davide :@Gianni EliaVorrei farti delle domande:1) secondo te come sarebbe stato possibile rispettare il vincolo deficit/pil minore del 3% con una contrazione del pil dovuta alla crisi?2) non pensa che la solita frase fatta è che per l’economia italiana l’unico problema siano le tasse troppo alte? Premettendo che come scritto prima in Italia a riguardo della pressione fiscale si sta raschiando il barile, mi potrebbe spiegare come è possibile che negli anni 80 quando iniziò ad aumentare pesantemente la pressione fiscale, si registravano i tassi di investimento più alti tra i grandi paesi europei? (periodo 1977-1987 tassi di crescita degli investimenti Ita=5,7%, Ger=3,4%, G.B. della Thatcher 3,1%, Francia=1,7%).E’ solo la tassazione il grande problema di mancanza di investimenti in Italia, ma è anche un problema europeo, o forse c’è dell’altro? Non può essere che la liberalizzazione dei flussi di capitale abbia permesso una uscita di capitale dall’europa che ha rallentato gli investimenti reali oltre a portare una progressiva finanzializzazione dell’economia?3) il problema italiano ed europeo di competitività è solo un problema di salari troppo elevati o mancanza di investimenti e quindi mancanza di aumento della produttività?
Se per migliorare il nostro standard di vita bisogna lavorare allora è implicito che stiamo consumando troppo rispetto a quello che produciamo ed è in particolare lo stato a fare la cicala visto il suo debito menttre gli italiani sono tra le persone piu’ parsimoniose del pianeta. Fare debito pubblico su debito pubblico non è quindi la soluzione
Per il resto le risposte sono semplici:
1) è proprio in momenti come questo che la spesa pubblica e quindi il deficit dovrebbe essere ridotto per liberare risorse per gli investimenti privati colpiti duramente dalla crisi, il fatto che nel calcolo del PIL si consideri la spesa pubblica è contabilmente parte di un’identità ma concettualmente un errore visto che sottrae risorse alle spese e agli investimenti privati e il pubblico non spende come il privato
2) c’è molta carne al fuoco in questo punto ma mi sembra che molte considerazioni siano viziate dal non considerare che per investire ci vuole risparmio, oggi gran parte di questo finisce nel finanziamento di un debito pubblico colossale che non produce nulla (altrimenti si sarebbe ripagato o non sarebbe così grande)
3) cio’ che conta per la competitività non è il livello dei salari ma la loro produttività e sfortunatamente c’è solo un modo per aumentarla: investire; sino a quando avremo un debito così elevato, una spesa pubblica così alta e quindi tasse da confisca oltre a una regolamentazione soffocante la competitività è quella che ci meritiamo. L’effetto sarà sempre il solito: colpire e disncentivare chi è produttivo e competitivo e sussidiare chi non lo è moltiplicando l’imprenditoria politica
]]>davide :@Davide, Gioventù federalista europeaBel commento, purtroppo l’europa è soltanto vincoli di maastricht, vincoli contabili, come se l’economia fosse contabilità e questa concezione è ormai diffusa, tralasciando invece il fatto che l’economia è un insieme di processi che devono creare opportunità e che fornisce dati contabili da analizzare, ma ormai la fobia dei dati contabili ha preso il sopravvento.
Magari l’Europa fosse “soltanto i vincoli di Maastricht”! Ora molti paesi delll’Europa non sarebbero a un passo dal default o già falliti senza gli aiuti dell ?IMF e la BCE che monetizza i loro debiti
E’ comunque davvero difficile capire al di là delle solite frasi fatte come “l’economia [deve] creare opportunità” spendendo e tassando senza limite, con conti fallimentari e debiti da bancarotta. Per migliorare il nostro standard di vita purtroppo non c’è altro modo che lavorare
davide :
@Davide, Gioventù federalista europea
Bel commento, purtroppo l’europa è soltanto vincoli di maastricht, vincoli contabili, come se l’economia fosse contabilità e questa concezione è ormai diffusa, tralasciando invece il fatto che l’economia è un insieme di processi che devono creare opportunità e che fornisce dati contabili da analizzare, ma ormai la fobia dei dati contabili ha preso il sopravvento.
Esatto, ottima visione d’insieme. Purtroppo l’Europa, come noi la conosciamo, è piuttosto la piazzetta d’incontro delle grandi lobby rispetto all’incontro di cittadini dei diversi paesi membri. Seguendo in linea gli avvenimenti ci rendiamo conto come, da un accordo economico (CECA 1951) si sia passati, su una falsa riga e con falsi pretesti, ad un accordo politico (CEE e nel 92 Comunità europea).
L’economia deve essere vista come avvicinamento di tutte le classi sociali di un paese alla soglia minima di sopravvivenza. Con questo non intendo dire “come era in URSS, tutti avevano poco e solo l’elitè aveva tanto”. Assolutamente! Voglio dire, invece, economia diretta a favore delle persone. Bell’utopia eh? =)
Ottimi commenti gli ultimi, sicuramente più interessanti e costruttivi delle risposte al mio primo post.
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