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Il sisma e il nucleare

Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche. Eppure, in Italia la speculazione è partita subito.

Il Giappone ha 54 centrali in esercizio secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, centrali che coprono un quarto del fabbisogno elettrico del Paese. Come si può regolarmente verificare dai report del sito dell’Agenzia stessa, il Giappone è uno dei Paesi da sempre più impegnato nella piena trasparenza di quanto avviene nei suoi impianti. Proprio per l’elevatissimo rischio sismico di una parte rilevante de suo territorio, prossimo o attraversato da linee di faglia di zolle tettoniche oceaniche e continentali, ha realizzato i suoi impianti adottando criteri antisismici sempre più alti nei decenni.

Ed è questo il motivo per il quale le procedure automatiche di arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate in quattro centrali nell’area nordorientale colpita dal sisma a epicentro oceanico, in altre due più distanti comunque entro 7 minuti è stato disposto il blocco, e in altre cinque ancora più lontane comunque entro 20 minuti le autorità giapponesi hanno disposto il fermo di sicurezza, per una completa verifica della tenuta di ogni parte degli impianti. Nella centrale di Onagawa, tra le quattro in cui il fermo è stato automatico, è stato subito estinto un incendio dovuto a cortocircuiti elettrici in una turbina non interna al circuito di raffreddamento del materiale fissile, e dunque senza nessun rilascio di scorie pericolose. Per un’altra centrale, quella di Fukushima, la più vicina a Sendai su cui si è abbattuto lo tsunami, è stata comunque disposta l’evacuazione della popolazione entro i due chilometri di raggio, come previsto dalle procedure nel caso in cui sia consigliabile prima pensare alla piena incolumità dei residenti e poi raddoppiare la piena verifica dell’assoluta tenuta degli impianti. Fino a ieri sera, i giapponesi hanno continuato a confermare all’AIEA che nessun rilascio di materiale pericoloso radioattività risultava segnalato

I media internazionali hanno, in altre parole, amplificato senza troppo comprendere la prima notizia rilanciata da Tokyo, relativa allo stato di emergenza nucleare proclamato dal governo di Tokyo prima che fosse trascorsa un’ora dall’evento. E’ una procedura standard di sicurezza, per eventi sismici superiori all’intensità 5 della scala Richter, e qui siamo in presenza di un’intensità 8,9, di energia letteralmente spaventosa come documentano le immagini che tutti abbiamo visto.

Stiamo parlando del settimo evento tellurico che mai abbia colpito il mondo dacché abbiamo strumenti e serie storiche per rilevarli, eppure le centrali hanno tenuto. Si sono rivelate molto utili le lezioni apprese alla maggiore centrale atomica operante al mondo, quella di Kashiwazaki-Karima che ha una potenza superiore agli 8 mila Mw, che il 16 luglio 2007 venne colpita da un sisma di magnitudo 6,6. L’impianto tenne, ma in quel caso furono i violentissimi movimenti oscillatori a determinare lo sversamento di 1,2 metri cubi di acqua da una piscina per il combustibile esausto di uno dei reattori. Il rilascio di radioattività per questo evento, e per il rilascio di alcuni radioisotopi dall’impianto di ventilazione, fu rilevato subito e monitorato nel tempo delle autorità giapponesi, ed è documentato nel sito AIEA come corrispondente a 10 milionesimi della dose ammessa in Giappone. Per conseguenza, l’incidente con nessun danno ambientale e sanitario venne classificato al livello zero della scala INES, che misura la gravità degli imprevisti atomici.

Possiamo trarre tre prime conclusioni. Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza,: ma come si vede sono soldi ben spesi. Secondo: le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi. Terzo, l’Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi. Assistere, ieri, su molti siti italiani antinuclearisti, a come si sovrapponevano sulla cartina dell’Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio incendi per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica..

11 marzo 2011 ambiente, energia

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  1. jamesnach
    16 marzo 2011 a 23:24 | #1

    @Davide
    “Io sono ingegnere e conosco il tema. Non scherziamo: il nucleare è SICURISSIMO e l’energia prodotta è la più PULITA in assoluto. E questa è l’opinione della stragrande maggioranza di tecnici e scienziati (ovvero di coloro che CONOSCONO il tema nel dettaglio) nella comunità scientifica internazionale”

    Bella questa.
    Guarda un po’, io sono ingegnere, lavoro nel settore energetico e la penso in materia diametralmente opposta.
    E come me la maggior parte dei miei colleghi. Quelli preparati.
    Gli altri la pensano come te…

  2. Luciano Cavalli
    16 marzo 2011 a 23:39 | #2

    Oscar,

    noi nuclearisti siamo ormai una insignificante minoranza. E le sue argomentazioni convincolo me, e probabilmente una mezza dozzina di altre persone. Tuttavia, non dobbiamo demordere, e dobbiamo continuare a porci domande:

    Quante persone hanno perso la loro vita, negli ultimi 50 anni, a causa dell’uso delle diverse fonti di energia (idrocarburi, idraulico, nucleare)? E quanti sono i morti per unità di energia prodotta? Quante sono le centrali nucleari oggi in esercizio al mondo? E quante hanno avuto incidenti che hanno comportato la perdita di vite umane? Una semplice ricerchino su Internet può fornire qualche dato interessante su questi aspetti…

    Cancelliamo pure il nucleare. Con cosa produciamo l’energia che non viene prodotta da queste centrali? Per favore, non rispondiamo ‘col risparmio’ o ‘con le rinnovabili’. Sai quale superficie sarebbe necessaria con pannelli solari per produrre la stessa energia di una centrale nucleare di media taglia (diciamo 1600MW)? Servirebbero pannelli per 350milioni di metri quadrati. Solo per sostituire (in teoria) una sola centrale nucleare (neanche grande) ! Ora, 350milioni di metri quadrati sono – per fare un esempio – una striscia larga 100 metri, e lunga 3500 chilometri (tre volte la distanza da Milano a Palermo). Con un problemino: quando non c’è il sole, l’energia non viene prodotta. E l’energia elettrica non si può immagazzinare, va prodotta e usata. Lo stesso discorso varrebbe per l’energia eolica: per sostituire una sola centrale nucleare, servono almeno 3400 (tremilaquattrocento!) turbine eoliche ad alta potenza, dell’ultima generazione. E anche quelle, producono energia solo per 1 giorno su 4, in media. E negli altri tre, che facciamo? Spegniamo le luci? Chiudiamo gli ospedali e mandiamo i pazienti a casa? Rimandiamo le operazioni chirurgiche salva-vita a quando ci sarà l’energia? Lasciamo gli studenti a casa, in attesa che torni a soffiare il vento o a splendere il sole? Intendiamoci, si può fare: nel medioevo l’energia elettrica non c’era, e sono fioriti Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Dante (per citare solo il nostro bel paese). Ma tornare al medioevo, dopo aver assaggiato la modernità, è una decisone piuttosto impegnativa!

    Allora, lasciamo perdere l’illusione delle rinnovabili (e lo dico io, che di energie rinnovabili mi occupo da anni, ed anche con un discreto successo). Quindi: niente nucleare, le rinnovabili non sono sufficienti, il ‘risparmio’ può fornire un contributo assolutamente marginale…. Non ci restano che gli idrocarburi. Avanti con carbone, petrolio, gas, allora? E con l’effetto serra, come la mettiamo?

    Aggiungiamo che i paesi emergenti (cina, india, estremo oriente, africa), che si affacciano adesso al ’benessere’, ci dicono: “abbiamo diritto anche noi alla nostra quota di energia a basso costo. E questa energia è data dalle tecnologie ‘semplici’ come petrolio e carboneâ€. Quindi – se vogliamo cercare di limitare gli effetti della crescita dell’uso degli idrocarburi nei paesi in via di sviluppo – non ci resterebbe che farci carico noi (paesi ricchi) della diversificazione: facciamoci energia con le rinnovabili (che costano molto, e sono imprevedibili) e col nucleare (che richiede tecnologie sofisticate), e lasciamo le tecnologie ‘semplici’ (olio, carbone, gas) ai paesi più poveri… Ehi, che sto dicendo? Il nucleare non si può fare, perché è impopolare, e – referendum o non referendum – non verrà mai costruito (grazie anche ai Di Pietro, ai Grillo, ai petrolieri ed agli antinucleari di turno).

    E allora non ci resta che fare un po’ di rinnovabile – per pulirci la coscienza, non per produrre davvero energia con le necessarie quantità e qualità ! – e continuiamo con gli idrocarburi…alla faccia dell’effetto serra che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Ne saranno contenti campioni della democrazia e dei diritti umani come Gheddafi, emiri arabi di varia natura, dittatorelli venezuelani et similia. Se poi in questo modo il prezzo del petrolio e del gas resta alto (tanto lo comprano i ricchi), ed i paesi poveri restano ‘tagliati fuori’ dalla concorrenza dei ricconi…peggio per loro!

    Infine, trovo francamente un po’ disgustoso lo sciacallaggio grillesco (si veda il suo sito) sul dramma giapponese, per portar voti al suo referendum: io faccio il tifo per gli amici del sol levante, spero che riescano a cavarsela (dopo aver subito la più catastrofica calamità naturale dell’era moderna), e so che continueranno – loro – ad usare il nucleare civile, magari migliorato e ancora più sicuro e moderno (la centrale in crisi ha 30 anni!)

    Luciano

  3. massimo
    16 marzo 2011 a 23:53 | #3

    Il problema del nucleare, soprattutto in un paese poco serio come il nostro, rimane il fatto che la proprieta’ e la gestione delle eventuali future centrali sarebbe nelle mani di societa’ private aventi scopo di lucro, e di conseguenza l’obiettivo di massimizzare il profitto ( e risparmiare sulla sicurezza è un modo ) . Greenpeace afferma, e dice di avere le prove, che in Giappone, la Tepco avrebbe, gia’ in passato ripetutamente truccato le carte nascondendo piccoli incidenti e fuoriuscite di liquidi e gas radioattivi da alcune sue centrali. Ci sarebbe da stupirsi se fosse vero ?

  4. Marco R.
    17 marzo 2011 a 0:20 | #4

    Buonasera Dott. Giannino,
    devo farLe i complimenti per quello che ha detto la sera del 15-3-11 su RAI3 relativamente le centrali nucleari. Il suo discorso di chiusura è stato impeccabile.
    Ha fatto capire a tutti che nessuno è folle al punto di installare per forza centrali nucleari quando si possono evitare; come è scontato che tutti noi vorremmo l’energia dal sole e dal vento.
    Ma le energie “alternative” purtroppo non bastano, per cui le centrali nucleari
    saranno un passo praticamente obbligatorio.

    Vorrei infine aggiungere un aspetto che non sempre viene rimarcato.
    Quando mi stavo per laureare in ingegneria nucleare al Politecnico
    di Milano, avevo paura principalmente dello smaltimento
    delle scorie radioattive e degli attacchi terroristici alle centrali tramite aerei.

    Con il disastro in Giappone si è sollevato il problema del terremoto.
    Da ingegnere Le dico che è inammissibile
    che vengano costruite centrali, di qualsiasi genere, in zone sismiche.
    Per cui il problema non esiste.

    Il dibattito sul nucleare sollevato dal terremoto è quindi
    inopportuno: è scontato che la centrale
    deve essere costruita in zona a basso rischio sismico.

    Purtroppo i Giapponesi, sin dalla 2^ guerra mondiale,
    hanno dimostrato di non mettere sempre prima l’UOMO
    agli OBIETTIVI che devono essere raggiunti.

    Cordiali saluti

    Marco R.

  5. enrico
    17 marzo 2011 a 0:21 | #5

    @Federico
    Il nucleare è troppo difficile da gestire in caso di emergenza ed eventi straordinari. Il problema più grosso come tutti sapete è che la radioattività dura ben che vada secoli. Non è giusto per le generazioni future un sistema energetico così pericoloso. Ho grande stima di Oscar Giannino e la penso in modo opposto a lui in questo frangente. Chi non vuole il nucleare non è ignorante, comunista o altre idiozie che ho visto scritte. Chi non vuole il nucleare usa solo il buon senso.
    E per cortesia non indicate i titoli di studio quando commentate, perchè essere ingegnere o medico non serve ad avere la ragione. La scienza non è materia esatta e la ragione non è mai completa (Kurt Godel). Un pò più di umiltà ci vorrebbe da parte di tutti.

  6. Gabriele Bonaiuti Spadoni
    17 marzo 2011 a 1:52 | #6

    Caro Giannino,
    vado contro correte ed inizio con i complimenti dicendole di aver apprezzato molto i sui toni pacati ma chiari usati nella trasmissione notturna di raitre ,alla richiesta del conduttore di replicare a Marco Travaglio;una qualità oramai rara di cui però non riesco a fare a meno.Mi trovo spesso in accordo con le riflessioni che Il signor Travaglio esprime,trovando invece deprimente lo storpiaggio dei nomi (odioso) al quale fa spesso ricorso ,così come il suo modo di schernire il malcapitato di turno.Non fosse per questo rasenterebbe l’eccellenza.Tornando invece alla sua lettera riguardo l’energia nucleare credo di aver capito che la sua fosse una riflessione economica sui costi/benefici/rischi che questa soluzione comporta,io non la penso come lei e non ragionerei mai in termini di conto economico quando si parla di centrali a fissione equiparandole a centrali “convenzionali”,alla base c’è un vizio e questo vizio è la non conoscenza (anche dopo 50 anni) dell’effettiva sua pericolosità intrinseca,quello che sta succedendo in giappone ne è l’esempio.Ogni incidente purtroppo scopre nuovi potenziali rischi.
    Cordiali Saluti
    Gabriele Bonaiuti Spadoni

  7. Riccardo
    17 marzo 2011 a 7:51 | #7

    Davide e James, vista la vostra qualifica siete perfetti per il mio, ancora non raccolto, quesito.
    Come possiamo , in alternativa al bruciare gas e petrolio, produrre 30GW di potenza erogata notturna, che sono il nostro attuale fabbisogno nazionale?
    Vi prego, basta con gli insulti ironici e i “lei non sa chi sono io”…
    Dateci una vostra soluzione tecnicamente competente.

  8. Alberto P
    17 marzo 2011 a 10:24 | #8

    @Albano

    Caro Signor Albano,

    Nel trattare argomenti tecnici e/o scientifici di qualsivoglia natura, invece, i numeri sono fondamentali. Altra regola fondamentale consiste nel citare sempre le fonti. Lei sostiene di ricordare, vagamente, sembra di capire, di aver letto numeri insignificanti sugli effetti del disastro di Chernobyl. Bene, le rinfresco io la memoria, allora.
    I numeri “insignificanti” di cui parla lei sono citati nel rapporto del 2005 dell’UNSCEAR (Comitato istituito dall’Onu sppositamente sulle conseguenze del disastro di Chernobyl). Tale rapporto è reperibile in rete. Nell’immediatezza del disastro, morirono 3 tecnici di cui uno per crisi cardiaca e due sotto le macerie dell’esplosione. Quel giorno, in stabilimento, vi erano 600 persone, tra tecnici e soccorritori (pompieri): di questi, 137 furono ricoverati in ospedale con sindrome da radiazione acuta. 28 di essi morirono entro 3 mesi (totale 31, i morti immediati) mentre dei rimanenti 109, ad oggi (AD OGGI), ne sono morti in tutto 19: e non tutti a causa dell’esposizione alle radiazioni. Totale morti causate dall’evento : 50. Conseguenze sanitarie a lungo termine sulla popolazione (SULLA POPOLAZIONE di Bielorussia, Ucraina e Russia, che sono gli stati confinanti con la regione di Chernobyl): “Non è stato dimostrato alcun incremento di tumori solidi o leucemia dovuti alle radiazioni tra le popolazioni contaminate etc. etc etc….” (citazione dal Rapporto UNSCEAR). Le ho citato solo quanto riportato dall’abstracts di quel rapporto che, in realtà e come potrà facilmente immaginare, data la partecipazione di circa un centinaio di scienziati (della WHO, del’IAEA e di varie altre istituzioni governative e non), consta di diverse centinaia di pagine. Successivamente sono stati pure prodotti altri studi, sempre nell’ambito del rapporto UNSCEAR di cui sopra. Ne cito solo due che lei potrà tranquillamente leggersi perchè anch’essi in rete:
    a) Health effects due to radiations from the Chernobyl accident (2008)
    b) Legacy : Healt, Environmental and Socio-Economic Impact (The Chernobyl Forum)

    Alcuni dati contenuti nei report sono poi stati in seguito manipolati in modo grossolano quanto ridicolo. Mi riferisco ai dati pertinenti all’aumento dei tumori alla tiroide che è stato registrato nella popolazione giovanile delle 3 regioni viste che, all’epoca dell’incidente, si trovava nella fascia di età 0-18 anni. Questo dato ha in effetti del “clamoroso”; viene infatti evidenziato un aumento da 0.5 a 1 caso per 100,000 (dato pre-esistente), fino ad un massimo di a 6-7 casi, sempre per ogni 100,000. Tra l’altro, dice il rapporto, quasi tutti risolti benignamente. Anche qui vi è un’altissima (relativamente, s’intende) varianza tra i dati relativi alla Ucraina (1-2/100,000) dove i i ragazzi sono stati in massa trattati con pastiglie di iodio entro le 30 ore (praticamente non vi è stata incidenza alcuna) e la Bielorussia dove il dato si pone attorno a 6 (nessun trattamento con Iodio fu fatto ai ragazzi bielorussi).

    Abbiamo aspettato 20 anni per sapere qualcosa e il risultato è caduto nel disinteresse generale. Quanto tempo passerà prima che i fumi mediatici provocati dall’incidente di Fukushima inizino a diradarsi ?

  9. Valerio Ricciardi
    17 marzo 2011 a 12:04 | #9

    Egregio dottor Giannino,

    Non mi unirò alla schiera di quanti più o meno velatamente la insultano o l’hanno fatto, relativamente a quanto affermato sulle prospettive di ritorno al nucleare in Italia, ma ritengo che lei seguendo solo un filo di logica corretta ma fortemente parziale, abbia preso stavolta una grandissima cantonata, e Le dirò il perché.

    Ferma restando la presunzione di buona fede che sino a prova contraria ho il dovere di attribuirLe – anche alla luce delle Sue frequenti, lucidissime analisi di economia e in vari casi di economia politica che da tempo ascolto volentieri.

    Cercherò di non allinearmi alle fesserie che ho letto qui, e che qualche volta sono state firmate da persone che si son qualificate come “ingegneri”, titolo – alla luce della povertà di argomenti dei quali – che mi pare, se autentico, davvero mal conseguito.

    Lei fa un discorso relativo AL nucleare in Italia, ossia ad un ritorno dell’utilizzo dell’energia da fissione (questa passa il convento per ora e ancora per molti anni) per produrre energia elettrica.
    Ammettiamo che la cosa abbia un senso in generale, come ipotesi di lavoro preliminare.

    Il problema, a questo punto, è a mio avviso che non abbiamo di fronte a noi la prospettiva DEL nucleare, ma di QUEL nucleare, ossia QUEGLI impianti che sono stati ipotizzati, relativamente ai quali è stato siglato un protocollo di intesa, fatti da QUEL fabbricante (lo chiamo così per brevità).

    In questo mio primo post, le parlerò SOLO della sicurezza INTRINSECA (al NETTO di terremoti, tsunami e attacchi di sfiga assortiti di origine esterna) degli EPR che, per noi hanno sostanzialmente GIA’ SCELTO ALTRI.
    Prima decidono, poi aprono un pacato dibattito. Fantastico.

    Di che impianti si tratta? Dei cosiddetti reattori EPR, European Pressurized Reactor, che sono impianti sostanzialmente di concezione francese, ossia la ex-COGEMA una cui sezione, la Framatome, dal 2001 diventa AREVA Nuclear Plants – e la cui concezione è stata portata avanti sin qui in collaborazione col gigante Siemens. Ora, il fatto è che questi reattori, concepiti sostanzialmente per essere più efficienti e naturalmente più sicuri di quelli di III generazione (che in realtà concettualmente non esiste, essendo un modesto perfezionamento di quelli BWR e PWR di seconda) hanno sin dall’inizio fatto prevedere dei costi di costruzione molto più alti di quelli che andrebbero a sostituire (come rimpiazzo, o comunque come nuova tipologia per le nuove costruzioni).

    Come si fa a moderare l’effetto nefasto di ciò sui tempi di ammortamento? Con un aumento, parallelo, della taglia del singolo impianto quanto a quantità di energia netta erogata in rete, sino a livelli spaventosamente alti: anche 1600 MW, in modo da ottenere una – indispensabile – minima economia di scala.

    Ma questo implica anche altri problemi, alcuni dei quali peraltro insiti nella concezione di queste macchine.

    In Inghilterra, come Lei forse saprà, esiste un ente di controllo che supervisione su scala nazionale la sicurezza e la salute (a scala di popolazione). E’ l’Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND). In Francia, l’ASN (Autorité de Surété Nucléaire), in Finlandia lo STUK (Säteilyturvakeskus), parolaccia di radice ugro-finnica composta, che in inglese diventa più o meno Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di rifilarci (mi perdoni il termine, non posso essere ipocrita e utilizzare perifrasi troppo politically correct, e peraltro da sempre apprezzo come Lei non lo sia).

    Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», che è – per dire – alla base dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro.
    Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e secondo necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore.

    E, faccio sommessamente notare, la cosa che più colpisce degli eventi in corso in Giappone non è neppure la tipologia di incidente in sé, quanto l’evidenza che allo stato dovremo avere tanta, tanta fortuna per sperare che la dimensione del dramma resti entro il livello 6 della International Nuclear Event Scale (ma ricorda, o no, quando all’inizio si affrettarono a classificarlo, benché non concluso, di livello 4?): la peggiore evidenza è che hanno perso il controllo dell’evolversi degli eventi (vedere elicotteri CH-47 Chinook che tentano di rovesciare patetici secchielli di acqua di mare da trecento metri di quota, sperando di far centro nel buco, è desolante e mi dà la percezione del senso di impotenza che attanaglia i giapponesi), e che la situazione se ne sta andando per i fatti suoi.

    Ma NON BASTA, caro stimatissimo (quando non discetta di argomenti di cui è troppo digiuno) dottor Giannino.

    L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR (allora! Non Greenpeace, ma, se mi permette la battuta, l’ “oste che sputa per terra il vino che deve vendere!”) nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo.

    Rammento a me stesso che, ovviamente, le barre di controllo hanno la funzione di regolare la potenza del reattore e in caso di necessità alla bisogna anche, è chiaro, inserite tutte a fondo spegnerlo arrestando l’autosostentamento della fissione.

    Secondo il rapporto di EDF si ravvisavano “superamenti significativi dei parametri minimi [si intende di sicurezza]“, la società costruttrice Areva ha proposto degli interventi correttivi alle barre di controllo per ridurre un poco, mitigare (ma per loro stessa ammissione non rimuovere) il rischio di questa tipologia letale di incidente: se vengono espulse del tutto le barre di controllo, senza nessuna regolazione della potenza l’innalzamento repentino della pressione e della temperatura del reattore provoca una sovrappressione esplosiva.

    [NOTA A MARGINE - Precisamente un'innalzamento incontrollato della pressione e del livello di potenza in un reattore, di tipo del tutto diverso (uno dei c.d. "reattori a canali" tipo RBMK installati vicino Pripyat) fu l'origine "tecnica" del disastro di Chernobyl]

    Secondo EDF… ribadisco a costo di annoiare NON a giudizio di Beppe Grillo… malgrado le modifiche proposte persistono margini molto ristretti per l’esercizio in sicurezza dell’impianto: il problema è INTRINSECO al design generale della macchina, il modello di reattore EPR (e aggiungerei dei precedenti, meno evoluti N4) e a quel che si prevede di attuare, nelle condizioni di esercizio ineludibili per renderlo teoricamente economico entro la durata dell’impianto; le modifiche che apporterebbero al progetto, come se non bastasse, per “tamponare quanto possibile” quel rischio, che permane, rendono più critica e con minori margini operativi la gestione di altre tipologie di incidente.

    L’ex Presidente di Areva, tal Dominique Vignon ed Hervé Nifenecker, hanno qualche tempo dopo cercato goffamente di smentire addirittura EDF, che detto tipo di impianto deve comprare e gestire, presentando a firma congiunta un documento in merito che vorrebbe essere una “controvalutazione” e che è stato giudicato come “frettoloso e goffo” da un ingegnere nucleare col quale sono in contatto, e che – creda – tutto è meno che antinuclearista, anzi è un accanito sostenitore del progetto Rubbia di future centrali centrali a Torio (la vera IV generazione, che è tutto un altro paio di maniche come efficienza, sicurezza e utilizzo del combustibile).

    A proposito di scorie… poi gli EPR hanno un grosso problema di scorie tutto loro.

    Come ogni centrale a fissione, anche i nostri futuri EPR producono scorie radioattive di pericolosità variabile a seconda dell’emivita dei differenti radionuclidi contenuti, di cui a tutt’oggi non si sa esattamente – nemmeno negli USA! – che destinazione dare. Ed i cosiddetti “reattori di terza generazione” o quelli di III+, come gli EPR, non ci aiutano davvero.

    Al contrario, poiché riescono ad attuare una più completa combustione del materiale fissile (cosa in sé buona sul piano dell’efficienza), in cambio ciò aggrava di molto la produzione di radionuclidi ad alta attività nelle scorie e la relativa emissione di calore residuo, rendendo significativamente più problematica la loro gestione. In breve, da un lato si ha un peggioramento qualitativo (scorie più radioattive, in soldoni) per quanto riguarda la tipologia di rifiuti radioattivi derivanti da ogni “unità di combustibile” iniziale, problema compensato IN PARTE dalla minore quantità di combustibile necessario, proprio perché il reattore è poiù efficiente (se fosse una vettura, direi che percorre più km con un litro, per capirci). Ma per ammissione DELLA STESSA AREVA, alla fine il bilancio è negativo: ci son problemi di scorie maggiori con gli EPR di quelli che ci davano i BWR come quello di Caorso, o i PWR di seconda generazione come quelli di Trino Vercellese.

    Che ne pensa, dottor Giannino? Le sembrano un vero affare come cercano di convincerci ad ogni pié sospinto? Un ultima cosa: in Finlandia c’è una società che è stata incaricata di gestire, in futuro, le scorie del reattore EPR che è da anni in costruzione ad Olkiluoto (Finlandia), accanto ad altri due già esistenti e che sono del tipo

    Questa società ha dovuto rimarcare, molto preoccupata, come il reattore EPR di Areva che ENEL e governo han deciso di rifilarci (insisto col non esere politically correct) in non meno di quattro esemplari abbia una produzione di Iodio-129 superiore a quella di reattori PWR tradizionali; ciò pone problemi molto seri in quanto tale isotopo dello Iodio ha una EMIVITA DI 16 MILIONI DI ANNI E RIMANE PERICOLOSO PER NON MENO DI 160 MILIONI DI ANNI.

    L’emivita di un radioisotopo come certo saprà dà una indicazione di quanto tempo passa perché la metà dei suoi nuclei fissili decada, di solito per step successivi, in una forma non più instabile. Dopo 16 milioni di anni (non riesco a farmene una immagine mentale, nonostante abbia studiato all’Università precisamente Scienze Geologiche, non Lettere moderne…) la radioattività residua sarà ridotta alla metà, dopo altri sedici milioni di anni a un quarto etc etc.

    Dottor Giannino, sa qual’è l’isotopo dello Iodio che sta liberando la centrale di Fukushima? Sa cosa terrorizza da quelle parti? Non il 129, ma lo Iodio 131, che ha una emivita non di 16 milioni di anni, ma di OTTO GIORNI – ha letto bene? Cambia solo un numerino… dopo ottanta giorni la sua pericolosità si riduce in modo veramente significativo, diciamo che dopo qualche anno non ne trovi più traccia. Poi c’è sempre anche la grana del Cesio 137, ma quella è tutta un altra storia.

    Mi fermo qui, per ora; spero di leggere una Sua replica, e spero abbia apprezzato, pur nel mio radicale dissenso, la pacatezza con la quale Le porgo questa mia.

    E degli aspetti economici, della effettiva nostra fame di energia (con centrali installate in Italia per quasi il doppio dei TW che si son mai consumati nel nostro paese nel picco storico del luglio 2007, e con l’idroelettrico tenuto volutamente fermo) come della colossale bugia sulle “emissioni serra zero” dei reattori nucleari, non ho nemmeno accennato.

    Chissà se il dichiarato “ingegnere” che ha postato poco sotto mi leggerà?
    Un caro saluto a tutti e scusate la lunghezza. Ma non ce la facevo a star zitto.

  10. Simo
    17 marzo 2011 a 12:18 | #10

    @Riccardo
    se ognuno di noi avesse 3 kw di potenza installata (ed in Sicilia e sardegna si arriva ad assai +) basterebbero 10 milioni di case per fare 30 GW…

  11. jamesnach
    17 marzo 2011 a 12:27 | #11

    @Riccardo

    Se vuoi l’alternativa domani mattina, non esiste.
    Ma ti faccio notare che anche il nucleare non sarebbe pronto domani mattina, ma richiederebbe (voglio essere molto ma MOLTO ottimista) una decina d’anni per entrare in funzione.

    Siccome siamo in un mondo di risorse scarse, e parlo anche di soldi, ritengo sia abbastanza stupido investire in una tecnologia costosa, potenzialmente molto pericolosa, e nata già morta, come il nucleare di terza generazione (perchè di questo parliamo, di una tecnologia che oggi NON ESISTE, per il semplice motivo che nessun impianto è ancora in funzione, e nessuno sa quando lo sarà, e a che costo).
    Quando arriverà un nucleare più interessante (quarta gen? quinta?) potremo riparlarne.
    Il nucleare di terza generazione è una truffa: meglio spendere tempo e soldi per investire in qualcosa di diverso.

    Nel frattempo, ma questo accadrebbe anche con il nucleare, ci toccherà tenerci ancora per un po’ i fossil fuels.
    Contrariamente a quanto gli infatuati del nucleare asseriscono, esistono molti studi tecnico economici che dimostrano chiaramente come sia progressivamente possibile completare la transizione verso un sistema energetico basato sulle rinnovabili.
    Il “trucco”, se così si può definire, è l’integrazione dei diversi sistemi energetici: e non esiste posto al mondo migliore dell’Europa, da questo punto di vista.
    La transizione è possibile, non arriverà domani mattina e neanche tra tre anni, ma le politiche energetiche vanno pensate e definite nell’arco di decenni, non della prossima scadenza elettorale.

    Per chi volesse farsi un’idea, questo è un ottimo (e molto qualificato) punto di partenza:
    http://www.roadmap2050.eu/

    I partecipanti allo studio sono stati, tra gli altri, McKinsey e tutte le maggiori utility del’UE, ad esempio: Acciona; CEZ Group; E3G; ECN, EdP; Enel; Energinet.dk; ENTSO-E; E.ON; Germanwatch; Iberdrola; National Grid; RWE; Shell; Siemens; TenneT; Terna; Vattenfall; Vestas.
    Non quei quattro gatti autoreferenziali del Bruno Leoni…

    Che voglio dire, che questo studio è il Vangelo e va preso alla lettera?
    No. Ma le alternative esistono. Basta allargare lo sguardo oltre i propri confini (che tristezza i governatori nuclearisti alla Formigoni che però dichiarano che le loro regioni sono “energeticamente autosufficienti” e che quindi del nucleare non c’è bisogno, A CASA LORO, ovviamente..) e pensare in grande.

  12. Terenzio il Troll
    17 marzo 2011 a 12:30 | #12

    mmm…ho capito.
    terenzio l’ingegnere esperto e iscritto al cicap…

    mmm…
    Sbagliato e sbagliato.
    Riprovi, sara’ piu’ fortunato.

    In ogni caso, fossi anche uno stregone animista analfabeta, i dati che le ho riportato sono fatti. Passare all’attacco (uh? Da quando “ingegnere” e’ un insulto?) personale non li rende meno veri.

  13. jamesnach
    17 marzo 2011 a 12:31 | #13

    @Valerio Ricciardi

    Da manuale.
    Bravissimo, mi complimento davvero.
    Più chiaro e competente di così, non è possibile.

  14. pino maniscalco
    17 marzo 2011 a 12:34 | #14

    alcune domande:
    gli assiomi economico scientifici o i teoremi da loro derivati per il calcolo dei costi e dei benefici derivanti della progettazione-costruzione-gestione di impianti nucleari per la produzione di energia elettrica,
    1)tengono solo conto di impianti funzionanti, cioè in assnza di “incidenti”? mi spiego meglio: del costo, riferito alle defaillances di qualunque natura e probabilisticamente stimate, si tiene in conto o no?
    2) se si, come viene fatta la stima probabilistica? tenendo conto del rapporto tra numero di “incidenti” sul numero di giorni di funzionamento di una centrale, oppure tenendo conto dell’importo dei danni occorsi sul numero di giorni di funzionamento? e in tal caso, i danni occorsi vengono riferiti ai soli impianti oppure anche a beni e persone esterni ed interni agli impianti?
    3) si includono tra i costi il danno emergente ed il lucro cessante riferito al periodo di inutilizzabilità delle superfici e del sottosuolo contaminati, oltre al danno per mancata o ridotta produzione di energia elettrica?
    4) in sintesi, secondo lei una corretta valutazione dei costi e benefici deve tener conto oppure no dei danni ipotizzabili probabilisticamente?
    5) infine, il costo per lo smaltimento dei rifiuti di produzione e dello smantellamento degli impianti deve ricadere sull’impresa proprietaria degli impianti o sulla collettività?

  15. claudio il fiorentino
    17 marzo 2011 a 12:38 | #15

    Buongiorno Oscar , la ascolto tutti i giorni con piacere , anche se spesso mi fà incazz..re …..comunque complimenti ….

    io penso che le leggende del nucleare pulito ed economico siano da sfatare in quanto :

    - se per pulito si intendono scorie che durano anche 1000.000 di anni e che sono altamente tossiche ……allora io non ho capito proprio ( come si dice in toscana ) una bella sega del termine pulito…..

    - una centrale costa 5 miliardi di euro e fino lì ci può anche stare ….ma noi come Italia non abbiamo nè Uranio( le miniere con quantità di materiale fissile soddisfacente si esuriranno prima del petrolio e le cave sono in africa …) nè la tecnologia idonea ( che è praticamente un monopolio francese di una certa Areva) ….

    -il fatto poi che una centrale occupi meno spazio di energie come eolico e fotovoltaico Ok è vero , ma se succede un’incidente come quello giapponese ( eccezionale sì ..ma pur sempre possibile ) lo spazio da decontaminare è di centinaia di kilometri di raggio…….per intendersi, se capitasse a firenze si dovrebbe decontaminare una zona da bologna fino a roma in verticale e una zaona come tra la costa adriatica fino a livorno……fate voi……

    per ultimo i tempi …per realizzare una centrale ci vogliono decenni , quindi il kilowattora col cappero lo paghiamo meno per almeno 10 anni … e poi il nostro kilowattora è sì caro rispetto ad i francesi ma solo del 20% considerando inoltre che noi paghiamo l’iva sull’accise ( una tassa su una tassa) non è poi così scandalosamente caro come vogliono raccontarci …senza considerare che in francia prima o poi i costi di decontaminazione delle vecchie centrali e delle scorie ci saranno eccome ….

    cordiali saluti

  16. Valerio Ricciardi
    17 marzo 2011 a 12:53 | #16

    Rileggo quel che ho scritto forse troppo di getto, e vi trovo un piccolo refuso: “supervisione” in luogo ovviamente di “supervisiona”. Troppo svelto sulla tastiera, senza essere un dattilografo. Me ne scuso con tutti. ;-)

  17. francesco
    17 marzo 2011 a 13:11 | #17

    riccardo il tuo modo di condurre una discussione è irritante.
    Che senso ha postare 10 volte la stessa domanda e non ascoltare le risposte?? allora datti le risposte da solo visto che vuoi sentire solo quelle

  18. francesco
    17 marzo 2011 a 13:21 | #18

    mi spiego meglio. Alcuni le hanno detto:
    “non la produciamo, la compriamo come facciamo ora”
    ma lei continua a domandare:
    “si, ma io la voglio PRODURRE”.
    e allora se la vuoi produrre significa che il nucleare almeno in parte lo dovrai usare credo. Contento ora? puoi cambiare domanda adesso?

  19. adriano
    17 marzo 2011 a 13:45 | #19

    L’assioma è:domani voglio maggiori disponibilità di oggi.Ieri bastava il frigo ,oggi serve anche il condizionatore.Su questa base quali sono le proposte?Non vedo nulla in prospettiva oltre il nucleare.Le pale fotovoltaiche non servono.Il nucleare ha problemi di sicurezza e di scorie.L’ingegnere deve risolvere i problemi.Ad elencarli basto io.Se poi le soluzioni accettabili mancano non se ne farà nulla,ammettendo pero’che quando il fossile mancherà non si saprà come sostituirlo e sperando che arrivi qualcuno piu’ bravo.

  20. jamesnach
    17 marzo 2011 a 14:23 | #20

    @adriano

    “L’assioma è:domani voglio maggiori disponibilità di oggi.Ieri bastava il frigo ,oggi serve anche il condizionatore”

    purtroppo questo assioma rischia seriamente di essere errato, quantomeno per l’Italia (visto che di questo stiamo parlando), e per l’europa in genere.
    se uno va a guardarsi i numeri, scoprirà una cosa interessante: i consumi elettrici sono crollati in corrispondenza della crisi, perchè molte industria hanno chiuso e delocalizzato.
    e sono in molti a ritenere non solo che ci potrebbe molto tempo a tornare ai consumi pre-crisi, ma addirittura a ipotizzare che a quei livelli non si tornerà mai più.
    il motivo è semplice: l’industria fa la parte del leone nei consumi, e se l’industria si è spostata in Cina, difficilmente tornerà qui.

    motivo in più per domandarsi seriamente se ha senso spendere miliardi in una tecnologia nucleare costosa e nata vecchia per produrre elettricità che probabilmente non ci servirà.

    notare anche che l’italia ha una domanda media di elettricità di circa 40 GW (e picco massimo sui 55 GW in estate) e una capacità di generazione, già oggi, di 100 GW.
    e la potenza media disponibile è di 67 GW. comunque ben al di sopra sia della media che del picco.

    p.s. tra l’altro, per alimentare i condizionatori, che hanno una curva di domanda che sostanzialmente segue le stagioni e il sole, il solare si presta benissimo. produce energia esattamente quando serve e quando è più costosa.

  21. marea
    17 marzo 2011 a 14:42 | #21

    Ma invece di buttare soldi in ricerche che non ci servono non sarebbe meglio indirizzarle verso la fisica? l’ energia? penso ad un bel piano di ricerca, a ricercatori in centri di ricerca anche privati, sui generatori magnetici o sull’ idrogeno, cercando di risolvere il problema energetico senza il rischio del nucleare.spendiamo tanti soldi di ricerca indirizzata in ciò che non ci serve e su quello che ci serve come generazione di energia e smaltimento dei rifiuti pochissimo.

  22. Alberto P
    17 marzo 2011 a 15:29 | #22

    @Terenzio il Troll

    Caro Signor Ricciardi,

    Comprendo che Lei è decisamente contrario al consorzio di AREVA. Bene: avrà i suoi motivi, che Lei afferma essere quelli elencati. Sentiamo allora che ci dice AREVA, se fosse mai possibile.

    Questo per dire, Signor Ricciardi, che non si sta qui disquisendo se sia meglio il consorzio franco-tedesco o altri. La discussione verte su temi diversi. Ho apprezzato moltissimo il suo parere ma anche Lei capisce, ne sono convintissimo, che non si discute di una questione di mercato.
    Non stiamo confrontando due automobili perchè, se cosi’ fosse, sono convinto che anche i venditori dell’altra automobile avrebbero tutti i loro begli argomenti per ribattere alle Sue osservazioni.

    Ciò detto, mi ha fatto piacere leggere il Suo post.

  23. Stefano
    17 marzo 2011 a 15:50 | #23

    Se volete sapere per davvero cosa sta succedendo in Giappone, consiglio gli articoli qui elencati:

    http://search.theregister.co.uk/?author=Lewis%20Page

    Si può continuare a essere favorevoli o contrari, ma almeno informati… e non da gente come il responsabile energia della UE che lui si ha il cervello fuori controllo…

  24. Luigi V
    17 marzo 2011 a 17:24 | #24

    Non condivido la posizione a favore del nucleare del Prof. Oscar Giannino e penso che le tesi sulla tenuta delle centrali espresse sulla stampa all’indomani del terremoto in Giappone siano state affrettate sulla base di informazioni incomplete, che purtroppo si sono rivelate molto più tragiche e che sono state smentite dallo sviluppo degli eventi.
    Tuttavia la mia stima rimane invariata e non ho apprezzato certi attacchi volti a mettere in discussione la buona fede dell’intervento. Un sentito grazie per il contributo culturale che lei porta su temi fondamentali dell’economia e della convivenza civile: anche quando le Sue opinioni sono diverse dalle mie.
    Sulla questione nucleare ho un’opinione personale . Ritengo che il rischio zero non esista e che il costo delle esternalità negative a danno della collettività in caso di incidente rendano l’energia da fonte nucleare molto più costosa di qualsiasi altra fonte.
    Votai a favore del nucleare nel 1987 perché ritenevo un assurdo spreco di denaro pubblico lo smantellamento delle 4 centrali già funzionanti o in corso di completamento ma ero e sono contrario alla costruzione di nuovi impianti sul territorio italiano.
    Oggi nel mio piccolo cerco di risparmiare energia con apparecchiature a basso consumo, ho installato sul tetto di casa un impianto fotovoltaico (che mi rende più dei titoli di stato) e spero che gli incentivi vengano prorogati anche per coloro che vorranno farlo in futuro… e non parlo dei grandi impianti che arricchiscono principalmente le banche straniere e consumano territorio agricolo, ma di una seria campagna per coprire tutti i tetti delle case italiane con un sistema ad energia distribuita sul territorio.
    Cordiali saluti.

  25. adriano
    17 marzo 2011 a 17:46 | #25

    Da Wikipedia:”In epistemologia,un assioma è una proposizione o un principio che viene assunto come vero perchè ritenuto evidente o perchè fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento.”

  26. Riccardo
    17 marzo 2011 a 18:07 | #26

    @Simo
    Simo, ho detto 30GW è il fabbisogno italiano notturno, i pannelli fotovoltaici in sardegna e sicilia funzionano anche di notte?
    Vedete il frutto della disinformazione veicolata con gli occhiali dell’ideologia?

  27. Riccardo
    17 marzo 2011 a 18:17 | #27

    @jamesnach
    Che ti devo dire James, quando non insulti sei davvvero interessante.
    Questa è una risposta seria, articolata, circostanziando le opzioni e ammettendo con onestà la realtà delle cose.
    Permettimi di suggerirti i tre interventi su You tube del Prof. Bruno Coppi intitolati “ricerca di base e fusione”, si incrivono perfettamente nel tuo schietto intervento.
    Quando non fai il professorino che corregge gli errorini altrui sei addirittura simpatico.
    Invito i fanatici delle rinnovabili e del nucleare a leggere il commento di Jamesnach n°11 di questa pagina.

  28. Gabriele Bonaiuti Spadoni
    17 marzo 2011 a 20:09 | #28

    jamesnach :
    @Davide
    Guarda un po’, io sono ingegnere, lavoro nel settore energetico e la penso in materia diametralmente opposta.
    E come me la maggior parte dei miei colleghi. Quelli preparati.
    Gli altri la pensano come te…

    Concordo con lei,dire che il nucleare è il mezzo più “pulito” per produrre energia è riduttivo e oltretutto sbagliato,perchè a quesot punto sorge una domanda:cosa significa pulito? che non produce co2? però lascia in eredità alle generazioni future tonnellate di scorie radioattive ?
    Per non parlare poi del fatto che le centrali dovrebbero andare in mano a privati, ma stiamo scherzado?Una logica da conto economico e stato patrimoniale quando si ha a che fare con un sistema che per essere “sicuro” ha bisogno di enormi risorse economiche investite sulla sicurezza e la prevenzione cozza con i principi capitalistici,i quali non farebbero altro che tagliare sui costi e (come in giappone) insabbiare piccoli incidenti o fuoriuscite. Non scherziamo,niente nucleare in mano a privati.

  29. Valerio Ricciardi
    17 marzo 2011 a 21:29 | #29

    Alberto P :
    @Terenzio il Troll
    Caro Signor Ricciardi,
    Comprendo che Lei è decisamente contrario al consorzio di AREVA. Bene: avrà i suoi motivi, che Lei afferma essere quelli elencati. Sentiamo allora che ci dice AREVA, se fosse mai possibile.
    Questo per dire, Signor Ricciardi, che non si sta qui disquisendo se sia meglio il consorzio franco-tedesco o altri. La discussione verte su temi diversi. Ho apprezzato moltissimo il suo parere ma anche Lei capisce, ne sono convintissimo, che non si discute di una questione di mercato.
    Non stiamo confrontando due automobili perchè, se cosi’ fosse, sono convinto che anche i venditori dell’altra automobile avrebbero tutti i loro begli argomenti per ribattere alle Sue osservazioni.
    Ciò detto, mi ha fatto piacere leggere il Suo post.

    Signor Alberto P, anch’io ho avuto assolutamente paicere nel leggere la sua garbata risposta. Quel che non capisco, però, è per quale motivo mi risponda indirizzando a «Terenzio il troll», che NON sono io: io NON uso alcun nickname in alcun blog. Né di fotografia, né di aviazione, né altri. Firmo col mio nome e cognome reali, dal momento che ho la fortuna di vivere in un Paese nel quale al livello di argomentazioni che espongo non rischio davvero di essere prelevato a casa dagli sgherri della Polizia Politica.

    Debbo però a questo punto fare una precisazione IMPORTANTE.

    Io ho parlato dell’EPR di Areva, solo e semplicemente perché il Governo Italliano e l’ENEL stavano pesantemente opzionando questo.

    Se non si fosse trattato dell’EPR, e se avesse prevalso l’azione dei lobbisti americani, probabilmente Scajola prima, Romani poi avrebbero entusiasticamente presentato col Direttore Generale dell’ENEL un piano basato sugli ABWR (Advanced Boiling Water Reactor) ossia dei reattore ad acqua bollente di III generazione progettati dalla General Electric – e che al momento vengono prodotti in sinergia da quest’ultima e la Hitachi.

    La mia critica non è sugli EPR rispetto agli ABWR piuttosto che sugli AP1000 (che pure sembra allo stato attuale siano realativamente migliori, anche come livello di sicurezza “intrinseca di progetto” (noterà come la Ansaldo Nucleare sia licenziataria della Westinghouse per l’Europa, ed uno dei maggiori fornitori per i reattori AP1000 cinesi… ed inoltre l’Italia ha firmato un piano d’intesa con gli USA per scambio di conoscenze nell’ambito nucleare).

    La mia critica, ragionata, non di pancia, motivata, profonda, formatasi nel corso di molti anni, è proprio sull’idea di un ritorno dell’Italia all’utilizzo di energia nucleare da fissione, ora, avendo a disposizione tecnologie che sono solo l’evoluzione di altre già vecchie, nella prospettiva di una futura oltre che attuale possibilità di acquisto notturno (Lei sa bene perché la Francia DEVE svendere corrente elettrica di notte, vero?) a basso costo da centrali GIA’ esistenti.
    Ed il tutto in una prospettiva di esaurimento delle riserve di Uranio di circa 62 anni.
    Come ci arrivo? Mi spiego meglio. Assumiamo un costo per kg di minerale già trattato e selezionato di 130 $ al kg. Il Red Book valuta che le riserve accertate ad oggi di uranio (4,7 milioni di tons) durerebbero in tutto, mantenendo inalterati i ritmi di produzione del 2004 (pari a 55.000 t/anno di uranio), 85 anni. Ma nel 2004. Ora siamo nel 2011, consideriamo solo 6 anni. 85 meno 6 fa 79. Solo che, non bastasse, il consumo del minerale uranifero è cresciuto sino a > 60.000 t/anno; detraendo quelle che si sono utilizzate nel mentre, col consumo attuale mancherebbero ancora 72 anni. Però sempre il Red Book (mica bau bau micio micio, vale come una sorta di Guida Monaci per gli economisti che trattano di commercio dei minerali di interesse economico) stima per il 2025 è attesa una richiesta di 80-100.000 t/anno per l’entrata in produzione delle nuove centrali nucleari in costruzione/progetto nel mondo, in massima parte in Cina.
    Volgio errare solo per difetto. Nella migliore delle ipotesi, immaginiamo che sino al 2025 si mantenga il rate attuale di sfruttamento delle riserve. Dopo il 2025, applichiamo il valore medio della stima del red Book (90.000 tonnellate/anno di minerale).
    Anche così, ne avremmo ancora per soli 62 anni.

    Che senso ha avviare una filiera ora, non avendone in esercizio, basata su una tipologia di reattori che utilizza comunque derivati da un minerale strategico sempre più caro e raro? E avendo a disposizione l’energia che la Francia avendo l’80% della propria produzione basata sul nucleare, E’ COSTRETTA a svendere, perché se no dovrebbe dissiparla in qualche modo (enormi freni elettromagnetici, con relative dispersioni di calore massive che… aumentano senza scopo né costrutto l’entropia generale dell’Universo?)

    Di giorno, un risparmio spaventosamente alto lo si potrebbe fare, da domani mattina, con l’energia solare. Fotovoltaico? Macché, quella è una tecnologia per ora assolutamente acerba, inadeguata come resa e costi (e tutto ciò benché l’irraggiamento medio del nostro pianeta sia dell’ordine di 1360 W/mq al suolo).

    Io parlo di SOLARE TERMICO per applicazioni che di norma richiedono un carico RESISTIVO nell’impianto elettrico: riscaldare l’acqua per la doccia, il bagno, la lavatrice, la lavastoviglie, nonché un contributo al riscaldamento invernale.

    Lei provi a sottrarre dalla rete, specie d’estate, il consumo delle resistenze da 1500 W degli scaldabagni, e quelle anche da 2 kW di lavatrici e lavastoviglie, semplicemente pre-riscaldando l’acqua di circa 14° C (esempio di Roma) dell’acquedotto ad almeno 45° C in una giornata di sole molto blando, e poi alimentando con essa quegli utilizzi di bassa entalpia: ha una vaga idea, solo con i consumi domestici, “quante centrali nucleari” non avrebbe più bisogno di realizzare?

    Ha una vaga idea di quanti GW/h di energia assorbirebbe in meno dalla rete?

    Noi l’Energia Elettrica, la realizziamo a carissimo prezzo, bruciando idrocarburi pregiati tuttora indispensabili per la realizzazione di molte materie plastiche, ipotizzando di accollarci l’immane rischio – per quanto calcolato entro certi limiti – di una filiera nucleare, e poi ci scaldiamo l’acqua per la doccia?

    Altro che il “medioevo prossimo venturo” di cui scriveva Roberto Vacca: il Medioevo è oggi, era in cui se ci siamo dimenticati di mettere bene il tappo alla vasca da bagno, e quella con noi dentro cala di livello, invece di mettere bene il tappo rabbocchiamo con costosissime bottigliette di acqua Perrier… solo che, almeno, l’acqua di Perrier non fa male.

    Non ce l’ho dunque con l’EPR: ce l’ho proprio col nucleare di generazione II, II+ e III+ in Italia, in generale. E coi consumi dissennati ed eludibili che ci spingono verso costi e rischi evitabili in modo semplicissimo.

    Passi un carico induttivo/capacitivo, necessario per un motore… ma produrre corrente per applicazioni resistive a bassa teperatura… lord Kelvin si starà rivoltando nella tomba.

    Notucola finale – Mi creda: vivo d’altro. Sono da oltre trent’anni un fotografo scientifico specializzato in arte, architettura, archeologia e ambiente, e per passione anche divulgatore su temi di ambiente, sicurezza, protezione civile ed energia dal 1987. Non ho rate di muto in scadenza, né debiti di sorta; non ho necessità di fare lobbismo per “una marca” di centrale o un modello di sviluppo energetico piuttosto che un altro.
    Ma i miei mitici professori (principalmente Parotto, Funiciello, Salvini, Loreto) alla Sapienza hanno cercato con passione di insegnarmi a ragionare in modo onesto e corretto, e gliene sarò grato per la vita.

  30. massimo
    18 marzo 2011 a 0:43 | #30

    Valerio Ricciardi :
    Rileggo quel che ho scritto forse troppo di getto, e vi trovo un piccolo refuso: “supervisione†in luogo ovviamente di “supervisionaâ€. Troppo svelto sulla tastiera, senza essere un dattilografo. Me ne scuso con tutti.

    Fantastico ! da incorniciare , mi complimento e ringrazio di cuore.

  31. massimo
    18 marzo 2011 a 1:01 | #31

    Alberto P :
    @Albano
    Caro Signor Albano,
    Nel trattare argomenti tecnici e/o scientifici di qualsivoglia natura, invece, i numeri sono fondamentali. Altra regola fondamentale consiste nel citare sempre le fonti. Lei sostiene di ricordare, vagamente, sembra di capire, di aver letto numeri insignificanti sugli effetti del disastro di Chernobyl. Bene, le rinfresco io la memoria, allora.
    I numeri “insignificanti†di cui parla lei sono citati nel rapporto del 2005 dell’UNSCEAR (Comitato istituito dall’Onu sppositamente sulle conseguenze del disastro di Chernobyl). Tale rapporto è reperibile in rete. Nell’immediatezza del disastro, morirono 3 tecnici di cui uno per crisi cardiaca e due sotto le macerie dell’esplosione. Quel giorno, in stabilimento, vi erano 600 persone, tra tecnici e soccorritori (pompieri): di questi, 137 furono ricoverati in ospedale con sindrome da radiazione acuta. 28 di essi morirono entro 3 mesi (totale 31, i morti immediati) mentre dei rimanenti 109, ad oggi (AD OGGI), ne sono morti in tutto 19: e non tutti a causa dell’esposizione alle radiazioni. Totale morti causate dall’evento : 50. Conseguenze sanitarie a lungo termine sulla popolazione (SULLA POPOLAZIONE di Bielorussia, Ucraina e Russia, che sono gli stati confinanti con la regione di Chernobyl): “Non è stato dimostrato alcun incremento di tumori solidi o leucemia dovuti alle radiazioni tra le popolazioni contaminate etc. etc etc….†(citazione dal Rapporto UNSCEAR). Le ho citato solo quanto riportato dall’abstracts di quel rapporto che, in realtà e come potrà facilmente immaginare, data la partecipazione di circa un centinaio di scienziati (della WHO, del’IAEA e di varie altre istituzioni governative e non), consta di diverse centinaia di pagine. Successivamente sono stati pure prodotti altri studi, sempre nell’ambito del rapporto UNSCEAR di cui sopra. Ne cito solo due che lei potrà tranquillamente leggersi perchè anch’essi in rete:
    a) Health effects due to radiations from the Chernobyl accident (2008)
    b) Legacy : Healt, Environmental and Socio-Economic Impact (The Chernobyl Forum)
    Alcuni dati contenuti nei report sono poi stati in seguito manipolati in modo grossolano quanto ridicolo. Mi riferisco ai dati pertinenti all’aumento dei tumori alla tiroide che è stato registrato nella popolazione giovanile delle 3 regioni viste che, all’epoca dell’incidente, si trovava nella fascia di età 0-18 anni. Questo dato ha in effetti del “clamorosoâ€; viene infatti evidenziato un aumento da 0.5 a 1 caso per 100,000 (dato pre-esistente), fino ad un massimo di a 6-7 casi, sempre per ogni 100,000. Tra l’altro, dice il rapporto, quasi tutti risolti benignamente. Anche qui vi è un’altissima (relativamente, s’intende) varianza tra i dati relativi alla Ucraina (1-2/100,000) dove i i ragazzi sono stati in massa trattati con pastiglie di iodio entro le 30 ore (praticamente non vi è stata incidenza alcuna) e la Bielorussia dove il dato si pone attorno a 6 (nessun trattamento con Iodio fu fatto ai ragazzi bielorussi).
    Abbiamo aspettato 20 anni per sapere qualcosa e il risultato è caduto nel disinteresse generale. Quanto tempo passerà prima che i fumi mediatici provocati dall’incidente di Fukushima inizino a diradarsi ?

    Che sollievo ! a Chernobyl non è successo niente di grave : praticamente è come se fosse scoppiata una caffettiera da 12 !
    Io faccio il medico internista, e la ringrazio di cuore per avermi dimostrato che le radiazioni ionizzanti non fanno poi cosi’ male . Da domani non mettero’ neanche il camice piombato in radiologia…..

  32. enrico
    18 marzo 2011 a 1:29 | #32

    Caro Oscar,
    la stimo molto e mi sembra di aver capito che è una persona leale.
    OMNIA TEMPUS HABENT
    Ogni cosa ha il suo tempo.
    Non ho la forza e la conoscenza per fare una “reductio ad absurdum” Euclidea, ma mi sento di affermare che il nucleare è una tecnologia obsoleta.
    Sarebbe il caso di lavorare su qualcosa di differente dal nucleare e dagli idrocarburi.
    La prima fonte energetica è il risparmio, lo ricordo a chi vuole aumentare i consumi energetici come fossero il PIL.
    La scienza non è materia esatta e la ragione non è mai completa (Kurt Godel e i suoi Teoremi di Incompletezza).
    Sfruttiamo la saggezza.
    Per realizzare la prima bomba atomica a Los Alamos vennero impiegati piu’ di 2000 scienziati provenienti da tutto il mondo. La realizzarano in meno di due anni e alle 8.14 a.m. del 6 agosto 1945 la sganciarono.
    Si potrebbe pensare di fare gli stessi sforzi per cambiare le fonti energetiche sul pianeta…
    Resto un sognatore.
    Ci aspetta un’era postindustriale, organizziamoci.
    E non lasciamo residuo tossici per millenni su questa terra che non ci appartiene.
    Con stima.
    Enrico Tamassia

  33. camillo denso
    18 marzo 2011 a 3:36 | #33

    innanzi tutto l’innalzamento delle temperature per effetto dei gas serra di carattere antropico è un modello teorico del tutto arbitrario elaborato negli anni 60 come ipotesi fallimentare per rendere conto delle temperature sulla superficie di venere (modello intrinsecamente e logicamente errato)portato attualmente avanti (scelto e finanziato) come lei ben sa al fine strategico di supportare una campagna di gestione delle emissioni di carbonio attraverso la compravendita di certificati verdi venduti nella borsa delle emissioni e quindi soggetta al controllo asimmetrico dei grandi capitali e poteri con buona pace dei paesi e dei soggetti che vorrebbero svilupparsi. questo per dire che non al controllo delle emissioni di carbonio ma all’inquinamento reale prodotto dagli idrocarburi bisogna pensare anche in termini economici.
    E sul costo dell’inquinamento, il nucleare è una tassa sulle prossime 500 generazioni (almeno) che dovranno occuparsi della cacca infetta e maleodorante nascosta sotto il tappeto, prodotto di un pasto consumato tanto tempo addietro.
    un po’ comoda come posizione. metaforicamente sono buoni tutti a fare i froci col culo degli altri, tanto più che anche pensando intragenerazionalmente (all’interno di una generazione ) nessuno che conosce il funzionamento di una centrale potendone fare a meno sceglie di viverci accanto, perchè sicure sono sicure(?) ma l’errore umano o tecnologico forse solo Giannino non lo contempla (e se si rifà alle statistiche per descrivere la sicurezza delle centrali 60 anni sono un soffio geologico ) e l’effetto mutageno delle radiazioni in questione è forse l’unica cosa sicura e trasparente nella storia della gestione del nucleare.quanto all’argomento della produzione energetica necessaria per non finire nel dimenticatoio della modernità, bisogna gettarsi nel futuro con sogni grandi, e rinnovabili e mi riferisco agli innumerevoli progetti ed innovazioni energetiche soppressi dai grandi interessi durante tutto il secolo passato (ad un altro commento gli elenchi) alle nuove forme di pensiero energetico laterale come la fusione fredda di cui abbiamo uno soplendido esempio al dipartimento di fisica di bologna .per buttare miliardi (di euro) ed avere tra quindici anni una energia che spaventa, centralizzata accentrata e oligopolistica e che se tutto va bene (nessun errore mai e nessun imprevisto maggiore ) una volta esaurita o non più conveniente diventerà una zattera tossica alla deriva nel mare del futuro, , allora tanto vale buttarli con coraggio per innovare la produzione decentrata sulla scorta delle innovazioni pulite che si stanno affacciando per renderle operative e diffuse.
    stringere i denti, tirare la cinghia per dare al futuro un presente, e per quelli che le centrali a fissione le vogliono conoscere un biglietto di prima classe per il giappone.

  34. Valerio Ricciardi
    18 marzo 2011 a 7:28 | #34

    E’ sparito nel nulla, stanotte, un mio articolato post in cui precisavo

    1) che presumo il sig, Alberto P abbia commesso un semplice refuso indirizzando una risposta a me (chiamandomi in chiaro) facendo riferimento a tal “Terenzio il troll” che non è in alcun modo un nick del sottoscritto

    2) che il mio articolato intervento critico nei confronti dei reattori della soc. Areva non implicava minimamente una mia maggiore provpensione per gli ABWR americani o per l’AP1000 che ne rappresentavano le principali alternative

    3) che a mio avviso un massiccio utilizzo non del solare fotovoltaico, tecnologia ancora immatura e costosa anche se un domani forse meno – né del vento, che ha un impatto paesaggistico e secondariamente acustico non marginale, ma del ****solare termico per tutte le applicazioni a bassa entalpia**** come riscaldare l’acqua a temperature sino ai 50° massimo per la dioccia e per il lavaggio in lavatrice o lavastoviglie, ossia risparmandoci l’assorbimento di tutti i principali carichi di tipo resistivo termico, avrebbe comportato un risparmio energetico nei soli consumi domestici talmente spaventoso in termini percentuali da rendere ancora più stridente il contrasto fra potenza installata (in termini di centrali esistenti potenzialmentefunzionanti senza nuovi investimenti, compreso il nostro idroelettrico che viene come noto tenuto inopinatamente fermo) da allontanare quasi sine die la prospettiva di dover ricorrere a qualche forma di energia da fissione per integrare la crescita della domanda

    4) che ritenevo che non ragioni tecniche, ma un maggiore efficienza delle attività lobbistiche ben note da parte del consorzio che fa capo ad Areva rispetto a quelle americane potevano avere influenzato pesantemente la scelta preliminare di ENEL e del Governo pro tempore attualmente in carica.

    Immagino che questo ultimo aspetto sia stato quello più pruriginoso.
    Ma dal momento che questo tipo di comportamenti da parte dei colossi dell’energia internazionali è assolutamente normale, con tutti i governi e tutte le maggioranze temporaneamente al potere (si vedano i casi Mattei e pochi anni dopo Ippolito) non capisco davvero quale fosse, visti anche i toni, la ragione di rimuovere il mio post.

  35. Valerio Ricciardi
    18 marzo 2011 a 7:31 | #35

    Le notizie non sembrano buone.
    Speriamo; i tentativi di raffreddamento per ora risultano troppo parziali, necessitando – specie le piscine per il raffreddamento del combustibile – di quantità d’acqua che trascendono quelle sinora scaricate. L’acqua utilizzata evapora rapidamente, per il calore prodotto.

  36. Albano
    18 marzo 2011 a 9:27 | #36

    @Alberto P
    Caro signor Alberto P
    Mi rendo conto che, di fronte a tanta sapienza, devo, in buon ordine, ritirarmi.
    Resta il fatto che si ripetono anche in queste ore le reticenze governative sulla reale situazione di Fukushima (chiedere agli Americani).
    Comunque, ho visto che, in qualche modo, ha apprezzato la dettagliata relazione del signor Ricciardi. Anche se lei vi vede una diatriba di ordine mercantile, il signor Ricciardi non ha fatto altro che parlare di sicurezza. Io non posso competere a questi livelli ma sono contento che esistano i Ricciardi, che non sono antinuclearisti ma che non ignorano i problemi. Cordiali saluti

  37. CLAUDIO DI CROCE
    18 marzo 2011 a 9:57 | #37

    RITENGO VERGOGNOSO CHE SULL’ONDA EMOZIONALE DEL DISASTRO GIAPPONESE SI DECIDA DI CAMBIARE IDEA SUL NUCLEARE . QUANDO E’ SUCCESSO IL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO CAUSATO DAL PETROLIO NESSUNO HA DETTO CHE SI DOVEVANO SOSPENDERE LE ESTRAZIONI DI PETROLIO MA CHE DOVEVANO AUMENTARE LE MISURE DI SICUREZZA . A PROPOSITO COME E’ FINITO IL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO ? HO ANCORA CON ME UN PICCOLISSIMO ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE DEL 29 LUGLIO 2010 E CIOE’ CENTO GIORNI DOPO IL DISASTRO DOVE SI EVIDENZIANO DANNI RESIDUI MOLTO MOLTO LIMITATI. RESTANO IN PIEDI OVVIAMENTE I SOLDI CIOE’ LE RICHIESTE ENORMI DI RISARCIMENTO DANNI. SI E’ RIPETUTO QUELLO CHE ERA GIA’ SUCCESSO CON IL DISASTRO DELL PETROLIERA EXXON VALDEZ IN ALASKA DI MOLTI ANNI FA CHE NON HA LASCIATO ALCUNA CONSEGUENZA DEFINITIVA.
    FORZA GIANNINO NON SI LASCI SPAVENTARE DAGLI INSULTI E DALLE MINACCE DEI FANATICI E MI RACCOMANDO NON CAMBI IDEA SUL NUCLEARE.

  38. Valerio Ricciardi
    18 marzo 2011 a 10:58 | #38

    @ claudio di croce:

    La prego di volere essere così cortese con me (le richiedo di buttare dieci minuti del suo tempo, e me ne scuso da ora) da voler leggere i post n° 9 e n° 29, ciascuno dei quali è connesso all’altro, per capire che non sempre di onda emozionale si tratta.

    Non è che chi “comunque vuole tirare dritto” è, se non necessariamente un comunista o un amico dei cattivi che vogliono farci vivere con le candele, quantomeno un pavido.

    La mia posizione sul nucleare a fissione di II, III e III+ generazione si è andata maturando, sulla base delle mie conoscenze, nel corso di lunghissimi anni. E non nasce ora. E non implica una ostilità a priori nei confronti di qualsiasi forma di energia dall’atomo. Come ho già detto, sono molto interessto intellettualmente all’idea di Carlo Rubbia di un modello di reattore a Torio (molto più comune in natura dell’Uranio) che avrebbe una efficienza 200 volte maggiore, e soprattutto vanterebbe scorie a minor tenore di radioattività, dal tempo di decadimento complessivo più breve. Già sarebbe un passo avanti.

    Ma se ogni volta la sbandierata sicurezza e capacità di tenere sotto controllo la situazione in caso di imprevisti si rivela solo propaganda e sicumera connessa ad interessi economici, che colpa può Lei darne a me?

    Nel 1987 ero favorevole alla chiusura delle centrali di Trino Vercellese e Garigliano, quasi al limite della loro vita operative e già affette da un amiriade di malfunzionamenti, e peroravo la causa di tenere in vita, per finire di ammortizzarlo, l’impianto di Caorso, più moderno e che sino a quel momento aveva dato discreta prova di sé.

    Quanto al reattore di Latina, era già non troppo distante prossimo alla messa a riposo, e lavorava con potenze molto più basse che permettevano un agestione di eventuali malfunzionamenti più rassicurante. Ero, casomai, ferocemente conterario al proseguimento dello sviluppo del pericolosissimo progetto CIRENE che si stava approntando sempre a Borgo Sabotino, e che era stato fortemente criticato da autorevoli scienziati.

    Quanto poi all’incidente del Golfo del Messico e il lontano precedente della Exxon Valdez, lei è stato in immersione sui fondali dello stretto di Prince William, per caso? Io no, ma ho collaborato nel 2009 al montaggio dei filmati girati da una troupe di biologi e geologi nel 2007 (circa alla fine di luglio) che in 75 immersioni sino alla profondità di 45 m hanno documentato uno scenario da “germania anno zero”. Mai visto niente di simile. Se quello è “non avere conseguenze permanenti” allora chiederò che nel cortile dell’asilo di mio figlio venga impiantata una raffineria.

    Per lei, un famoso calciatore che durante la sua attività si frattura sei volte e dev’essere operato ai legamenti del ginocchio quattro volte per incidenti gravi e falli subiti, poi, è come prima, quando smette la sua carriera può fare lunghissime ascensioni in montagna su sentieri ripidi come quando aveva diciott’anni? No? Bé, nemmeno la Terra. Per lei un pugile di scarsa levatura che ha subito venti KO a furia di pugni in testa ed ha la faccia appiattita dai colpi, dopo, ha un elettroencefalogramma come Rita Levi Montalcini? No? Bé, nemmeno la Terra.

    Non esistono “catastrofi buone” e “catastrofi cattive”. Esistono solo catastrofi, e di quelle causate direttamente o indirettamente dall’azione umana quelle che comportano la dispersione di radionuclidi sono quelle, noe oggi, i cui effetti durano di più nel tempo e di più coinvolgono anche le generazioni future, che, mi scusi, non hanno colpa se noi siamo così imbecilli da tenere il riscaldamento acceso e la finestra aperta, salvo poi lamentarci della nostra fame di energia ed esser pronti a cercarne di altra purchéssia. a qualsiasi prezzo e assumendoci qualsiasi rischio.

    La prego, si documenti, non usi lo stampatello per tutto un post (in un blog “equivale a gridare”) e non abbia paura di avere ed esprimere dubbi. i dubbi, non le certezze, sono il primo sintomo di intelligenza matura.

    Che vuol dire “non cambi idea sul nucleare”? Io penso che se il dottor Giannino era motivatamente favorevole al nucleare, e sulla base di nuove valutazioni e nuove informazioni che prima non aveva dovesse diventare più scettico, ciò sarebbe solo prova della sua ben nota intelligenza.

    «Noi tireremo dritto» era spesso in bocca ad un signore molto volitivo (mascella compresa) che, però, con la sua determinazione al di là dei buoni consigli e delle evidenze dopo un inizio molto fattivo su tanti temi… non mi pare abbia combinato che guai, da un certo punto della Storia in poi.

    La saluto cordialmente. …Ma quali fanatici… studiate, gente, studiate, e non date retta MAI ai politici e agli arruffapopolo pagati da chi deve prima di tutto far girare quattrini.

  39. jamesnach
    18 marzo 2011 a 11:08 | #39

    Farei notare a coloro in quali sbandierano il rapporto UNSCEAR come la prova provata che Chernobyl fu una simpatica scampagnata, che non si tratta nè dell’unico nè del più recente report sull’argomento.

    Esistono altri report che trattano il tema e che arrivano a conclusioni molto differenti, cosa peraltro inevitabile quando si affrontano temi mai affrontati in precedenza su una scala simile.

    Basta andare su wikipedia e si ottiene una panoramica.
    L’ultima pubblicazione in ordine di tempo (2010), a cura del Center for Russian Environmental Policy in Mosca e dell’Institute of Radiation Safety, di Minsk, Bielorussia, pubblicato dalla New York Academy of Sciences, stabilisce il conto della mortalità totale a 1 milione di persone, worldwide. (http://goo.gl/ZyPiX)

    Ovviamente, chi continuasse con fiducia a sostenere la sostanziale innocuità di Chernobyl, è pregato di:
    a- comprarsi una casa di campagna dalle parti del reattore, ove trascorrere tutte le estati insieme ai propri figli o nipotini;
    oppure:
    b- partire per Fukushima, c’è bisogno di braccia da quelle parti…

  40. jamesnach
    18 marzo 2011 a 11:15 | #40

    @CLAUDIO DI CROCE

    Resto sempre francamente stupefatto dalla disonestà intellettuale pressochè assoluta di chi spara affermazioni incredibili senza alcun pudore.
    “IL DISASTRO DELL PETROLIERA EXXON VALDEZ IN ALASKA DI MOLTI ANNI FA CHE NON HA LASCIATO ALCUNA CONSEGUENZA DEFINITIVA”

    E’ sufficiente digitare su google “exxon valdez legacy” o “exxon valdez consequences” per farsi una bella (si fa per dire) idea di quanto siano inesistenti le conseguenze del disastro della Exxon Valdez.

    Caro Di Croce, io non so se la sua sia ipocrisia o solo ignoranza: in qualsiasi caso, la trovo vergognosa.

  41. Giovanni Bravin
    18 marzo 2011 a 14:41 | #41

    @Roberto 51
    Sono d’accordo che macchine fotografiche a pellicola possono essere migliori delle digitali. Ma molti produtorri di pellicola si sono dovuti riconvertire alle nuove esigenze. Questo è il lato negativo del progresso e consumismo. Anni fa, avevamo tetti, camini, freni auto etc, in amianto, poi ci dissero che era cancerogeno. Lo stesso dicasi per pellicole trasparenti (per cibo) e per i rivestimenti antiaderenti dei tegami perchè contenevano Teflon (cancerogeno) Quest’anno hanno tolto dal commercio i sacchetti di plastica, perché dannosi alla natura e non ecologici. Però continuo ad acquistare dal fotografo pellicole nella loro custodia di plastica, che potrebbe essere benissimo sostituita da un involucro carta/alluminio, opaco alla luce, con costi nettamente inferiori. Purtroppo certe cose non godono più di ricambistica dopo 5/10 anni dalla loro uscita di produzione, mentre per qualche marca di auto, si trovano i più minuti ricambi anche dopo 30 anni!

  42. Albano
    18 marzo 2011 a 14:43 | #42

    @Alberto P
    Io purtroppo non sono puntuale nell’archiviare statistiche e numeri , me ne faccio però un’idea, che mi resta bene impressa, soprattutto quando riguarda i rischi per salute. Per fortuna, oltre ai Ricciardi, ci sono anche i “jamesnach”, che ringrazio vivamente. Cordiali saluti e tanta serenità.

  43. Giovanni Bravin
    18 marzo 2011 a 14:57 | #43

    @jamesnach
    Ben detto! Bisogna distinguere tra prodotti naturali e quelli non esistenti in natura (nucleare). Quando c’è una petroliera che sversa olio grezzo in mare, oppure una falla dalla trivella, oppure pozzi petroliferi dati alle fiamme prima in Kuwait, ora in Libya, si sa che occorrerà un piano ingente di pulizia, ma c’è un rimedio. All’inquinamento nucleare, non c’è rimedio. Purtroppo in Italia non si vuole prendere in seria considerazione fonti di energia alternativa, auto ibride etc.

  44. Sergio Donato
    18 marzo 2011 a 17:30 | #44

    @francesco

    Io invece ritengo che l’indipendenza energetica sia una variabile fondamentale per la crescita di un paese e per la sua “immagine” (concedetemela), o pensate che Sarkozy avrebbe fatto la voce grossa con Gheddafi se avesse temuto “ritorsioni energetiche” da chicchessia?

    Gli investimenti sul nucleare sarebbero effettuati da privati e non finanziati dallo Stato, dunque il governo non deve inventarsi alcun balzello. In un libero mercato, il privato investirebbe se ne avesse un ritorno, pur con la particolarità dei progetti nucleari che mi pare abbiano upfront pesantissimi.

    Su un altro piano è la nostra situazione sociopolitica per cui non siamo in grado nemmeno di costruire una discarica, ma qui è davvero tutta un’altra questione e ritengo sia poco attinente alla discussione economica/ecologica.

  45. francesco
    18 marzo 2011 a 18:39 | #45

    @Sergio Donato
    guarda che la francia non ha affatto l’indipendenza energetica. Non produce ne uranio ne idrocarburi…
    Fanno al voce grossa con la Libia perchè, come giustamente fai notare, hanno da perderci meno di noi.
    Ma non usano parole del genere con, per esempio, il Niger (tanto per restare in zona).
    Di fatto nessuna potenza è indipendente da un punto di vista energetico, persino gli stati uniti importano una bella fetta di energia elettrica.

  46. qonos68
    18 marzo 2011 a 20:02 | #46

    “il Giappone è uno dei Paesi da sempre più impegnato nella piena trasparenza di quanto avviene nei suoi impianti”. La TEPCO sistematicamente ha coperto e copre tuttora le informazioni sugli incidenti che avvengono nelle loro centrali, tanto che in passato la dirigenza si è dovuta dimettere in massa, e ho l’impressione che succederà ancora. Giannino si informi meglio.

  47. Leopoldo Calò
    18 marzo 2011 a 20:28 | #47

    “…allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione…”.
    Lo “stato degli atti” è cambiato, perciò magari smettiamo di dire idiozie.

  48. Vlerio Ricciardi
    19 marzo 2011 a 0:01 | #48

    Vorrei precisare una cosa, spero possa essere utile. Io ritengo non abbia troppo senso essere “antinuclearista” in luogo di “filonuclearista”. E’ come dividerci fra romanisti e laziali, diventa un fatto di appartenenza, quasi religioso.

    Perciò parimenti non sopporto chi cerchi di sostenere che costruire centrali nucleari significhi far parte di un complotto generalizzato per farci morire tutti leggiadramente fluorescenti, perché è un atteggiamento isterico come quello che vorrebbe attribuire ogni posizione critica verso il nucleare a una volontà neo-pauperista che implicherebbe l’utilizzo di candele per girare per casa la sera;

    ma se non sopporto chi vada cianciando che con qualche mq di pannelli fotovoltaici potremmo madare avanti la Fiat, allo stesso modo mi fa cadere le braccia chi insiste sul rischio di black-out (in un Paese che tiene deliberatamente l’idroelettrico fermo, ancorché perfettamente efficiente) se non ci spicceremo a rientrare nel “giro” del nuclare, perché questa è una balla grande quanto una palazzina.

    Perciò, tutti quanti, non stiamo a fare i tifosi di calcio perché ‘sta storia della sicurezza nucleare è una faccenda drammaticamente seria, molto più delle nostre amabili chiacchiere.

  49. anna
    19 marzo 2011 a 9:31 | #49

    @jamesnach
    ho letto molto lentamente per via delle tanti nozioni a cui sono poco avvezza e forse poco portata molto più affini a me sono le materie letterarie, quindi, nn è stato uno scherzo concentrarmi ma ho tentato di farmi un’idea di quello che sta succedendo e farò scuola ai miei ni poti nella maniera più semplice possibile (ne ho cinque) :Ho preso nota in parte di ciò che ho letto per non sparare delle cavolate!!!

  50. sergio arienzo
    19 marzo 2011 a 10:44 | #50

    innanzitutto ringrazio Valerio Rcciardi per la sua perfetta esposizione sul vero problema che i “favorevoli” ignorano voltumente o meno: non si parla di nucleare in generale, ma di quello che il nostro governo HA GIA’ ACQUISTATO. Quindi, quando , usando il sistema della comunicazione che ben conoscono, il governo parla di aumento della sicurezza, di tener conto del disastro giapponese e di attenzione alle problematiche nucleari, è chiaramente un grosso bluff ai nostri danni. Leggendo ( ove possibile) le argomentazioni dei favorevoli, capisco come l’indottrinamento delle masse funzioni a perfezione. Ma dove lo avete letto che per produrre la stessa energia di una centrale nucleare con i pannelli fotovoltaici bisognerebbe coprire mezza Italia? Oltre a non essere vero, non tiene conto del progresso che avrebbe 20 anni ( il tempo per terminare la prima centrale nucleare in Italia) per produrre pannelli sempre più piccoli ed efficienti. Oggi state scrivendo su un portatile che, a parità di prestazioni, se costruito venti anni fa avrebbe richiesto lo spazio di un grattacielo come l’Empire Stade Building! Altra bugia quella della non produzione di energia dalle rinnovabili durante la notte. Studiato il problema hanno inziato a produrre pannelli che sfruttano gli infrarossi e quindi funzionano anche di notte e poi le rinnovabili non sono solo i pannelli fotovoltaici. Senza contare che il nucleare sostituirà solo l’8% della produzione di energia elettrica mentre le rinnovabili possono sostituire anche l’enrgia termica. Per finire rimane il non conoscere ad oggi, come stoccare le scorie radioattive che vengono sempore parcheggiate in attesa di soluzioni definitive che nessuno conosce. E i costi? Nessuno li conosce perchè immaginate di quantificare lo stoccaggio delle scorie per migliaia di anni, qualcuno è in grado di farlo? Cerchiamo una volta tanto di non rispondere alle emergenze ma di prevederle e cancelliamo il nucleare dal futuro italiano, i nostri figli ci ringrazieranno

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