Tuttavia, fatte queste mie premesse o riflessioni personali, devo dire che ritengo ottimo il parere di un altro Luca, portato in commento #19. Pone delle osservazioni davvero ottime, soprattutto quando conclude con la realtà dell’evasione fiscale. Lo ringrazio, mi ha spinto a condividere le sue riflessioni, pur continuando a ritenere giuste le liberalizzazioni in quanto tali.
Un caro saluto, e complimenti per questo spazio.
Loud
Piero Sampiero :
Fare l’avvocato non è fare il salumiere o l’idraulico.
Ah no, e cosa cambia?
Se vuole posso stare qui mezz’ora a spiegarle come il salumiere sia una professione “unica” e degna di un sacco di tutele.
Pensi solo che da questa figura dipende la salute, se non la vita, delle persone che vi si rivolgono.
Non sarebbero quindi necessarie altrettante regole per tutelare la figura professionale del salumiere ed i suoi clienti?
Non parliamo poi dell’idraulico, nelle cui mani si mettono non solo la propria salute e la propria vita (pensi solo all’acqua usata per bere e cucinare!), ma anche la salute e la vita di chi ci sta intorno (pensi solo a cosa può succedere in un condominio in caso di guasti all’impianto idraulico!) nonchè la gestione di una risorsa scarsa e fondamentale per ogni specie vivente come l’acqua stessa.
Sì, tutto sommato penso che almeno l’idraulico sia più importante dell’avvocato.
Questa riforma fa vomitare, e le scuse indecenti che si sentono a sua difesa si possono, come vedete, tirare fuori per qualsiasi lavoro.
]]>Per quanto la professione, per precipuo merito dell’ordine forense e la foie vetero-marxiste di Bersani & soci, sia gravemente scaduta e si sia proletarizzata, tanto da offrire il triste spettacolo dell’apertura di punti vendita del diritto, con pareri legali ad un euro al Chilo, quasi fossero porno-shop o pollerie, rimane il suo rilievo costituzionale e la differenza invalicabile con le altre professioni intellettuali.
Soprattutto, viene in evidenza l’indispensabile necessità, nell’interesse del cittadino e dello stato di diritto, che l’avvocatura si fondi su meritocrazia e senso di responsabilità, deontologia ed indipendenza dai poteri politici ed economici.
Ora, dopo aver aperto le porte a circa 250.000 avvocati (il numero in assoluto più elevato d’Europa), che cosa si vorrebbe realizzare?
Il guinness dei primati con l’acquisizione di un legale per ogni abitante di questo paese, contrattando magari col patto di quota lite, che salame vendere e comprare?
Un minimo di razionalità e di dignità imporrebbe una buona selezione fin dall’ingresso
all’Università ed un’autonomia tale da non dover ‘corteggiare’ o servilmente chiedere la grazia al magistrato di turno (altrettanto presuntuoso quanto approssimativo) per ottenere il riconoscimento dei sacrosanti diritti del cliente.
Gli ordini professionali andrebbero aboliti tutti, come tutte le corporazioni ( in primis quella dei magistrati ), per realizzare il dettato costituzionale del giusto processo con parità sostanziale e formale delle funzioni di giudice ed avvocato, con la speditezza dei procedimenti, la funzionalità, la rapidità e la certezza delle decisioni e l’equità del giudizio.
Se si vuol fare, oggi, qualche piccola cosa buona alla Camera, occorrerebbe limitare lo strapotere dell’Ordine e della Cassa di previdenza ed assistenza, che in regime di monopolio, spremono, con balzelli e contributi sempre più esosi gli appartenenti all’albo.
Perché mai si dovrebbe rendere obbligatoria l’assicurazione sui rischi professionali e basare la permanenza dell’iscrizione ‘ad nutum’ dei consigli dell’ordine?
Per privilegiare un reddito sempre maggiore, che permette prelievi sempre più succosi… per la Cassa?
Si tratta di due nuove gravose imposizioni, che contraddicono in radice la libertà della professione, riducendo al rango di mucche da mungere tutti gli avvocati senza distinzione di rango.
]]>
stefano mannacio :
da LIBERTIAMO
Medioevo alle porte: riforma della professione forense in arrivo
Di Giorgio Berloffa. Presidente di Assoprofessioni e Stefano Mannacio
- Qualunque sia l’esito della riforma della professione forense, ciò che è successo recentemente dietro gli scranni del Senato rappresenta un vulnus alla già scarsa democrazia economica di questo Paese.
E’ stato infatti approvato in aula un articolato che riserva, tramite un tacito accordo tra corporazioni, l’attività stragiudiziale e di consulenza legale solo ad avvocati, ordini professionali concorrenti, ai dipendenti di associazioni di categoria e dei consumatori e ai professori di diritto. Un risultato illiberale da portare sugli altari del Congresso Nazionale Forense, raggiunto con il contributo determinante dell’Italia dei Valori che ha così sostenuto una maggioranza claudicante e vanificato l’opposizione di Futuro e Libertà. L’emendamento, approvato così com’è, produrrebbe conseguenze devastanti nel mondo del lavoro e sul tasso di liberalizzazione, già tendente allo zero, del mercato italiano dei servizi professionali; costituirebbe inoltre un freno improvviso alla crescita del movimento delle professioni più innovative e non regolamentate da albi o collegi.
Tali effetti meritano un approfondimento.
Prima di tutto migliaia di studi professionali rischiano di essere cancellati con un tratto di penna.
Sono composti da lavoratori autonomi che esercitano da decenni le professioni di patrocinatore stragiudiziale, esperto di infortunistica, amministratore di condominio e, in generale, tutte quelle numerose attività specializzate in uno o più rami del diritto che concorrono, sul mercato, con l’avvocatura.
Un incubo per molte famiglie a causa di una riforma che, a detta del presidente dell’Antitrust, “fa rimpiangere quella fascista degli anni ’30”. I professionisti esclusi, molti quarantenni e cinquantenni e spesso ex quadri aziendali, nonché altri giovani che hanno investito in attività innovative, avrebbero notevoli difficoltà di riconversione in tempo di crisi: per continuare a lavorare, dovrebbero arrangiarsi o fare i ”galoppini” degli avvocati, perdendo, come ha detto il valido senatore Ichino durante il dibattito in aula, quella “autocoscienza e sapere collettivo” che proviene dal far parte di una categoria professionale peraltro libera, volontaria e non corporativa. Tutto questo potrebbe accadere in totale assenza di ammortizzatori sociali.
La discriminante folle del formulato, che separa con l’ascia il lavoratore autonomo – che, se non è avvocato, non può lavorare – da chi è dipendente, e quindi può, è un esempio di legislazione creativa fuori dai canoni della costituzione.
La nuova norma, se approvata, avrebbe, sempre seguendo il parere dell’Antitrust, riflessi negativi sull’utenza, dal cliente singolo all’impresa, che si troverà, a causa di una drastica riduzione dell’offerta, di fronte ad un aumento dei prezzi delle prestazioni di consulenza senza la minima certezza di un aumento della qualità delle stesse.
Si verrebbe inoltre a minare il contributo che le professioni non regolamentate, anche nei settori benessere, sanità e fiscale, hanno fornito al Paese affermandosi come prodotto avanzato di un diritto vivente che ha stabilito, tramite luminose sentenze di merito accolte integralmente dal legislatore europeo e dalla Corte di Giustizia, confini certi tra attività riservate e libere.
L’emendamento vuole infatti distruggere un’avanguardia della conoscenza che si è affermata sul mercato perché è competitiva con gli ordini, è organizzata anche in modo imprenditoriale, ha prezzi commisurati al livello di servizio e, non ultimo, ha la capacità di produrre e coordinare nuovi saperi specialistici e interdisciplinari.
Se il formulato fosse definitivamente approvato, infatti, si potrebbe creare un pericoloso precedente che alimenterebbe gli “appetiti” di tutti gli altri ordini, volti ad assorbire tutto ciò che prima non era a loro esclusivamente riservato dalla legge. Niente più tributaristi ma solo commercialisti, niente osteopati o chiropratici ma solo medici, niente informatici ma solo ingegneri e così via in una regressione senza freni che porterebbe il paese definitivamente fuori dal mercato europeo delle professioni e sempre di più terra di conquista di società e professionisti esteri.
Il timore è che si sia rotto quell’equilibrio che per dieci anni aveva affermato il principio, acquisito anche dal più retrogrado legislatore, volto a non creare nuovi ordini e a non ampliare le esclusive. La tregua era stata stabilita in attesa di una riforma organica delle professioni regolamentate e del riconoscimento, nell’ambito della libertà di esercizio e senza restrizioni di sorta, di quelle più innovative, organizzate con sistemi associativi e che promuovono la certificazione di qualità come “pietra angolare” per fornire adeguati segnali di valore.
Tutto questo meccanismo non può essere spazzato via: l’auspicio dunque è che la Camera azzeri l’improvvida decisione del Senato senza tentennamenti, con il contributo delle forze politiche dotate di un minimo tasso di liberalismo e di buon senso, per dare il chiaro segnale che quello che è successo è stato frutto del sonno della ragione i cui mostri, però, non devono essere generati.
1) Patto di quota lite
Privilegia sempre e comunque la parte forte del rapporto avvocato-cliente. Se il cliente è l’impresa di medio grosse dimensioni avrà la forza di imporre percentuali di remunerazione spesso risibili, con l’immediata conseguenza che per campare l’avvocato pretenderà percentuali molto alte (se non addirittura l’intero credito acquistandolo per pochi spiccioli) quando gli si rivolgerà il cliente ‘debole’.
Oltre a quanto appena evidenziato in merito ai rischi …. sugli effetti deflattivi l’articolo vede solo una parte dimenticandosi dell’altra … è vero che l’avvocato del creditore che abbia stipulato un patto di quotalite sul recuperato farà di tutto per accelerare i tempi del recupero … ma l’avvocato del debitore che abbia stipulato un analogo patto sul ‘risparmiato’ secondo voi quanto la tirerà per le lunghe così da sfiancare il creditore?
2) Tariffe minime
Come molto spesso si invoca a mò di dogma di fede dai poteri taumaturgici ‘il mercato’ come soggetto in grado di premiare i migliori e punire i peggiori, perchè chi offrisse servizi scadenti a clienti attratti da prezzi bassi finirebbe per non veder tornare i clienti.
E’ un’immaginina molto simpatica, senonché l’avvocato non vende caramelle, ma partecipando alla funzione giurisdizionale i suoi ‘servizi scadenti’ rischiano di tramutarsi in errori di giudizio, magari incidenti anche sulla libertà delle persone.
Bellissima la concorrenza, i prezzi bassi e magari pure la pubblicità stile hard discount … magari anche per l’avvocato penalista specializzato in omicidi?
3) Continuità professionale
Forse la finalità è quella di evitare non la concorrenza, ma la concorrenza sleale di chi si dedichi massimamente a lavorare in evasione fiscale così da non raggiungere neppure 1250 euro di fatturato (non di reddito) al mese?
Abbandoniamo l’immagine romantica del nobile avvocato e guardiamo in faccia la realtà. Molti la concorrenza sul prezzo la praticano ‘risparmiando’ sui costi fiscali …. e credo sia venuto il momento di metterli davanti al bivio: o dichiarate o fuori dalla professione.
4) Specializzazioni
Qua condivido in toto.
Cordialità
Luca
Paolo :Verrebbe voglia di impegnarsi in politica, solo per mirare a:- cancellazione di TUTTI gli ordini professionali- cancellazione di TUTTE le corporazioni- creazione di servizi alla “BBB” (Best Business Bureau) per la gestione di controversie e per la misura del consensus degli utenti
quoto!
organizziamoci!