Intorno casa mia è pieno di discount alimentari dei piu vari generi che offrono valanghe di prodotti ultra economici. Mi è capitato di vedere anche il pelato asiatico. Se poi si seguono est europei ed extracomunitari nelle loro spese si scoprono cose impensabili.
Il fatto che gli italiani continuino ad esprimere preferenze di consumo diverse è documentato ad esempio dall’ottimo articolo dell’amico Giordano. Sottolineo anche che l’attenzione è prima di tutto sul prodotto italiano ed in generale sulla qualità. Ad esempio il grano arriva da fuori da sempre (anche ai tempi dell’antica Roma) e nessuno si è mai fatto problemi fin tanto che è buono.
]]>Oggi ho parlato del biologico (partire dal cenone di capodanno è stato solo, ovviamente, un modo per entrare nel discorso che mi interessava) perché effettivamente mi chiedo per quale ragione l’UE debba sostenere in particolare questo tipo di pratica agricola rispetto ad altre.
@j. Sono stato facilone? può darsi, ed è corretto da parte sua chiedere dati che confermino le mie affermazioni (e mi riprometto di fornirglieli al più presto). Posso però chiederle anch’io su cosa fonda le sue certezze? In un commento precedente ho documentato il fatto che non esistono vantaggi per la salute derivanti dal consumo di prodotti biologici, e che i vantaggi per l’ambiente che potrebbero derivare da un uso minore della chimica (ma andrebbe sempre ricordato che, come diceva Paracelso, è la dose che fa il veleno, e che i prodotti che vengono usati oggi degradano lasciando una quantità trascurabile di residui) sarebbero vanificati dalla necessità di reperire nuove terre coltivabili. Ci sono novità al riguardo?
Oggi le aziende agricole biologiche ricevono aiuti dall’UE proprio per le ragioni che evidenziava j. alla fine del suo commento: “Il concetto di bio, inoltre, aiuta a far ritornare l’uomo coi piedi per terra, a toccare con mano come si produce il cibo, mentre ci stavamo abituando tutti un po’ troppo all’idea che il cibo viene dal supermercato e basta”. Ovvero, per alimentare una suggestione, quella per cui, magari vivendo in un appartamento i una grande città, possiamo trovare sotto casa prodotti che ci riportino in qualche modo a contatto con la terra. A mio avviso è una suggestione buona per promuovere più che legittime campagne di marketing, che hanno avuto, soprattutto nell’ambito del tipico e del tradizionale, un considerevole successo del quale sono il primo a rallegrarmi (sono un agricoltore italiano e lavoro quindi in un territorio che deve molto al connubio tra terra, cultura e sapori). Ma non mi sembra un motivo sufficiente per dedicarvi i soldi dei contribuenti europei i quali, come dimostra lo stesso commento di j., spesso non ne sono nemmeno a conoscenza.
ps. sembra che la storia della sparizione delle api non c’entri nulla con la diffusione dei pesticidi, e che abbia cause molto più “naturali”:
http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0013181
ps2: ci andrei molto cauto ad affermare che il problema della superficie agricola si risolverebbe smettendo di mangiare carne. Ho letto molti articoli che affermano una cosa del genere, ma fanno sempre un paragone a peso tra la carne e i prodotti vegetali: ma equiparare un kg di carne e uno di mais equivale ad equiparare un bicchiere d’acqua ed uno di grappa, dato che sono entrambi liquidi trasparenti. Ogni volta che viene fatto il confronto corretto, ovvero sulle proteine di ogni prodotto e sui valori nutrizionali, il discorso cambia decisamente.
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