Immagino che distruggere la credibilità dell’euro incentivando la finanza facile sia invece una politica filo-europea.
“proponendo l’emissione da parte della UE di Euro-bond”
Non c’è nessuna proposta di Eurobond, l’EDA sarebbe un fondo strutturato, non un Ministero del Tesoro.
“ossia di un debito pubblico comune per rinforzare l’Euro”
Rinforzarlo? Permettere il free riding sulla credibilità dell’euro da parte dei paesi meno finanziariamente solidi e politicamente più populisti affosserebbe l’euro trasformandolo in una tragedia dei beni comuni.
“e concretare il progetto di unificazione finanziaria europea, trasformando l’Euro in moneta unica anziché insieme di parità fisse quale ancora oggi è”
Nonsense. Gli stati americani, le regioni italiane, e tutti gli enti locali di tutto il mondo emettono debito, e non per questo le regioni italiane non fanno parte di un’area monetaria comune, o il dollaro non è una moneta. Non c’è relazione tra emissione di debito e area monetaria.
“Gli Euro-bond consentirebbero di finanziare il debito pubblico dei paesi dell’Euro-zona a costi (tassi) inferiori degli attuali, quindi proteggerebbero l’Euro sui mercati internazionali e farebbero risparmiare i governi”
Gli eurobond produrrebbero moral hazard e danneggerebbero l’euro rendendo gli stati sovrani fiscalmente irresponsabili, ancora più di oggi. E poi, gli eurobond non esistono: l’EDA non crea debito, lo compra e lo impacchetta.
“Consentirebbero altresì più investimenti infrastrutturali e produttivi, quindi aiuterebbero a uscire dalla crisi e a recuperare produttività e competitività.”
Ma quando mai il debito pubblico è stato principalmente usato per investimenti produttivi? L’inflazionismo è la causa dei nostri problemi, e ragionamenti di questo genere sono solo la versione meno sofisticata degli errori di policy di Greenspan che hanno affossato l’economia USA.
“Intanto, il mito del pareggio di bilancio ed epurazione dell’inflazione, come regola base dell’economia, viene oramai demistificato non solo oltreoceano, ma anche in Europa.”
Luoghi comuni. Gli USA non hanno mai avuto un bilancio in pareggio in decenni e decenni, salvo un breve periodo sotto Clinton, c’era veramente poco da demistificare. E nessuna persona seria pensa che l’inflazione non sia un male, né ieri né oggi.
“Però l’interesse nazionalistico di Berlino è diverso: la Germania è già fuori dalla crisi (almeno nel comparto export) col suo + 3,6% di pil; già paga pochissimo, meno di tutti gli altri, sul proprio debito pubblico; già ha i mezzi per i suoi investimenti interni; e gli altri paesi europei è meglio che vadano a fondo, strangolati dal rigore di bilancio, dal debito pubblico, dalla concorrenza cinese, indiana, turca, e dalle virtuosità germaniche.”
Chissà come mai la Germania non ha problemi con la Cina. Forse proprio perché risparmia, forse proprio perché ha i conti in ordine, forse proprio perché per decenni ha avuto una politica monetaria seria. Che è l’esatto contrario di quanto dice l’autore dell’articolo.
“E allora chiediamoci: conviene restare in una UE e sotto una BCE cui cediamo la sovranità economica, se quell’Europa e quella BCE sono dominate da una Germania che ha deciso di farci (economicamente) fuori?”
Non è colpa della Germania se i greci non sanno fare di conto, gli irlandesi si svenano per le loro folli banche e gli italiani hanno i conti pubblici in disordine. Nessun PIGS deve dar la colpa ad altri paesi per problemi che si sono creati da soli.
“La Germania rifiuta di fare verso gli Euro-deboli ciò che il Lombardo-Veneto è costretto a fare verso il Meridione – Rampini docuit. I Tedeschi non vogliono fare la fine dei Padani.”
La coerenza logica di questo periodo rispetto ai precedenti lascia a desiderare. Prima la Germania vuole fagocitare e distruggere l’Europa, e adesso si scopre che il problema è, al contrario, che non vuole sacrificarsi per salvare i paesi dell’Europa Meridionale incapaci di badare a sé stessi?
Mi fermo qui, il resto non è più sensato. Come direbbe Rothbard: “It is no crime to be ignorant of economics, which is, after all, a specialized discipline and one that most people consider to be a ‘dismal science.’ But it is totally irresponsible to have a loud and vociferous opinion on economic subjects while remaining in this state of ignorance.”
]]>Di conseguenza hai quasi certamente ragione. Anche se probabilmente un EDA verrebbe visto come un fondo infallibile perché garantito da tutta l’UE, e dunque sarebbe sempre liquido perché garantito implicitamente o esplicitamente dal contribuente.
]]>Tremonti e Juncker (quest’ultimo è il Presidente dei ministri finanziari europei), appoggiati dal commissario finlandese Rehn, e riprendendo un suggerimento di Mario Monti, hanno messo allo scoperto le mire biecamente nazionaliste ed anti-europee di Berlino.
Due giorni or sono, proponendo l’emissione da parte della UE di Euro-bond, (ossia di un debito pubblico comune per rinforzare l’Euro e concretare il progetto di unificazione finanziaria europea, trasformando l’Euro in moneta unica anziché insieme di parità fisse quale ancora oggi è), hanno messo Berlino alle strette: sì o no. E Berlino ha detto chiaramente “no”. Anche al rafforzamento del fondo di difesa dell’Euro.
Gli Euro-bond consentirebbero di finanziare il debito pubblico dei paesi dell’Euro-zona a costi (tassi) inferiori degli attuali, quindi proteggerebbero l’Euro sui mercati internazionali e farebbero risparmiare i governi.
Consentirebbero altresì più investimenti infrastrutturali e produttivi, quindi aiuterebbero a uscire dalla crisi e a recuperare produttività e competitività.
Intanto, il mito del pareggio di bilancio ed epurazione dell’inflazione, come regola base dell’economia, viene oramai demistificato non solo oltreoceano, ma anche in Europa.
Però l’interesse nazionalistico di Berlino è diverso: la Germania è già fuori dalla crisi (almeno nel comparto export) col suo + 3,6% di pil; già paga pochissimo, meno di tutti gli altri, sul proprio debito pubblico; già ha i mezzi per i suoi investimenti interni; e gli altri paesi europei è meglio che vadano a fondo, strangolati dal rigore di bilancio, dal debito pubblico, dalla concorrenza cinese, indiana, turca, e dalle virtuosità germaniche.
Quando saranno al DEFAULT dovranno uscire dall’Euro.
Oppure sarà la Germania a uscirne, come da tempo vuole la maggioranza dei Tedeschi.
Dicendo no all’Eurobond, la Merkel ha gettato la maschera: i suoi intenti sono ostili e conflittuali. L’Euro, alla Germania, serve solo per sottomettere gli altri europei.
E allora chiediamoci: conviene restare in una UE e sotto una BCE cui cediamo la sovranità economica, se quell’Europa e quella BCE sono dominate da una Germania che ha deciso di farci (economicamente) fuori?
Ovviamente, no. Se dobbiamo prepararci a un imminente lotta contro la Germania per la sopravvivenza economica, bisogna toglierle le armi che le abbiamo indirettamente dato, e svegliarsi dall’europeismo idealizzante e cieco alla realtà.
Il conflitto entro la UE tra area germanica e area franco-mediterranea è un conflitto inevitabile, perché deriva direttamente dalle diverse mentalità e dai diversi comportamenti collettivi di queste due aree.
Diversità che le rende disomogenee, con livelli diversi di efficienza, e perciò non amalgamabili tra loro, come l’acqua con l’olio, o il cerio coll’alluminio.
L’Euro si salva se l’Europa si unisce economicamente e politicamente, ma le unioni politiche funzionano solo tra popoli con comportamenti politico-economici compatibili.
Il progetto di unificazione europeo fallisce a causa di questa diversità, così come per analoga diversità fallisce il progetto di unificazione italiana.
La Germania rifiuta di fare verso gli Euro-deboli ciò che il Lombardo-Veneto è costretto a fare verso il Meridione – Rampini docuit.
I Tedeschi non vogliono fare la fine dei Padani. Popoli diversi per efficienza economica stanno meglio separati e senza monete comuni o cambi fissi tra le loro monete.
I confini nazionali proteggono i popoli meno competitivi dando loro il tempo di adeguarsi agli altri, prima che questi li schiaccino. Se invece li si tiene legati insieme, si creano conflitti e sopraffazioni.
I lavoratori tedeschi, per superare la crisi, hanno accettato con disciplina di rinunciare a una settimana di ferie e a fare un supplemento di orario non pagato – comportamenti impensabili in Italia.
In area germanica, nel complesso, c’è un livello di rispetto delle regole e di fiducia reciproca, tra cittadini, imprese e istituzioni molto più alto che nell’Europa mediterranea, quindi c’è un livello di efficienza superiore, e di sprechi inferiore. E’ un organismo socio-economico che prevale sugli altri nella competizione darwiniana.
L’area germanica può quindi permettersi una ristrettezza nella spesa pubblica, che per gli Euro-deboli implica impossibilità di uscire dalla crisi per carenza di fondi per investimenti infrastrutturali.
La Germania non può permettersi di farsi carico di compensare le inefficienze relative degli altri popoli, anche perché così facendo le incentiverebbe (esattamente come avviene nel caso dell’unificazione italiana o come avveniva nella cessata Jugoslavia).
Ma poi per quale motivo dovrebbe aiutarli, quando ha interesse a soggiogarli e a neutralizzarli come concorrenti sul mercato globale, e a farne un mercato passivo per i propri prodotti?
L’odierno “nazionalismo tedesco” punta sul disprezzo della svalutazione della moneta legale (Euro), sull’inflazione “importata” (visto che quella interna è sotto controllo ed accettata dai cittadini / contribuenti), e sul ritorno ad una correlazione quasi perfetta tra la ricchezza creata nel periodo ed il tenore di vita dei cittadini.
All’opinione pubblica tedesca ciò può essere fatto vivere e accettato come un ritorno del nazionalismo idealistico; ma, sul piano politico-economico, esso è l’antico “mercantilismo”, che fu un precursore della rivoluzione agricola e poi industriale inglese.
Su questo piano si tiene conto del fatto che i costi inferiori di finanziamento mediante Euro-bond sarebbero tali per i paesi deboli, ma i mercati, conoscendo la struttura di questo debito globale europeo, lo farebbero pagare di più dei bond tedeschi: l’aggravio ci sarebbe anche se con velocità di trend (di segno algebrico diverso) differenti tra di loro, nel senso che i tedeschi vedrebbero aumentare la remunerazione di questi titoli, ma bisognerebbe capire quali sarebbero poi i risvolti per il contribuente tedesco.
Le garanzie di rimborso di questi titoli dovrebbero essere “collettive e solidali tra tutti i paesi membri dell’UE”.
In più, diciamo che sino al 2013 ci dovrebbe essere una “tregua”, nel senso che i parametri di Maastricht lascerebbero un po’ il tempo che trovano … o quasi.
Berlino giustamente paventa che, ad allora, i debiti pubblici degli Euro-deboli salirebbero di molto, e che dovrebbe farsi carico anche di questo incremento.
Ed è proprio perché il piano tedesco per la Shoah degli Euro-deboli deriva da un’esigenza di tutela di interessi economici, razionali, e non da fattori irrazionali (orgoglio nazionale, egoismo, scarsa fratellanza e cose simili), che bisognerebbe difendersi agendo prontamente sul piano oggettivo, anziché invocare principi morali di fratellanza ed europeismo (quelli sotto il cui miraggio propagandistico è stata costruita questa situazione).
L’ottimo Corradino Mineo, due giorni fa, su Rainews 24, ha ripreso e fatti propri i contenuti di un nostro precedente articolo, sottolineando come la Germania stia tornando al medesimo nazionalismo ostile ed egoista che, nel XX Secolo, la spinse a due guerre disastrose per sé e per l’Europa.
Oggi le guerre non si combattono più con bombe, carri armati e fanterie, ma con la finanza.
L’Euro e i vincoli finanziari di Maastricht danno alla Germania la possibilità di eliminare o sottomettere (sceglierà al momento giusto) le economie concorrenti.
E lo sta facendo, metodicamente, sistematicamente, legalmente.
La sua ideologia di non violenza, ostentata per qualche decennio, era solo un adattamento provvisorio alle circostanze.
Il suo nuovo mito di superiorità è la purezza di bilancio e l’epurazione dell’inflazione.
L’Euro-zona è il suo K-Lager monetario dove ci sta affamando tutti.
I vincoli di bilancio sono il suo filo spinato.
Le sanzioni per chi sfora sono le frustate per gli internati che tentano di evadere.
Corrono voci che Sarkozy sia ebreo.
Ed è sicuramente vero, perché, di fronte a certo germanesimo, siamo ebrei tutti.
]]>Io vedo l’EDA come un ulteriore passo verso un unico Governo e un unico Fisco europeo. Normalmente ci si aspetterebbe che si crei un Governo, da cui discende un Fisco, da cui discende un Debito, da cui discende una Moneta; nella UE il cammino è inverso; direi che passa dai punti di minor resistenza, che in Europa sono la condivisione degli strumenti (che ognuno può cercare di usare pro domo sua), mentre i punti di maggior resistenza sono l’abbandono delle singole sovranità governative nazionali, che si vogliono costringere all’unione avendo prima unito tutto il resto.
]]>Marchionne è in una posizione tale da poter creare ricchezza per miliardi di euro prendendo le dcisioni giuste. Non ci vedo grossi problemi se prende 80 milioni di euro se la FIAT va bene. Ce ne vedo se, come coi golden parachute, li prendesse anche se la FIAT andasse male. Però, in fin dei conti, sono soldi degli azionisti: sono loro e non il Governo che devono decidere cosa fare con le stock options.
Io le reputo un meccanismo abbastanza disfunzionale e tutto sommato cretino: le stock options sono opzioni e dunque non tengono conto delle perdite, quindi i manager vincono quando l’azienda vince e non perdono quando l’azienda perde (al massimo perdono il lavoro). Questa asimmetria è potenzialmente pericolosa per gli azionisti, come fatto notare da Mises già negli anni ’40.
L’IBL ha pubblicato un interessante libro su queste questioni, di Johnathan Macey, “Corporate Governance”. Credo che lo strapotere dei manager sia una distorsione introdotta dalla legislazione. In ogni caso, se si guadagnano 100 milioni per aver prodotto 1 miliardo di ricchezza, non ho nulla in contrario.
Quello che va certamente evitato come la peste è che un’azienda faccia profitti privati e perdite pubbliche, come ha sempre fatto la FIAT; e come oggi le banche di tutto il mondo fanno. Pagarsi i golden parachute coi soldi del contribuente è una vergogna, perché non sono il corrispettivo per la creazione di nessun valore (anche se continuo ad avere dubbi sulle stock option).
]]>A che serve svalutare? L’Italia lo ha fatto per decenni e non per questo era un’economia sana. I problemi strutturali del paese sono rimasti gli stessi dagli anni ’70, e le svalutazioni aiutavano solo a posticipare la correzione di rotta. Meglio l’euro che la lira, o a maggior ragione la dracma.
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