In linea di principio potrei anche essere d’accordo, ma l’Italia dai cugini francesi è vista al più come un mercato di sbocco per i loro prodotti.
Basta vedere il caso di qualche tempo fa dell’ENEL, quando tentò di comprarsi Electrabel (tra l’altro non in Francia ma in quel teritorio che, con ogni evidenza, i francesi considerano una loro provincia). La Francia si giova di regole che pretende siano applicate agli altri ma non a sé. Un po’ come giocare una partita di calcio sapendo che non ti danno rigori contro e che puoi segnare con cinque uomini in fuorigioco, ma guai se danno una rimessa laterale agli altri (ogni riferimento alla squadra degli onesti indossatori di scudetti altrui è puramente casuale).
Quando uno gioca sporco, purtroppo, va contrastato.
E i Francesi, colbertiani “usque ad finem”, il contrasto se lo meritano eccome.
Duro e senza sconti.
Per il resto, direi che si potrebbe discutere del perché gli investitori stranieri ci considerino solo un mercato di sbocco: forse le infrastrutture fanno pena, forse c’è troppa burocrazia, forse il problema della giustizia, e può darsi che anche le tasse altine scoraggino gli investimenti. Questo c’è a prescindere da Tremonti e Di Pietro.
P.S.: se fosse per me Giulio e Tonino li manderei entrambi sull’isola dei famosi avendo poi cura di dimenticarveli.
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