Mettere in competizione TV e Web è stupido: il secondo mezzo può incorporare il primo con facilità ed espanderlo, la TV non ha questa possibilità e questo già basta a tagliare corto ogni tentativo di boicottaggio. Per quanto riguarda la situazione italiana sulla Tv, non amo paragonarla a quella degli altri stati, di per se il nostro sistema radio televisivo è un tratto caratteristico italiano, come lo è il parlamentarismo perfetto e l’IRAP… tutte cose che abbiamo solo noi e di cui faremmo volentieri a meno.
@ Roberto
Concordo con il ridurre, ma questo non esclude la posa delle basi infrastrutturali e normative per avere una PA efficiente e produttiva (non che più snella).
@Pastore Sardo
La cosa non mi stupisce, come ben sai da noi anche per piantare un carciofo pone “rilevanti ed articolate questioni di carattere politico-sociale-amministrativo” che tradotto in lingua economica significa “O dividi la torta con politici/sindacati/burocrati/(criminali) oppure scordati di poter fare la qualsiasi” questo ovviamente porta alla dilatazione dei tempi di delibera e di costruzione, senza contare la miracolosa levitazione dei costi. La questione della banda larga fa gola a tutti perchè tutti sperano di poterci mangiare su.
La rete in Italia fa PENA perchè le politiche statali sono mosse da stolti con i paraocchi che fanno il minimo indispensabile scaricando tutto il peso degli errori commessi alle generazioni future, ricordiamoci che noi siamo la nazione che ha abbandonato il nucleare per bruciare petrolio/gas/carbone e che siamo quelli che hanno creato quella megavoragine di debito pubblico che qualcuno in futuro dovrebbe ripianare…
Per quanto riguarda Telecom Italia, forse sarò prevenuto e poco obbiettivo ma mi sembra la classica azienda italiana che quando guadagna incassa e gode, quando perde invece si appella allo Stato e munge.
La rivoluzione della PA , dal mio punto di vista, consisterebbe non tanto nella sua ottimizzazione ma nella sua “riduzione” all’ essenziale. Cioè in uno stato sempre più piccolo.
Quindi, prima rivedo l’ esistente (lasciando solo lo stretto necessario) , poi , eventualmente ottimizzo. Quindi , come si direbbe, opero prima un cambio di paradigma.
Rimanendo nel mondo dell’ industria esiste un esempio simile , il modello produttivo Toyota.
]]>Io non credo che l’intervento statale debba “distorcere” il mercato mettendo le sue poco competenti mani nell’economia, non credo nemmeno che ci sia necessità di distribuire denari a pioggia per favorire interessi privati, però penso che non sia da “statalisti” pensare che una nazione debba quantomeno occuparsi di preparare il “terreno di coltura” per generare la crescita economica ; va bene che bisogna calare le tasse, e sarebbe necessario ridurre gli sperchi ma a mio parere non ridimensionare e rimodulare l’apparato burocratico e procedere ad una riscrittura della normativa ad esso collegata, che a tutt’oggi è solo una frammentaria sequela di leggi e leggine (alcune delle quali antecedenti al fascismo) riunite in uno pseudocodice, avrebbe solo l’effetto di annullare qualsiasi riforma economica anche la più generosa.
E che c’entra l’informatica in tutto ciò?
C’entra più di quanto sembri: il motore dell’efficienza di uno stato e da sempre misurato con la velocità e l’uniformità delle sue comunicazioni, oggi con l’IT possiamo fare molto ma molto meglio rispetto al passato, possiamo essere veloci, uniformi, ed in più si incrementa la precisione delle azioni amministrative si può risparmiare e valutare i dati. Un massiccio impiego di IT creerebbe un benchmarking della PA di migliore qualità e questo evidenzierebbe subito i meriti ed i demeriti degli amministratori in termini di produttività reale e di atti prodotti che possono essere valutati quasi in REAL-TIME, senza parlare delle possibilità di interfacciamento fra enti che verrebbero amplificate in maniera spaventosa.
Ed al cittadino cosa sposta?
Con il giusto framework normativo , si avrebbe un’amministrazione leggera e servizievole, che fa meno errori e che diventa finalmente trasparente e responsabile delle proprie azioni, potrebbe costare di meno essere più utile (e meno di intralcio).
E questo sarebbe solamente l’inizio.
Per me questa sarebbe la vera rivoluzione, che insieme ad un incisivo riordino del nostro ordinamento (ai livelli di Triboniano o giù di li
) potrebbe veramente fare fare al nostro paese un balzo di 100 anni avanti così da passare dall’attuale Repubblica 1.1 alla Repubblica 2.0 e onestamente se ne sentirebbe la necessità.
che banda larga si vuol fare senza riformare anche la legislazione!!!
]]>Io sono contrario all’idea dei privati che mungono dalle casse statali, ma non credi che una nazione che dice di essere una potenza economica debba considerare la propria rete di comunicazione come una questione di importanza primaria sia sotto l’aspetto economico che dal punto di vista della sicurezza? Allora noi ci dobbiamo accontentare di quel catorcio di rete mentre gli altri (spreconi) varano sempre nuovi tratti di fibra ottica, come dici tu, inutile …
In quanto alla teoria economica, non credo che c’entri il Liberismo: se lo stato dovesse limitarsi a fornire i servizi essenziali, penso che una rete di comunicazione ad alta efficienza sarebbe, nel 2011, proprio uno di quei compiti che spettano allo stato. Questo ovviamente se si pensa ad una nazione che abbia un briciolo di prospettiva futura e che coltivi l’intenzione di dettare i tempi della ripresa economica e non di inseguire sempre gli altri come abbiamo fatto noi da circa 30 anni.
]]>Quindi , a che serve questa iniziativa, certamente pretestuosa e strumentale?.
Inoltre, caro Giannino, come è che in queste trasmissioni (Radio24) ci son sempre dei privati che chiedono (strumentalmente) allo stato di “incentivare” lo sviluppo di nuovi mercati. Da quale parte stiamo ? , da quella di Milton Friedman o da quella di Murray N. Rothbard che definì il primo “Penso che sia abbastanza chiaro che Friedman è uno statalista”?
]]>C’è dell’altro: Pensiamo a quanti archivi esistono nella PA ognuno di questi magari contiene i vostri nomi e magari contiene anche grossolani errori di trascrizione che vi causeranno più di un problema e che per risolvere questi problemi impiegherete ore se non giorni. Invece creando database interfacciati, si potrebbero eliminare errori/problemi/reclami/perdite di tempo immani ed oltre a questo si potrebbero facilmente scoprire evasori fiscali o enti che non svolgono il proprio lavoro come dovrebbero immettendo finalmente LA RESPONSABILITA’ VERA (come sancito dalla legge ma mai messo in pratica) di chi opera nella Pubblica Amministrazione, pensando di trovarsi in una “botte di ferro” a riparo non solo dai licenziamenti ma anche dalle proprie mancanze e dai danni che causa alla cittadinanza. Questo è solo un piccolo assaggio di quanto è possibile realizzare e non è sempre detto che siano necessari “milioni di euro ” di stanziamenti; gli interventi infrastrutturali sono di certo a carico dello stato ma esistono anche migliaia di progetti che potrebbero cominciare ad essere implementati utilizzando sistemi open-source che riscuotono ampio successo in tutto il mondo, e che altri grandi stati europei (Francia/Germani/Inghilterra) stanno utilizzando da diverso tempo, senza la necessità di dover dipendere tecnicamente dai grandi colossi dell’informatica in tutto e per tutto.
Purtroppo il sistema Italia e la sua ingarbugliata (sin dalla normativa) amministrazione, mal gradisce se non ODIA questi sistemi che semplificano e velocizzano, anche perché impedirebbero (o aiuterebbero ad impedire) tutto quel giro di cattiva informazione ritardi e disservizi che invece fanno comodo ai politici ai responsabili amministrativi e agli impiegati, perché è vero che queste tecnologie farebbero comodo, ma servirebbe anche chi le sa utilizzare invece 2/3 degli impiegati statali non sa nemmeno scrivere con entrambe le mani senza guardare la tastiera, figuriamoci quanto si prestano all’impiego di queste sofisticate (e nemmeno complicatissime poi) tecnologie. Certo, se si volesse fare una seria rivoluzione informatica sarebbe necessario un potenziamento di rete, perché l’applicazione di servizi digitalizzati ad ampio spettro non può certo essere messo in “scacco” da una rete a tutt’oggi poco affidabile e molto eterogenea. Chi sostiene che la velocità di rete serva solo al file sharing, non capisce che bisogna avere una buona infrastruttura per creare una seria ragnatela di servizi che sia anche affidabile e veloce specialmente se si parla di Cloud Computing.
Purtroppo l’attenzione sul digitale in Italia è ovviamente bassa ; la stessa formazione politica che oggi governa nel lontano 1999 sosteneva che la scuola doveva basarsi sulle tre I “Inglese, Informatica, Impresa” ed a quanto pare nessuna delle tre è più rilevante oggi. I giovani dovrebbero solo rassegnarsi all’idea che questo è un paese per vecchi dove si parla solo di pensioni , gossip da giornaletto scandalistico, ammortizzatori sociali e metalmeccanici, dove invece di propositi si indugia in vecchi ricordi e farneticazioni, dove come diceva Califano : TUTTO IL RESTO E’ NOIA.
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