Senza considerare che i Governi tutti hanno usato la Fiat come un ufficio di collocamento itinerante, aprendo fabbriche in posti insensati con la Cassa del Mezzogiorno e incentivi vari (quale imprenditore sano di mente sarebbe andato a produrre auto in Basilicata, in Campania e in Sicilia, quando ha già due stabilimenti a Arese e a Torino ?). Ovviamente la Fiat non ha mai tirato fuori un soldo, tanto paga Pantalone…
A me dell’italianità importa poco anzi nulla, soprattutto quando si parla di parassiti di stato, cioè i principali succhiatori dei miei “dané”, e quindi meglio un’azienda fallita che un’azienda mantenuta, diretamente o indirettamente, con i soldi pubblici (cioè anche miei…). Scusate, sfogo di tarda sera….
]]>Ciò premesso, temo di dissentire almeno in parte. Tutto mi sentirei di dire, tranne che i lavoratori di Mirafiori si siano trovati nell’alternativa di votare a favore di un’azienda che proponeva loro un equilibrato patto di cooperazione o di un sindacato che tentava di arruolarli in una battaglia tutta ideologica contro i Padroni. Fosse davvero questa la realtà, il No avrebbe preso il 5% dei voti.
Invece, il voto era tra un’azienda che proponeva un aut-aut senza infingimenti, con Marchionne che diceva “il piano di investimenti sono fatti miei”, e un sindacato inchiavardato nella difesa del bunker del Contratto Nazionale. Una situazione mortificante per i lavoratori, e le facce che si vedevano in TV lo spiegavano bene.
Cosa ci sia da festeggiare nella certificazione della fine del sindacato nazionale in Italia, io non so (a meno, ovviamente, di chiamarsi Marchionne): credo che la dignità dei lavoratori e il loro peso non potranno che diminuire ulteriormente. La teoria della “spirale al ribasso” infastidisce gli estimatori di Fiat, che però evitano, Giannino incluso, qualsiasi confronto reale tra le strategie industriali dei produttori europei che fanno profitti e quelle di Fiat: gamma, presenza sui mercati emergenti, investimenti, ecc. ecc. Dovrebbero forse riconoscere che l’unica “best practice” che la Fiat sta mettendo in pratica è l’aumento del carico di lavoro.
Caro Giannino, lei ha scritto un bell’articolo sugli errori storici del sindacato in Italia; crede che sarebbe difficile scrivere un articolo analogo sugli errori della Fiat? Cosa proverebbe?
]]> forse che la divisione in due società non è stata fatta a caso? La Borsa aveva apprezzato…
Pietro Francesco :
Nessuno mi dà una opinione sul fatto che in Italia le auto italiane hanno il 28% di quota di mercato mentre in francia le francesi hanno il 60% e in Germania le tedesche hanno il 75%? Forse le difficoltà di fiat derivano anche dal fatto che gli italiani sono anti-italiani??
deriva dal fatto che le auto del gruppo fiat non si possono vedere.
a causa della scarsa esposizione concorrenza avuta dal 1975 al 1990 (IVA 38% inclusa) ma non è che dopo…
- non sono molto d’accordo sul commeno così duro sulla Cgil in quanto negli anni questo sindacato ha firmato centinaia di accordi sindacali, molti dei quali anche con aziende del gruppo Fiat (Cnh, Iveco, …). Mi pare un giudizio un pò “variabile”: la CGIL è un sindacato “responsabile” quando dice sì, ma è un sindacato “estremista” quando dice no… L’unica verità è che la CGIL è tuttora il più organizzato e radicato sindacato italiano, e il risultato nel referendum di Mirafiori lo dimostra, e quindi urge che i dirigenti Fiat quantomeno rivedano l’accordo sulla rappresentanza così come è stato promosso sino ad ora, in quanto è impensabile escludere a priori da un’azienda un sindacato che rappresenta da solo la metà dei lavoratori, di cui la maggioranza nei plant produttivi.
GLi accordi “alla tedesca” (visto che va di moda dire così…) si trovano nelle trattative e nell’inclusione nei processi aziendali , e non nella guerriglia “mediatica” all’italiana Fiat/Governo vs. Fiom, così come è stato il clima pre-referendum, giocando sul ricatto del salario verso i lavoratori. Saluti