Riccardo :
e vi risparmio la predica su quante persone potremmo sfamare con tutte queste produzioni che non arrivano al mercato
Fa bene a risparmiarcela, Riccardo, perché sarebbe stata quantomeno inopportuna. Per decenni, fino al 1993, la Comunità Economica Europea ha sussidiato l’esportazione delle nostre eccedenze alimentari nei paesi in via di sviluppo. Era una diretta conseguenza della vecchia PAC che, stimolando la produzione, aveva generato un surplus ingestibile di materie prime, ma ha contribuito alla distruzione delle fragili economie locali, dato che i produttori di quei paesi non potevano competere con i prodotti che arrivavano praticamente in regalo.
Quanto al suo elenco di risposte, sono a mio avviso confuse e contraddittorie, ma mi rendo conto che coincidono con un’idea piuttosto diffusa a proposito dell’agricoltura di prossimità e della sovranità alimentare, e dei suoi presunti benefici economici e ambientali. Per questo motivo credo che lo spazio di un commento sia insufficiente per una risposta dettagliata, che mi riprometto di darle in un prossimo post.
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_Salvatore :
mi piacerebbe sapere quanta fetta dei soldi destinati all’agricoltura vanno a finire alla burocrazia… io credo la maggior parte!
Giorni fa mi è ripassato tra le mani uno studio di Confagricoltura dello scorso anno, secondo il quale in Italia, a fronte di circa 1.500.000 partite Iva agricole, esistono 1.200.000 funzionari pubblici che si occupano a diverso titolo di agricoltura. E ricordiamoci che una Partita Iva agricola non corrisponde necessriamente ad un’azienda agricola vera e propria, dato che anche chi coltiva 2000 metri di vigna per farsi il vino per casa e porta l’eccedenza alla cantina sociale ce l’ha… Praticamente ognuno di noi ha (e paga) un angelo-burocrate custode.
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