Commenti a: Il sisma e il nucleare /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/ diretto da Oscar Giannino Thu, 17 Mar 2011 11:31:42 +0100 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.4 Di: jamesnach /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13809 jamesnach Thu, 17 Mar 2011 11:31:42 +0000 /?p=8542#comment-13809 @Valerio Ricciardi Da manuale. Bravissimo, mi complimento davvero. Più chiaro e competente di così, non è possibile. @Valerio Ricciardi

Da manuale.
Bravissimo, mi complimento davvero.
Più chiaro e competente di così, non è possibile.

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Di: Terenzio il Troll /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13808 Terenzio il Troll Thu, 17 Mar 2011 11:30:45 +0000 /?p=8542#comment-13808 <blockquote cite="#commentbody-13772"> mmm…ho capito. terenzio l’ingegnere esperto e iscritto al cicap… </blockquote> mmm... Sbagliato e sbagliato. Riprovi, sara' piu' fortunato. In ogni caso, fossi anche uno stregone animista analfabeta, i dati che le ho riportato sono fatti. Passare all'attacco (uh? Da quando "ingegnere" e' un insulto?) personale non li rende meno veri.

mmm…ho capito.
terenzio l’ingegnere esperto e iscritto al cicap…

mmm…
Sbagliato e sbagliato.
Riprovi, sara’ piu’ fortunato.

In ogni caso, fossi anche uno stregone animista analfabeta, i dati che le ho riportato sono fatti. Passare all’attacco (uh? Da quando “ingegnere” e’ un insulto?) personale non li rende meno veri.

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Di: Valerio Ricciardi /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13805 Valerio Ricciardi Thu, 17 Mar 2011 11:04:53 +0000 /?p=8542#comment-13805 Egregio dottor Giannino, Non mi unirò alla schiera di quanti più o meno velatamente la insultano o l'hanno fatto, relativamente a quanto affermato sulle prospettive di ritorno al nucleare in Italia, ma ritengo che lei seguendo solo un filo di logica corretta ma fortemente parziale, abbia preso stavolta una grandissima cantonata, e Le dirò il perché. Ferma restando la presunzione di buona fede che sino a prova contraria ho il dovere di attribuirLe - anche alla luce delle Sue frequenti, lucidissime analisi di economia e in vari casi di economia politica che da tempo ascolto volentieri. Cercherò di non allinearmi alle fesserie che ho letto qui, e che qualche volta sono state firmate da persone che si son qualificate come "ingegneri", titolo - alla luce della povertà di argomenti dei quali - che mi pare, se autentico, davvero mal conseguito. Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell'utilizzo dell'energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica. Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare. Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità). In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA' SCELTO ALTRI. Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico. Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants - e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens. Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall'inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni). Come si fa a moderare l'effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una - indispensabile - minima economia di scala. Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine. In Inghilterra, come Lei forse saprà, esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E' l'Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l'ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l'ENEL, con l'entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia). Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è - per dire - alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell'aviazione di linea, cioè... cioè non sono sufficientemente indipendenti l'uno all'altro. Poiché i sistemi d'emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l'ombretto, badi bene - di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di "attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza" (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore. E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l'evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all'inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell'evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi. Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino. L'Électricité de France, si, proprio l'EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l' "oste che sputa per terra il vino che deve vendere!") nel "Rapporto preliminare di sicurezza" che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR - Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l'erede l'EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo. Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l'autosostentamento della fissione. Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano "superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]", la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l'innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva. [NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl] Secondo EDF... ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo... malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l'esercizio in sicurezza dell'impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell'impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per "tamponare quanto possibile" quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente. L'ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una "controvalutazione" e che è stato giudicato come "frettoloso e goffo" da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che - creda - tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile). A proposito di scorie... poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro. Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell'emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt'oggi non si sa esattamente - nemmeno negli USA! - che destinazione dare. Ed i cosiddetti "reattori di terza generazione" o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero. Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell'efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni "unità di combustibile" iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese. Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c'è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI. L'emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all'Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne...) la radioattività residua sarà ridotta alla metà, dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc. Dottor Giannino, sa qual'è l'isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI - ha letto bene? Cambia solo un numerino... dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia. Poi c'è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia. Mi fermo qui, per ora; spero di leggere una Sua replica, e spero abbia apprezzato, pur nel mio radicale dissenso, la pacatezza con la quale Le porgo questa mia. E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l'idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle "emissioni serra zero" dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato. Chissà se il dichiarato "ingegnere" che ha postato poco sotto mi leggerà? Un caro saluto a tutti e scusate la lunghezza. Ma non ce la facevo a star zitto. Egregio dottor Giannino,

Non mi unirò alla schiera di quanti più o meno velatamente la insultano o l’hanno fatto, relativamente a quanto affermato sulle prospettive di ritorno al nucleare in Italia, ma ritengo che lei seguendo solo un filo di logica corretta ma fortemente parziale, abbia preso stavolta una grandissima cantonata, e Le dirò il perché.

Ferma restando la presunzione di buona fede che sino a prova contraria ho il dovere di attribuirLe – anche alla luce delle Sue frequenti, lucidissime analisi di economia e in vari casi di economia politica che da tempo ascolto volentieri.

Cercherò di non allinearmi alle fesserie che ho letto qui, e che qualche volta sono state firmate da persone che si son qualificate come “ingegneri”, titolo – alla luce della povertà di argomenti dei quali – che mi pare, se autentico, davvero mal conseguito.

Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell’utilizzo dell’energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica.
Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare.

Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità).

In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA’ SCELTO ALTRI.
Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico.

Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants – e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens. Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall’inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni).

Come si fa a moderare l’effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una – indispensabile – minima economia di scala.

Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine.

In Inghilterra, come Lei forse saprà, esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E’ l’Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l’ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia).

Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è – per dire – alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro.
Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore.

E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l’evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all’inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell’evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi.

Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino.

L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l’ “oste che sputa per terra il vino che deve vendere!”) nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo.

Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l’autosostentamento della fissione.

Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano “superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]“, la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l’innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva.

[NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl]

Secondo EDF… ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo… malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l’esercizio in sicurezza dell’impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell’impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per “tamponare quanto possibile” quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente.

L’ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una “controvalutazione” e che è stato giudicato come “frettoloso e goffo” da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che – creda – tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile).

A proposito di scorie… poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro.

Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell’emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt’oggi non si sa esattamente – nemmeno negli USA! – che destinazione dare. Ed i cosiddetti “reattori di terza generazione” o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero.

Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell’efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni “unità di combustibile” iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese.

Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c’è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo

Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI.

L’emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all’Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne…) la radioattività residua sarà ridotta alla metà, dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc.

Dottor Giannino, sa qual’è l’isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI – ha letto bene? Cambia solo un numerino… dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia. Poi c’è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia.

Mi fermo qui, per ora; spero di leggere una Sua replica, e spero abbia apprezzato, pur nel mio radicale dissenso, la pacatezza con la quale Le porgo questa mia.

E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l’idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle “emissioni serra zero” dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato.

Chissà se il dichiarato “ingegnere” che ha postato poco sotto mi leggerà?
Un caro saluto a tutti e scusate la lunghezza. Ma non ce la facevo a star zitto.

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Di: Alberto P /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13798 Alberto P Thu, 17 Mar 2011 09:24:38 +0000 /?p=8542#comment-13798 <a href="#comment-13744" rel="nofollow">@Albano</a> Caro Signor Albano, Nel trattare argomenti tecnici e/o scientifici di qualsivoglia natura, invece, i numeri sono fondamentali. Altra regola fondamentale consiste nel citare sempre le fonti. Lei sostiene di ricordare, vagamente, sembra di capire, di aver letto numeri insignificanti sugli effetti del disastro di Chernobyl. Bene, le rinfresco io la memoria, allora. I numeri "insignificanti" di cui parla lei sono citati nel rapporto del 2005 dell'UNSCEAR (Comitato istituito dall'Onu sppositamente sulle conseguenze del disastro di Chernobyl). Tale rapporto è reperibile in rete. Nell'immediatezza del disastro, morirono 3 tecnici di cui uno per crisi cardiaca e due sotto le macerie dell'esplosione. Quel giorno, in stabilimento, vi erano 600 persone, tra tecnici e soccorritori (pompieri): di questi, 137 furono ricoverati in ospedale con sindrome da radiazione acuta. 28 di essi morirono entro 3 mesi (totale 31, i morti immediati) mentre dei rimanenti 109, ad oggi (AD OGGI), ne sono morti in tutto 19: e non tutti a causa dell'esposizione alle radiazioni. Totale morti causate dall'evento : 50. Conseguenze sanitarie a lungo termine sulla popolazione (SULLA POPOLAZIONE di Bielorussia, Ucraina e Russia, che sono gli stati confinanti con la regione di Chernobyl): "Non è stato dimostrato alcun incremento di tumori solidi o leucemia dovuti alle radiazioni tra le popolazioni contaminate etc. etc etc...." (citazione dal Rapporto UNSCEAR). Le ho citato solo quanto riportato dall'abstracts di quel rapporto che, in realtà e come potrà facilmente immaginare, data la partecipazione di circa un centinaio di scienziati (della WHO, del'IAEA e di varie altre istituzioni governative e non), consta di diverse centinaia di pagine. Successivamente sono stati pure prodotti altri studi, sempre nell'ambito del rapporto UNSCEAR di cui sopra. Ne cito solo due che lei potrà tranquillamente leggersi perchè anch'essi in rete: a) Health effects due to radiations from the Chernobyl accident (2008) b) Legacy : Healt, Environmental and Socio-Economic Impact (The Chernobyl Forum) Alcuni dati contenuti nei report sono poi stati in seguito manipolati in modo grossolano quanto ridicolo. Mi riferisco ai dati pertinenti all'aumento dei tumori alla tiroide che è stato registrato nella popolazione giovanile delle 3 regioni viste che, all'epoca dell'incidente, si trovava nella fascia di età 0-18 anni. Questo dato ha in effetti del "clamoroso"; viene infatti evidenziato un aumento da 0.5 a 1 caso per 100,000 (dato pre-esistente), fino ad un massimo di a 6-7 casi, sempre per ogni 100,000. Tra l'altro, dice il rapporto, quasi tutti risolti benignamente. Anche qui vi è un'altissima (relativamente, s'intende) varianza tra i dati relativi alla Ucraina (1-2/100,000) dove i i ragazzi sono stati in massa trattati con pastiglie di iodio entro le 30 ore (praticamente non vi è stata incidenza alcuna) e la Bielorussia dove il dato si pone attorno a 6 (nessun trattamento con Iodio fu fatto ai ragazzi bielorussi). Abbiamo aspettato 20 anni per sapere qualcosa e il risultato è caduto nel disinteresse generale. Quanto tempo passerà prima che i fumi mediatici provocati dall'incidente di Fukushima inizino a diradarsi ? @Albano

Caro Signor Albano,

Nel trattare argomenti tecnici e/o scientifici di qualsivoglia natura, invece, i numeri sono fondamentali. Altra regola fondamentale consiste nel citare sempre le fonti. Lei sostiene di ricordare, vagamente, sembra di capire, di aver letto numeri insignificanti sugli effetti del disastro di Chernobyl. Bene, le rinfresco io la memoria, allora.
I numeri “insignificanti” di cui parla lei sono citati nel rapporto del 2005 dell’UNSCEAR (Comitato istituito dall’Onu sppositamente sulle conseguenze del disastro di Chernobyl). Tale rapporto è reperibile in rete. Nell’immediatezza del disastro, morirono 3 tecnici di cui uno per crisi cardiaca e due sotto le macerie dell’esplosione. Quel giorno, in stabilimento, vi erano 600 persone, tra tecnici e soccorritori (pompieri): di questi, 137 furono ricoverati in ospedale con sindrome da radiazione acuta. 28 di essi morirono entro 3 mesi (totale 31, i morti immediati) mentre dei rimanenti 109, ad oggi (AD OGGI), ne sono morti in tutto 19: e non tutti a causa dell’esposizione alle radiazioni. Totale morti causate dall’evento : 50. Conseguenze sanitarie a lungo termine sulla popolazione (SULLA POPOLAZIONE di Bielorussia, Ucraina e Russia, che sono gli stati confinanti con la regione di Chernobyl): “Non è stato dimostrato alcun incremento di tumori solidi o leucemia dovuti alle radiazioni tra le popolazioni contaminate etc. etc etc….” (citazione dal Rapporto UNSCEAR). Le ho citato solo quanto riportato dall’abstracts di quel rapporto che, in realtà e come potrà facilmente immaginare, data la partecipazione di circa un centinaio di scienziati (della WHO, del’IAEA e di varie altre istituzioni governative e non), consta di diverse centinaia di pagine. Successivamente sono stati pure prodotti altri studi, sempre nell’ambito del rapporto UNSCEAR di cui sopra. Ne cito solo due che lei potrà tranquillamente leggersi perchè anch’essi in rete:
a) Health effects due to radiations from the Chernobyl accident (2008)
b) Legacy : Healt, Environmental and Socio-Economic Impact (The Chernobyl Forum)

Alcuni dati contenuti nei report sono poi stati in seguito manipolati in modo grossolano quanto ridicolo. Mi riferisco ai dati pertinenti all’aumento dei tumori alla tiroide che è stato registrato nella popolazione giovanile delle 3 regioni viste che, all’epoca dell’incidente, si trovava nella fascia di età 0-18 anni. Questo dato ha in effetti del “clamoroso”; viene infatti evidenziato un aumento da 0.5 a 1 caso per 100,000 (dato pre-esistente), fino ad un massimo di a 6-7 casi, sempre per ogni 100,000. Tra l’altro, dice il rapporto, quasi tutti risolti benignamente. Anche qui vi è un’altissima (relativamente, s’intende) varianza tra i dati relativi alla Ucraina (1-2/100,000) dove i i ragazzi sono stati in massa trattati con pastiglie di iodio entro le 30 ore (praticamente non vi è stata incidenza alcuna) e la Bielorussia dove il dato si pone attorno a 6 (nessun trattamento con Iodio fu fatto ai ragazzi bielorussi).

Abbiamo aspettato 20 anni per sapere qualcosa e il risultato è caduto nel disinteresse generale. Quanto tempo passerà prima che i fumi mediatici provocati dall’incidente di Fukushima inizino a diradarsi ?

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Di: Riccardo /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13793 Riccardo Thu, 17 Mar 2011 06:51:08 +0000 /?p=8542#comment-13793 Davide e James, vista la vostra qualifica siete perfetti per il mio, ancora non raccolto, quesito. Come possiamo , in alternativa al bruciare gas e petrolio, produrre 30GW di potenza erogata notturna, che sono il nostro attuale fabbisogno nazionale? Vi prego, basta con gli insulti ironici e i "lei non sa chi sono io"... Dateci una vostra soluzione tecnicamente competente. Davide e James, vista la vostra qualifica siete perfetti per il mio, ancora non raccolto, quesito.
Come possiamo , in alternativa al bruciare gas e petrolio, produrre 30GW di potenza erogata notturna, che sono il nostro attuale fabbisogno nazionale?
Vi prego, basta con gli insulti ironici e i “lei non sa chi sono io”…
Dateci una vostra soluzione tecnicamente competente.

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Di: Gabriele Bonaiuti Spadoni /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13787 Gabriele Bonaiuti Spadoni Thu, 17 Mar 2011 00:52:23 +0000 /?p=8542#comment-13787 Caro Giannino, vado contro correte ed inizio con i complimenti dicendole di aver apprezzato molto i sui toni pacati ma chiari usati nella trasmissione notturna di raitre ,alla richiesta del conduttore di replicare a Marco Travaglio;una qualità oramai rara di cui però non riesco a fare a meno.Mi trovo spesso in accordo con le riflessioni che Il signor Travaglio esprime,trovando invece deprimente lo storpiaggio dei nomi (odioso) al quale fa spesso ricorso ,così come il suo modo di schernire il malcapitato di turno.Non fosse per questo rasenterebbe l'eccellenza.Tornando invece alla sua lettera riguardo l'energia nucleare credo di aver capito che la sua fosse una riflessione economica sui costi/benefici/rischi che questa soluzione comporta,io non la penso come lei e non ragionerei mai in termini di conto economico quando si parla di centrali a fissione equiparandole a centrali "convenzionali",alla base c'è un vizio e questo vizio è la non conoscenza (anche dopo 50 anni) dell'effettiva sua pericolosità intrinseca,quello che sta succedendo in giappone ne è l'esempio.Ogni incidente purtroppo scopre nuovi potenziali rischi. Cordiali Saluti Gabriele Bonaiuti Spadoni Caro Giannino,
vado contro correte ed inizio con i complimenti dicendole di aver apprezzato molto i sui toni pacati ma chiari usati nella trasmissione notturna di raitre ,alla richiesta del conduttore di replicare a Marco Travaglio;una qualità oramai rara di cui però non riesco a fare a meno.Mi trovo spesso in accordo con le riflessioni che Il signor Travaglio esprime,trovando invece deprimente lo storpiaggio dei nomi (odioso) al quale fa spesso ricorso ,così come il suo modo di schernire il malcapitato di turno.Non fosse per questo rasenterebbe l’eccellenza.Tornando invece alla sua lettera riguardo l’energia nucleare credo di aver capito che la sua fosse una riflessione economica sui costi/benefici/rischi che questa soluzione comporta,io non la penso come lei e non ragionerei mai in termini di conto economico quando si parla di centrali a fissione equiparandole a centrali “convenzionali”,alla base c’è un vizio e questo vizio è la non conoscenza (anche dopo 50 anni) dell’effettiva sua pericolosità intrinseca,quello che sta succedendo in giappone ne è l’esempio.Ogni incidente purtroppo scopre nuovi potenziali rischi.
Cordiali Saluti
Gabriele Bonaiuti Spadoni

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Di: enrico /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13784 enrico Wed, 16 Mar 2011 23:21:12 +0000 /?p=8542#comment-13784 <a href="#comment-13725" rel="nofollow">@Federico</a> Il nucleare è troppo difficile da gestire in caso di emergenza ed eventi straordinari. Il problema più grosso come tutti sapete è che la radioattività dura ben che vada secoli. Non è giusto per le generazioni future un sistema energetico così pericoloso. Ho grande stima di Oscar Giannino e la penso in modo opposto a lui in questo frangente. Chi non vuole il nucleare non è ignorante, comunista o altre idiozie che ho visto scritte. Chi non vuole il nucleare usa solo il buon senso. E per cortesia non indicate i titoli di studio quando commentate, perchè essere ingegnere o medico non serve ad avere la ragione. La scienza non è materia esatta e la ragione non è mai completa (Kurt Godel). Un pò più di umiltà ci vorrebbe da parte di tutti. @Federico
Il nucleare è troppo difficile da gestire in caso di emergenza ed eventi straordinari. Il problema più grosso come tutti sapete è che la radioattività dura ben che vada secoli. Non è giusto per le generazioni future un sistema energetico così pericoloso. Ho grande stima di Oscar Giannino e la penso in modo opposto a lui in questo frangente. Chi non vuole il nucleare non è ignorante, comunista o altre idiozie che ho visto scritte. Chi non vuole il nucleare usa solo il buon senso.
E per cortesia non indicate i titoli di studio quando commentate, perchè essere ingegnere o medico non serve ad avere la ragione. La scienza non è materia esatta e la ragione non è mai completa (Kurt Godel). Un pò più di umiltà ci vorrebbe da parte di tutti.

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Di: Marco R. /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13782 Marco R. Wed, 16 Mar 2011 23:20:11 +0000 /?p=8542#comment-13782 Buonasera Dott. Giannino, devo farLe i complimenti per quello che ha detto la sera del 15-3-11 su RAI3 relativamente le centrali nucleari. Il suo discorso di chiusura è stato impeccabile. Ha fatto capire a tutti che nessuno è folle al punto di installare per forza centrali nucleari quando si possono evitare; come è scontato che tutti noi vorremmo l'energia dal sole e dal vento. Ma le energie "alternative" purtroppo non bastano, per cui le centrali nucleari saranno un passo praticamente obbligatorio. Vorrei infine aggiungere un aspetto che non sempre viene rimarcato. Quando mi stavo per laureare in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, avevo paura principalmente dello smaltimento delle scorie radioattive e degli attacchi terroristici alle centrali tramite aerei. Con il disastro in Giappone si è sollevato il problema del terremoto. Da ingegnere Le dico che è inammissibile che vengano costruite centrali, di qualsiasi genere, in zone sismiche. Per cui il problema non esiste. Il dibattito sul nucleare sollevato dal terremoto è quindi inopportuno: è scontato che la centrale deve essere costruita in zona a basso rischio sismico. Purtroppo i Giapponesi, sin dalla 2^ guerra mondiale, hanno dimostrato di non mettere sempre prima l'UOMO agli OBIETTIVI che devono essere raggiunti. Cordiali saluti Marco R. Buonasera Dott. Giannino,
devo farLe i complimenti per quello che ha detto la sera del 15-3-11 su RAI3 relativamente le centrali nucleari. Il suo discorso di chiusura è stato impeccabile.
Ha fatto capire a tutti che nessuno è folle al punto di installare per forza centrali nucleari quando si possono evitare; come è scontato che tutti noi vorremmo l’energia dal sole e dal vento.
Ma le energie “alternative” purtroppo non bastano, per cui le centrali nucleari
saranno un passo praticamente obbligatorio.

Vorrei infine aggiungere un aspetto che non sempre viene rimarcato.
Quando mi stavo per laureare in ingegneria nucleare al Politecnico
di Milano, avevo paura principalmente dello smaltimento
delle scorie radioattive e degli attacchi terroristici alle centrali tramite aerei.

Con il disastro in Giappone si è sollevato il problema del terremoto.
Da ingegnere Le dico che è inammissibile
che vengano costruite centrali, di qualsiasi genere, in zone sismiche.
Per cui il problema non esiste.

Il dibattito sul nucleare sollevato dal terremoto è quindi
inopportuno: è scontato che la centrale
deve essere costruita in zona a basso rischio sismico.

Purtroppo i Giapponesi, sin dalla 2^ guerra mondiale,
hanno dimostrato di non mettere sempre prima l’UOMO
agli OBIETTIVI che devono essere raggiunti.

Cordiali saluti

Marco R.

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Di: massimo /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13781 massimo Wed, 16 Mar 2011 22:53:37 +0000 /?p=8542#comment-13781 Il problema del nucleare, soprattutto in un paese poco serio come il nostro, rimane il fatto che la proprieta' e la gestione delle eventuali future centrali sarebbe nelle mani di societa' private aventi scopo di lucro, e di conseguenza l'obiettivo di massimizzare il profitto ( e risparmiare sulla sicurezza è un modo ) . Greenpeace afferma, e dice di avere le prove, che in Giappone, la Tepco avrebbe, gia' in passato ripetutamente truccato le carte nascondendo piccoli incidenti e fuoriuscite di liquidi e gas radioattivi da alcune sue centrali. Ci sarebbe da stupirsi se fosse vero ? Il problema del nucleare, soprattutto in un paese poco serio come il nostro, rimane il fatto che la proprieta’ e la gestione delle eventuali future centrali sarebbe nelle mani di societa’ private aventi scopo di lucro, e di conseguenza l’obiettivo di massimizzare il profitto ( e risparmiare sulla sicurezza è un modo ) . Greenpeace afferma, e dice di avere le prove, che in Giappone, la Tepco avrebbe, gia’ in passato ripetutamente truccato le carte nascondendo piccoli incidenti e fuoriuscite di liquidi e gas radioattivi da alcune sue centrali. Ci sarebbe da stupirsi se fosse vero ?

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Di: Luciano Cavalli /2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/comment-page-6/#comment-13778 Luciano Cavalli Wed, 16 Mar 2011 22:39:12 +0000 /?p=8542#comment-13778 Oscar, noi nuclearisti siamo ormai una insignificante minoranza. E le sue argomentazioni convincolo me, e probabilmente una mezza dozzina di altre persone. Tuttavia, non dobbiamo demordere, e dobbiamo continuare a porci domande: Quante persone hanno perso la loro vita, negli ultimi 50 anni, a causa dell’uso delle diverse fonti di energia (idrocarburi, idraulico, nucleare)? E quanti sono i morti per unità di energia prodotta? Quante sono le centrali nucleari oggi in esercizio al mondo? E quante hanno avuto incidenti che hanno comportato la perdita di vite umane? Una semplice ricerchino su Internet può fornire qualche dato interessante su questi aspetti… Cancelliamo pure il nucleare. Con cosa produciamo l’energia che non viene prodotta da queste centrali? Per favore, non rispondiamo ‘col risparmio’ o ‘con le rinnovabili’. Sai quale superficie sarebbe necessaria con pannelli solari per produrre la stessa energia di una centrale nucleare di media taglia (diciamo 1600MW)? Servirebbero pannelli per 350milioni di metri quadrati. Solo per sostituire (in teoria) una sola centrale nucleare (neanche grande) ! Ora, 350milioni di metri quadrati sono – per fare un esempio – una striscia larga 100 metri, e lunga 3500 chilometri (tre volte la distanza da Milano a Palermo). Con un problemino: quando non c’è il sole, l’energia non viene prodotta. E l’energia elettrica non si può immagazzinare, va prodotta e usata. Lo stesso discorso varrebbe per l’energia eolica: per sostituire una sola centrale nucleare, servono almeno 3400 (tremilaquattrocento!) turbine eoliche ad alta potenza, dell’ultima generazione. E anche quelle, producono energia solo per 1 giorno su 4, in media. E negli altri tre, che facciamo? Spegniamo le luci? Chiudiamo gli ospedali e mandiamo i pazienti a casa? Rimandiamo le operazioni chirurgiche salva-vita a quando ci sarà l’energia? Lasciamo gli studenti a casa, in attesa che torni a soffiare il vento o a splendere il sole? Intendiamoci, si può fare: nel medioevo l’energia elettrica non c’era, e sono fioriti Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Dante (per citare solo il nostro bel paese). Ma tornare al medioevo, dopo aver assaggiato la modernità, è una decisone piuttosto impegnativa! Allora, lasciamo perdere l’illusione delle rinnovabili (e lo dico io, che di energie rinnovabili mi occupo da anni, ed anche con un discreto successo). Quindi: niente nucleare, le rinnovabili non sono sufficienti, il ‘risparmio’ può fornire un contributo assolutamente marginale…. Non ci restano che gli idrocarburi. Avanti con carbone, petrolio, gas, allora? E con l’effetto serra, come la mettiamo? Aggiungiamo che i paesi emergenti (cina, india, estremo oriente, africa), che si affacciano adesso al ’benessere’, ci dicono: “abbiamo diritto anche noi alla nostra quota di energia a basso costo. E questa energia è data dalle tecnologie ‘semplici’ come petrolio e carbone”. Quindi – se vogliamo cercare di limitare gli effetti della crescita dell’uso degli idrocarburi nei paesi in via di sviluppo - non ci resterebbe che farci carico noi (paesi ricchi) della diversificazione: facciamoci energia con le rinnovabili (che costano molto, e sono imprevedibili) e col nucleare (che richiede tecnologie sofisticate), e lasciamo le tecnologie ‘semplici’ (olio, carbone, gas) ai paesi più poveri… Ehi, che sto dicendo? Il nucleare non si può fare, perché è impopolare, e – referendum o non referendum – non verrà mai costruito (grazie anche ai Di Pietro, ai Grillo, ai petrolieri ed agli antinucleari di turno). E allora non ci resta che fare un po’ di rinnovabile – per pulirci la coscienza, non per produrre davvero energia con le necessarie quantità e qualità ! – e continuiamo con gli idrocarburi…alla faccia dell’effetto serra che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Ne saranno contenti campioni della democrazia e dei diritti umani come Gheddafi, emiri arabi di varia natura, dittatorelli venezuelani et similia. Se poi in questo modo il prezzo del petrolio e del gas resta alto (tanto lo comprano i ricchi), ed i paesi poveri restano ‘tagliati fuori’ dalla concorrenza dei ricconi…peggio per loro! Infine, trovo francamente un po’ disgustoso lo sciacallaggio grillesco (si veda il suo sito) sul dramma giapponese, per portar voti al suo referendum: io faccio il tifo per gli amici del sol levante, spero che riescano a cavarsela (dopo aver subito la più catastrofica calamità naturale dell’era moderna), e so che continueranno – loro – ad usare il nucleare civile, magari migliorato e ancora più sicuro e moderno (la centrale in crisi ha 30 anni!) Luciano Oscar,

noi nuclearisti siamo ormai una insignificante minoranza. E le sue argomentazioni convincolo me, e probabilmente una mezza dozzina di altre persone. Tuttavia, non dobbiamo demordere, e dobbiamo continuare a porci domande:

Quante persone hanno perso la loro vita, negli ultimi 50 anni, a causa dell’uso delle diverse fonti di energia (idrocarburi, idraulico, nucleare)? E quanti sono i morti per unità di energia prodotta? Quante sono le centrali nucleari oggi in esercizio al mondo? E quante hanno avuto incidenti che hanno comportato la perdita di vite umane? Una semplice ricerchino su Internet può fornire qualche dato interessante su questi aspetti…

Cancelliamo pure il nucleare. Con cosa produciamo l’energia che non viene prodotta da queste centrali? Per favore, non rispondiamo ‘col risparmio’ o ‘con le rinnovabili’. Sai quale superficie sarebbe necessaria con pannelli solari per produrre la stessa energia di una centrale nucleare di media taglia (diciamo 1600MW)? Servirebbero pannelli per 350milioni di metri quadrati. Solo per sostituire (in teoria) una sola centrale nucleare (neanche grande) ! Ora, 350milioni di metri quadrati sono – per fare un esempio – una striscia larga 100 metri, e lunga 3500 chilometri (tre volte la distanza da Milano a Palermo). Con un problemino: quando non c’è il sole, l’energia non viene prodotta. E l’energia elettrica non si può immagazzinare, va prodotta e usata. Lo stesso discorso varrebbe per l’energia eolica: per sostituire una sola centrale nucleare, servono almeno 3400 (tremilaquattrocento!) turbine eoliche ad alta potenza, dell’ultima generazione. E anche quelle, producono energia solo per 1 giorno su 4, in media. E negli altri tre, che facciamo? Spegniamo le luci? Chiudiamo gli ospedali e mandiamo i pazienti a casa? Rimandiamo le operazioni chirurgiche salva-vita a quando ci sarà l’energia? Lasciamo gli studenti a casa, in attesa che torni a soffiare il vento o a splendere il sole? Intendiamoci, si può fare: nel medioevo l’energia elettrica non c’era, e sono fioriti Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Dante (per citare solo il nostro bel paese). Ma tornare al medioevo, dopo aver assaggiato la modernità, è una decisone piuttosto impegnativa!

Allora, lasciamo perdere l’illusione delle rinnovabili (e lo dico io, che di energie rinnovabili mi occupo da anni, ed anche con un discreto successo). Quindi: niente nucleare, le rinnovabili non sono sufficienti, il ‘risparmio’ può fornire un contributo assolutamente marginale…. Non ci restano che gli idrocarburi. Avanti con carbone, petrolio, gas, allora? E con l’effetto serra, come la mettiamo?

Aggiungiamo che i paesi emergenti (cina, india, estremo oriente, africa), che si affacciano adesso al ’benessere’, ci dicono: “abbiamo diritto anche noi alla nostra quota di energia a basso costo. E questa energia è data dalle tecnologie ‘semplici’ come petrolio e carbone”. Quindi – se vogliamo cercare di limitare gli effetti della crescita dell’uso degli idrocarburi nei paesi in via di sviluppo – non ci resterebbe che farci carico noi (paesi ricchi) della diversificazione: facciamoci energia con le rinnovabili (che costano molto, e sono imprevedibili) e col nucleare (che richiede tecnologie sofisticate), e lasciamo le tecnologie ‘semplici’ (olio, carbone, gas) ai paesi più poveri… Ehi, che sto dicendo? Il nucleare non si può fare, perché è impopolare, e – referendum o non referendum – non verrà mai costruito (grazie anche ai Di Pietro, ai Grillo, ai petrolieri ed agli antinucleari di turno).

E allora non ci resta che fare un po’ di rinnovabile – per pulirci la coscienza, non per produrre davvero energia con le necessarie quantità e qualità ! – e continuiamo con gli idrocarburi…alla faccia dell’effetto serra che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Ne saranno contenti campioni della democrazia e dei diritti umani come Gheddafi, emiri arabi di varia natura, dittatorelli venezuelani et similia. Se poi in questo modo il prezzo del petrolio e del gas resta alto (tanto lo comprano i ricchi), ed i paesi poveri restano ‘tagliati fuori’ dalla concorrenza dei ricconi…peggio per loro!

Infine, trovo francamente un po’ disgustoso lo sciacallaggio grillesco (si veda il suo sito) sul dramma giapponese, per portar voti al suo referendum: io faccio il tifo per gli amici del sol levante, spero che riescano a cavarsela (dopo aver subito la più catastrofica calamità naturale dell’era moderna), e so che continueranno – loro – ad usare il nucleare civile, magari migliorato e ancora più sicuro e moderno (la centrale in crisi ha 30 anni!)

Luciano

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