Commenti a: Perché in Italia vince la “preferenza L” /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/ diretto da Oscar Giannino Fri, 24 Dec 2010 12:57:49 +0100 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.1 Di: Paolo /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-9066 Paolo Mon, 20 Sep 2010 09:29:09 +0000 /?p=7021#comment-9066 <a href="#comment-9001" rel="nofollow">@Leonardo, IHC</a> bisogna convincersi: una società non livellata può offrire una livello inferiore migliore, smettendo di considerare negativamente le differenze di reddito. @Leonardo, IHC
bisogna convincersi: una società non livellata può offrire una livello inferiore migliore, smettendo di considerare negativamente le differenze di reddito.

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Di: Lucio Carolo /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-9048 Lucio Carolo Sat, 18 Sep 2010 20:09:17 +0000 /?p=7021#comment-9048 ok, è tutto vero e per ora non c'è nessun partito che mi rappresenta. chi ha la possibilità deve uscire dal continente europeo per costruirsi il suo futuro non vedo tante alternative in europa. ok, è tutto vero e per ora non c’è nessun partito che mi rappresenta. chi ha la possibilità deve uscire dal continente europeo per costruirsi il suo futuro non vedo tante alternative in europa.

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Di: Stefano Marmi /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-9026 Stefano Marmi Fri, 17 Sep 2010 19:57:32 +0000 /?p=7021#comment-9026 Sono d'accordo solo in parte con le conclusioni del suo articolo. Concordo con lei che la soluzione dell'espatrio è la migliore per i giovani e la raccomando a quelli che mi chiedono un consiglio. Sono meno convinto dall'opzione "voice". Di voci ne sento molte, anzi troppe, e sto diventando sospettoso. Alla retorica della fuga dei cervelli occorrerebbe sostituire una prassi dell'ecologia dei cervelli, incoraggiando il cambiamento e chi ha voglia di fare e rischiare, nelle università così come nella vita economica. Bisogna anche accettare la realtà: si è ormai persa più di una generazione e rimediare ai danni accumulati, ammesso che sia ciò che veramente si vuole, richiederà molto tempo e molta umiltà. Occorrerebbe anche smetterla con le cattive abitudini, come bistrattare o isolare le persone intelligenti e perbene (dove la lettera e è essenziale) solo perchè non appartengono a qualche cordata. Non credo però che basti fondare un movimento: non rido dicendo "illusi" anzi vi auguro buona fortuna. Ma sono diventato un po' scettico, lieto di essere smentito dal futuro se dovessi rivelarmi troppo pessimista. Sono d’accordo solo in parte con le conclusioni del suo articolo.

Concordo con lei che la soluzione dell’espatrio è la migliore per i giovani e la raccomando a quelli che mi chiedono un consiglio.

Sono meno convinto dall’opzione “voice”. Di voci ne sento molte, anzi troppe, e sto diventando sospettoso.

Alla retorica della fuga dei cervelli occorrerebbe sostituire una prassi dell’ecologia dei cervelli, incoraggiando il cambiamento e chi ha voglia di fare e rischiare, nelle università così come nella vita economica.

Bisogna anche accettare la realtà: si è ormai persa più di una generazione e rimediare ai danni accumulati, ammesso che sia ciò che veramente si vuole, richiederà molto tempo e molta umiltà.
Occorrerebbe anche smetterla con le cattive abitudini, come bistrattare o isolare le persone intelligenti e perbene (dove la lettera e è essenziale) solo perchè non appartengono a qualche cordata.

Non credo però che basti fondare un movimento: non rido dicendo “illusi” anzi vi auguro buona fortuna. Ma sono diventato un po’ scettico,
lieto di essere smentito dal futuro se dovessi rivelarmi troppo pessimista.

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Di: Leonardo, IHC /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-9001 Leonardo, IHC Thu, 16 Sep 2010 08:39:45 +0000 /?p=7021#comment-9001 Io potrei rifarmi a Hayek, e dire che nell'ordinamento spontaneo della società vengono composte tutte le istanze morali (il mercato è un sotto-insieme di questo processo, con oggetto la materia più strettamente economica). Il risultato è appunto un ordine, fatto anche di normativa, che risulta pure in principi morali a posteriori anche funzionali all'ordinamento realizzato. Ora, a me come a molti e come a Giannino pare chiaro che esista una preferenza (che non vuol dire unilateralità delle posizioni, ma sicuramente un indirizzo di maggioranza) per il LOW. In effetti essere tutti mediocri, aver caratteristiche mediocri e dover rispondere a richieste mediocri, permette a tutti di confrontarsi ad armi pari, o meglio a "risultati uguali", dove alla fine "siamo tutti uguali": nessuno rimane indietro, nessuno emerge (e non deve emergere!) ma nessuno rischia di "perdere". Parlando di "giochi", mi pare coerente con un bel meccanismo generale di risk sharing. Non tutti condividono questo risultato, io per primo, ma se questo è il "sistema" che si è affermato dovremmo sì pensare che una qualche classe politica - deus ex machina - ha stabilito il suo "ideale sociale" fatto di uguaglianza non dei livelli di partenza ma di punti di arrivo (ed è più facile essere tutti uguali verso il basso che verso l'alto) ma dovremmo anche realizzare che, tutto sommato, questo risultato sta bene ai più e può quindi ben essere un risultato "abbastanza spontaneo" delle preferenze degli individui. Se è così, non c'è gruppo di persone serie che tenga: o ci troviamo con il sedere per terra e siamo costretti a "lavorare bene e sempre meglio" (che è un po' quel che una fase di "crisi economica" comporta in seno al ciclo) perché resta l'unica via percorribile(qualcosa del genere sta valendo per l'Africa), o chi può emigri (come fanno i senegalesi). Le soluzioni vengono dalle necessità; evidentemente (e non so come) la società non è nel complesso ancora "costretta" a puntare in alto. Io potrei rifarmi a Hayek, e dire che nell’ordinamento spontaneo della società vengono composte tutte le istanze morali (il mercato è un sotto-insieme di questo processo, con oggetto la materia più strettamente economica). Il risultato è appunto un ordine, fatto anche di normativa, che risulta pure in principi morali a posteriori anche funzionali all’ordinamento realizzato.
Ora, a me come a molti e come a Giannino pare chiaro che esista una preferenza (che non vuol dire unilateralità delle posizioni, ma sicuramente un indirizzo di maggioranza) per il LOW. In effetti essere tutti mediocri, aver caratteristiche mediocri e dover rispondere a richieste mediocri, permette a tutti di confrontarsi ad armi pari, o meglio a “risultati uguali”, dove alla fine “siamo tutti uguali”: nessuno rimane indietro, nessuno emerge (e non deve emergere!) ma nessuno rischia di “perdere”. Parlando di “giochi”, mi pare coerente con un bel meccanismo generale di risk sharing.
Non tutti condividono questo risultato, io per primo, ma se questo è il “sistema” che si è affermato dovremmo sì pensare che una qualche classe politica – deus ex machina – ha stabilito il suo “ideale sociale” fatto di uguaglianza non dei livelli di partenza ma di punti di arrivo (ed è più facile essere tutti uguali verso il basso che verso l’alto) ma dovremmo anche realizzare che, tutto sommato, questo risultato sta bene ai più e può quindi ben essere un risultato “abbastanza spontaneo” delle preferenze degli individui.

Se è così, non c’è gruppo di persone serie che tenga: o ci troviamo con il sedere per terra e siamo costretti a “lavorare bene e sempre meglio” (che è un po’ quel che una fase di “crisi economica” comporta in seno al ciclo) perché resta l’unica via percorribile(qualcosa del genere sta valendo per l’Africa), o chi può emigri (come fanno i senegalesi). Le soluzioni vengono dalle necessità; evidentemente (e non so come) la società non è nel complesso ancora “costretta” a puntare in alto.

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Di: LucaF. /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8987 LucaF. Wed, 15 Sep 2010 14:29:54 +0000 /?p=7021#comment-8987 L’idea di un LP italiano io non la scarto anche perchè mi rendo conto come seppur la contaminazione con la politica sia una strada sbagliata per un libertario che rifiuta la Democrazia e il sistema statuale tout court, al contempo sia anche l’unica opzione mainstream riconosciuta dalle masse nel tentativo di raggiungere risultati in tempi ragionevolmente certi (anche se non bisogna dimenticare il contesto economico, prima ancora che politico, a livello internazionale non solo italiano o europeo in simil valutazioni). A fronte delle comunque giuste e virtuose (oltrechè meritorie) iniziative individualiste di altri associazioni o movimenti libertarie (in primis il ML), penso che non si possa escludere un tatticismo d’union e di collaborazioni pur entro le distinte aree e finalità d’azione tattico-strategiche e di competenze tra un simil soggetto duro e puro in politica teorizzato da Giannino e un movimento di teoria e pratica culturale come il ML o anche gli stessi Tea Party. Penso che non esista un unica risposta al problema e che pur avendo parecchia ragione il ML a non entrare in politica e a ritenere che le riforme o i tagli delle tasse non le si raggiungano creando l'ennesimo partitino parlamentare, questo non implichi di fatto la non necessità di una simile soggetto sulla scena politica, non fosse altro per integrare e ampliare l'offerta di libertà economiche e politiche su un piano differente tra gli individui favorevoli alle libertà economiche e individuali. Visto che non dovrebbe esserci incompatibilità per questi nel sostenere entrambe le iniziative. Non è detto che in Italia un possibile LP e l’organizzazione partito, pur con tutti i suoi limiti di azione che conosciamo non possa essere considerato opzione da prendere in considerazione visto il declino del maggior partito di centrodestra e il riconoscimento implicito delle masse liberali e liberiste (e in parte libertarie) di tale prassi di consenso elettorale per farsi sentire e rappresentare. Il problema è che questa opzione ha valore come tale in quanto in Italia le altre strade e vie per una pratica politica (associazioni, think tank e movimenti) sia fuori che dentro la rete si sono rivelati poco mainstream e non sono riusciti a coinvolgere molte persone verso tali obbiettivi. L'Italia non sono gli Usa per quanto riguarda il dinamismo nella società e la sua ricezione anche fuori dalla rete. Purtroppo in Italia che piaccia o no è una Democrazia fondata sui partiti, purtroppo il cittadino crede e pensa che solo il partito possa rappresentare legittimamente o quantomeno contribuire in maniera credibile a tali battaglie e obbiettivi. Io sui partiti specificamente sul loro modello italiano ho un pessimo giudizio, purtroppo le masse no (anche se i recenti sondaggi sembrerebbero segnare un cambiamento del giudizio dei cittadini verso tale opinione di astensione e rifiuto della politica). Per quanto riguarda il Movimento Libertario da libertario e da suo simpatizzante, mi pare evidente che abbia molti meriti e molte ragioni di fondo a non scendere in politica (dato che non è solo il scendere in politica ma il decidere di compromettersi con il potere e con le alleanze e intrighi di palazzo una volta superata la soglia parlamentare e raggiunto un proprio valore percentuale per poter contare veramente a produrre risultati discordanti rispetto alle aspettative), purtroppo il suo tipo di battaglia fuori dalla politica non ancora avuto un giusto successo e riconoscimento mainstream in un paese come l'Italia ancorato alla visibilità di Palazzo, in primo luogo presso i liberali classici e i liberisti propensi come molti commenti anche qui riportati (anche da parte di alcuni sedicenti libertari frequentatori del sito ML) a criticarlo più per la sua mancanza di visibilità che per la logica di fondo che lo caratterizza coerentemente. Mi pare evidente come l'opzione di depoliticizzazione delle idee di libertà e di libero mercato portate avanti dal ML abbiano un senso su un piano finalistico (una società di mercato senza influenza della politica e dallo Stato), purtroppo però mi rendo conto come questo piano teleologico ideale non sia perseguibile se non su tempi lunghissimi e al momento solo teoricamente senza dover far fronte a ciò che avviene nella realtà. D'altronde l'opzione di un possibile partito politico dei liberisti duri e puri sul modello del LP se per certi versi è un iniziativa che manca e sarebbe cosa nuova e senz'altro da sperimentare pur imparando anche dagli errori e passi falsi compiuti negli ultimi 40 anni da quello americano (e non mi riferisco alle mere critiche interne circa i diritti civili o ai temi libertini come anche qua sollevate da alcuni paleolibertari, ma semmai di organizzazione interna, di fund raising, comunicazione e piattaforma quindi di qualità dei temi e termini economici promossi in maniera anarcocapitalista più che miltonfriedmaniani). Non si può negare come questa strada miniarchica sia a livello tattico che strategica negli Usa non abbia mai funzionato e sia di fatto per molte ragioni fallita miseramente. Certo il fatto che negli Usa, nella terra del libertarianismo e del liberismo quanto meno teorico più che pratico, non si sia affermata una tal formazione, dipende molto dalla legge elettorale e dalla presenza di un partito come il GOP, capace di attrarre addirittura gente come Ron Paul. Qua in Italia non esiste una storia e una cultura profonda tra la gente come quella americana, però non esiste neppure un GOP e certamente il PDL è messo peggio per stabilità e futuro rispetto al partito dell'elefante, inoltre lo scenario politico tende verso la sua decomposizione proporzionalista e non più verso il bipartitismo sul modello americano. Quindi pensare ad un modello LP in Italia e a un suo successo maggiore rispetto a quello Usa non è assurdo nè un utopia visto poi che FLI non può rappresentare le istanze liberiste (ma al massimo quelle di certi diritti civili e politici) mentre Lega e PDL sono dei partiti leninisti e populisti. Come anche ha scritto Oscar rimane il problema della selezione della sua coerente classe dirigente partecipante ma io aggiungo anche del modo di operare e di stare in politica e in parlamento per essere credibili e il vero cambiamento che serve a questo paese. Appare evidente che una simile formazione non dovrebbe ricadere nei giochi di palazzo e nell'orbita d'alleanza con gli attuali responsabili del disastro politico italiano, sia essi di centro, di destra o di sinistra. Un LP italiano dovrebbe essere cosa a sè stante e avere il compito di abolire il Welfare State e tutti i capitoli di spesa sia in economia, che in politica interna ed estera attuando privatizzazioni e liberalizzazioni vere di libero mercato. Penso quindi che a livello politico questo dovrebbe guardare sopratutto alla coerenza di Ron Paul e del suo movimento (a partire dalla rinuncia di prebende e finanziamenti pubblici e stipendi parlamentari) ovviamente evitando il suo costituzionalismo e certe peculiarità non imitabili in Italia per ovvie ragioni di diversità di situazioni. Questo implica che il progetto si appoggi su un fund raising di privati italiani che purtroppo nel nostro Paese sono generalmente corporativisti industriali. Comunque non è detto che in Italia un possibile LP e l’organizzazione partito, pur con tutti i suoi limiti di azione che conosciamo non possa essere considerato opzione da prendere per farsi sentire pur sapendo che fare le riforme senza arrivare da soli al 51% sarà impossibile visto la cultura statalista espressa dagli altri partiti e coalizioni ci porrà all'opposizione parlamentare per lungo tempo (ma questo non dovrebbe spaventare o indurre a forme neocentriste o di appiattimento verso le altrui proposte). Quindi penso che un partito duro e puro se organizzato da Oscar fuori dai vari contenitori ed entro un contesto comunicativo nazionale ma privo di alleanze e inciuci di palazzo possa essere più funzionale e integrativo alle azioni di disobbedienza civile del ML che comunque operano su una dimensione tattica e strategica non concorrenziale ma finalizzate ad un altra linea. Penso che il partito che Oscar ha in mente debba anche tener conto della forma culturale che debba esprimere (dato che l'Italia nè è priva) tenendo conto di una possibile intesa o collaborazione/federazione anche con sigle e associazioni liberiste e libertarie fuori dalla politica laddove gli obbiettivi siano formalizzabili e seguibili compatibilmente senza strappi o lacerazioni. Con un simil soggetto e certamente finalizzate a una dimensione anche culturale e pratico-divulgativa politica quantomeno si porrà un argine divulgativa e autonoma alla deriva statalista italiana, ponendo sul mercato dei voti una scelta coerente a fronte del vuoto della pseudodestra attuale per chi non ha il biglietto di sola andata per l'estero. Ciao da LucaF. L’idea di un LP italiano io non la scarto anche perchè mi rendo conto come seppur la contaminazione con la politica sia una strada sbagliata per un libertario che rifiuta la Democrazia e il sistema statuale tout court, al contempo sia anche l’unica opzione mainstream riconosciuta dalle masse nel tentativo di raggiungere risultati in tempi ragionevolmente certi (anche se non bisogna dimenticare il contesto economico, prima ancora che politico, a livello internazionale non solo italiano o europeo in simil valutazioni).
A fronte delle comunque giuste e virtuose (oltrechè meritorie) iniziative individualiste di altri associazioni o movimenti libertarie (in primis il ML), penso che non si possa escludere un tatticismo d’union e di collaborazioni pur entro le distinte aree e finalità d’azione tattico-strategiche e di competenze tra un simil soggetto duro e puro in politica teorizzato da Giannino e un movimento di teoria e pratica culturale come il ML o anche gli stessi Tea Party.
Penso che non esista un unica risposta al problema e che pur avendo parecchia ragione il ML a non entrare in politica e a ritenere che le riforme o i tagli delle tasse non le si raggiungano creando l’ennesimo partitino parlamentare, questo non implichi di fatto la non necessità di una simile soggetto sulla scena politica, non fosse altro per integrare e ampliare l’offerta di libertà economiche e politiche su un piano differente tra gli individui favorevoli alle libertà economiche e individuali.
Visto che non dovrebbe esserci incompatibilità per questi nel sostenere entrambe le iniziative.
Non è detto che in Italia un possibile LP e l’organizzazione partito, pur con tutti i suoi limiti di azione che conosciamo non possa essere considerato opzione da prendere in considerazione visto il declino del maggior partito di centrodestra e il riconoscimento implicito delle masse liberali e liberiste (e in parte libertarie) di tale prassi di consenso elettorale per farsi sentire e rappresentare.
Il problema è che questa opzione ha valore come tale in quanto in Italia le altre strade e vie per una pratica politica (associazioni, think tank e movimenti) sia fuori che dentro la rete si sono rivelati poco mainstream e non sono riusciti a coinvolgere molte persone verso tali obbiettivi.
L’Italia non sono gli Usa per quanto riguarda il dinamismo nella società e la sua ricezione anche fuori dalla rete.
Purtroppo in Italia che piaccia o no è una Democrazia fondata sui partiti, purtroppo il cittadino crede e pensa che solo il partito possa rappresentare legittimamente o quantomeno contribuire in maniera credibile a tali battaglie e obbiettivi.
Io sui partiti specificamente sul loro modello italiano ho un pessimo giudizio, purtroppo le masse no (anche se i recenti sondaggi sembrerebbero segnare un cambiamento del giudizio dei cittadini verso tale opinione di astensione e rifiuto della politica).
Per quanto riguarda il Movimento Libertario da libertario e da suo simpatizzante, mi pare evidente che abbia molti meriti e molte ragioni di fondo a non scendere in politica (dato che non è solo il scendere in politica ma il decidere di compromettersi con il potere e con le alleanze e intrighi di palazzo una volta superata la soglia parlamentare e raggiunto un proprio valore percentuale per poter contare veramente a produrre risultati discordanti rispetto alle aspettative), purtroppo il suo tipo di battaglia fuori dalla politica non ancora avuto un giusto successo e riconoscimento mainstream in un paese come l’Italia ancorato alla visibilità di Palazzo, in primo luogo presso i liberali classici e i liberisti propensi come molti commenti anche qui riportati (anche da parte di alcuni sedicenti libertari frequentatori del sito ML) a criticarlo più per la sua mancanza di visibilità che per la logica di fondo che lo caratterizza coerentemente.
Mi pare evidente come l’opzione di depoliticizzazione delle idee di libertà e di libero mercato portate avanti dal ML abbiano un senso su un piano finalistico (una società di mercato senza influenza della politica e dallo Stato), purtroppo però mi rendo conto come questo piano teleologico ideale non sia perseguibile se non su tempi lunghissimi e al momento solo teoricamente senza dover far fronte a ciò che avviene nella realtà.
D’altronde l’opzione di un possibile partito politico dei liberisti duri e puri sul modello del LP se per certi versi è un iniziativa che manca e sarebbe cosa nuova e senz’altro da sperimentare pur imparando anche dagli errori e passi falsi compiuti negli ultimi 40 anni da quello americano (e non mi riferisco alle mere critiche interne circa i diritti civili o ai temi libertini come anche qua sollevate da alcuni paleolibertari, ma semmai di organizzazione interna, di fund raising, comunicazione e piattaforma quindi di qualità dei temi e termini economici promossi in maniera anarcocapitalista più che miltonfriedmaniani).
Non si può negare come questa strada miniarchica sia a livello tattico che strategica negli Usa non abbia mai funzionato e sia di fatto per molte ragioni fallita miseramente.
Certo il fatto che negli Usa, nella terra del libertarianismo e del liberismo quanto meno teorico più che pratico, non si sia affermata una tal formazione, dipende molto dalla legge elettorale e dalla presenza di un partito come il GOP, capace di attrarre addirittura gente come Ron Paul.
Qua in Italia non esiste una storia e una cultura profonda tra la gente come quella americana, però non esiste neppure un GOP e certamente il PDL è messo peggio per stabilità e futuro rispetto al partito dell’elefante, inoltre lo scenario politico tende verso la sua decomposizione proporzionalista e non più verso il bipartitismo sul modello americano.
Quindi pensare ad un modello LP in Italia e a un suo successo maggiore rispetto a quello Usa non è assurdo nè un utopia visto poi che FLI non può rappresentare le istanze liberiste (ma al massimo quelle di certi diritti civili e politici) mentre Lega e PDL sono dei partiti leninisti e populisti.
Come anche ha scritto Oscar rimane il problema della selezione della sua coerente classe dirigente partecipante ma io aggiungo anche del modo di operare e di stare in politica e in parlamento per essere credibili e il vero cambiamento che serve a questo paese.
Appare evidente che una simile formazione non dovrebbe ricadere nei giochi di palazzo e nell’orbita d’alleanza con gli attuali responsabili del disastro politico italiano, sia essi di centro, di destra o di sinistra.
Un LP italiano dovrebbe essere cosa a sè stante e avere il compito di abolire il Welfare State e tutti i capitoli di spesa sia in economia, che in politica interna ed estera attuando privatizzazioni e liberalizzazioni vere di libero mercato.
Penso quindi che a livello politico questo dovrebbe guardare sopratutto alla coerenza di Ron Paul e del suo movimento (a partire dalla rinuncia di prebende e finanziamenti pubblici e stipendi parlamentari) ovviamente evitando il suo costituzionalismo e certe peculiarità non imitabili in Italia per ovvie ragioni di diversità di situazioni.
Questo implica che il progetto si appoggi su un fund raising di privati italiani che purtroppo nel nostro Paese sono generalmente corporativisti industriali.
Comunque non è detto che in Italia un possibile LP e l’organizzazione partito, pur con tutti i suoi limiti di azione che conosciamo non possa essere considerato opzione da prendere per farsi sentire pur sapendo che fare le riforme senza arrivare da soli al 51% sarà impossibile visto la cultura statalista espressa dagli altri partiti e coalizioni ci porrà all’opposizione parlamentare per lungo tempo (ma questo non dovrebbe spaventare o indurre a forme neocentriste o di appiattimento verso le altrui proposte).
Quindi penso che un partito duro e puro se organizzato da Oscar fuori dai vari contenitori ed entro un contesto comunicativo nazionale ma privo di alleanze e inciuci di palazzo possa essere più funzionale e integrativo alle azioni di disobbedienza civile del ML che comunque operano su una dimensione tattica e strategica non concorrenziale ma finalizzate ad un altra linea.
Penso che il partito che Oscar ha in mente debba anche tener conto della forma culturale che debba esprimere (dato che l’Italia nè è priva) tenendo conto di una possibile intesa o collaborazione/federazione anche con sigle e associazioni liberiste e libertarie fuori dalla politica laddove gli obbiettivi siano formalizzabili e seguibili compatibilmente senza strappi o lacerazioni.
Con un simil soggetto e certamente finalizzate a una dimensione anche culturale e pratico-divulgativa politica quantomeno si porrà un argine divulgativa e autonoma alla deriva statalista italiana, ponendo sul mercato dei voti una scelta coerente a fronte del vuoto della pseudodestra attuale per chi non ha il biglietto di sola andata per l’estero.
Ciao da LucaF.

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Di: Roberto Fedeli /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8976 Roberto Fedeli Wed, 15 Sep 2010 10:32:13 +0000 /?p=7021#comment-8976 @Mauro è evidente che la L di oggi tende verso una XXL domani, è inevitabile. ironic mode on Una delle cose poco serie che il Movimento libertario sostiene è "Non esiste libertà politica senza libertà economica". ironic mode off Se lo stato attuale della politica, intesa anche come pianificatori economici ma non solo, le manipolazioni dei mercati, tassare il lavoro=disincentivare le produzioni ( giustamente l'imprenditore produce dove ha la convenienza), sperperare=tanto paga pantalone, aiutare i raccomandati che consci di avere la giusta spinta sono spronati a non produrre, a non impegnarsi, oppure incentivare investire in aziende destinate al ridimensionamento o auna rimissione certa vedi alitalia. O si fa parte della categoria raccomandati, oppure giustamente il pensiero di migrare altrove è sempre più forte, l'altra alternativa per quanto mi riguarda è il movimento libertario, non posso essere daccordo su tutto, ci mancherebbe, ma è l'unica realtà che più si avvicina al mio modo di pensare. @Mauro è evidente che la L di oggi tende verso una XXL domani, è inevitabile.
ironic mode on Una delle cose poco serie che il Movimento libertario sostiene è “Non esiste libertà politica senza libertà economica”. ironic mode off
Se lo stato attuale della politica, intesa anche come pianificatori economici ma non solo, le manipolazioni dei mercati, tassare il lavoro=disincentivare le produzioni ( giustamente l’imprenditore produce dove ha la convenienza), sperperare=tanto paga pantalone, aiutare i raccomandati che consci di avere la giusta spinta sono spronati a non produrre, a non impegnarsi, oppure incentivare investire in aziende destinate al ridimensionamento o auna rimissione certa vedi alitalia.
O si fa parte della categoria raccomandati, oppure giustamente il pensiero di migrare altrove è sempre più forte, l’altra alternativa per quanto mi riguarda è il movimento libertario, non posso essere daccordo su tutto, ci mancherebbe, ma è l’unica realtà che più si avvicina al mio modo di pensare.

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Di: stefano /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8975 stefano Wed, 15 Sep 2010 10:00:54 +0000 /?p=7021#comment-8975 Il problema con il partito di persone serie è che se solo provassero a mettere il naso fuori te lo taglierebbero. La politica politicante è ormai un tumore in metastasi, e, a mio avviso, prima di uscirne dovremo toccare il fondo. Oppure opporre ai politici uno sciopero elettorale massiccio. Ma non evitando di votare o votando scheda bianca, bisogna andare ed annullarla. So che le truppe cammellate di alcuni partiti andranno comunque a votare come dicono loro, ma qualcosa bisogna pur fare. Per dare un freno all'andazzo bisogna "organizzare": 1) una resistenza fiscale su vasta scala (possibilmente con mezzi leciti, se poi ce li tolgono tutti...) 2) una buona informazione sulle boiate dei politici (sapete quanta gente è convinta che le tasse sono alte solo per colpa dell'evasione? D'altronde i media continuano a ripetercelo come un mantra goebbelsiano) 3) una pressione affinchè i politici ci mostrino i conti: quanto entra, quanto esce, come esce e perché, illustrato in maniera CHIARA. Non come le buste paga o le fatture dell'ENEL per intenderci. 4) i libertari sono effettivamente un po' esagerati e magari anche "naive", ma qualcosa fanno. Siamo in ambito politico per cui è normale che ci sia qualcosa che non ci va. Per chiarire, non sono iscritto ai libertari. 5) ci sono i tea party. E comunque i politici cercheranno di mettere le mani e sterilizzare qualsiasi movimento che possa, anche di lontano, limitare le loro possibilità di manovra. 6) possiamo lamentarci e continuare a subire. Oppure se volete parliamo di calcio e continuiamo a subire. Il problema con il partito di persone serie è che se solo provassero a mettere il naso fuori te lo taglierebbero.
La politica politicante è ormai un tumore in metastasi, e, a mio avviso, prima di uscirne dovremo toccare il fondo.
Oppure opporre ai politici uno sciopero elettorale massiccio. Ma non evitando di votare o votando scheda bianca, bisogna andare ed annullarla. So che le truppe cammellate di alcuni partiti andranno comunque a votare come dicono loro, ma qualcosa bisogna pur fare.
Per dare un freno all’andazzo bisogna “organizzare”:
1) una resistenza fiscale su vasta scala (possibilmente con mezzi leciti, se poi ce li tolgono tutti…)
2) una buona informazione sulle boiate dei politici (sapete quanta gente è convinta che le tasse sono alte solo per colpa dell’evasione? D’altronde i media continuano a ripetercelo come un mantra goebbelsiano)
3) una pressione affinchè i politici ci mostrino i conti: quanto entra, quanto esce, come esce e perché, illustrato in maniera CHIARA. Non come le buste paga o le fatture dell’ENEL per intenderci.
4) i libertari sono effettivamente un po’ esagerati e magari anche “naive”, ma qualcosa fanno. Siamo in ambito politico per cui è normale che ci sia qualcosa che non ci va. Per chiarire, non sono iscritto ai libertari.
5) ci sono i tea party. E comunque i politici cercheranno di mettere le mani e sterilizzare qualsiasi movimento che possa, anche di lontano, limitare le loro possibilità di manovra.
6) possiamo lamentarci e continuare a subire. Oppure se volete parliamo di calcio e continuiamo a subire.

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Di: stefano /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8973 stefano Wed, 15 Sep 2010 09:38:48 +0000 /?p=7021#comment-8973 <a href="#comment-8952" rel="nofollow">@Michele Bendazzoli</a> quoto! @Michele Bendazzoli
quoto!

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Di: Mauro /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8964 Mauro Tue, 14 Sep 2010 19:37:50 +0000 /?p=7021#comment-8964 definire persone serie gli aderenti al movimento libertario mi sembra poco serio. ho letto una volta i loro scritti ed ascoltato una volta il loro leader. M'è bastato. Seriamente, cerchiamo di non scherzare sul futuro. Giannino ci propone una sfida intelligente, non un gioco di società. definire persone serie gli aderenti al movimento libertario mi sembra poco serio. ho letto una volta i loro scritti ed ascoltato una volta il loro leader. M’è bastato. Seriamente, cerchiamo di non scherzare sul futuro. Giannino ci propone una sfida intelligente, non un gioco di società.

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Di: stefano tagliavini /2010/09/12/perche-in-italia-vince-la-preferenza-l/comment-page-1/#comment-8957 stefano tagliavini Tue, 14 Sep 2010 14:30:21 +0000 /?p=7021#comment-8957 <a href="#comment-8922" rel="nofollow">@Vincenzo </a> Bellissimo il suo intervento, condivido nella sostanza e come se fosse uno specchio ma attenzion perchè qualcuno potrebbe risponderle che le opportunità ci sono per tutti e che il sistema è generoso con tante persone e che stà in noi saperle cogliere. In realtà i criteri di selezione delle persone che devono lavorare sono scandalosi. Le persone non contano per quello che possono dare, per il oro impegno, sono solo dei numeri. La veridicità di quello che dico è nel continuo turn over esistente in certe aziende incapaci di scegliere e valorizzare le persone, si vuole tutto e subito il resto non conta. @Vincenzo
Bellissimo il suo intervento, condivido nella sostanza e come se fosse uno specchio ma attenzion perchè qualcuno potrebbe risponderle che le opportunità ci sono per tutti e che il sistema è generoso con tante persone e che stà in noi saperle cogliere. In realtà i criteri di selezione delle persone che devono lavorare sono scandalosi. Le persone non contano per quello che possono dare, per il oro impegno, sono solo dei numeri. La veridicità di quello che dico è nel continuo turn over esistente in certe aziende incapaci di scegliere e valorizzare le persone, si vuole tutto e subito il resto non conta.

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