici di tali foraggiamenti, of course, i nostri politicanti ladroni.

    Grazie a tutti.

  48. Giovanni Bravin
    21 aprile 2011 a 18:47 | #48

    @stefano tagliavini Esatto! Come Cittadino Italiano ed elettore, avrei preferito un referendum del tipo: “Visto che il progresso tecnologico ha continuato a svilupparsi, dal 1987, volete Voi abrogare il precedente referendum… etc” . Purtroppo siamo Popolo Sovrano quando dobbiamo recarci alle urne per garantire lauti stipendi ai politici eletti e trombati, salvo poi tornare “Popolo Bue” subito dopo le elezioni

  49. Stefano2
    21 aprile 2011 a 20:14 | #49

    Di tanti argomenti che leggo qui sulla non convenienza del nucleare, o sulla sua pericolositĂ , non vedo la discussione del tema fondamentale di questo referendum. Il problema non è nucleari sì/no, ma se deve esistere l’opportunitĂ  che delle centrali vengano costruite da soggetti privati in Italia. Se questo nucleare non conviene, è un fallimento, danneggia tutti ecc. perchĂ© gli antinuclearisti pensano che debba essere vietato a priori, e non testato sul banco del mercato energetico?

  50. Diego Marazza
    21 aprile 2011 a 20:49 | #50

    Antinuclearista convinto, mi sembra comunque onorevole l’opinione di Stagnaro. (a parte l’affermazione sulla bestialitĂ  di far votare a un referendum una tecnologia – non è solo una tecnologia, ma anche un’opportunitĂ  e un rischio per la collettivitĂ ).
    PS per Giannino: per piacere invece che fare la lagna, ogni volta che si parla di nucleare di quanto sia stato bistrattato dai sui lettori e ascoltatori per le dichiarazioni su Fukushima, chieda scusa che ne guadagnerĂ  in stima da parte di tutti.

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