Voglio dire: tutti i prodotti di monopolio hanno un costo. Non so quanti computer ha la pubblica amministrazione italiana, ma immagino tanti: 1 computer, 1 aggiornamento- +aggiornamenti, 1 costo, che moltiplicato per “tanto” mi sa che come risultato è “TANTO”.
http://www.softwarelibero.it/portale/legislazione.shtml
http://www.fainotizia.it/2010/07/05/il-software-libero-ha-bisogno-di-scelte-radicali
]]>Hai ragione, non c’è nessun risparmio automatico. Ma sulla questione in parte ti ha già risposto Mario. Evidentemente mettere le diverse soluzioni sullo stesso piano non è sufficiente, e molte amministrazioni dovrebbero quindi essere spinte a porsi il problema e giustificare le loro scelte alternative.
Ma il motivo principale per investire in software libero è quello di liberalizzare il mercato del software. Internet non ci sarebbe senza il software libero. Cosi’ come molte altre imprese di successo nel mondo digitale.
Il software libero è un commons, che consente innovazione senza dover chiedere permesso. E’ per questo il settore pubblico (pa locali, sanità, etc.) dovrebbe investirvi preferenzialmente i quasi 3 miliardi l’anno che investe nel settore IT e che costituisce circa il 15% del mercato.
Se ti interessa ne parlo oggi in un post: http://www.lucanicotra.org/emendamento-software-libero.
]]>Ha esattamente ragione piccola patria, riforme liberali in questo Paese ce ne potevano essere molte gia 15 anni fa, con i pacchetti di referendum che abbiamo presentato negli anni 90 e sinanche nel 2000, quando Berlusconi li defini’ “comunisti” e disse che li avrebbe fatti lui una volta al Governo. s’è visto….
C’era l’abrogazione del monopolio inail, del monopolio pubblico del servizio sanitario, quelli sul mercato del lavoro, sulle trattenute sindacali, sulla giustizia, sul finanziamento pubblico, sino anche all’abrogazione del sostituto d’imposta.
oggi il referendum l’hanno vietato, passerebbero solo quelli permessi dal regime.
speriamo di recuperare alla vita pubblica italiana questo strumento.
Sulle pensioni manca pero la proposta di legge Pannella-Ichino-Cazzola per la prosecuzione del rapporto di lavoro oltre i limiti legali di età
http://www.radicali.it/view.php?id=145320
quanto al softuare libero, non c’è un obbligo per la PA ma una indicazione di preferenza: se si vuole utilizzare uno proprietario, lo si puo fare ma lo si deve motivare.
La ragione è proprio economica, verso il prodotto meno costoso. Ogni anno province e comuni spendono circa 30 milioni di euro per Office, e le amministrazioni statali quasi il doppio.
è evidente che non c’è una scelta basata sulle necessità ma si tratta di spese fatte per default.
Sul resto, beh, c’è da approfondire e gli spunti del IBL sono sempre un tesoro per noi radicali.
a presto
Mario
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