Quel passaggio è un’ipotesi, presumo. Ma potremmo non essere lontani dal vero, nel senso che destinare fondi a imprese che non hanno merito di credito sarebbe controproducente e finirebbe col procrastinare ulteriormente l’obiettivo (questo si meritorio) di rafforzare la patrimonializzazione delle PMI. Io faccio solo una constatazione: l’annuncio di quel fondo è di circa un anno addietro. A fine marzo è stata costituita la sgr, con capitale sottoscritto dalla Cassa Depositi e Prestiti e dalle maggior banche italiane. Leggo inoltre che a luglio sono stati conferiti i mandati a due primari head hunters per cercare gli asset manager per il fondo, e che il business plan prevede entro 1-2 anni di avere un organico di 40-50 persone. Allora mi chiedo: ma questi tempi complessivi sono fisiologici oppure ci sono difficoltà ed incongruenze che si è voluto ignorare finora? Ecco, questo è il dato politico, e mi ricorda sinistramente l’intera impalcatura del federalismo fiscale, del quale manca tutto, a partire dal mattoncino-base dei costi standard, oltre che definizione e portata della perequazione e delle modalità di destinazione del saldo di gestione dell’ente locale. Cioè (ripeto) TUTTO. Io mi domando e domando: perché il segno distintivo di questo governo paiono essere gli annunci epocali, a cui poi non seguono fatti o seguono solo con lentezza esasperante?
]]>«Se ci sono problemi per l’autorizzazione necessaria da parte di Bankitalia, forse è perché il modello su cui hanno trattato banche e Tesoro rischia di apparire più una scelta di risulta a favore di soggetti a cui le banche negano capitale, che un vero veicolo di mercato capace di scegliere i soggetti che razionalmente e internazionalmente è più utile sostenere, per i prodotti e le tecnologie di cui dispongono»
possa davvero rappresentare un indice puntato al mal-governo (o addirittura alla non competitività delle PMI italiane che si vedono erogare 65% dei finanziamenti alla grande impresa che realizza il 12% della produzione nazionale…Ed anche questo è l’esito di aspre diatribe corporativistiche, più che scelte autonome governative)…Indipendentemente da chi siederebbe all’Esecutivo.
Il credito è dato dalle banche. L’emissione monetaria è data dalla BCE. Se non si vuole puntare l’indice su chi, nei fatti, detiene la maggiore autonomia e discrezionalità nelle scelte di accesso al credito da parte delle imprese, con altrettanta onestà bisognerebbe non condannare chi, nei fatti, non ha il coltello dalla parte del manico…E credo che gli spread applicati in maniera dissociata agli odierni bassi tassi d’interesse del costo del denaro, la fine dei Tremonti-bond e le proposte di proroga di pagamento del debito delle banche agli imprenditori abruzzesi nel dopo terremoto, credo siano degli esempi.
…Potendomi sempre sbagliare…