Franco Tomassini :
Dato che la mia vita passata ha sempre visto lo Stato come grande Regolatore (vedi un esempio per tutti, l’INPS), mi domando come, nella realtà, si potrebbe passare a un sistema pensionistico esclusivamente privato. Nel quale, ovviamente, si tenesse anche conto degli incapienti. Subito si dovrebbe, forse, mettere in piedi un Ufficio per la verifica dei reali incapienti, con la nascita, immediatamente, di un’altra burocrazia.
Sono abituato ai trasporti pubblici, gestiti dalle Ferrovie dello Stato. Qeull’Azienda è oggi in pareggio, ma, se si vuol viaggiare, anche su Eurostar, bisogna munirsi di pannolone, poiché, ormai è noto anche al Ministro Tremonti, i servizi igienici sono troppo sepsso inavvicinabili.
Lo Stato Repubblicano così come lo abbiamo vissuto, ha assunto nel tempo diversi ruoli con finalità divergenti: Infatti se da un lato il settore Pubblico si è adoperato gestendo servizi che difficilmente possono essere allocati ai privati e la cui fruizione corrisponde spesso ad un diritto della cittadinanza (Sanità, Difesa…), dall’altro ha anche influito pesantemente sull’economia entrando direttamente nelle partecipazioni di società private, comandando (spesso male) interi comparti industriali, distribuendo fondi e dispiegando ammortizzatori sociali per sorreggere realtà economiche non funzionali, creando enti che gestiscono servizi non essenziali senza che questi seguano un qualsiasi criterio di economicità. Dunque la funzione regolatrice è stata espletata, fra le altre cose e con qualche “peripezia”. In questo breve arco temporale il polimorfismo dello stato italiano non può che lasciare perplessi; A prima vista, potrebbe sembrare che ci siano una grande quantità e varietà di servizi erogati e che questo giustificherebbe il “prezzo del biglietto” (pressione fiscale) ma ad un’analisi approfondita emerge chiaramente che la qualità, l’omogeneità ed il livello di spreco sono molto alti, troppo alti rispetto a quanto ricevuto.
Quello che credo, in base alla mia personale visione, è che non sia di alcuna utilità uno stato “poliedrico” che faccia 10.000 cose diverse alla meno peggio subissando di tasse e tributi la cittadinanza. Sarebbe auspicabile invece avere una pubblica amministrazione che gestisca i servizi più importanti in maniera eccellente e che lasci spazio all’iniziativa privata ove sia più indicato, il tutto accompagnato da una normativa chiara,snella,dura che lasci rapidamente intendere cosa si può fare, cosa non si può fare e che cosa rischia chi infrange le regole.
Per quanto riguarda il sistema pensionistico, credo che il passaggio verso un modello sempre più “privato” sia una cosa doverosa, anche considerando la composizione demografica della nostra nazione e le nuove realtà del mercato del lavoro. Per l’accertamento degli incapienti, se si volesse per un attimo andare oltre la cultura burocratica di basso profilo che ha caratterizzato la nostra nazione e si volesse anche dare un seguito all’utilizzo di infrastrutture digitali di livello, potremmo gestire molti servizi e controlli con routines automatiche che lascerebbero poco spazio agli “artifizi” che oggi sono possibili a causa dell’incompetenza del personale, della frammentarietà di documenti e della mole di dati abnorme che andrebbe controllata per lo più a mano. Tutto alla fine riconduce nella scelta di un modello “semplice e funzionale” e nella sua applicazione utilizzando un buon catalizzatore (l’informatica), cosa che nella realtà non trova seguito dato che la Pubblica Amministrazione è solo un guazzabuglio di enti e norme sconnesse che faticano perfino a darsi una definizione codicistica chiara e l’informatica è praticamente lettera morta nelle scuole figuriamoci se può essere assimilata da burocrati che appartengono per mentalità e metodi al secolo scorso.
]]>Il capitalismo va dove ci sono i soldi, cioè dove i consumatori decidono che vale la pena spendere: one dollar, one vote. E di certo non vieta a nessuno di fare beneficenza. C’era molta più solidarietà quando era volontaria che oggi che è obbligatoria, così nessuno si sente obbligato a farla.
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michela :
Ora i furbi evadono le tasse, dopo scroccheranno i servizi.
concordo 1000%.. purtroppo sono parole SACROSANTE
Purtroppo, questa via è ampiamente incompatibile con due fattori presenti nel nostro paese:
A) Il complesso delle norme giuridiche (Costituzionali – Civili – Penali – Procedurali) che traccia un’ idea di Stato, a mio modo di vedere, del tutto obsoleta e non compatibile con delle riforme funzionali di tale livello.
B) Il capitalismo italiano, la società civile ed i maggiori esponenti politici, hanno verso lo stato un rapporto degno di essere considerato un “Disturbo bipolare”: Infatti, se da un lato tutti si lamentano per le inefficienze, le spese eccessive, la mancanza di autorevolezza, la cattiva amministrazione, dall’altro lato TUTTI contribuiscono ed accrescono volontariamente l’entità di tali fenomeni cercando di “strappare” vantaggi per la propria parte sociale indipendentemente se ciò causerà danni ingenti alla collettività o se per fare questo sia necessario violare sistematicamente delle norme giuridiche.
In poche parole, i nostri problemi sociali e strutturali non permettono che una vera e propria fase di sviluppo possa partire dalle condizione attuali facendo dei semplici correttivi economici o delle operazioni di redistribuzione di risorse. Purtroppo una vera e propria svolta liberale è impensabile, infatti senza la modifica PROFONDA della normativa e della struttura statale ogni accenno di riforma che potrebbe essere introdotto avrà lo stesso effetto del gettare i chicchi di grano fra i rovi ;
“…Uscì il seminatore, prese una manciata [di semi] e li seminò.[...] Alcuni caddero fra i rovi e i rovi soffocarono i semi e i vermi li divorarono…”
Più chiaro di così.
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