Ditemi voi dove andranno a lavorare l’esercito di geometri, ragionieri e periti di ogni tipo che l’Italia si appresta a formare !? Per non parlare delle scuole alberghiere (un vero sbocco soprattutto per il Sud d’Italia – lì il sole si che splende) dedite a sfornare diplomandi che a malapena sanno parlare l’Italiano e che concepiscono il concetto di offrire un servizio – appunto fare il cameriere – un’umiliazione da possibilmente non far sapere in giro. Dove sono gli infermieri giovani, italiani, professionisti di cui una popolazione vecchia ha bisogno? Che fine hanno fatto le ostetriche/allevatrici che accompagnano il cammino della gravidanza di una donna? In Germania, mia moglie è stata assisitita da una tale professionista a domicilio – a spese dello stato?
No, in Italia tutti a fare le veline, il giornalista, l’avvocato, il commercialista, il vigile urbano – creando così ancor più disoccupazione.
Concludo e, a supporto di quanto scrive il sig. Giuricin, cito Axel Weber, il presidente della Bundesbank, che un mese fa ha così spiegato la realtà tedesca ai banchieri centrali riuniti a Jackson Hole: «Molto è cambiato da quando in Germania si è passati da contratti di lavoro per settore e su scala nazionale a contratti aziendali. Gli aumenti di produttività liberati sono anche maggiori di quanto appaia dalle stime».
@ jjajajaj : imparariamo dalla storia – il concetto della difesa dell’oppressione dell’operaio ha creato, ahimè, esclusivamante mostri burocratici di cui la Cina stessa si è dovuta liberare (rinnegando 50 anni di comunismo).
]]>A fronte di tale dislivello che senso ha investire in Italia?
]]>La delocalizzazione, molte volte non è fatta solo per cercare costi del lavoro piú bassi, ma soprattutto per entrare in nuovi mercati. Il Brasile è uno degli esempi di successo di Fiat, come i prossimi investimenti in Russia.
Tornare a Pomigliano va contro la logica di andare a produrre laddove i costi sono piú bassi.
I costi non sono dati dal salario netto, ma dal salario netto piú tutta la somma delle inefficienze del settore pubblico italiano che bloccano gli investimenti.
Concordo in parte sull’ultimo punto. I problemi per Fiat potrebbero essere all’inizio. L’avventura americana è estremamente difficile da vincere e le incognite sono elevate.
Sullo spin-off commento che i principali azionisti sono proprio la famiglia Agnelli.