Commenti a: Bad company Italia /2011/01/29/bad-company-italia/ diretto da Oscar Giannino Mon, 18 Jul 2011 22:13:39 +0200 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.2.1 Di: Roberto Boschi /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12329 Roberto Boschi Wed, 02 Feb 2011 16:23:02 +0000 /?p=8158#comment-12329 Condivido molte delle osservazioni del prof. Arrigo, anche se i risultati della "cura" così radicale da lui proposta potrebbero essere progressivamente raggiunti anche con una riforma incisiva della pubblica amministrazione. Cosa impedisce di metterci mano? credo sia il non adeguato funzionamento del "mercato della Politica". Chiunque proponesse una drastica riduzione della "Cosa pubblica" per recuperare efficienza e ridurre le spese, saprebbe di andare incontro ad una quasi rivolta popolare da parte di tutti coloro che vivono di lavoro pubblico e, conseguentemente, si avvierebbe ad una quasi certa sconfitta elettorale. Un semplice esempio può far capire meglio: la mobilità fra le amministrazioni locali. Io vivo in un comune dell'interland di Firenze, 19.000 abitanti, 123 dipendenti comunali. Non sò se sono pochi o molti (per i servizi da erogare), però il rapporto dipendenti su popolazione residente è, ad oggi, più della la metà di quello di Firenze. Ammettiamo pure che il Capoluogo di provincia abbia necessità superiori per i flussi giornalieri in entrata, il turismo, ecc: quanto carico di lavoro può valere questo "maggio onere"?, 1/4?, 1/3 in più del mio Comune? Bene, anche ammettendo questo, Firenze potrebbe fare a meno dai 500 ai 1.000 dipendenti affinché la "produttività" sia uguale a quella del mio Comune e, da cittadino, perché la "qualità attesa" dalle due amministarzioni sia uguale. Ecco: basterebbe una semplice, modesta mobilità per riequilibrare le cose, così facendo si eviterebbe il reintegro di dipendenti per i (molti) anni a venire dovuto al tourn over in uscita, e si ridurrebero le spese perseguendo, nello stesso tempo, equità fra cittadini di due territori limitrofi. Proviamo ad applicare questa semplice regola a tutti gli Enti Territoriali, aggiungendo semplificazione e redistribuzione di compiti/competenze (con conseguente soppressione di livelli tipo le Provincie o accorpamento di Comuni) e proviamo a immaginare cosa succederebbe alla spesa di funzionamento della P.A.: altro che contenimento, avremmo, ne sono più che sicuro, una riduzione drastica e permanente! Perché non si prende neppure in considerazione una ipotesi del genere? E' forse troppo "semplice"? Oppure è solo terrificante la prospettiva di "perdita di consenso" che ne scaturirebbe fra tutti coloro che ne sarebbero coinvolti? Senza contare la diminuzione delle potenziali clientele, ecc, ecc? Condivido molte delle osservazioni del prof. Arrigo, anche se i risultati della “cura” così radicale da lui proposta potrebbero essere progressivamente raggiunti anche con una riforma incisiva della pubblica amministrazione. Cosa impedisce di metterci mano? credo sia il non adeguato funzionamento del “mercato della Politica”. Chiunque proponesse una drastica riduzione della “Cosa pubblica” per recuperare efficienza e ridurre le spese, saprebbe di andare incontro ad una quasi rivolta popolare da parte di tutti coloro che vivono di lavoro pubblico e, conseguentemente, si avvierebbe ad una quasi certa sconfitta elettorale. Un semplice esempio può far capire meglio: la mobilità fra le amministrazioni locali. Io vivo in un comune dell’interland di Firenze, 19.000 abitanti, 123 dipendenti comunali. Non sò se sono pochi o molti (per i servizi da erogare), però il rapporto dipendenti su popolazione residente è, ad oggi, più della la metà di quello di Firenze. Ammettiamo pure che il Capoluogo di provincia abbia necessità superiori per i flussi giornalieri in entrata, il turismo, ecc: quanto carico di lavoro può valere questo “maggio onere”?, 1/4?, 1/3 in più del mio Comune? Bene, anche ammettendo questo, Firenze potrebbe fare a meno dai 500 ai 1.000 dipendenti affinché la “produttività” sia uguale a quella del mio Comune e, da cittadino, perché la “qualità attesa” dalle due amministarzioni sia uguale.
Ecco: basterebbe una semplice, modesta mobilità per riequilibrare le cose, così facendo si eviterebbe il reintegro di dipendenti per i (molti) anni a venire dovuto al tourn over in uscita, e si ridurrebero le spese perseguendo, nello stesso tempo, equità fra cittadini di due territori limitrofi. Proviamo ad applicare questa semplice regola a tutti gli Enti Territoriali, aggiungendo semplificazione e redistribuzione di compiti/competenze (con conseguente soppressione di livelli tipo le Provincie o accorpamento di Comuni) e proviamo a immaginare cosa succederebbe alla spesa di funzionamento della P.A.: altro che contenimento, avremmo, ne sono più che sicuro, una riduzione drastica e permanente!
Perché non si prende neppure in considerazione una ipotesi del genere? E’ forse troppo “semplice”? Oppure è solo terrificante la prospettiva di “perdita di consenso” che ne scaturirebbe fra tutti coloro che ne sarebbero coinvolti? Senza contare la diminuzione delle potenziali clientele, ecc, ecc?

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Di: Fabrizio Manso /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12301 Fabrizio Manso Mon, 31 Jan 2011 22:05:52 +0000 /?p=8158#comment-12301 <a href="#comment-12264" rel="nofollow">@Marco da Osimo </a> Carissimo Marco, è proprio sicuro che uno stato che spenda meno, che sprechi meno, che sia più equo ed efficiente e che faccia un sostanziale pareggio di bilancio sia un'idea minoritaria in Italia? Io, contrariamente a Lei e a Giannino, non ne sono per niente sicuro. Credo semplicemente che non se ne parli. Il dibattitto è da anni incentrato su altre questioni e i nostri politici (tutti, nessuno escluso) non trattano l'argomento che per loro sarebbe pericolosissimo. Si getta fumo negli occhi alla gente parlando perennemente degli evasori, ma mai dei politici, loro sono rigorosissimi nel contenere le spese (sic!) mentre i grandi giornali e la TV a me sembrano molto molto tiepidi nel chiedere conto ai politici delle loro responsabilità nella gestione disastrosa dei nostri soldi. Mi dilungo un momento solo: recentemente ho letto un sondaggio dell'agenzia delle entrate (non sono sicurissimo che fosse l'genzia delle entrate, ma poco cambia) in merito a quale fosse la tassa ritenuta più ingiusta dagli italiani, la risposta è stata: canone RAI. La mia domanda allora è: ma gli italiani sanno cos'è l'IRAP? sanno come è calcolata? sanno quanto incide in termini di distorsione del mercato? Non lo sanno, ne sono certo: non lo sanno. Manca la consapevolezza del problema. Più se ne parla meglio è. Speriamo... @Marco da Osimo
Carissimo Marco, è proprio sicuro che uno stato che spenda meno, che sprechi meno, che sia più equo ed efficiente e che faccia un sostanziale pareggio di bilancio sia un’idea minoritaria in Italia?
Io, contrariamente a Lei e a Giannino, non ne sono per niente sicuro. Credo semplicemente che non se ne parli. Il dibattitto è da anni incentrato su altre questioni e i nostri politici (tutti, nessuno escluso) non trattano l’argomento che per loro sarebbe pericolosissimo. Si getta fumo negli occhi alla gente parlando perennemente degli evasori, ma mai dei politici, loro sono rigorosissimi nel contenere le spese (sic!) mentre i grandi giornali e la TV a me sembrano molto molto tiepidi nel chiedere conto ai politici delle loro responsabilità nella gestione disastrosa dei nostri soldi. Mi dilungo un momento solo: recentemente ho letto un sondaggio dell’agenzia delle entrate (non sono sicurissimo che fosse l’genzia delle entrate, ma poco cambia) in merito a quale fosse la tassa ritenuta più ingiusta dagli italiani, la risposta è stata: canone RAI. La mia domanda allora è: ma gli italiani sanno cos’è l’IRAP? sanno come è calcolata? sanno quanto incide in termini di distorsione del mercato? Non lo sanno, ne sono certo: non lo sanno. Manca la consapevolezza del problema. Più se ne parla meglio è. Speriamo…

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Di: Ugo Arrigo /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12295 Ugo Arrigo Mon, 31 Jan 2011 19:36:12 +0000 /?p=8158#comment-12295 Ho letto rapidamente i numerosi commenti e ringrazio. Non entro nel merito di ognuno, limitandomi ad alcune precisazioni: 1) oggi non vi è alcuna garanzia di equivalenza tra ciò che siamo obbligati a dare tasse) e ciò che ci viene dato in cambio (prestazioni), a differenza di quanto avviene per gli scambi di mercato; quando andiamo al (super)mercato prima scegliamo poi paghiamo, invece quando andiamo al 'negozio' di stato paghiamo prima di entrare (e anche se non entriamo), qualcuno riempie il nostro carrello al nostro posto e quando siamo usciti scopriamo che il valore del carrello è molto inferiore a quello che abbiamo pagato e il suo contenuto non corrisponde a quanto ci serviva; si tratterebbe allora di adottare per i negozi di stato lo stesso principio: nessun problema se il negoziante è pubblico ma almeno ci venga data la possibilità di scegliere, di contrattare e di pagare solo se decidiamo di comperare; trasformiamo almeno una parte delle imposte in tariffe/prezzi e usiamole per finanziare i servizi pubblici a domanda individuale mettendo in concorrenza i differenti produttori pubblici (premi assicurativi per previdenza e sanità, quote di iscrizione per istruzione e università, tariffe per l'uso delle strade senza pedaggio al posto delle accise sulle benzine); 2) la soluzione precedente, che abbisogna di agenzie di regolazione non governative, avrebbe il merito di sottrarre molte risorse all'intermediazione della classe politica, di accrescere efficienza e qualità delle produzioni pubbliche, di ridurre la pressione fiscale; 3) l'organizzazione tramite amm. pubbliche resterebbe solo per la produzione di atti amministrativi e di beni pubblici, a livello centrale e locale; 4) riguardo ai livelli territoriali di governo, i comuni sono troppi, le province inutili, molte regioni troppo piccole: bisognerebbe creare macroregioni (tra 5 e 10), abolire le province, accorpare i comuni sotto i 10 mila abitanti ma anche ridurre drasticamente i componenti dei pletorici consigli (spesso e volentieri veri e propri parlamentini) e rendere non più remunerata la funzione di consigliere (così evitiamo di coltivare politici di professione). Ho letto rapidamente i numerosi commenti e ringrazio. Non entro nel merito di ognuno, limitandomi ad alcune precisazioni:
1) oggi non vi è alcuna garanzia di equivalenza tra ciò che siamo obbligati a dare tasse) e ciò che ci viene dato in cambio (prestazioni), a differenza di quanto avviene per gli scambi di mercato; quando andiamo al (super)mercato prima scegliamo poi paghiamo, invece quando andiamo al ‘negozio’ di stato paghiamo prima di entrare (e anche se non entriamo), qualcuno riempie il nostro carrello al nostro posto e quando siamo usciti scopriamo che il valore del carrello è molto inferiore a quello che abbiamo pagato e il suo contenuto non corrisponde a quanto ci serviva; si tratterebbe allora di adottare per i negozi di stato lo stesso principio: nessun problema se il negoziante è pubblico ma almeno ci venga data la possibilità di scegliere, di contrattare e di pagare solo se decidiamo di comperare; trasformiamo almeno una parte delle imposte in tariffe/prezzi e usiamole per finanziare i servizi pubblici a domanda individuale mettendo in concorrenza i differenti produttori pubblici (premi assicurativi per previdenza e sanità, quote di iscrizione per istruzione e università, tariffe per l’uso delle strade senza pedaggio al posto delle accise sulle benzine);
2) la soluzione precedente, che abbisogna di agenzie di regolazione non governative, avrebbe il merito di sottrarre molte risorse all’intermediazione della classe politica, di accrescere efficienza e qualità delle produzioni pubbliche, di ridurre la pressione fiscale;
3) l’organizzazione tramite amm. pubbliche resterebbe solo per la produzione di atti amministrativi e di beni pubblici, a livello centrale e locale;
4) riguardo ai livelli territoriali di governo, i comuni sono troppi, le province inutili, molte regioni troppo piccole: bisognerebbe creare macroregioni (tra 5 e 10), abolire le province, accorpare i comuni sotto i 10 mila abitanti ma anche ridurre drasticamente i componenti dei pletorici consigli (spesso e volentieri veri e propri parlamentini) e rendere non più remunerata la funzione di consigliere (così evitiamo di coltivare politici di professione).

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Di: erasmo67 /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12284 erasmo67 Mon, 31 Jan 2011 13:08:56 +0000 /?p=8158#comment-12284 QUando si parla della questione fiscale a (praticamente) tutti vengono in mente le tasse, ovvero come lo stato recupera le risorse. Normalmente la mente non si rivloge invece all'altro lato della medaglia che è di gran lunga il più importante ovvero il lato della spesa. Perchè i criteri del prelievo sono per molti versi costretti da vincoli difficilmente superabili, inoltre l'aspetto del prelievo è ovviamente molto monitorato essendo quotidianamente sotto gli occhi di tutti i cittadini. E' invece sul lato della spesa che si genera la catastrofe dei conti pubblici, nel modo meno chiaro e trasparente possibile. Il denaro pubblico è sempre stato quello peggio gestito in assoluto, poichè i criteri di spesa di chi non utilizza denaro proprio o di chi comunque non risponde mai del buon utilizzo del denaro sono quantomai lassisti quando anche quando rientrano nella legalità. Ma ben sappiamo quanto denaro pubblico finisce in corruzione concussione peculato e malversazioni dei pubblici amministratori e clientes. Ed anche sul versante della lotta alla corruzione l'impegno non sembra stoico. QUando si parla della questione fiscale a (praticamente) tutti vengono in mente le tasse, ovvero come lo stato recupera le risorse. Normalmente la mente non si rivloge invece all’altro lato della medaglia che è di gran lunga il più importante ovvero il lato della spesa.

Perchè i criteri del prelievo sono per molti versi costretti da vincoli difficilmente superabili, inoltre l’aspetto del prelievo è ovviamente molto monitorato essendo quotidianamente sotto gli occhi di tutti i cittadini.

E’ invece sul lato della spesa che si genera la catastrofe dei conti pubblici, nel modo meno chiaro e trasparente possibile.

Il denaro pubblico è sempre stato quello peggio gestito in assoluto, poichè i criteri di spesa di chi non utilizza denaro proprio o di chi comunque non risponde mai del buon utilizzo del denaro sono quantomai lassisti quando anche quando rientrano nella legalità.

Ma ben sappiamo quanto denaro pubblico finisce in corruzione concussione peculato e malversazioni dei pubblici amministratori e clientes. Ed anche sul versante della lotta alla corruzione l’impegno non sembra stoico.

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Di: romain /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12269 romain Sun, 30 Jan 2011 16:57:17 +0000 /?p=8158#comment-12269 il primo passo verso il contenimento della spesa pubblica sarebbe eliminare gli enti inutili, ma siccome questo non è possibile, il primo passo è non creare più nuovi enti inutili, come invece è stato fatto con le province (enti inutili e costosi) che non solo non sono state eliminate me se ne sono create decine e decine di nuove in questi ultimissimi anni (tanto che Feltri ha fatto la sua battuta: "visto che le province sono ineliminabili, allora aboliamo le regioni!" - ma scherzava, ovviamente) il primo passo verso il contenimento della spesa pubblica sarebbe eliminare gli enti inutili, ma siccome questo non è possibile, il primo passo è non creare più nuovi enti inutili, come invece è stato fatto con le province (enti inutili e costosi) che non solo non sono state eliminate me se ne sono create decine e decine di nuove in questi ultimissimi anni (tanto che Feltri ha fatto la sua battuta: “visto che le province sono ineliminabili, allora aboliamo le regioni!” – ma scherzava, ovviamente)

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Di: ultrazolfo /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12268 ultrazolfo Sun, 30 Jan 2011 16:31:13 +0000 /?p=8158#comment-12268 Hi, Mr. Arrigo. Lei non offre la soluzione, ovvero "ghigliottinare" un milione di dipendenti della PA. Come Raul Castro(=0,5M), come Cameron, come tanti altri. Ogni altra proposta è solo un pavida dilazione. Infatti in sicilia esistono 11 dipendenti pubblici contro 1 solo in Veneto e Lombardia. Ad esempio non possiamo salvare una pantegana solo perché anch'essa è una creatura di dio. TUTTE le cellule tumorali vanno annichilite anche se espressione della vita. Allo stesso modo qui siamo su un fuscello, in un mare tempestoso, ma carico di pantegane. Dobbiamo eliminarle. Oggi, una legge escatologica vieta il licenziamento degli statali. Domani, una legge scatologica consentirà di licenziarli. Altrimenti perirà Sansone...con tutte le pantegane. Serenissimi Saluti in attesa della secessione. Martino Hi, Mr. Arrigo.
Lei non offre la soluzione, ovvero “ghigliottinare” un milione di dipendenti della PA. Come Raul Castro(=0,5M), come Cameron, come tanti altri.
Ogni altra proposta è solo un pavida dilazione.
Infatti in sicilia esistono 11 dipendenti pubblici contro 1 solo in Veneto e Lombardia.
Ad esempio non possiamo salvare una pantegana solo perché anch’essa è una creatura di dio. TUTTE le cellule tumorali vanno annichilite anche se espressione della vita.
Allo stesso modo qui siamo su un fuscello, in un mare tempestoso, ma carico di pantegane.
Dobbiamo eliminarle.
Oggi, una legge escatologica vieta il licenziamento degli statali.
Domani, una legge scatologica consentirà di licenziarli.
Altrimenti perirà Sansone…con tutte le pantegane.
Serenissimi Saluti in attesa della secessione.
Martino

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Di: Marco da Osimo /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12264 Marco da Osimo Sun, 30 Jan 2011 15:37:06 +0000 /?p=8158#comment-12264 Purtroppo come dice sempre Oscar Giannino, chi la pensa come noi è minoranza nel paese. Purtroppo come dice sempre Oscar Giannino, chi la pensa come noi è minoranza nel paese.

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Di: anton /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12263 anton Sun, 30 Jan 2011 15:36:59 +0000 /?p=8158#comment-12263 <a href="#comment-12253" rel="nofollow">@Lepierre </a> Concordo in pieno, bravo Lepierre. @Lepierre
Concordo in pieno, bravo Lepierre.

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Di: diego b /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12261 diego b Sun, 30 Jan 2011 14:02:08 +0000 /?p=8158#comment-12261 è vero, e non è una questione ideologica, che uno stato dovrebbe essere in pareggio, fra entrate ed uscite, ma non per interventi straordinari ma, invece, per un equlibrio intrinseco, fra prelievo fiscale giusto e spesa non clientelare e ben utilizzata ma, e questo chiedo agli estensori di questo interessante blog, c'è la questione, che non mi pare analizzata, dell'interesse sul debito in pratica, lo stato non spende molti soldi solo per erogare ai cittadini i suoi servizi, ma moltissimi li spende per pagare gli interessi dei soldi che ha preso a prestito; quindi, per fare un esempio, è costretto a tagliare sulla sanità per remunerare chi, con pieno diritto, riscuote le cedole dei propri titoli; insomma, è costretto a tagliare risorse verso i meno abbienti a favore di giusta, ripeto giusta, remunerazione di chi i soldi ce li ha quindi, a questo punto disastroso in cui siamo, spremere ancora verso i servizi al cittadino (conosco scuole dove i bidelli comprano di propria tasca le scope, perchè i soldi non ci sono, tanto epr far eun piccolo esempio) non darà alcun effetto duraturo, perchè i debiti ormai sono un gorgo senza fine secondo me, senza un default tipo argentina, cioè i soldi lo stato non li restituisce più, non se ne esce per questo che, seppur schifosetta, la patrimoniale sarà una scelta obbligata, solo che probabilmente il cerino acceso rimarrà in mano ad un altro schieramento politico questo penso, ovviamente da cittadino comune, da piccolo imprenditore non esperto di finanza, e chiedo venia per il ragionamento terra terra è vero, e non è una questione ideologica, che uno stato dovrebbe essere in pareggio, fra entrate ed uscite, ma non per interventi straordinari ma, invece, per un equlibrio intrinseco, fra prelievo fiscale giusto e spesa non clientelare e ben utilizzata

ma, e questo chiedo agli estensori di questo interessante blog, c’è la questione, che non mi pare analizzata, dell’interesse sul debito

in pratica, lo stato non spende molti soldi solo per erogare ai cittadini i suoi servizi, ma moltissimi li spende per pagare gli interessi dei soldi che ha preso a prestito; quindi, per fare un esempio, è costretto a tagliare sulla sanità per remunerare chi, con pieno diritto, riscuote le cedole dei propri titoli; insomma, è costretto a tagliare risorse verso i meno abbienti a favore di giusta, ripeto giusta, remunerazione di chi i soldi ce li ha

quindi, a questo punto disastroso in cui siamo, spremere ancora verso i servizi al cittadino (conosco scuole dove i bidelli comprano di propria tasca le scope, perchè i soldi non ci sono, tanto epr far eun piccolo esempio) non darà alcun effetto duraturo, perchè i debiti ormai sono un gorgo senza fine

secondo me, senza un default tipo argentina, cioè i soldi lo stato non li restituisce più, non se ne esce

per questo che, seppur schifosetta, la patrimoniale sarà una scelta obbligata, solo che probabilmente il cerino acceso rimarrà in mano ad un altro schieramento politico

questo penso, ovviamente da cittadino comune, da piccolo imprenditore non esperto di finanza, e chiedo venia per il ragionamento terra terra

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Di: Andrea /2011/01/29/bad-company-italia/comment-page-1/#comment-12254 Andrea Sun, 30 Jan 2011 12:12:14 +0000 /?p=8158#comment-12254 Concordo con il validissimo Arrigo per il quale tanto una maxipatrimoniale quanto una maxiprivatizzazione non risolverebbero, di per se, alcun problema... Il tosorone così raccimolato verrebbe usato quale becchime per i polli e ben presto disperso (tesoretto docet). Peraltro penso che la divisione fra bad company and good company Italia debba essere considerata su base georafica...non altro. Credo che questa sia l'unica via che permette di intervenire finalmente sulle spesa pubblica e sulla tassazione, che può realizzare un vero ricambio della classe politica e della dirigenza pubblica, che può mettere nel mirino obbiettivi, per ora fuori portata ma necessari, come crescita e pareggio di bilancio. Ma onestamente non voglio augurarmi anche per noi un egypt time... Tertium non datur Concordo con il validissimo Arrigo per il quale tanto una maxipatrimoniale quanto una maxiprivatizzazione non risolverebbero, di per se, alcun problema… Il tosorone così raccimolato verrebbe usato quale becchime per i polli e ben presto disperso (tesoretto docet).
Peraltro penso che la divisione fra bad company and good company Italia debba essere considerata su base georafica…non altro. Credo che questa sia l’unica via che permette di intervenire finalmente sulle spesa pubblica e sulla tassazione, che può realizzare un vero ricambio della classe politica e della dirigenza pubblica, che può mettere nel mirino obbiettivi, per ora fuori portata ma necessari, come crescita e pareggio di bilancio. Ma onestamente non voglio augurarmi anche per noi un egypt time… Tertium non datur

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