- primo slittamento salariale si ebbe nel 63 che sancì la fine del miracolo economico, senza che ci fu nessun aumento delle rigidità del mercato del lavoro, ma per il semplice fatto che con l’aumento dell’occupazione quasi ad arrivare alla piena occupazione ci furono pressioni al rialzo sui salari, si verificò ripeto che i salari effettivi erano maggiori dei salari contrattuali.
- le rivendicazioni salariali fine anni 60 con le lotte di classe, non portarono ad aumento della disoccupazione e alla crisi in termini assoluti, l’istat sbagliò clamorosamente le sue stime, vedendo una diminuzione della occupazione industriale e una stagflazione, perchè non vedeva i profondi cambiamenti che erano in atto nel sistema produttivo italiano. La diminuzione dell’occupazione c’era, solo nella grande impresa però, come risposta alle lotte di classe, che sono un effetto di ciò che era avvenuto ( aumento del costo della vita, data dalla saturazione delle aree urbane nel triangolo industriale), prima di essere una causa di quello che doveva avvenire.
Nella realtà si verificò un aumento degli stabilimenti industriali di piccole e medie dimensioni, come si può parlare di crisi se nel 1975 l’occupazione risultava essere +83% in veneto, + 75% Marche, + 50% in lombardia, il calo occupazionale nel settore industriale si verificò in liguria e piemonte, a testimonianza che il modello di sviluppo su cui si era basato il miracolo economico, cioè grandi imprese in aree concentrate (mi-to-ge) era cambiato, si andava a formare quello che Bagnasco definì la terza italia.
Fino al 1963 la disoccupazione al sud non diminuiva perchè si sviluppavano industrie al sud o per le gabbie salariali, ma per il semplice fatto che il nord esercitava ancora quel ruolo di spugna che assorbiva l’eccesso di forza lavoro meridionale, perciò la disoccupazione al sud diminuiva perchè la gente se ne andava dal sud, creando quella riserva di forza lavoro al nord capace di esercitare pressioni al ribasso sui salari, funzionale allo sviluppo capitalistico dell’industria del nord.
Quando si ruppe il meccanismo del miracolo economico a causa di un aumento dell’assorbimento della forza lavoro nel settore edilizio, vi fu proprio nel 63 come detto il primo slittamento salariale, che mise in crisi l’industria esportatrice, quella trainante nel miracolo economico.
Per quanto riguarda le politiche monetarie, ieri sera ho scritto di pancia vista la tarda ora, sbagliando, anche se poi 2 righe sotto involontariamente mi sono corretto da solo. Mi riferivo a politiche deflazionistiche e non monetarie, mi scuso. Perciò si può cercare un trade off tra politiche deflazionistiche e andamento della domanda, come scritto 2 righe sotto.
Le vorrei però ricordare che le politiche poste in atto per entrare nell’Ue e nell’Ume iniziarono nel 92, col trattato di maastricht, la invito a leggere l’analisi di Fitoussi (1997) dove si nega con vigore che la disoccupazione europea degli anni 90 possa essere attribuita alle rigidità salariali o alla concorrenza dei paesi di nuova industrializzazione, ma dalla ventata restrittiva conseguente al trattato di maastricht.
Può darsi che anche quelli siano dati reali, dato che il tax di disocc. più alto nn italia dall’83 si verifico nell’aprile 98 (11,5%) un mese prima dell’esame degli organi della comunità sui requisiti dei paesi per l’adesione all’Ue, dopo un aumento costante iniziato proprio nel 1992 (col trattato di maastricht?).
E’ vero che poi è diminuito dal 2000 al 2005 ma risultò essere non molto diverso da quello di inizi anni 90, e sicuramente molto maggiore rispetto a quello di inizi anni 80.
L’attuale tassazione sul lavoro è frutto proprio delle scelte di stabilità monetaria dell’ue, ricordo che quello che conta è il rapporto deb.pub/pil, e per entrare in europa l’italia ha dovuto dare l’idea di poter rientrare nel parametro richiesto da maastricht: deb.pub/pil =60% e si è deciso di operare sul debito pubblico o sul disavanzo (disavanzo/pil=3%) e non sull’aumento del pil , perchè dava più garanzie di stabilità monetaria…si ritorna sempre a quel discorso.
Strano che L’idea di ridurre la tassazione sul lavoro e basta sia così sottovalutata.
Comunque in Italia l’assegno di disoccupazione non fa aumentare la disoccupazione stessa, in quanto la stragrande maggioranza degli aiuti constano nella CIG, e chi è in CIG non è (ancora) considerato disoccupato.
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