Nicole Kelly :
@Beppe, un ufficio postale non è un ufficio statale ma una sicietà per azioni che si mantiene con il prezzo dei servizi erogati e, se utilizza qualche forma di finanziamento pubblico, è per servizi che lo Stato agevola come la spedizione delle stampe a favore degli editori.
Ho sempre amato il nonsense humour.
“L’assetto proprietario di Poste Italiane vede la partecipazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per il 65% e della Cassa Depositi e Prestiti SpA per il restante 35%.”
Tratto da http://www.poste.it/azienda/chisiamo/governance.shtml
@tutti, forse voi non vi rendete conto di alcune cose:
Forse tu non ti rendi conto che, pur coscienti di certi dati, la conoscenza di *altri* dati o la presenza di una diversa struttura di valori potrebbe condurre altre persone a conclusioni diverse dalle tue.
1) alcuni servizi, come l’assistente sociale, l’Italia non se li poteva permettere, quando sono stati istituiti, e sono stati pagati con il ricorso al debito pubblico:
Curiosamente, per me questo è uno dei punti più importanti da considerare, se non il più importante. La tua conclusione qual è? Voglio dire, da questo fatto, cosa concludi di radicalmente diverso da ciò che tutti (???) dicono?
2) se anche la gente viene pensionata, cmq le pensioni devono essere pgate dalle tasse perchè non c’è, come crede qualcuno, un salvadanaio da qualche parte;
Continuo a essere mooolto perplesso.
Chi sarebbe che crede nel salvadanaio?
Ah, tu dai per scontato che tutti ritengano che chi ha percepito uno stipendio per 30 anni senza fare nulla di neanche lontanamente utile/desiderato dalla società (sto ovviamente forzando l’esempio: evitiamo la banale risposta che la maggioranza dei dipendenti pubblici lavorano e sono indispensabili), debba ora essere messo in pensione solo perché ciò dicono le consuetudini? Dobbiamo per forza scartare l’ipotesi di licenziare in tronco delle persone e di non versargli nessuna pensione fino al raggiungimento dei 65 anni (o quello che dicono i calcoli demografici), come accade continuamente nel privato? E ancora, è del tutto impossibile, per te, concepire che la prosecuzione dei pagamenti degli attuali livelli pensionistici da parte dello stato possa un giorno essere messa in discussione da problemi di bilancio e risolta, come avviene ogni giorno in tutto il mondo, da un accordo fra debitore in crisi finanziaria e creditori che comporti una riduzione dei crediti?
3) la maggior parte dei dipendneti pubblici sono necessari se si vogliono mantenere standard decenti [cut]
4) [cut] una grande capacità prgettuale a monte e una grandissima capacità di controllo in esecuzione [...] non sono nè patrimonio dei politici e loro consulenti nè nelll’attuale o futuro personale su cui incide il metodo di reclutamento che porta a far entrare nella PA e nella PAL gente senza spessore anche se con titoli e capacità di superare un concorso.
Qui mi pare che ti rispondi da sola, no? Soprattutto se togli “grande” e “grandissima” e le sostituisci con “ragionevole” e “discreta”, ma questa è forse una cattiveria gratuita.
Resta il fatto che, in presenza di una gran mole di persone mediamente più incompetenti della media nazionale (mi baso su quanto dici tu) e organizzate estremamente male, qualunque manager ti potrebbe confermare che non c’è alcuna difficoltà ad assicurare lo stesso output con personale molto ridotto.
All’interno di questi problemi culturali e di conoscenza (e adesso aggiungo di amicizie e di carenze di appropriate strutture organizzative) tutto è trattato allo stesso modo perchè se il politico/dirigente/funzionario non sa di che cosa si sta parlando quando uno esprime una “indipendenza nell’analisi” questa viene considerata come un raglio tra i tanti che si sentono …. quando ti va bene che ti ascoltano.
]]>@tutti, forse voi non vi rendete conto di alcune cose:
1) alcuni servizi, come l’assistente sociale, l’Italia non se li poteva permettere, quando sono stati istituiti, e sono stati pagati con il ricorso al debito pubblico:
2) se anche la gente viene pensionata, cmq le pensioni devono essere pgate dalle tasse perchè non c’è, come crede qualcuno, un salvadanaio da qualche parte;
3) la maggior parte dei dipendneti pubblici sono necessari se si vogliono mantenere standard decenti (insegnanti, militari, poliziotti, pompieri, infermieri, medici), quindi i tagli si possono fare solo fra quegli addetti il cui compito è trasformare e trasferire dati da un sistema all’altro; questo si può fare, perchè la tecnologia esiste e costa poco, ma occorre modificare le leggi, compresa la costituzione che, più che un quadro di riferimento, è una gabbia per certi contesti a valle di essa (vedi sistema fiscale);
4) automatizzare funzioni di trasferimento dati implica una grande capacità prgettuale a monte e una grandissima capacità di controllo in esecuzione e queste non sono nè patrimonio dei politici e loro consulenti nè nelll’attuale o futuro personale su cui incide il metodo di reclutamento che porta a far entrare nella PA e nella PAL gente senza spessore anche se con titoli e capacità di superare un concorso.
Ok, a parte la quasi provocazione, non trovi anche tu che ci sia qualcosa di anomalo nel fatto che la tua amica non si renda conto da sola dei perché delle sue frustrazioni e che, pur setacciando i media italiani, sia assurdamente difficile trovare il discorso che hai fatto tu firmato da uno statale?
Se parlare di lobbies e sindacati ti infastidisce, limitiamoci a gruppi di persone affini che si riuniscono intorno a qualche blog su internet.
Ne esiste almeno uno che riunisca statali stufi dei colleghi parassiti?
Con tutto ciò che offre internet, credo ci dovrebbe essere, ma non sarei troppo sorpreso se non esistesse niente di simile.
P.S.
@Roberto Bera
AL DIEE dell’università di Cagliari abbiamo un esponente di livello internazionale nelle metodologie agili per lo sviluppo del software
Io sono il primo a dire che più che corruzione e malafede, il problema della classe politica italiana è scarsa intelligenza e cultura, ma questo mi pare eccessivo. Forse non ti ho capito.
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Beppe :
Attualmente i dipendenti pubblici sembrano, da fuori, una massa compatta dedicata allo sfruttamento delle risorse. Se facessero vedere di essere, come sono, tutt’altro che compatti e di essere disposti a togliere la solidarietà di corpo ai loro colleghi ladri, immagino che qualcuno si presenterebbe a farsi votare da loro con le proposte adatte.
secondo me il problema è più semplice, e rigurda la capacità di analisi e la volontà politica: capacità di anlisi, perché sarebbe legittimo aspettarsi che chi ha responsabilità politiche sia in grado di leggere la realtà prescindendo dai movimenti organizzati, e perché il compito delle pubbliche amministrazioni è quello di garantire dei servizi a costi ragionevoli (per quel che riguarda la ragionevolezza dei costi il paragone con altri paesi può tornare utile). Gli operatori dei servizi pubblici sono degli strumenti, e non dei fini, e le politiche vanno commisurate al raggiungimento di determinati obbiettivi più che al compiacimento di determinate categorie. Sarebbe bello se vi fossero dei dipendenti organizzati contro il parassitismo? Non so, può darsi (o sarebbe un altra categoria da compiacere?), ma non cambia nulla, perché il dividendo elettorale la politica lo deve cercare tra gli utenti dei servizi, non tra chi li eroga.
E qui viene il problema della volontà politica: le riforme, tutte, in questo paese non vengono fatte per un motivo molto semplice: manca la volontà di farle, non perché esistano ostacoli insuperabili, poteri più o meno forti e via discorrendo (anzi, esistono, ma non sono insuperabili): andiamoci a vedere come era ridotta e chi faceva il bello e il cattivo tempo nell’Inghilterra pre-Thatcher e poi ne riparliamo.
Anch’io, per esempio, faccio parte di una categoria “parassitaria”: sono un agricoltore e gran parte del mio reddito deriva da sussidi. Non credo di dovermi sentire in colpa per il fatto di beneficiare di quei sussidi, che l’autorità pubblica mi mette a disposizione (il fatto che scriva spesso contro la politica dei sussidi in agricoltura potrebbe essere forse un contentino per la mia coscienza?). Vivendo a contatto con molti agricoltori comprendo (anche se non condivido) paura diffusa tra loro all’idea che un giorno qualcuno possa interrompere quei sussidi.
Il problema non è tanto quindi accontentare i parassiti (o presunti tali) o i bravi (o presunti tali), ma di preoccuparsi di come funzionano le cose.
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Piccolapatria :
#Beppe- Condivido il suo intervento, in particolare la parte finale.
Certo la soluzione dei tagli indiscriminati è un orrore e non risolve lo sfascio imperante ma, qui si tratta di intervenire come i pompieri che allagano giustamente la casa quando è in fiamme, senza considerare i danni ulteriori e conseguenti.
[...]
Il getto del pompiere arriva su tutto e tutti e neanche ora si vede un sussulto di reazione in quelli che meriterebbero diverso trattamento, salvo l’imprecazione contro i tagli generalizzati che, appunto, portano danno a loro, mentre tutti noi pagheremo ancora e ancora per i servizi che ci mancheranno.
E io condivido il tuo, particolarmente la parte che riporto.
E’ la metafora più chiara che ho letto sulla ratio dei tagli lineari.
In luglio avevo trovato particolarmente insulsi e vigliacchetti i vari Zaia e Cota (Formigoni incommentabile) che grossomodo si accodavano a Errani nel chiedere a Tremonti di fare tutto da solo.
Dentro di me pensavo che Tremonti è un po’ come la crisi economica per la mia azienda: mi toglie fatturato.
Poi sono io che devo decidere quali spese tagliare per far fronte al calo del fatturato. Non posso pensare che siano i miei clienti a pagare di volta in volta l’affitto del capannone, la pubblicità sulla rivista X o sul sito Y, lo stipendio del venditore o dell’operaio o del manager, la bolletta di Vodafone, magari verificando anche se TIM o Wind non hanno un’offerta migliore e così via.