Se non è allungare il brodo questo in vista delle prossime politiche !?
]]>i siti sono le aziende elettriche che li scelgono, lo stato dice le aree……esempio:
lo stato dice che in tutto il monferrato si può costruire una centrale nucleare (ma solo una, se non si vogliono mettere torri di refrigerazione, viste le quantità di liquido refrigerante disponibili), l’azienda elettrica deciderà se farla vicino casale, vicino a dove vuoi te. è così in tutto il mondo, lo stato decide le aree e chi costruisce decide il posto in particolare
«[...]Nel progetto nucleare la voce “spese” è peculiare perché implica un mix internazionale, ben diverso dal progetto solare che implica all’opposto un mix locale.[...]»
«[...]L’assunzione di responsabilità ovviamente vale in tutte le fasi del progetto ma diventa particolarmente importante nella fase finale di dismissione delle centrali. Nessuno dei politici che decidono oggi sarà vivo nel periodo della dismissione. La dismissione non è un lascito concettuale ma un ben preciso lascito fisico.[...]»
«[...]il problema delle responsabilità è enorme e inesplorato. Nei paesi in cui l’erogazione di energia elettronucleare è in opera già da diversi decenni, gli aspetti legali furono relegati alla struttura esistente del sistema assicurativo. Insomma alla legge civile. Con la comparsa di eventi implicanti l’intervento delle compagnie di assicurazione sono nati dei contenziosi che sono tuttora irrisolti. Il Diritto degli stati e il Diritto internazionale sono impreparati di fronte a problemi nei quali la variabili causa, effetto, tempo, quindi i concetti di proprietà e responsabilità, sono mal definiti. Per questo la tendenza è di sottomettere il nucleare civile al controllo militare [...]»
«[...]L’identificare denaro e consumo di una risorsa sotterranea invisibile, sulla quale è facile mentire, è proprio ciò che ha creato il denaro irreale, cioè la confusione economica presente. I pochi che detengono il potere per creare una cintura protettiva al denaro irreale si difenderanno durissimamente. La transizione di Pinocchio alla vita adulta può essere molto dolorosa per questo motivo.[...]»
(tratti da “Futuro Si, nucleare No”, Luigi Sertorio)
]]>non sono imprescindibili, sono uno sprone. quelli non sono poi soldi che gli usa DANNO alle aziende elettriche, ma soldi che sono STANZIATI per esse. se ci sono ritardi, se ci sono problemi di vario tipo (ordinano il vessel e la fonderia non riesce a consegnare il pezzo o deve chiudere per guasti e non può arrivare prima di 5 mesi ed il cantiere si ferma per 5 mesi, solo per dare una causa) o cambiano i regolamenti o le richieste (come succede in finlandia, ed è per questo che ci sono 3 anni di ritardi) allora lo stato fa una specie di “scambio” dei prestiti, risarcisce lei le banche o chi ha prestato i soldi e chiede lui i soldi indietro dalle aziende elettriche, questo per non far aumentare troppo i tassi e permettere alle aziende elettriche di essere cmq produttive economicamente. questi soldi quindi non sono DATI alle aziende elettriche, ma PRESTATI, con tassi di interesse anche fuorimercato (mi pare il 3%, ma forse me lo sto inventando, di solito per questi prestiti si fanno tassi al 5% circa cmq), ma cmq il cittadino non ci perde sicuramente…..ci guadagna dagli interessi e ci guadagna che ha una energia che non aumenta di prezzo a causa di una macchina che viene a costare molto di più.
se i primi loan non vengono utilizzati, e quindi tutte le centrali funzionano nei tempi previsti (in cina ad esempio hanno collegato alla rete una centrale con oltre un mese di anticipo ad esempio questo mese) è uno sprone per altre aziende elettriche per fare centrali, se vengono usati non sarà di certo un bene, ma ci sono perchè non diventi un male.
per il caso finlandese ad esempio, non è lo stato, non sono le banche (in misura minoritaria) ma sono le grandi aziende che consumano elettricità che hanno finanziato il reattore, e di contropartita riceveranno per tutta la vita operativa della centrale energia ad un prezzo di favore.
per lo stato italiano l’unica spesa è l’agenzia nucleare, il resto è tutto sulle spalle delle aziende elettriche (comprese reti di monitorizzazione, ma è l’agenzia nucleare che impone cosa mettere, e lei prende disposizioni dalla IAEA in merito per i requisiti minimi). se si vogliono fare dei loan anche qui è come per l’america, il cittadino non ci perde sicuramente, potresti anche non guadagnarci (se schizza l’inflazione o se il tasso è inferiore all’inflazione) ma di certo non ci perdi
]]>Sinceramente, trovo agghiacciante l’alternativa: Veronesi è un oncologo e la Gabanelli una giornalista. Tra tutti e due ne capiscono di nucleare come io della vita sessuale del topo-canguro.
Non sarebbe ora che anche in Italia si cominciasse a pensare che la responsabilità di una qualsiasi istituzione, a partire dalle strutture sanitarie e pubbliche in generale, debba necessariamente andare a chi ne abbia la competenza? Invece, come sempre, vince l’amicizia politica, la visibilità televisiva, ecc. ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Personalmente penso che il nucleare non sia la risposta ultima alle sempre crescenti richieste di energia a livello mondiale, se non come temporanea soluzione complementare a tecnologie più pulite. Se si volesse veramente e con impegno investire su queste ultime, il rimanente gap da coprire sarebbe minimo.
C’è da dire, però, che l’Italia merita un discorso a parte, per quanto riguarda il nucleare. Sinceramente non penso ci siano seri problemi di sicurezza legati al funzionamento delle centrali, ormai collaudate dal punto di vista tecnologico; i veri problemi di sicurezza sono costituiti dal fattore umano.
Costruire una centrale nucleare con materiali scadenti è redditizio, ma non produttivo: se crolla una palazzina, pazienza, l’amico politico ci verrà sempre incontro. Ma se cede una centrale nucleare non ci sarà più neppure l’amico politico, nel senso fisico dell’espressione.
E ancora, se le verifiche delle centrali stesse, invece che a persone competenti, vengono affidate all’amico consulente ‘esterno’, il risultato potrà presto essere sotto gli occhi di tutti, sempre che si abbiano ancora gli occhi per poterle vedere.
Questi sono i veri problemi, altro che oncologi o giornalisti.
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