Concordo con lei che la soluzione dell’espatrio è la migliore per i giovani e la raccomando a quelli che mi chiedono un consiglio.
Sono meno convinto dall’opzione “voice”. Di voci ne sento molte, anzi troppe, e sto diventando sospettoso.
Alla retorica della fuga dei cervelli occorrerebbe sostituire una prassi dell’ecologia dei cervelli, incoraggiando il cambiamento e chi ha voglia di fare e rischiare, nelle università così come nella vita economica.
Bisogna anche accettare la realtà: si è ormai persa più di una generazione e rimediare ai danni accumulati, ammesso che sia ciò che veramente si vuole, richiederà molto tempo e molta umiltà.
Occorrerebbe anche smetterla con le cattive abitudini, come bistrattare o isolare le persone intelligenti e perbene (dove la lettera e è essenziale) solo perchè non appartengono a qualche cordata.
Non credo però che basti fondare un movimento: non rido dicendo “illusi” anzi vi auguro buona fortuna. Ma sono diventato un po’ scettico,
lieto di essere smentito dal futuro se dovessi rivelarmi troppo pessimista.
Se è così, non c’è gruppo di persone serie che tenga: o ci troviamo con il sedere per terra e siamo costretti a “lavorare bene e sempre meglio” (che è un po’ quel che una fase di “crisi economica” comporta in seno al ciclo) perché resta l’unica via percorribile(qualcosa del genere sta valendo per l’Africa), o chi può emigri (come fanno i senegalesi). Le soluzioni vengono dalle necessità; evidentemente (e non so come) la società non è nel complesso ancora “costretta” a puntare in alto.
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