Carlo Stagnaro :
Caro Michele, la tua critica mi sembra ingenerosa, per due ragioni: una specifica, l’altra generale. Quella specifica si riferisce alla natura di questo articolo: si tratta semplicemente di una breve testimonianza di Vito Tanzi in merito a uno strumento che IBL ha creato, l’orologio del debito, con l’unico obiettivo di ricordare a tutti, compresi quelli che non sono “del mestiere”, perché la spesa pubblica non può aumentare. (Se anche tu vuoi scrivere qualcosa per noi, la pubblichiamo molto volentieri, non c’è neanche bisogno di dirlo).
Non era certamente mia intenzione criticare questa iniziativa che anzi ho apprezzato molto per la sua capacità di mettere a nudo il vero problema che ci affligge: il mostruoso debito pubblico che ci grava sulle spalle. Ti ringrazio anzi, se questa era l’impressione che ho dato, di avermi dato la possibilità di precisare in merito.
La questione generale, però, mi sta più a cuore. Non credo Tanzi abbia bisogno di pentirsi, data la natura della sua esperienza al governo. Tanzi non è stato un “believer” che si è convertito: è stato un tecnico che ha creduto di (e provato a) poter dare un contributo esattamente nella direzione da te indicata, e non c’è riuscito. Tant’è che si è dimesso dopo appena due anni. Qui trovi un racconto delle esperienze maturate in quel periodo che è, mi pare, sufficientemente esplicito: http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/OP/33_Tanzi.pdf . Lo dico perché mi pare che Tanzi le sue responsabilità se le sia già prese, e non ha lesinato, allora e dopo, critiche alla gestione allegra delle finanze pubbliche. Ci ha provato, e non ci è riuscito. Ha apertamente e pubblicamente discusso questo e altri aspetti. Non vedo cosa si possa pretendere di più, sul piano umano.
Anche qui, lungi da me criticare persone come Vito Tanzi che anzi stimo e ammiro oltre che per la sua coerenza, proprio per la sua indistruttibile fiducia nella possibilità di cambiare le cose, la mia riflessione voleva semplicemente essere uno sfogo di sentimenti che ho lentamente maturato. Se vuoi anche il fatto che una persona irreprensibile come Tanzi sia stato costretto, “per coerenza”, a dimettersi, è un’ulteriore prova dell’irriformabilità di questo sistema e che viene a supporto di quanto ho scritto.
Di natura sono sempre stato ottimista, ma di fronte alla lapalissiana e continuamente ripetuta dimostrazione dell’incapacità del sistema politico italiano di fare la benché minima riforma che vada nella direzione giusta, non vi è che da prendere atto della situazione da basso impero che si è venuta a creare: siamo a bordo del Titanic, l’orchestra continuerà a suonare fino alla fine, fino alla fine ci sarà qualcuno che cercherà di mettere sull”avviso il capitano che la nave corre il rischio di sbattere contro un iceberg, ma ciononostante, la nave affonderà comunque. E a questo punto, vista la nave, abbiate pazienza se dico: finalmente. Meglio essere costretto a nuotare in mezzo a un mare gelido dopo un naufragio, che essere costretto a a guardare l’indegno balletto di chi, nonostante tutto, continua a far festa.
Concordo anch’io con quanto aggiunto da Tolomeo a ciò che ho scritto. Purtroppo infatti, neanch’io credo più alla capacità e credibilità dei dirigenti leghisti.
Meglio l’annessione alla Svizzera, nazione che ha dimostrato meglio delle altre di riuscire ad opporsi al grande leviatano, che una brutta copia della Serenissima Repubblica.
Mi sembra che la pre-condizione per qualsiasi cambiamento sia la rimozione del governo attuale, seguita da una coalizione con un’ agenda anti-corporativista (dx o sx fa lo stesso). E credo sia cosi’ urgente che varrebbe pure la pena di farlo nel contesto di turbolenza dei bond market (che tra l’altro gia’ includono nel prezzo l’instabilita’ del governo).
Non so quale probabilita’ assegnerei a soluzioni di questo tipo (bassina, temo), tuttavia mi sembra l’unica alternativa alla retoricA “doom and gloom” del “dobbiamo toccare il fondo”, default dello stato, etc.
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