Le mani pruderebbero per commentare l’Obama dello Stato dell’Unione stanotte, o le conclusioni – deludenti – della commisuisone bipartisan delk Congresso USA sulle cause della crisi finanziaria. Ma bisogna prima guardarsi il portafoglio dai ladri di Stato che l’attentano incessantemnte. Dunque, primum vivere. Oggi il Corriere della sera dedica amplissimo spazio a un’intervista con Pellegrino Capaldo, ordinario di economia aziendale alla Sapienza e di navigata esperienza nella finanza e banca un tempo incentrata nella Capitale. Capaldo, per chi lo conosce, è persona squisita, colta e ammodo. Tra i primi a sostenere e a praticare che le fondazioni bancarie non dovevano essere mute sostenitrici dei manager alla testa di istituti, nemmeno se quei manager si chiamavano Geronzi con cui pure i rapporti e le condivisioni erano state lunghe nel tempo e solide. Una persona notevole, dunque, né cambio idea oggi. Eppure, la sua proposta odierna mi ha suscitato vero orrore. Perché per la prima volta dà munizioni vere, crdibili e purtroppo conmcretamente utilizzabili, al partito della patrimoniale. Il Corriere per di più ha perfidamente titolato la proposta come una “privatizzazione” del debito pubblico, e più d’uno – anche alla Giunta di Confindustrtia stamane – ci è cascato e ha creduto che la proposta consistesse in dismisssoni di Stato. Macchè, è un furto ai danni di tutti i cittadini: o meglio, dell’85% proprmietari di immobili.Come abbiamo scritto e documentato più volte, le proposte sin qui avanzate di abbattere di 25-30 punti il debito pubblico attraverso imposte patrimoniali sui “più ricchi”, avanzate variamnte da De Benedetti., Amato e financo aal presidente di ssonime Luigi Abete – tanto che il Corriere di oggi scrive che ormai anche gli impremnditori sono pr la patrimoniale! – hanno il difetto essenziale che., per recuiperare diciamo 60 miliardi di euro almeno, dovrebbero estendere la classe dei più ricchi agli almeno 6 milioni di italiani che hanno uno stock patrimoniale pari ad almeno 100mila euro: azzerandoglielo o meglio intaccandogli ben sotto la soglia della povertà il reddito disponbiile annuale. In altre parole gli esteti statalisti della redistribuzione che farebbe tornare il debito pubblico a medie europee, senza far dismettere nulla allo Stato e anzi lasciando le mani libere alla politica di tonare a fare ancor più deficit e debito pubbliico, potranno anche eccitare la fantasia di chi non soporta che tutti abiamno egule reddito e patrimonio, ma sono di fatto in quei termini totalmente irrealizzabili.
Al contrario oggi Capaldo, che è persona fine, indica una via concreta e fattibile. Sa bene che non si può chiedere agli italiani di devolvere a pagamento della propria rata patrimoniale di “oro alla Patria ” l’intero propio eddito annuale se non più, e di conseguenza punta alla pancia grossa dello stock di asset detenuti deale famiglie italiane: il mattone, com’è noto. Poiché l’intero debito publico italiano equivale al valore di circa il 25% del’intro patrimonio immobilkiare pivato italiano a prezzi di mercato, basta che su ogni immobile privato si imputi una quota di ammortamento straordoinaria del debito pubblico apri al 12,5% del suo valore, ed ecco che il debito pubblico scende dal 118% del PIl al 59%. Chi ha liquidi somnanti paghi pure subito l’equivalemnte, con tanto di sconto. Altrimenti, per non intaccare il reddito disponibile, il veicolo alk quale si imputeranno le quote immobiliari private potrà anche aspettare, per incassarne il valoe, la cessione di proprietà oppure un congruo lasso temporale di pagamenti reteizzati con tbnto di interessi aggiuntivi da pagare naturalmente.
In questi termini., ohimé, il meccanismo è escutibile in apparenza senza ,mandare alcuno sul lastrico. E vine condito di motivazioni”etiche”. L’avvalorennto del mattone privato è sttao elevatissimo nei decenni, dice Capaldo, ed è più cjhe morale associarne una quota in deinitiva non poi così elevata allo Stato. Ed è ancor più giusto pensand0o a quel 20% o meno di italiani che la casa non l’hanno mai comprata. Sono ragionamenti che tramutano il furto da parte dello Stato – l’ennesimo, dopo decenni di tassi d’imnteresse sul debito abnorme accollati ai contribuenti da politici scassabilanci – in una sorta di virtù evangelica.
Mi fa orrore, questo modo di ragionare. Lo Stato ceda subito i 325 miliardi di euro che il Tesoro ha stimato essere il patrimonio immobiliare pubblico dismissibile. Sono pur sempre oltre 20 opunti di Pil di debito in meno. E la politica si inchiodi a obiettivi obbligatori in Costituzioe di azzeramento del deficit e di abbattimentop delle tasse, come in Germania. Se la patrimoniale diventa un’ipotetsi politica vera, come mi pare sempre più, chi la pnsa come noi deve essere disposto a farsi arrestare per protesta. IO, lo giuro.
Non condivido l’idea della Patrimoniale. Penso che il debito pubblico, come l’evasione fiscale, potrebbe essere ridotto se VERAMENTE si volesse. Ma, purtroppo, è interesse di molti, anzi di troppi, mantenerlo alto (nel senso di non ridurlo). Le idee anche valide sulle diverse varianti della Patrimoniale, avrebbero un minimo di percorribilità se fossero accompagnate da una promessa, firmata con il sangue, che non si ritornerà più allo stato attuale, che nessuno ruberà più, che le entrate pubbliche verranno utilizzate solo per spese pubbliche GIUSTE. Ma nessuno potrebbe mai firmare un patto del genere. E poi… qual è il tipo di Patrimoniale più equa? Quella che colpisce gli immobili? E quali? Tutti? E perchè non farla sui titoli di stato? Eresia, vero? Crollo dei mercati finanziari? E del mercato degli immobili nessuno si preoccupa, vero?
Buona Domenica
Se la patrimoniale diventa un’ipotetsi politica vera, come mi pare sempre più, io la penso come voi disposto a farmi arrestared. IO, lo giuro.
Attenzione, già sono in corso le prove generali: 1) la “tassa sulla mondezza” è in proporzione dei mq delle case, cioè del patrimonio, quasi che le mattonelle delle cucina producessero spazzatura; 2) gli stati producono inflazione, la più turpe delle imposte patrimoniali; 3) sulla tassa dell’ immondizia si paga l’ IVA: peggio dell’ imposta sul patrimonio, l’ imposta sui debiti; 4) i varii anticipi fiscali: l’ imposizione liquida ed esigibile sui crediti incerti … potrei continuare. Forse è già partito il conto alla rovescia.
Dott. Giannino,
condivido il Suo pensiero dalla prima all’ultima parola. Una sola domanda, come potremmo farci arrestare?
La saluto,
Bruno