un saluto
]]>PS Cmq io sono solo uno studente, non sono un grande esperto…sentiamo cosa dice Oscar…
]]>Detto questo vorrei darvi uno piccolo spunto di ulteriore dibattito:
@Microalfa: le sue argomentazioni sono filosofiche più economiche (se e fino al punto in cui è possibile distinguere le due discipline). Condivido appieno le riflessioni che fa sul potere. E sul fatto che i cittadini prediligano la sicurezza alla libertà non vi è dubbio. Vorrei chiederle tuttavia se si riferisce alla sicurezza economica o alla sicurezza fisica. Per quanto riguarda quest’ultima ben sappiamo che le dittature si sono instaurate sempre per imporre un ordine che non era più raggiungibile secondo la normale dialettica democratica. E in fin dei conti, a partire dalla democrazia degli antichi (e probabilmente neppure in quella), non si è mai assistito nei vari regimi che si sono alternati nella storia ad una prevalenza della libertà rispetto alla necessità di sicurezza (tranne particolarissimi e brevi esempi di semi anarchia). Ad un po’ di libertà bisogna rinunciare per vivere tranquilli, per poter conservare la proprietà privata e per far prevalere il diritto. Ma quale il limite? E’ questo il punto mi sembra… determinare gli esatti confini. E qui passiamo appunto a parlare della sicurezza economica… fino a che segno essa può diventare di competenza dello Stato? Per me è inevitabile che si operi un trade-off tra sicurezza e libertà. L’alternativa è la jungla. Il punto è stabilire (vecchio dibattito setteottocentesco) chi sia titolato a darci sicurezza e fino a che punto. La critica va bene, ma dovremmo sforzarci anche a trovare una risposta a questo enigma per proporre un’alternativa credibile.
@ Luca Salvarini: la sua riflessione è davvero interessante e senza dubbio è particolarmente “liberista”, nel senso migliore del termine. Se la concorrenza è lo strumento per creare un’evoluzione positiva nei soggetti che sono sul mercato, facendo sopravvivere i più efficienti, è evidente che coloro che non lo sono non hanno fatto altro che essere messi fuori dal gioco, secondo le regole stabilite in precedenza. Essi non dovrebbero subire grandi danni in quanto hanno contribuito a far funzionare meglio il sistema. Sono pienamente d’accordo. Forse se fosse meno oneroso (dal punto di vista tanto economico quanto morale) si fallirebbe senza arrivare ad assommare quantità enormi di debiti, cercando di fare l’impossibile per non cadere. Nel contempo come lei ritengo sbagliato non aver fatto fallire le banche, o quantomeno qualche banca in più. Inoltre sarebbe stato necessario fare almeno pagare loro pegno: è scandaloso (e contrario a qualsiasi regola economica) che i manager siano tornati a staccarsi superbonus, mentre solo i soldi pubblici, dei cittadini, sono riusciti a salvare le loro banche. Le notizie che giungono sono quelle di manovre speculative tanto azzardate quanto quelle che hanno provocato la crisi.
Per gli Stati è un discorso a sè. Perchè gli Stati sono un istituzione un po’ più complessa di un’azienda. Gli Stati hanno una loro parte economica e finanziaria, ma sono nel contempo il soggetto che fa le regole. Quale la soluzione? Se facciamo fantapolitica si potrebbero staccare le due. Creare un maxi-istituto pubblico che si dedichi agli interventi sull’economia e decida le spese e un altro che si occupi soltanto di fare le regole di raccogliere le entrate e di tenere in uno stato di pareggio o quasi i conti pubblici. Ma temo che anche in questo modo si creerebbe un caos. Cero che la sua idea di fare fallire gli stati mi sembra un po’… come dire… estrema. Se fallisce l’Italia non è che cambiamo Stato il giorno dopo.
Grazie