http://espresso.repubblica.it/dettaglio/viva-le-centrali-purche-altrove/2147202
]]>Il governo francese ha annunciato che l’ASN (autorità per la sicurezza nucleare) intensificherà nelle prossime settimane i controlli in ciascuno dei 58 reattori nucleari francesi e che i risultati saranno resi pubblici per un dovere di trasparenza verso la popolazione.
Secondo le stime degli esperti dell’IRSN (istituto di radio-protezione e della sicurezza nucleare) le centrali francesi sono in grado di resistere a sismi di magnitudine tra 6 e 8. I francesi non sembrano spaventati dagli avvenimenti giapponesi e nessuno pensa di fermare le centrali nucleari.
La Francia ha consumi elettrici annui pro capite di quasi 7772 kwh/abitante contro i quasi 5713 dell’Italia (+30%), con una popolazione di circa 61 milioni contro i 59 milioni dell’Italia. La Francia produce l’ 82.9% di energia elettrica da fonte nucleare, il 7.8% da combustibili fossili, il 9.3% da fonti rinnovabili ed è esportatrice netta.
l’Italia produce circa l’80% di energia elettrica da combustibili fossili, il 20% da fonti rinnovabili e altre fonti, non ha nucleare ed è dipendente dall’importazione di energia elettrica ,dall’estero, per circa il 12% dell’energia richiesta. In Italia il costo di un Kwh (senza tasse ed iva) con le offerte di Enel Energia per un consumo di 2700 kwh é di 0.14 € contro 0.0817 € della Francia. (+41.64%)
Nel 2008 la produzione totale netta di elettricità in Francia si elevava a 544 Twh; il consumo interno é stato di 487 Twa e sono stati esportati 57 Twa. In Italia, nello stesso periodo, la domanda di energia elettrica è stata di 339,5 Twh di cui 261 prodotti a partire da combustibili fossili.
Secondo previsioni di Terna, formulate nel settembre 2009, si prevede che la domanda di energia elettrica dovrebbe crescere nel decennio 2009-2019 con tassi medi annui ponderati variabili dallo 0,5% (scenario base) al 1,6% (scenario di sviluppo); ne consegue, a seconda degli scenari di riferimento, che al 2019 la domanda dovrebbe attestarsi tra 360 e 405 Twh.
L’Italia è impegnata a livello europeo a ridurre entro il 2020 del 14% le emissioni complessive di CO2 che, secondo dati della Banca Mondiale, sarebbero state nel 2008 pari a 7.68 tonnellate per abitante contro le 6 tonnellate pro-capite della Francia.
Questo obiettivo potrebbe essere conseguito mediante sia la sostituzione di parte obsoleta della capacità di produzione termoelettrica esistente sia la copertura dei nuovi fabbisogni facendo esclusivo ricorso a fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico e in prospettiva solare termodinamico) e parzialmente al nucleare.
La eventuale scelta nucleare deve rispondere comunque ad esigenze di natura strategica ed economica e solo in subordine all’esigenza di contenimento di emissioni a cui concorre in modo significativo ma non risolutivo.
Secondo dati di letteratura (World Energy Council, 2007), ai prezzi correnti dei combustibili fossili, il nucleare di terza generazione avrebbe raggiunto condizioni di competitività economica rispetto al ciclo a gas combinato oltre che livelli di sicurezza che gli esperti del settore ritengono statisticamente accettabili.
I problemi di smaltimento delle scorie radioattive e del decommissioning degli impianti dismessi sono stati fortemente ridimensionati, ancorché non interamente risolti, come ci si attende possa avvenire con i reattori di quarta generazione.
Sotto il profilo economico si prospetta, secondo stime condotte a valori correnti, che il costo di produzione unitario di Energia Elettrica sia di 79 Euro/Mwh per il ciclo combinato (gas e petrolio), 56 per il nucleare, 390 per il fotovoltaico e 137 per l’eolico.
E’ importante osservare che mentre al costo totale remunerato del Mwh da ciclo gas combinato concorrono in prevalenza costi di combustibile, gravanti sulla bolletta energetica, negli altri casi sono preponderanti gli oneri trainati dal capitale, che non creano dipendenza dall’estero ma che comunque, in modo particolare nel caso del fotovoltaico, risultano particolarmente rilevanti, mobilitando peraltro ingenti risorse finanziarie sotto forma di incentivazione pubblica.
Dal contesto di considerazioni di cui sopra emergono alcune linee guida di politica industriale da valutare ai fini della definizione di una strategia di intervento:
1. Predisporre un Piano energetico di indirizzo nazionale con gittata temporale almeno decennale che, svincolato da pregiudizi ideologici, fornisca un quadro di orientamento strutturato per gli investimenti che gli operatori economici pubblici e privati potranno realizzare in tempi certi solo dopo avere ricevuto garanzie da Stato e Regioni circa gli aspetti autorizzativi e la scelta dei siti. In tal senso andrebbero ripercorsi e rafforzati i meccanismi della Legge Obiettivo;
2. Stante il contributo marginale che è ragionevole attendersi a breve termine dallo sviluppo di fonti rinnovabili e i tempi lunghi di una possibile scelta nucleare (circa dieci anni), accelerare l’iter autorizzativo relativo alla costruzione di rigasificatori costieri di gas naturale liquefatto, eventualmente ricorrendo anche a incentivazioni alle Regioni che ne favoriscono l’installazione, e promuovere il potenziamento della capacità di stoccaggio gas in caverna;
3. Perseguire in maniera determinata una politica di incentivazione del risparmio energetico e di sfruttamento del potenziale energetico dei rifiuti solidi urbani attraverso l’utilizzo di termovalorizzatori, realizzati con tecnologie ambientalmente compatibili ed energeticamente efficienti;
4. Promuovere scambi commerciali e iniziative bilaterali che tengano in dovuta considerazione le esigenze del Paese in termini di approvvigionamento di fonti energetiche primarie;
5. Partecipare attivamente a progetti internazionali di cooperazione scientifica e tecnologica nel settore energetico, con particolare riferimento allo sviluppo di tecnologie per il nucleare di quarta generazione;
6. Mantenere una partecipazione strategica del Ministero dell’Economia e delle Finanze negli assetti proprietari di alcune società energetiche importanti (Eni ed Enel in particolare) anche a costo di sacrificarne parzialmente la contendibilità sul mercato azionario.
]]>Sono convinto che i preoccupati della salute pubblica si uniranno a me numerosissimi. Siete brave persone e per voi anche una sola vita conta, si parli di terremoti, tsunami o morti nucleari. Ci state?
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