20
Ott
2010

Viva l’offshore, abbasso le tasse

Mi assumo volentieri un compito in pressoché totale controtendenza. Mi riferisco alle polemiche intorno alle società offshore alle quali si vorrebbe ridurre la contesa tra Fini e Berlusconi, da una parte chi sostiene sia uno scandalo il velo proprietario posto intorno a quel certo appartamento monegasco, dall’altra chi replica che altrettanto vale per le società schermo intestatarie dell’ennesima villa del Cavaliere ad Antigua. Consapevole dello scandalo della maggioranza dei lettori, mi accingo dunque all’elogio delle società offshore, dei trust anonimi comunque costituibili secondo le legislazioni di paesi rispettabilissimi come la Svizzera, il Liechtenstein, Antigua e le Cayman, Bahamas e il Delaware, Monaco e Dubai. Continuo da decenni a pensare che le possibilità offerte da tali ordinamenti siano benefiche e anzi salvifiche, e mi tocca spesso ripeterlo.

Se dovessimo procedere a una stima anche solo spannometrica dei beni e delle attività detenute attraverso veli societari offshore, verrebbero le traveggole. Alcuni esempi. Nel 2005 l’IRS, l’Agenzia delle Entrate degli Stati Uniti, stimava approssimativamente in “almeno” 11.500 miliardi di dollari – più dell’80% del Pil, allora – il valore offshore detenuto dalle sole persone fisiche soggette al fisco americano. Addirittura la Santa Sede – quando già gli Stati nell’esplosione del loro debito pubblico erano famelicamente protesi al massimo recupero di gettito fiscale – nel novembre 2008 presentò alla conferenza promossa a Doha dall’Assemblea generale dell’ONU su finanza e sviluppo un documento in cui si stimava – non so con che precisione, ma ci avevano lavorato banchieri papali assai fini – che le attività offshore detenute da gruppi e persone fisiche dei paesi avanzati rendevano non meno di 860 miliardi di dollari l’anno. Quando la crisi mondiale ormai era bell’e che esplosa e già gli Stati iniziavano ad accumulare punti su punti di Pil di debito pubblico aggiuntivo, ecco che il professor Avinash Persaud, emerito del Gresham College di Londra e membro della Tassk Force dell’ONU sulla riforma finanziaria internazionale, il 5 marzo 2009 scriveva sul Financial Times che l’attacco ai centri e alle società offshore altro non rappresenta che una pigra e seduttiva distrazione politica rispetto all’obiettivo di affrontare seriamente il problema della regolamentazione finanziaria dei Paesi industrializzati. Finchè questa resta disomogenea e ogni Paese tenta di arbitrare con più alto fisco a proprio vantaggio, la regola della libertà personale è tentare di deludere le pretese esose degli Stati spreconi e dilapidatori.

Quanto allo studio comparato del meglio che può offrire alla libertà dei capitali la tecnica offshore, non è esattamente materia per manigoldi. Il manuale di riferimento sui paradisi bancari, dell’avvocato d’affari francese Edoard Chambost, non a caso fu tradotto nel 1980 in italiano dall’avvocato Franzo Grande Stevens, puntualmente non a caso chiamato in causa insieme a Gianluigi Gabetti nelle vicende ereditarie e fiscali collegate al patrimonio dell’Avvocato Agnelli, per il ruolo ricoperto in numerose società “coperte” estere a fini fiscali. Migliaia di società italiane, hanno per decenni utilizzato il velo di holding per lo più di diritto lussemburghese, per eliminare la tassazione dei dividendi e incorporare ai proprietari il più delle plusvalenze. Dalla riforma Visco a quella della participation exemption voluta da ultimo da Tremonti, alla ricerca del gettito perduto, la lotta è sempre andata persa: perché la libertà prevale, e tra le massime espressioni della libertà vi è appunto quella dell’organizzazione della proprietà, al fine di ridurne i gravami a cominciare da quelli fiscali.

Come insegna nel suo bellissimo “Paradisi e paradossi fiscali” il professor Giuseppe Marino, che dirige il master in diritto tributario d’impresa alla Bocconi, un tempo l’invidia fiscale era di sinistra e la libertà fiscale di destra, quell’invidia che secondo Bertrand Russel “è vizio in parte morale, in parte intellettuale, consistente nel non vedere mai le cose in se stesse, ma soltanto in rapporto alle altre”. Ohimè nell’Italia di oggi l’invidia fiscale da tributi esosi si estende ormai da sinistra a destra. Il che rende ancor più necessaria la difesa dell’offshore, vero presidio di libertà che sconfiggerà sempre- non illudetevi, cari statalisti – la lega degli Stati ad alto prelievo e bassa crescita.

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54 Responses

  1. Etuardu

    Se questa libertà fosse interclassista, vale a dire godibile sia dalla grande azienda che dal piccolo esercente, sarebbe già diverso. Allo stato dei fatti mi sembra che l’offshore sia un privilegio per pochi soggetti abbastanza ricchi che in questo modo si avvantaggiano ulteriormente rispetto alle già arrancanti piccole e medie imprese.
    Ma a questo punto, anziché ricorrere al mezzuccio della società velo, perché non dare la possibilità ad ogni cittadino di pagare le tasse ad uno stato estero o di non pagarle affatto?

  2. Cosimo

    Carissimo Oscar Giannino,
    come darle torto.
    Non c’è via di uscita, per aumentare lo sviluppo, e la cresita della ricchezza, bisogna ridurre il prelievo fiscale.
    Le imprese, giustamente, investono dove il prelievo fiscale è più basso.
    Perlatro in Italia i servizi offerti dallo Stato non sono per nulla commisurati al prelievo fiscale.

    Cosimo

  3. Michele Penzani

    @Leonardo: Già…Un Vero Eroe, in quanto garantisce il progresso per sé stesso e gli altri con la propria intraprendenza…Ed aggiungo anche Martire, soprattutto se italiano, in quanto, se ha accesso ai cosiddetti “paradisi fiscali”, significa che alla madre patria, oltre a dare lavoro, qualche imposta l’ha pagata…A differenza delle Coop.

  4. Graziano Patti

    D’accordo al 120%, complimenti a Giannino per la libertà (e il coraggio, purtroppo) di chiamare il bianco bianco e il nero nero, come sempre.

  5. Ducas

    Le multinazionali, proprio per via del fatto che non sono legate a un singolo paese possono scegliere dove avere la loro sede fiscale; tanto è vero che la sede di molte multinazionali è magari in Lussemburgo o a Ginevra, etc, dove gli vengono garantiti grossi sgravi. A noi merd…ce invece si tratta solo di starsene zitti. Non si riesce neanche a emigrare vista la crisi del lavoro.

  6. Andrea 73

    Egregio dott. Giannino,
    come panegirico del paradiso fiscale, poteva fare di meglio, perché altre volte è stato più incisivo e persuasivo.
    Sinceramente dietro l’elogio della libertà si vede il solo elogio della furbizia del ricco (per merito [chapeau] o per eredità [buon per lui]). Provi invece ad indicare con chiarezza come, dove e quanto incidere sulla spesa dello Stato, così che ci si possa rendere conto quanto la giusta aspirazione ad un fisco meno esoso sacrifichi le prestazioni di uno Stato-mamma.
    Con questa piattaforma può allora prendere avvio il partito del PIL da Lei invocato a più riprese su Radio 24 ed incontrare forse un seguito trasversale inaspettato; in caso contrario rimarrebbe la sensazione di voler fare i liberarli (o i liberisti, o i mercatisti,…) con le tasse degli altri.
    Grazie comunque per gli stimoli che offre.

  7. Alessandro

    Condivido che lo stato di fatto e’ quello descritto. Pero’, come detto da Warren Buffet, se lui bilionario paga meno tasse in percentuale della sua segretaria, qualcosa non quadra. Che almeno si smetta di dare copertura morale agli evasori; chiamiamoli per quello che sono: truffatori. In Italia il diffuso sentimento che aggirare le regole e’ lecito crea moltissimi problemi di cui poi tutti puntualmente si lamentano.
    Le tasse in Italia sono troppo alte, ma far pagare in pieno ai dipendenti e solo in parte tutti gli altri e’ un iniquita’ sociale allarmante.
    Abbiamo disperato bisogno di una riforma fiscale che ribilanci gli squilibri che si sono creati.

  8. Murray Rothbard Jr.

    Le tasse, le imposte e i tributi sono un furto, sono atti violenti su cui si poggia lo stato democratico. Un vero e proprio attentato alla volontà del cittadino. Un gesto arrogante e ipocrita soprattutto quando viene spacciato per “tutela dei diritti”. Ma quali? Se non posso disporre liberamente della mia proprietà e del frutto del mio lavoro, di quali diritti stiamo parlando?
    Questa è una disperata guerra culturale: invitare gli individui a rinunciare alle prese di posizione superficiali e a riflettere su cosa sia la libertà individuale e quanto questa venga calpestata dallo Stato.
    Viva l’evasione fiscale!

  9. gianfabio

    Le società offshore sono perfettamente legali e legittime. Come tutti gli strumenti possono essere utilizzate a scopi leciti (pianificazione fiscale, tanto è vero che le principali aziende hanno quanto meno una NV con sede in Olanda) oppure illeciti (riciclaggio, evasione, sottrazione di garanzie ai creditori, sottrazione di un bene al partito…..). La dilettantesca e disonesta criminalizzazione che se ne fa da parte di certa stampa pseudomoralista (ma solo con gli avversari politici) è puramente strumentale ed intrisa di ignoranza tecnico – giuridica (io sulle offshore ci ho fatto la tesi di laurea e quindi so di che parlo).

  10. Giovanni

    Lei mi lascia un pò perplesso, non ce la facciamo più a pagare le tasse, sopratutto i piccoli imprenditori, ed io sono uno di questi. Io non ho granchè possibilità di investire capitali offshore, primo perchè non ne ho, e secondo perchè come un fesso le tasse le ho sempre pagate. Un fesso che ha creduto in uno stato che riteneva guidato da persone di buon senso che non desideravano che io soccombessi alle tasse e ad altre difficoltà,vedo oggi invece che o si è furbi e ci si avvale di tutto ciò che ci può farcene fottere di tutti i nostri consimili, tutt’al più approntare a chi non ce la fatta, una bella cassa integrazione come anticamera alla mensa della caritas, oppure si è destinati a soccombere a gente e idee come le sue. Certo perchè lo scopo della vita è avere più denaro e potere che si può? A questo punto viva i mercati la borsa e la grande finanza che costringe quei poveri pezzenti di pecorai sardi a farsi prendere a bastonate dal potere che lei continua a servire con la sua arrogante passione per il capitale. Provi a trovare qualche soluzione she scontenti i potenti, vedrà che non le daranno più la parola nè lo stipendio.

  11. A parte i vari commenti, ciò che più mi piace è la posizione assolutamente minoritaria nel panorama attuale, (o di sempre:-)).
    Poco ci capisco sull’argomento ma trovo condivisibili le sue ragioni.

  12. Giancarlo

    Bravo. E’ importante insistere su questi temi.
    Troppo spesso sento dire, anche da chi la pensa come noi, che l’evasione fiscale sarebbe legittima difesa. Non è corretto. Se si parte dall’osservazione – ritengo incontestabile – che il denaro legittimamente acquisito è di chi lo possiede e non degli altri, evidentemente impedire che altri se ne impadronosca non è un atto illecito: che richiede di essere scriminato dalla legittima difesa. Diversamente è se si ritiene che il denaro appartiene agli altri (alla figura mitica: lo Stato). I parassiti (ovverosia: gli statalisti) vorrebbero che il denaro legittimamente acquisito da ciascun individuo finisse su un conto intestato allo Stato. Il quale, poi, provvederebbe, come in effetti già provvede, ad utilizzarne una parte per i Signori della Politica, una parte per fare Solidarietà (?): ovverosia per foraggiare i clientes, lasciandone al produttore quel tanto (rectius: poco) che secondo lui – lo Stato – gli deve servire per (soprav)vivere. Il risultato lo conosciamo: gli individui cessano di lavorare e lo Stato, per sopravvivere, li trasforma in schiavi. Tertium non datur.
    Grazie e coraggio.
    g.

  13. Alessandro

    Più riforma fiscale, più sviluppo, giuste tasse, meno evasione.Semplice no? Ma chi lo dice a Tremonti? Un bella provocazione come sempre pungente, puntuale, che fa riflettere e che aiuta nel giudizio proprio da….Oscar!

  14. Marina

    Non riguarda proprio gli off-shore. Ma questo articolo è apparso sul Gazzettino di ieri. La dice lunga!

    LA DOCCIA FREDDA Parla Roberto Corciulo
    Una circolare fiscale
    minaccia i vantaggi
    Martedì 19 Ottobre 2010,
    TRIESTE – Le imprese delocalizzano fuori porta? Attenzione, potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Con il rischio di vanificare sia i benefici fiscali nominali d’oltre confine che quelli derivanti da una tassazione effettiva migliore.
    A lanciare il segnale è Roberto Corciulo, il presidente della società di consulenza internazionale friulana Ic&Partners che conta una decina di agenzie nell’Est Europa.
    «Il Governo ha appena emanato una circolare applicativa della manovra fiscale 2009 – spiega Corciulo da Mosca, dove si trova in questi giorni per lavoro – ed è un provvedimento che rischia di raffreddare molti entusiasmi».
    La circolare, difatti, prescrive che «chi abbia impiantato un’attività all’estero, compresi i Paesi infracomunitari come l’Austria e la Slovenia, debba versare le imposte in Italia qualora in quel Paese la tassazione effettiva sia inferiore al 50 per cento di quella italiana».
    Ma cosa significa tassazione effettiva? «È la tassa vera che paga l’imprenditore – risponde Corciulo – ossia quella che comprende le maggiori o minori possibilità di dedurre gli investimenti». E da noi, al di qua del confine, parliamo di una tassazione effettiva «del 50-55 per cento».
    Invece in Slovenia non si arriva al 25 per cento, dunque si rischia di continuare ad avere a che fare con il Fisco italiano. «La norma, però, prevede una possibilità di evitare tutto questo – chiarisce il professionista – e cioè dimostrare che la propria produzione all’estero, sia di beni che di servizi, sia destinata a servire il mercato locale». Insomma: se faccio scarpe a Nova Gorica, devo venderle in Slovenia.
    Corciulo segnala che «assieme alle imprese si sono delocalizzate anche centinaia di persone», che hanno eletto residenza in Austria o Slovenia. In Carinzia, grazie alla maggiore disponibilità di terreni insediativi, si va più facilmente a produrre beni manifatturieri, mentre in Slovenia è più frequente insediare la produzione di servizi. Anche per le persone, tuttavia, non tutto è oro ciò che luccica: «È possibile pagare l’Irpef in Slovenia, per esempio, ma Lubiana riconosce la residenza soltanto dopo 5 anni di permanenza effettiva». Intanto «niente assistenza sanitaria, che nel frattempo viene perduta anche in Italia poiché si viene iscritti all’elenco degli italiani all’estero».
    M.B.

    © riproduzione riservata

  15. Mauro

    Il problema è che in Italia più si pagano tasse e meno si riceve. Cioè, io più pago e più mi tocca pagare per ricevere servizi dati a contribuenti minori senza oneri (sono ricco, quindi posso permettermi di pagare due volte). Inoltre, spesso si resta esclusi dai servizi (per esempio dagli asili comunali) in quanto si ha alto reddito. Insomma, è come se a teatro si andasse in galleria laterale pagando come se si fosse in platea, mentre in platea vanno coloro che pagano la galleria laterale. Perchè si dovrebbero pagare le tasse? Per ricevere meno servizi degli evasori?

  16. Andrea

    Il problema è che, mi sembra, Giannino ha in mente una soluzione, la sua, tanto idealista, teorica e irrealistica (e dunque non cinica, smaliziata e realistica, come si vorrebbe) quanto le opposte che invocano l’intervento dello “stato-mamma”, che lui tanto critica.
    Cerco qualcuno che sia veramente realista! Che non proponga “solo” soluzioni ideali basate su teorie “giuste”! E’ troppo facile! Sennò rimarremo sempre sul livello della semplificazione della realtà (so bene che un certo grado di semplificazione della realtà è indispensabile per comunicare, allora forse questo post è semplicemente troppo corto…).
    Nel caso specifico: l’espressione usata da Alessandro, “iniquità sociale”, sarà pure estranea all’orizzonte liberista di Giannino, ma va invece, a mio parere, considerata. Non si può inquadrare la lotta all’evasione fiscale tramite off-shore (e la relativa condanna morale) come una lotta per la libertà contro gli statalisti: va (forse) invece considerato che in un dato paese vigono alcune leggi, che possono essere considerate giuste o inique, ma vanno rispettate, perché è da lì, e non dall’arbitrario mancato rispetto della legge, che deriva (non solo, ma anche) la coesione di una società. Mi sembra semplicistico invocare un diverso funzionamento del sistema fiscale – in nome delle proprie teorie preferite, o anche solo della propria visione del mondo – e di conseguenza tessere elogi di comportamenti che concorrono, tanto quanto quei sistemi statalisti – spesso sbagliatissimi, non lo nego! – all’affossamento di una collettività. L’espressione responsabilità civile è inquadrata nell’orizzonte liberista? O c’è qualcosa che non ho capito? Ditemi. Comunque per concludere, dire la propria opinione non basta (e per questo mi fermo…), se non ci piace un sistema non possiamo semplicemente fare come ci pare: o ci impegniamo a cambiarlo, o le nostre rimangono sterili lamentazioni.

  17. piero sampiero

    Al sottoscritto che paga le tasse (e non vorrebbe) e che aborre i riciclaggi di capitali mafiosi, che cosa porta di buono il ‘condominio’ del premier ad Antigua e magari, (chissà ?) l’illuminazione dell’isola caraibica (ed altri benefit) a spese del comune di Milano?

    Non mi pare si tratti di un progresso per i cittadini moderati, che anelano alla liberazione fiscale di massa.

    In linea astratta il ragionamento può andar bene, ma in concreto rischia di porre l’attenzione sul dito e non sulla luna.

  18. caso

    oggi nel mondo c’è maggiore libertà
    uno i suoi vestiti, i suoi soldi e se stesso può portarli dove vuole.
    Non vedo perchè un tizio debba decidere dove io porto le mie cose, sono mie e di nessun altro.
    perchè devo investirli dove dice un burocrate?

  19. azimut72

    Bene l’Off-shore per i patrimoni personali privati, in quanto prima ancora di essere un rifugio fiscale sono uno scudo contro le restrizioni alla libertà.

    Male l’Off-shore per i patrimoni privati delle entità legali, in quanto viene a cadere il rapporto di mutuo interesse tra loro e lo Stato. L’ho scritto altre volte e lo ribadisco ancora. Perchè uno Stato dovrebbe sforzarsi di garantire la libertà economica di un’Azienda e la sua SICUREZZA se non ne ottiene niente indietro? più brutalmente…perchè un soldato deve morire per tutelare gli interessi di un’Azienda che trasferisce i capitali overseas?

    Saluti

    azimut72

  20. Rocco Todero

    Bravo Oscar, fine di ogni ipocrisia, fine della melassa propagandistica statale! continuiamo con una pubblicistica realista, non poiliticamente corretta! Complimenti!

  21. Alberto

    Mi associo agli evviva per l’evasore fiscale, vero ed oggi unico combattente per la libertà, in difesa della famiglia (che anche nella dottrina sociale della Chiesa, vedasi la Rerum Novarum di Leone XIII, dovrebbe sempre venire prima della società), della sua terra (Heimat), dei valori fondanti della convivenza umana. Contro il giacobinismo ed il socialismo strisciante e contro tutti i ministri manettari delle finanze (adesso dell’economia) che dal mai abbastanza vituperato Formica al peggio dei peggio, Tremonti, nel solco di una solida ed apparentemente consolidata tradizione socialista, esercitano la loro nefasta oppressione sulla società tutta intera. Formica si è reso il maggior responsabile dell’innalzamento delle tasse al livello odierno, secondo un patto mai scritto in base al quale lo stato aumentava le tasse a livelli insostenibili, con il tacito accordo che non erano da pagare in quanto ogni 3,4 anni si sarebbe preoccupato di promulgare un bel condono tombale. Tremonti ha raccolto con diligenza il testimone di Formica ed ha creato un sistema odioso e semi-illegale di riscossione delle tasse, salvo usare la carota dello scudo fiscale, anche questo da attivarsi ogni 3/4 anni.

    A tutti i percettori di stipendio poi, vorrei ricordare che le tasse non le pagano loro; forse che quando vanno a negoziare il loro stipendio lo fanno sul lordo ? Smettiamola con questa ridicola finzione: se fossero loro, fisicamente, a versare le tasse all’agenzia, avrebbero una vera coscienza del problema fiscale, cosa che questo stato si guarda bene dall’incentivare. Forse è stata proprio la creazione di questo mostro del sostituto d’imposta la mossa piu’ geniale dei comunisti al governo. Di colpo hanno diviso l’intera società in due categorie in lotta tra di loro: i combattenti per la libertà ed i guardiani armati delle ruberie di stato. Complimenti !

    Un buffetto pero’ (molto affettuoso, invero) al ns. Oscar: non si può elogiare Tremonti come ha fatto recentemente sul Foglio. Avrà pure assicurato stabilità in un momento delicato (e vorrei pure vedere, dopo aver criminalizzato e rapinato mezza Italia) ma è pur sempre quello dei due momenti: prima i conti pubblici e poi la riforma tributaria. POI, che sappiamo essere MAI. Reagan ha dimostrato che la politica dei due tempi non solo è sbagliata, è dannosa ! Ricorda quando, a chi gli ricordava il grande deficit pubblico, rispondeva che non gli importava nulla poichè questi, il deficit, era tanto grande da poter badare a se’ stesso ?

  22. vittorio

    un plauso (ancora una volta) a Oscar Giannino. Il tema è scottante e divide le opinioni. La posizione di Oscar è controcorrente ma a ben pensarci chi può dargli torto. Lo stato sprecone ed inefficiente è un prenditore di denaro che non restituisce (in beni e servizi) neanche il capitale.
    Il “mercato” del fisco sostanzialmente è suddiviso in due tipologie di soggetti: coloro che pagano attraverso il sostituto d’imposta (dipendenti, pensionati) e chi “stacca l’assegno” (f24 e similari) e si trova nella condizione di poter organizzare, il più delle volte nel rispetto della legge, la rappresentazione del proprion reddito a fini fiscali.
    Ciò premesso, a mio modo di vedere, subentrano degli aspetti che hanno a che fare con la psicologia, utile al fine di inquadrare la questione.
    Innanzitutto i dipendenti: sono un imprenditore, e quando vengono a trattare lo stipendio quello che chiedono è il netto, vale a dire quel numerino che compare in busta paga in fondo a destra; di tutto il carico, anche amministrativo, che si sobbarca l’azienda, non gliene importa nulla. In sintesi, psicologicamente i dipendenti non hanno la (sgradevole) senzazione di pagare le tasse.
    Viceversa quelli che “staccano l’assegno” conoscono bene l’atto di versare una somma a fronte della quale non si riceve un adeguato corrispettivo, ed è logico che, a vari livelli, si valuti l’opportunità di evitare sprechi (diciamo così).
    Guardiamo per esempio le aliquote: se si superano i 75.000 € di reddito la quota passa al 43 %; già trasferendo in tutto o in parte quota di tale reddito su una società, l’aliquota passa (legalmente) al 27 %.
    In sostanza il fisco, se vuole avere successo non nella lotta all’evasione (locuzione ormai logorata e storicamente perdente) ma nell’obbiettivo di incassare più soldi, deve attuare forme di marketing fiscale, favorendo l’emersione dei redditi con un atteggiamento che definirei di real politik.
    Per esempio forse non tutti sanno che, nell’acquistare una imbarcazione da diporto in leasing, più è lunga (e costosa) la barca, meno si paga di Iva.
    Questa disposizione è stata assunta per contrastare il successo delle immatricolazioni di barche in Francia, ed ha fatto emergere ottimi risultati nel settore oncrementando notevolmente le entrate del fisco (i denari altrimenti se ne sarebbero andati altrove).
    Credo che anche una politica delle aliquote c.d. “a gobba”, vale a dire in diminuzione dopo un picco che va sapentemente orientato nel valore percentuale e nel quantum di riferimento, possa facilmente ottenere il risultato di far aumentare le entrate e di contrastare efficacemente la concorrenza dei paradisi fiscali.
    So già la reazione di quanti “moralisti” affermano che sarebbe incostituzionale, eticamente inaccettabile, volgare e bla bla bla
    Vorrei conoscere l’opinione di Giannino a proposito

  23. filippo

    Discorso condivisibile,certo che se avessi capitali da infondere in una di queste società/fondi off shore sicuramente sarei più sereno nell’affrontare questo argomento.W l’evasione fiscale?ma dai….siamo seri su’.allora viva anche il Texas dove posso girare armato senza tanti problemi.In tal caso sarei libero di risolvere le discussioni da traffico,le liti condominiali,le discussioni con banche,con debitori o creditori o con chiunque insomma si frapponga tra me e la felicità nel migliore dei modi possibili e in tempi rapidissimi.Se poi durante una di queste situazioni finissi male allora amen avrei risolto tutti i miei problemi per sempre.Delirio vero?come certi commenti che ho letto.

  24. Complimenti Oscar.
    Un pò di precisazioni. Se il problema è che il ricco può permettersi l’offshore e il poveraccio no, la soluzione va ricercata nel permettere anche al povero di “evadere”, non dire che siccome il povero non può non deve farlo neanche il ricco. Questo per due motivi. Il primo è che la libertà viaggia nella direzione di meno tasse per tutti e non più tasse per tutti. L’equità aumenta quando le tasse calano, non quando aumentano. A prescindere chi colpiscano.
    Il secondo è che, volenti o nolenti, i ricchi avranno sempre scappatoie maggiori dei poveri, perché i soldi influenzano la politica e pagano gli avvocati e i commercialisti.
    Quindi inutile cercare di applicare sui ricchi le stesse restrizioni che dai ai poveri. Non è fattibile. Come è facile tenere soggiogato un anemico moribondo, piuttosto che un giovane aitante e forzuto, alla stessa maniera è più facile soggiogare i poveri che i ricchi.
    E tra l’altro è per questo che lo Stato tende a impoverire sempre più le persone.

    Altro punto. E’ UNA BUFALA dire che le leggi VANNO rispettate a prescindere. Non è vero. Ad una legge iniqua ci si deve opporre e non rispettarla.
    Basterebbe ricordarsi la storia. Che le leggi razziali fossero inique, pare non ci sia nessuno disposto a metterle in dubbio. E allora perché se una persona NON denunciava gli ebrei sotto tali leggi, o addirittura li aiutava nascondendoli, viene considerata un eroe? Se le leggi dovevano essere rispettate a prescindere, nessuno doveva permettersi di infrangere le leggi razziali e passare per eroe non credete?

    Qualcuno può obbiettare che le leggi razziali e le leggi fiscali non siano la stessa cosa, per quanto riguarda l’iniquità. A parte non condividere nel merito tale affermazione, ricordo però che questo è un giudizio di valore che prescinde dalla valutazione dell’affermazione “Le leggi vanno rispettate a prescindere”, la cui risposta non può che essere un no.

  25. vittorio

    Chi era Robin Hood ? Un noto evasore fiscale che istigava gli abitanti di Nottingham a non pagare le tasse ed a rifugiarsi nel paradiso fiscale di Sherwood per sottrarsi ell’esoso esattore (lo sceriffo di Nottingham).
    caro Oscar siamo tutti con te, ma la tua opinione non è nuova

  26. antonio

    a Giannino piace fare il Pierino. Sappiamo tutti che nel mondo vale la legge del “menga”. Si può essere realisti senza con questo arrivare a fare l’apologia dei sodomizzatori (anche perchè i sodomizzati un giorno potrebbero incazzarsi e non è interesse di nessuno che questo avvenga).
    Venendo al problema: è senz’altro da combattere l’esosità del fisco ma non mi sento di esaltare i paradisi fiscali (penso ai rapporti tra paradisi fiscali, malavita, corruzione).
    A Giannino chiedo cosa ne pensa della notizia che nel 2004 il governo Berlusconi ha cancellato un debito di 160 milioni di euro che lo Stato di Antigua aveva assunto nel 1984 con lo Stato Italiano (governo Craxi) ? I paradisi fiscali sono così benemeriti da meritare aiuti statali ?

  27. frank

    Se vi piace tanto il regime fiscale di Antigua, andateci a vivere.
    Invece volete mettere i vostri soldi ai Caraibi e continuare a stare in Italia, usufruendo dei servizi pagati con le MIE tasse. A mandare i figli all’asilo aggratis quando io invece pago la retta piena. Quanto al signore che gli stipendiati non pagano davvero le tasse: non sai come stanno le cose, gli aumenti di stipendio sono SEMPRE espressi lordi. E anche se non lo fossero sarebbe lo stesso, visto che il dipendente non scappa all’imposizione fiscale.

  28. Murray Rothbard Jr.

    Caro Frank, forse non hai capito.

    Qua a nessuno importa di usufruire di questi servizi (di pessima qualità) con le NOSTRE tasse.

    Qua vogliamo pagare solo ciò di cui ci serviamo, scegliendo l’erogatore del servizio.

    In altre parole: non vogliamo monopoli, statali o privati che siano, vogliamo solo MERCATO.

    E tu, se sei dipendente, di tasse ne paghi sicuramente meno di me, che sono lavoratore autonomo e che per la natura del mio lavoro sono costretto ad emettere fattura, subendo così un primo 20% di trattenute dal committente come sostituto di imposta e senza alcuna possibilità di omettere il resto al Fisco Ladro, a causa dei controlli incrociati.

    E tu, se sei dipendendente e quindi paghi MOLTE MENO TASSE di me, hai garanzie (PRIVILEGI) di cui io non godo. Nessuno mi paga la malattia, le ferie, non ho alcuna garanzia sulla continuità del rapporto di lavoro, per i pagamenti delle fatture devo attendere che prima liquidino gli stipendi dei dipendenti.

    Poi ci sarebbe da aprire tutto un capitolo a parte sulla gestione separata INPS, come il ritratto dell’iniquità: pago il 26,72% del lordo e, tanto per dare un’idea su chi è lo SCHIAVO e chi gli SFRUTTATORI, il presidente dell’INPS ha detto nei giorni scorsi che il sito non permette di mostrare la proiezione dell’estratto conto della pensione ad autonomi e parasubordinati, altrimenti ci sarebbe la rivoluzione !!!! (http://www.agoravox.it/L-Inps-nasconde-la-verita-sulle.html)

    Le MIE tasse pagano i TUOI privilegi.

  29. Alberto

    Caro Frank, anche secondo me non hai capito bene.

    La tua è cosiddetta “falsa coscienza” perchè a te, del lordo, non può interessare di meno ! A te, ed è logico, interessa quanto percepirai nelle tue tasche e non quello che andrà nelle tasche dell’agenzia, di cui ti ricordi solo quando c’è da spernacchiare l’autonomo e fargli sentire il tuo disprezzo di personcina ammodo. Le tue tasse te le paga il tuo datore di lavoro che, cosi’, sarà costretto a ritardare il pagamento al Murray di turno.

    Questa è la grande truffa perpetrata dallo stato sociale mangiasoldi che, per continuare a giustificare la propria esistenza, si serve per l’appunto di quelli come te e se ne servirà sempre di piu’, fino alla delazione condominiale e tra parenti, proprio come nel paradiso dei vostri sogni !!!

  30. frank

    Ma proprio no. Sei tu che non hai capito. Qualcuno faceva l’apologia dell’evasione fiscale, l’evasore eroe moderno. Della libera concorrenza fra stati nell’imposizione fiscale. Cosa che può essere accettata solo se uno poi ci va a vivere da quelli che ti fanno pagare meno tasse.
    Altriment è solo un ladro, che si apprpria di qualcosa (servizi erogati dallo Stato italiano, che non saranno quelli svedesi ma nemmeno quelli di un’isoletta caraibica) non avendo pagato. Quanto agli autonomi, so bene che alcuni di loro stanno peggio dei dipendenti, ed hanno la mia solidarietà. La ragione sta nel fatto che gli inressi sul debito vanno pagati, le tasse servono, e qualcuno deve pagarle. Se chi vive di rendita non lo fa, deve farlo chi vive di lavoro.

  31. Massimo74

    @frank
    Perchè a te sembra normale che una persona debba essere costretta ad andarsene dal proprio paese per non essere derubato dal proprio governo?E’ un pò come se ti entrassero i ladri in casa per rapinarti e una volta che tu ti rivolgi alle forze dell’ordine per presentare denuncia questi ti rispondessero che se non ti sta bene subire furti nella tua abitazione puoi sempre andartene di casa.
    Se poi il problema è l’uso a scrocco dei servizi questo si risolve semplicemente facendoli pagare a consumo e non attraverso l’imposizione fiscale.

  32. Alberto

    Io non voglio emigrare soltanto perchè lo stato che mi governa pro tempore mi impone, attraverso un ottuso regime poliziesco, carichi fiscali vessatori ed irragionevoli. Non voglio emigrare solo perchè questo stato pro tempore mi ha dichiarato guerra. Questa è la mia terra, la mia casa frutto del mio lavoro, la terra su cui sono nato e che ha partorito, millenni fa, tutta la cultura e la religione di cui sono intriso fino alle ossa. Non sono un fanatico, sono un inerme ed onesto cittadino che è trattato come un criminale da funzionari ottusi ed ignoranti. Io non me ne vado; se ne dovranno andare loro, un giorno o l’altro.

  33. Silvano_IHC

    All’elogio della rivolta fiscale, che condivido, è necessario far seguire coerentemente tutto l’elenco di ciò che non si vuole dallo stato e di tutte le normative corporative e anticoncorrenziali che devono essere eliminate. Perché di politicanti pronti a difendere a parole il contribuente se ne trovano tanti, ma nessuno vuole squartare la spesa pubblica. E’ necessario rivendicare il diritto di pagare il biglietto e la libertà di offrire servizi sul mercato alle migliori condizioni possibili per i consumatori senza caste o corporazioni protettive di qualsiasi sorta. Altrimenti i) si rischia l’ipocrisia, ii) l’offerta non raggiungerà mai gli ultimi e questi saranno più portati ad avanzare rivendicazioni. E’ grazie alle compagnie aeree low cost se praticamente quasi tutti se ne sbattono delle sorti dei big player non competitivi a sufficienza. Ecco: finché ci saranno barriere normative all’offerta di servizi sanitari e scolastici o pseudo vincoli che sortiscono i medesimi effetti, la gamma delle opzioni possibili sarà ridotta e più costosa. Di conseguenza molti penseranno che sono ineluttabili il dottore e il professore di stato.

  34. Murray Rothbard Jr.

    “Le tasse servono.”, dice Frank.

    Se qualcuno sollevasse il quesito “A chi servono?”, assisteremmo al festival del paternalismo e dell’ipocrisia.

    La risposta più gettonata (ed ipocrita) sarebbe: “Per tutelare i diritti dei più deboli”.

    Difficilmente qualche “Frank” avrebbe il coraggio di ammettere: “Servono a garantirMI gli ammortizzatori sociali, alla MIA pensione, alle MIE cure, alla scuola per i MIEI figli, alle spalle di quei contribuenti che non godono di tutti questi servizi, sebbene li paghino!”. E’ chiaro che chi osasse dire ciò, dovrebbe poi spiegare perché non se li paga da solo, anziché prentendere che altri glieli paghino. Questi “Frank”, sono gli SCHIAVISTI moderni.

    Frank, che ne diresti se tu ti pagassi da solo le tue spese (sei grande, suvvia!) senza derubarMI dei MIEI soldi?

    Non temere, perché qualora ti trovassi in difficoltà con le spese, io mi affretterei a usare la stessa formula che hai appena usato nei miei confronti e cioè ti direi: “Frank, hai tutta la mia solidarietà …”. Come ti suona, Frank?

  35. frank

    Le tasse, in Italia, servono soprattutto a pagare gli interessi sul debito. Cioè a remunerare gli investimenti di chi ha da investrire, avendo risparmiato grazie all’evasione fiscale. Io pago molto di più di quello che ottengo in cambio. E lavoro. Non sei certo tu a mantenermi, semmai è vero il contrario. La mia pensione me la pago con i MIEI contributi (e pago anche quella di qualcun altro), la macchina me la pago con i miei soldi (mentre l’autonomo come te se la può scaricare, sebbene ne faccia un uso identico al mio), non ho figli, quindi PAGO per la scuola e l’asilo di altri. Della tua solidarietà non so me ne faccio niente, come dei tuoi soldi.

  36. Massimo74

    @frank
    Veramente gli interessi sul debito per quanto rappresentino certamente un costo non indifferente,ammontano comunque a solo il 10% del totale della spesa pubblica mentre il grosso se ne va sopratutto per finanziare sanità e pensioni.Per quanto riguarda le auto poi gli autonomi possono sì scaricarle ma solo in minima parte (40% iva e 25% irpef).

  37. Alberto

    @Massimo 74

    con un tetto di spesa (valore max dell’auto) di 18,000 Euro, se non vado errato. Giusto un’ottima Fiat Punto (o una 500 accessoriata).

  38. Michele Penzani

    Bene @Murray…Lo “score” dei “mi piace” all’articolo ha, per ora, sfiorato le 270 unità…A questo punto, chi avesse ancora dubbi circa la natura “rapinatoria” delle imposte e del loro antiergonomico utilizzo (giusto per utilizzare un eufemismo), dovrebbe almeno ammettere quanto “il nero” circolante sia storicamente, ancora una volta, IL materasso-ammortizzatore sociale reale della crisi dei consumi attuale nel nostro Paese.

  39. Silvano_IHC

    Il sostituto d’imposta sui redditi da lavoro dipendente è un grandioso “divide et impera” a favore della causa parassitaria. Sono dipendente, pago le tasse ma senza merito: non è una mia scelta, pertanto non ho basi per asserire una moralità superiore. E del resto vorrei vedere quanti dipendenti preferiscano la fattura quando possono scegliere tra pagare il prezzo intero ed un forte sconto dal dentista, dall’idraulico, etc. Purtroppo anche se le trattenute nella mia busta sono imputate al “FPLD” (acronimo di Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti) in realtà non pagano affatto la mia pensione. Questi soldi non finiscono in una fruttifera gestione separata per la mia vecchiaia, escono come mera spesa corrente statale. Del resto se così fossi non avrebbe senso neanche porsi il problema del’età pensionabile: qualsiasi compagnia assicurativa, dato un montante è in grado di calcolare un vitalizio rivalutabile. Anche a 30 anni (di età). In compenso se ho bisogno di fare un analisi, posso rivolgermi al SSN ed ottenere con un certo ritardo un appuntamento, apparentemente senza spendere. Purtroppo studiando economia ho appreso che fornire un cattivo servizio quando non ti serve (o quando è tardi) è un sistema non monetario per far pagare un prezzo quando questo è artificialmente ribassato dalla legge. Anche nell’ URSS i generi alimentari, da calmiere, costavano pochissimo. Peccato non si trovassero… E non è che i russi degli anni di Breznev fossero geneticamente inferiori a quelli di Putin. O i cinesi di Mao rintontiti rispetto agli attuali. O i tedeschi dell’est lobotomizzati rispetto a quelli dell’ovest. Era, semplicemente, il socialismo reale.

  40. Caber

    Io vorrei ricordare a tutti gli imprenditori e i dipendenti che (giustamente) hanno fatto rimostranze contro il sostituto d’imposta la battaglia di Giorgio Fidenato.

    vi invito a visitare il sito del Movimento Libertario http://www.movimentolibertario.it e ad agire oltre che parlare semplicemente.

  41. Basta solo leggersi un articoletto su corriere.it di oggi, riguardo al sandwich olandese di google, e si capisce bene che l’imposizione fiscale, per essere effettiva, deve essere ritenuta accettabile.

  42. adriano

    Al di là di giustificati e possibili aspetti funzionali,questo simpatico elogio del mondo off fa sorridere.Altro che invidia,giovane Russel.Questo è il paradiso fiscale della risata.Affiora l’indole trappista che consiglia pacate riflessioni sui traguardi.Poveri miliardari in cerca di esagerati e sicuri rifugi che non esistono.Verrà il tempo della svalutazione fatale e rimarranno là, fieri ed intonsi,contesi da successori rapaci.E’ commovente questo tragico travaglio.Se pretendere di possedere il mondo significa complicarsi inutilmente la vita,benvenuta serena povertà.

  43. Paolo

    Non vedo libertà ne’ mercato nel suo pensiero, Oscar.
    Peccato.
    E’ l’ennesimo esempio di come fare scempio di un concetto “giusto” e “sacrosanto” come la libertà di mercato.
    Qui si tratta di frode, furto e crimine. Le tasse sono alte e lo stato è invadente e piu’ si evaderà e piu’ si sponsorizzeranno le vie e le alternative per eludere lo stato, piu’ questo sarà forte e imperioso.
    Riguardo alla citazione di Bertrand Russel “…è vizio in parte morale, in parte intellettuale, consistente nel non vedere mai le cose in se stesse, ma soltanto in rapporto alle altre”, posso dire che è impropriamente citata. La fisica prima dell’economia e della finanza ci dice che TUTTO E’ RELATIVO e NULLA E’ ASSOLUTO. Non esiste cosa che abbia valore in se’ se non in funzione di cio’ che essa abbia intorno, soldi e ricchezze in primis.

  44. Massimo74

    @Paolo
    Non sai di cosa stai parlando.Le tasse non sono alte perchè esiste l’evasione,ma perchè la voglia di spendere dei politici(sopratutto italiani) non conosce confine.Del resto è un fatto dimostrato dai numeri che ogni volta che lo stato incassa di più finisce per spendere di più e non restituisce nulla ai cittadini sotto forma di riduzioni delle imposte.
    Pertanto se tutti pagassero le tasse non solo non ci sarebbe alcuna riduzione delle stesse (o ci sarebbe in modo insignificante),ma la spesa pubblica verrebbe aumentata ulteriormente.

  45. Gianni Caldera

    La verità è che le tasse andrebbero pagate in via di principio dove viene prodotto il reddito, faccio un esempio: se acquisto una bottiglia nello stato A, e poi vado a riempirla di acqua nello stato B, secondo voi a chi devo pagare l’acqua ? che poi le tasse siano esose, e tutto quello che ne consegue sia un freno all’economia ne convengo. Un caro saluto al Dr. Giannino e al suo simpatico gatto.

  46. marco

    Caro Dottore,
    nessun liberista ha mai sostenuto che la competizione consiste nel violare le regole.
    Trovo strano che la fair competition sia ridotta alla corruzione dei finanzieri perche’ il mediocre possa superare il capace tax payer.
    La lotta alle tasse e’ non giusta, giustissima, ma attraverso la riforma del sistema non frodandolo. Altrimenti non esistera nemmeno piu proprieta intellettuale e brevetti.
    Benediciamo la giungla del liberi tutti e vedremo quanti mediocri furbastri periranno davanti alla competizione dei capaci.
    E infatti non mi risulta questo espansionismo italiano fuori casa, in molti settori, anche se nell’italietta ci sciacquiamo la bocca definendoli d’eccellenza! Farmaceutica, entertainment, media, vino, energetici, che altro? lusso? vediamo entro 10 anni!
    E cio’ grazie ad una forte preparazione in evasionologia anziche’ meritocrazia e fair competition!

  47. Come disse il benemerito Leronardo Facco, in non so quale trasmissione, la parola PARADISI FISCALI presuppone che esista il suo contrario, ovvero INFERNI FISCALI !
    E cosa sono l’ Italietta e tutti gli altri stati occidentali ipertrofici e indebitati, se non dei tremendi, odiosi e insopportabili INFERNI FISCALI ?

  48. daniele

    sono arrabbiato e stanco di lavorare per questo stato pubblico e politico che con tutte le sue ramificazioni fatte di eserciti di persone mi succhia letteralmente e oltremisura il sudato stipendio per mantenere un sistema fine a se stesso all’85% , il resto ticket ecc. Se me ne vado anch’io in Brasile o chissà dove (vedi Aziende) immagino accada una tragedia . L’Operaio Privato

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