Commenti a: Un’ovvietà sull’Eni e Berlusconi /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/ diretto da Oscar Giannino Fri, 24 Dec 2010 16:11:27 +0100 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.1 Di: GENNARO /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10999 GENNARO Thu, 16 Dec 2010 18:32:41 +0000 /?p=7775#comment-10999 Gentile Dott. Stagnaro, Vendere l'ENI ? , e poi ? Le chiedo sommessamente che fine hanno fatto gli introiti di tutte le precedenti privatizzazioni, a cominciare dalla Telecom, hanno forse abbattuto il debito pubblico ? ne hanno avuto beneficio i cittadini italiani ? Lei fa parte di quella schiera di uomini che pensano che il "mercato" , la "mano invisibile" sia risolutrice di tutti i mali del mondo ! Piuttosto bisognerebbe indagare come e da chi vengono gestiti questi grossi asset pubblici ( si veda la Finmeccanica di Guarguaglini nell'inchiesta di Report su Rai3). Piuttosto si impegni a fare inchieste su come vengono gestiti gli assets e le utility pubbliche, per denunciarne, semmai, la cattiva gestione e spingere a migliorarla !! Gentile Dott. Stagnaro,
Vendere l’ENI ? , e poi ? Le chiedo sommessamente che fine hanno fatto gli introiti di tutte le precedenti privatizzazioni, a cominciare dalla Telecom, hanno forse abbattuto il debito pubblico ? ne hanno avuto beneficio i cittadini italiani ? Lei fa parte di quella schiera di uomini che pensano che il “mercato” , la “mano invisibile” sia risolutrice di tutti i mali del mondo ! Piuttosto bisognerebbe indagare come e da chi vengono gestiti questi grossi asset pubblici ( si veda la Finmeccanica di Guarguaglini nell’inchiesta di Report su Rai3). Piuttosto si impegni a fare inchieste su come vengono gestiti gli assets e le utility pubbliche, per denunciarne, semmai, la cattiva gestione e spingere a migliorarla !!

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Di: Bepi Malgaro /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10988 Bepi Malgaro Thu, 16 Dec 2010 00:18:03 +0000 /?p=7775#comment-10988 Essendo ignorante, ho un dubbio. Un'impresa lasciata al mercato.. che fà, quando si trova di fronte ad aziende di Stato (altrui) determinate a sottometterla? Il debito pubblico, la politica, sono armi di cui un'azienda privata non dispone. Essendo ignorante, ho un dubbio. Un’impresa lasciata al mercato.. che fà, quando si trova di fronte ad aziende di Stato (altrui) determinate a sottometterla? Il debito pubblico, la politica, sono armi di cui un’azienda privata non dispone.

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Di: Vittorio Vezzola /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10917 Vittorio Vezzola Tue, 14 Dec 2010 01:52:01 +0000 /?p=7775#comment-10917 Io invece la certezza che il cavaliere non ci guadagni qualcosa sull'affare south stream non ce l'ho. Dopo mosse come assegnare a Mediaset una frequenza DTT a titolo gratuito non mi stupirei molto. Io invece la certezza che il cavaliere non ci guadagni qualcosa sull’affare south stream non ce l’ho. Dopo mosse come assegnare a Mediaset una frequenza DTT a titolo gratuito non mi stupirei molto.

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Di: marco /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10865 marco Sun, 12 Dec 2010 16:20:03 +0000 /?p=7775#comment-10865 Che dell'ENI non si possa dir che bene lo dira qualche sponsor, non certo gli analisti che vedono un titolo che veleggiava verso i 20 euro stagnare tra i 15 e 17 in un mercato energetico molto vivace, un giacimento di Kashagan sistematicamente impoverito in ruolo e prospettive sin da un approssimata pianificazione industriale con una improvvisazione indicibile sulla presenza e disponibilita in loco dei fornitori tradizionali di ENI, con costi e confusioni gestionali facilmente immaginabili. Lo dicono le magistrature di diversi paesi dove ENI opera che inquisiscono e condannano per disinvolture eccessive nella gestione del problem solving tramite corruzzioe (mazzette). La catena di comando e il riferimento principe per valutare una Public Company, le manfrine dei nostri amministratori sono piu simili a quelle della gestione Tanzi coi manager dell'istituto professionale di Collecchio che a quelle loro concorrenti. Da ultimo per chi si dichiara liberista e democratico una schifezza come la detenzione del controllo della rete distributiva dovrebbe far venire la nausea, anche perche la privatizzazione di SNAM sarebbe una giusta boccata d'ossigeno verso un debito fuori controllo che a tassi crescenti potrebbe anche mettere in discussione la sopravvivenza dell'indipendenza di ENI. Last but not least aver accettato senza resistenze, e da azienda leader aver lucrato grazie alla robin tax di un fiscalista che usa l'energia per tassare le aree di non tassazione (redditi troppo bassi) mi fa un po ribrezzo. Che dell’ENI non si possa dir che bene lo dira qualche sponsor, non certo gli analisti che vedono un titolo che veleggiava verso i 20 euro stagnare tra i 15 e 17 in un mercato energetico molto vivace, un giacimento di Kashagan sistematicamente impoverito in ruolo e prospettive sin da un approssimata pianificazione industriale con una improvvisazione indicibile sulla presenza e disponibilita in loco dei fornitori tradizionali di ENI, con costi e confusioni gestionali facilmente immaginabili.
Lo dicono le magistrature di diversi paesi dove ENI opera che inquisiscono e condannano per disinvolture eccessive nella gestione del problem solving tramite corruzzioe (mazzette).
La catena di comando e il riferimento principe per valutare una Public Company, le manfrine dei nostri amministratori sono piu simili a quelle della gestione Tanzi coi manager dell’istituto professionale di Collecchio che a quelle loro concorrenti.
Da ultimo per chi si dichiara liberista e democratico una schifezza come la detenzione del controllo della rete distributiva dovrebbe far venire la nausea, anche perche la privatizzazione di SNAM sarebbe una giusta boccata d’ossigeno verso un debito fuori controllo che a tassi crescenti potrebbe anche mettere in discussione la sopravvivenza dell’indipendenza di ENI. Last but not least aver accettato senza resistenze, e da azienda leader aver lucrato grazie alla robin tax di un fiscalista che usa l’energia per tassare le aree di non tassazione (redditi troppo bassi) mi fa un po ribrezzo.

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Di: Dick Dastardly /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10861 Dick Dastardly Sun, 12 Dec 2010 13:10:06 +0000 /?p=7775#comment-10861 Pienamente d'accordo sulla banalità. Questa vicenda del cablogrammi ci ha messo davanti a un'imbarazzante verità: a quanto pare i diplomatici Usa, che con un pregiudizio sulle superpotenze siamo portati a credere informati su tutto, spesso ne sanno quanto noi. Ciò detto però, con la precisazione insomma che questa vicenda non meritava paginate intere per giorni, non è che sia tutto acqua fresca. In particolare una cosa mi pare difficile da ignorare e mi pare sbagliato liquidarla insieme a tutto il resto: che Berlusconi possa fare soldi per sé dalle operazioni internazionali sul gas. A scriverlo non è uno qualunque ma l'ambasciatore Usa. Allora capiamoci: 1. dire che se così stanno le cose allora la politica dell'Eni è al servizio del Cavaliere e in generale, di norma, dei governi è una boiata pazzesca. Il minimo che si debba dire è che è altrettanto vero il contrario, come sa chiunque segua un po' queste cose; 2. i documenti di wikileaks non portano alcuna prova (anzi si potrebbe aggiungere che la fonte di Spogli è l'ambasciatore della Georgia, un Paese che ha più di un motivo di essere incazzato con Berlusconi). Tanto è vero che poi per sostanziare la cosa i giornali sono costretti a ritornare indietro a vicende vecchie e già note, come quella di Mentasti. Però con l'acqua sporca non buttiamo via anche il bambino (in questo caso direi più il mostriciattolo). Che il premier possa fare affari privati e/o favori sugli accordi internazionali sul gas è cosa gravissima, verosimile (come mostra il caso Mentasti ma anche, qualcuno lo ricorda? quello di Gianni Pilo, già sondaggista del Cav. e all'improvviso rinato importatore di gas..) e che merita di essere raccontata. Riconoscere che è stata ingigantita non è un buon motivo per liquidarla del tutto. Quanto allo spezzatino, personalmente sono agnostico. Dico solo una cosa: non basta invocarlo in sé, bisogna dire come e perché andrà fatto, altrimenti il rischio è lo stesso della c.d. liberalizzazione dell'acqua: beneficiare qualche nuovo azionista senza che niente cambi nella sostanza - lì i vari privati prontissimi a comprare una quota delle municipalizzate ma non si sa se altrettanto pronti a investire nelle reti idriche malmesse, qui fondi e investitori esteri vari, per tacere delle banche che intermedierebbero l'affare. Pienamente d’accordo sulla banalità. Questa vicenda del cablogrammi ci ha messo davanti a un’imbarazzante verità: a quanto pare i diplomatici Usa, che con un pregiudizio sulle superpotenze siamo portati a credere informati su tutto, spesso ne sanno quanto noi.
Ciò detto però, con la precisazione insomma che questa vicenda non meritava paginate intere per giorni, non è che sia tutto acqua fresca.
In particolare una cosa mi pare difficile da ignorare e mi pare sbagliato liquidarla insieme a tutto il resto: che Berlusconi possa fare soldi per sé dalle operazioni internazionali sul gas.
A scriverlo non è uno qualunque ma l’ambasciatore Usa.
Allora capiamoci: 1. dire che se così stanno le cose allora la politica dell’Eni è al servizio del Cavaliere e in generale, di norma, dei governi è una boiata pazzesca. Il minimo che si debba dire è che è altrettanto vero il contrario, come sa chiunque segua un po’ queste cose; 2. i documenti di wikileaks non portano alcuna prova (anzi si potrebbe aggiungere che la fonte di Spogli è l’ambasciatore della Georgia, un Paese che ha più di un motivo di essere incazzato con Berlusconi). Tanto è vero che poi per sostanziare la cosa i giornali sono costretti a ritornare indietro a vicende vecchie e già note, come quella di Mentasti.
Però con l’acqua sporca non buttiamo via anche il bambino (in questo caso direi più il mostriciattolo). Che il premier possa fare affari privati e/o favori sugli accordi internazionali sul gas è cosa gravissima, verosimile (come mostra il caso Mentasti ma anche, qualcuno lo ricorda? quello di Gianni Pilo, già sondaggista del Cav. e all’improvviso rinato importatore di gas..) e che merita di essere raccontata. Riconoscere che è stata ingigantita non è un buon motivo per liquidarla del tutto.
Quanto allo spezzatino, personalmente sono agnostico. Dico solo una cosa: non basta invocarlo in sé, bisogna dire come e perché andrà fatto, altrimenti il rischio è lo stesso della c.d. liberalizzazione dell’acqua: beneficiare qualche nuovo azionista senza che niente cambi nella sostanza – lì i vari privati prontissimi a comprare una quota delle municipalizzate ma non si sa se altrettanto pronti a investire nelle reti idriche malmesse, qui fondi e investitori esteri vari, per tacere delle banche che intermedierebbero l’affare.

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Di: Andrea Verde /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10850 Andrea Verde Sat, 11 Dec 2010 22:52:25 +0000 /?p=7775#comment-10850 Farei fatica a contrastare le riflessioni di Carlo Stagnaro sulla opportunità di sciogliere alla radice i rapporti giudicati impropri tra ENI e politica, attraverso la totale privatizzazione dell’ENI, perché quanto afferma Giannino si colloca nel filone di pensiero della ortodossia liberale, rispetto alla quale non mi sento di opporre alcuna obiezione concettuale o ideologica. Certamente dalla operazione prospettata, oltre agli effetti di cassa a beneficio dell’azionista Stato, ne trarrebbe vantaggio la contendibilità dell’azienda sul mercato mobiliare, ed il titolo ENI ne risentirebbe positivamente. A titolo distensivo, annoto comunque in termini storici che dai tempi di Enrico Mattei - che si diceva convocasse il Ministro delle Partecipazioni Statali in carica nello storico palazzo uffici SNAM di San Donato Milanese, per impartirgli le disposizioni del caso, mai comunque mosso da interessi personali – ad oggi, molto è cambiato nel rapporto tra governo e azienda. Ciò premesso, vivendo da molti anni in Francia e osservando nella quotidianità l’attenzione che lo Stato francese dedica, in termini positivi, alla tutela della struttura industriale del Paese, mi permetto in proposito di mutuare dal Manzoni la raccomandazione rivolta da Antonio Ferrer al suo cocchiere: Pedro, adelante con judicio! D’altro canto, se è vero che il nostro Paese é rimasto indietro sul fronte dei processi di liberalizzazione – e ciò non investe solo il Settore energetico ma anche in modo altrettanto vistoso quello dei trasporti, della distribuzione dei carburanti ed altri - è anche vero che una liberalizzazione senza adeguate misure di accompagnamento può provocare gravi dissesti come avvenne all’inizio per l’industria del gas nel Regno Unito. Nel caso italiano poi, la forte dipendenza dall’importazione dall’estero induce ad usare ulteriori cautele; risulta difficile immaginare che l’approvvigionamento di gas da Olanda, Russia, Algeria o Libia, che ha garantito in passato la copertura dei fabbisogni nazionali, potesse prescindere dall’esistenza di un soggetto negoziatore unico politicamente forte oltre che dal contestuale controllo dell’infrastruttura dei gasdotti e degli stoccaggi in caverna; senza trascurare comunque il ruolo svolto dal contendente privato Edison. Oggi giustamente, a cose fatte, e in un contesto politico internazionale fortemente modificato, si ragiona in termini di superamento dell’oligopolio, di neutralità delle reti nazionali al fine di garantire libero accesso a tutti gli operatori che si affacciano sul mercato; un provvedimento in tal senso, oltre che esserci imposto dall’Antitrust comunitario, penso che sia opportuno venga attuato, sia pure con le dovute cautele. Un’ultima considerazione: costruire l’ENI ha richiesto decenni, smontarla ci vuole niente. Per questo motivo eviterei di parlare di “spezzatino” e soprattutto non privilegerei esigenze di ulteriori collocamenti sul mercato mobiliare a fini di cassa, anche perché ciò rischierebbe di avvenire in condizioni di mercato non favorevoli. Penso al contrario che l’ENI, che mi pare stia attraversando una fase di stagnazione, che si riflette sull’andamento deludente del titolo, debba porsi prioritariamente obiettivi strategici di focalizzazione industriale e di crescita, sia per linee interne sia per linee esterne, liberandosi della zavorra della chimica, nei cui confronti ha dimostrato di aver perso vocazione, e probabilmente anche della raffinazione e della distribuzione di carburanti, scarsamente sinergiche con il business di una tipica oil company. La vendita di queste attività, alleggerendo l’indebitamento finanziario netto di Gruppo contribuirebbe a incrementare il valore del core business della oil company in misura assai significativa, tanto da consentirne la cessione di qualche ulteriore tranche, in condizioni finanziariamente vantaggiose e senza incorrere nei rischi di perdita di controllo, impliciti nello “spezzatino”. Farei fatica a contrastare le riflessioni di Carlo Stagnaro sulla opportunità di sciogliere alla radice i rapporti giudicati impropri tra ENI e politica, attraverso la totale privatizzazione dell’ENI, perché quanto afferma Giannino si colloca nel filone di pensiero della ortodossia liberale, rispetto alla quale non mi sento di opporre alcuna obiezione concettuale o ideologica.
Certamente dalla operazione prospettata, oltre agli effetti di cassa a beneficio dell’azionista Stato, ne trarrebbe vantaggio la contendibilità dell’azienda sul mercato mobiliare, ed il titolo ENI ne risentirebbe positivamente.
A titolo distensivo, annoto comunque in termini storici che dai tempi di Enrico Mattei – che si diceva convocasse il Ministro delle Partecipazioni Statali in carica nello storico palazzo uffici SNAM di San Donato Milanese, per impartirgli le disposizioni del caso, mai comunque mosso da interessi personali – ad oggi, molto è cambiato nel rapporto tra governo e azienda.
Ciò premesso, vivendo da molti anni in Francia e osservando nella quotidianità l’attenzione che lo Stato francese dedica, in termini positivi, alla tutela della struttura industriale del Paese, mi permetto in proposito di mutuare dal Manzoni la raccomandazione rivolta da Antonio Ferrer al suo cocchiere: Pedro, adelante con judicio!
D’altro canto, se è vero che il nostro Paese é rimasto indietro sul fronte dei processi di liberalizzazione – e ciò non investe solo il Settore energetico ma anche in modo altrettanto vistoso quello dei trasporti, della distribuzione dei carburanti ed altri – è anche vero che una liberalizzazione senza adeguate misure di accompagnamento può provocare gravi dissesti come avvenne all’inizio per l’industria del gas nel Regno Unito.
Nel caso italiano poi, la forte dipendenza dall’importazione dall’estero induce ad usare ulteriori cautele; risulta difficile immaginare che l’approvvigionamento di gas da Olanda, Russia, Algeria o Libia, che ha garantito in passato la copertura dei fabbisogni nazionali, potesse prescindere dall’esistenza di un soggetto negoziatore unico politicamente forte oltre che dal contestuale controllo dell’infrastruttura dei gasdotti e degli stoccaggi in caverna; senza trascurare comunque il ruolo svolto dal contendente privato Edison.
Oggi giustamente, a cose fatte, e in un contesto politico internazionale fortemente modificato, si ragiona in termini di superamento dell’oligopolio, di neutralità delle reti nazionali al fine di garantire libero accesso a tutti gli operatori che si affacciano sul mercato; un provvedimento in tal senso, oltre che esserci imposto dall’Antitrust comunitario, penso che sia opportuno venga attuato, sia pure con le dovute cautele.
Un’ultima considerazione: costruire l’ENI ha richiesto decenni, smontarla ci vuole niente. Per questo motivo eviterei di parlare di “spezzatino” e soprattutto non privilegerei esigenze di ulteriori collocamenti sul mercato mobiliare a fini di cassa, anche perché ciò rischierebbe di avvenire in condizioni di mercato non favorevoli.
Penso al contrario che l’ENI, che mi pare stia attraversando una fase di stagnazione, che si riflette sull’andamento deludente del titolo, debba porsi prioritariamente obiettivi strategici di focalizzazione industriale e di crescita, sia per linee interne sia per linee esterne, liberandosi della zavorra della chimica, nei cui confronti ha dimostrato di aver perso vocazione, e probabilmente anche della raffinazione e della distribuzione di carburanti, scarsamente sinergiche con il business di una tipica oil company.
La vendita di queste attività, alleggerendo l’indebitamento finanziario netto di Gruppo contribuirebbe a incrementare il valore del core business della oil company in misura assai significativa, tanto da consentirne la cessione di qualche ulteriore tranche, in condizioni finanziariamente vantaggiose e senza incorrere nei rischi di perdita di controllo, impliciti nello “spezzatino”.

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Di: Rick /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10825 Rick Sat, 11 Dec 2010 12:11:09 +0000 /?p=7775#comment-10825 Leggo spesso Carlo Stagnaro su Chicago blog, ma per una volta devo dire di essere in completo disaccordo con lui e ne spiego il perchè. Tutto il ragionamento dell'autore gioca sul fatto che non esiste legame tra la politica estera di un paese e le possibilità di una oil company di aggiudicarsi lo sfruttamento di un giacimento di gas o petrolio. Questa tesi, a mio giudizio, si applica soltanto per i paesi democratici, trasparenti e con una economia di libero mercato. Peccato che, USA e Norvegia a parte, tutti i paesi produttori di gas e petrolio non hanno tali caratteristiche. Se ne possono fare a decine di esempi, io ne porto solo alcuni: - circa un anno fa Frattini fece alcune visite di stato in Africa, l'ultima e la più lunga delle quali in Uganda. Dopo una settimana l'ENI vinse proprio in Uganda una gara per lo sfruttamento petrolifero, a danno di una compagnia inglese o americana (non ricordo) che veniva data per stra-favorita. - tornando indietro nella storia, è interessante notare come l'Arabia Saudita non abbia mai offerto contratti di rilievo all'URSS. - Oppure come la capacità di penetrazione delle aziende petrolifere occidentali in Irak e Iran abbia direttamente seguito l'andamento delle relazioni internazionali tra i paesi occidentali e questi due paesi. In presenza di meccanismi di libero mercato puri, non dovrebbe esserci correlazione tra la politica estera e le scelte economiche. - Infine è altamente ingenuo negare le implicazioni politiche nelle scelte dei gasdotti (Nabucco, North e South Stream) e credere che la costruzione di questi 3 gasdotti, nonchè il loro percorso, sia dettato da una mera logica di convenienza economica. Una considerazione, prima di arrivare al nocciolo del discorso. Esistono, nel settore dell'estrazione di gas e petrolio, dei limiti dimensionali per cui soltanto i grandissimi gruppi possono sostenere le spese necessarie per la ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti e riescono a partecipare alle principali gare internazionali. Per tutti gli altri esistono opportunità di business, ma si tratta di briciole. Ora in presenza di un mercato come quello americano, la torta è abbastanza grande perchè possano coesistere più di una grande multinazionale. Ma nei grandi paesi europei al più è possibile avere una singola azienda di queste dimensioni (non a caso ENI è la più grande azienda del paese), che inevitabilmente quindi opererà in un regime di monopolio e si troverà strettamente legata ed interdipendente alla politica estera del paese che la ospita. In queste condizioni, preferisco che sia il Tesoro a controllare l'ENI e ad incassarne i dividendi a piuttosto che dare a un privato questo che è, a mio giudizio in Italia, un monopolio naturale. Monopolio naturale in Italia (mi riferisco al settore della produzione naturalmente, non a quello della vendita al consumo) perchè la competizione è tra grandi gruppi internazionali da un lato, e soggetti statali che agiscono con logiche politiche (intese come relazioni internazionali) dall'altra. E l'intervento dello stato, all'interno dei canali diplomatici, serve e spesso è determinante perchè l'ENI ottenga dei contratti. E se queste sono le premesse, come dicevo prima, preferisco di gran lunga che sia il Tesoro ad incassare i dividendi. L'alternativa sarebbe fare spezzatino di ENI, cioè azzerarne le capacità di competere tra i grandi gruppi internazionali, lasciare lentamente morire il cane a sei zampe e comprare petrolio da aziende straniere con tutti i rischi e gli incerti del caso. 2 caveat: - che gli affari privati di B. nulla c'entrino con l'ENI è ovvio, questa è solo fuffa - tale ragionamento si applica a due soli e particolarissimi mercati: gas e petrolio e difesa. Perchè? Perchè in entrambi i casi abbiamo, o dal lato dell'offerta o dal lato della domanda, uno stato. Nelle telecomunicazioni, per fare un esempio, il discorso non si applica perchè è perfettamente possibile avere un privato che vende questo servizio e un privato che lo acquista. Nel petrolio è lo stato che vende il diritto di estrarlo, nella difesa invece è lo stato che le acquista. Leggo spesso Carlo Stagnaro su Chicago blog, ma per una volta devo dire di essere in completo disaccordo con lui e ne spiego il perchè.

Tutto il ragionamento dell’autore gioca sul fatto che non esiste legame tra la politica estera di un paese e le possibilità di una oil company di aggiudicarsi lo sfruttamento di un giacimento di gas o petrolio.

Questa tesi, a mio giudizio, si applica soltanto per i paesi democratici, trasparenti e con una economia di libero mercato. Peccato che, USA e Norvegia a parte, tutti i paesi produttori di gas e petrolio non hanno tali caratteristiche. Se ne possono fare a decine di esempi, io ne porto solo alcuni:

- circa un anno fa Frattini fece alcune visite di stato in Africa, l’ultima e la più lunga delle quali in Uganda. Dopo una settimana l’ENI vinse proprio in Uganda una gara per lo sfruttamento petrolifero, a danno di una compagnia inglese o americana (non ricordo) che veniva data per stra-favorita.

- tornando indietro nella storia, è interessante notare come l’Arabia Saudita non abbia mai offerto contratti di rilievo all’URSS.

- Oppure come la capacità di penetrazione delle aziende petrolifere occidentali in Irak e Iran abbia direttamente seguito l’andamento delle relazioni internazionali tra i paesi occidentali e questi due paesi. In presenza di meccanismi di libero mercato puri, non dovrebbe esserci correlazione tra la politica estera e le scelte economiche.

- Infine è altamente ingenuo negare le implicazioni politiche nelle scelte dei gasdotti (Nabucco, North e South Stream) e credere che la costruzione di questi 3 gasdotti, nonchè il loro percorso, sia dettato da una mera logica di convenienza economica.

Una considerazione, prima di arrivare al nocciolo del discorso. Esistono, nel settore dell’estrazione di gas e petrolio, dei limiti dimensionali per cui soltanto i grandissimi gruppi possono sostenere le spese necessarie per la ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti e riescono a partecipare alle principali gare internazionali. Per tutti gli altri esistono opportunità di business, ma si tratta di briciole.

Ora in presenza di un mercato come quello americano, la torta è abbastanza grande perchè possano coesistere più di una grande multinazionale. Ma nei grandi paesi europei al più è possibile avere una singola azienda di queste dimensioni (non a caso ENI è la più grande azienda del paese), che inevitabilmente quindi opererà in un regime di monopolio e si troverà strettamente legata ed interdipendente alla politica estera del paese che la ospita. In queste condizioni, preferisco che sia il Tesoro a controllare l’ENI e ad incassarne i dividendi a piuttosto che dare a un privato questo che è, a mio giudizio in Italia, un monopolio naturale.

Monopolio naturale in Italia (mi riferisco al settore della produzione naturalmente, non a quello della vendita al consumo) perchè la competizione è tra grandi gruppi internazionali da un lato, e soggetti statali che agiscono con logiche politiche (intese come relazioni internazionali) dall’altra. E l’intervento dello stato, all’interno dei canali diplomatici, serve e spesso è determinante perchè l’ENI ottenga dei contratti. E se queste sono le premesse, come dicevo prima, preferisco di gran lunga che sia il Tesoro ad incassare i dividendi.

L’alternativa sarebbe fare spezzatino di ENI, cioè azzerarne le capacità di competere tra i grandi gruppi internazionali, lasciare lentamente morire il cane a sei zampe e comprare petrolio da aziende straniere con tutti i rischi e gli incerti del caso.

2 caveat:

- che gli affari privati di B. nulla c’entrino con l’ENI è ovvio, questa è solo fuffa

- tale ragionamento si applica a due soli e particolarissimi mercati: gas e petrolio e difesa. Perchè? Perchè in entrambi i casi abbiamo, o dal lato dell’offerta o dal lato della domanda, uno stato. Nelle telecomunicazioni, per fare un esempio, il discorso non si applica perchè è perfettamente possibile avere un privato che vende questo servizio e un privato che lo acquista.

Nel petrolio è lo stato che vende il diritto di estrarlo, nella difesa invece è lo stato che le acquista.

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Di: Renato Pasqualini /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10813 Renato Pasqualini Sat, 11 Dec 2010 08:12:43 +0000 /?p=7775#comment-10813 Sono d'accordo sulle considerazioni espresse , anche sul fatto che Eni, monopolista, potrebbe essere totalmente privatizzata con un notevole beneficio finanziario. Ma la mia forte perplessità è : che fine potrebbero fare i miliardi ricavati dal Tesoro ? Ridurre il debito pubblico o essere sprecati nella copertura di spese incoscienti e inconcludenti? Mi fa meno paura l'eventuale "condizionamento"che ENI può esercitare sulla politica economico-finanziaria energetica italiana che il possibile spreco di risorse derivante dalla disponibilità di tanto danaro. In fondo un flusso costante di dividendi può provocare meno "danno". Sono d’accordo sulle considerazioni espresse , anche sul fatto che Eni, monopolista, potrebbe essere totalmente privatizzata con un notevole beneficio finanziario. Ma la mia forte perplessità è : che fine potrebbero fare i miliardi ricavati dal Tesoro ? Ridurre il debito pubblico o essere sprecati nella copertura di spese incoscienti e inconcludenti? Mi fa meno paura l’eventuale “condizionamento”che ENI può esercitare sulla politica economico-finanziaria energetica italiana che il possibile spreco di risorse derivante dalla disponibilità di tanto danaro. In fondo un flusso costante di dividendi può provocare meno “danno”.

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Di: Anton Luigi Traverso /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10812 Anton Luigi Traverso Sat, 11 Dec 2010 07:58:07 +0000 /?p=7775#comment-10812 Concordo con Almerighi. Un Paese come l' Italia, prettamente manifatturiero ma privo di materie prme e risorse minerarie, il cui motore e' costituito in gran parte da piccole e medie aziende senza voce in capitolo nel grande mercato globalizzato, deve detenere e controllare i punti chiave per la propria sopravvivenza e, possibilmente, espansione. Ritengo che, sopra tutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo di bassissima crescita economica che durera' a lungo, sia importante difendere quelle poche grandi Aziende che possono competere a livello mondiale, dare lavoro alle PMI e portare ricchezza al Paese. "Se Gesu' fosse Tremonti..." sul blog:www.segesufossetremonti.blogspotcom Anton Concordo con Almerighi. Un Paese come l’ Italia, prettamente manifatturiero ma privo di materie prme e risorse minerarie, il cui motore e’ costituito in gran parte da piccole e medie aziende senza voce in capitolo nel grande mercato globalizzato, deve detenere e controllare i punti chiave per la propria sopravvivenza e, possibilmente, espansione. Ritengo che, sopra tutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo di bassissima crescita economica che durera’ a lungo, sia importante difendere quelle poche grandi Aziende che possono competere a livello mondiale, dare lavoro alle PMI e portare ricchezza al Paese.
“Se Gesu’ fosse Tremonti…” sul blog:www.segesufossetremonti.blogspotcom
Anton

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Di: Foxbat /2010/12/04/unovvieta-sulleni-e-berlusconi/comment-page-1/#comment-10808 Foxbat Sat, 11 Dec 2010 06:38:02 +0000 /?p=7775#comment-10808 Possibile che gli italiani che hanno votato Berlusconi, non si chiedano come mai Silvio vitupera, denigra e disprezza i comunisti italiani e poi faccia affari, stringa amicizia e lo ospiti a casa sua, Vladimir Putin, ex sovietico, ex KGB e quant'altro? Mistero per me! Possibile che gli italiani che hanno votato Berlusconi, non si chiedano come mai Silvio vitupera, denigra e disprezza i comunisti italiani e poi faccia affari, stringa amicizia e lo ospiti a casa sua, Vladimir Putin, ex sovietico, ex KGB e quant’altro?
Mistero per me!

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