Il però ripeto che sarebbe interessante soffermarsi sull’altro ordine di problema: stante che esistono (non possono esistere: esistono già) due diversi circuiti di credito, bancario e “disintermediato”, in questo caso in Cina, il privato si è inserito in un segmento che a causa della regolamentazione le banche non possono coprire (quindi ci sarebbe un “errore” sul dimensionamento dell’usura?) oppure esiste una differenza di valutazione a priori del rapporto rischio rendimento? E in questo secondo caso, una delle due parti è in errore quindi assume un rischio non ripagato dal tasso? Alla Stiglitz: c’è asimmetria informativa tra banche e prestatori privati (chiaramente a svantaggio dei privati)?
Chiedo questo perché sicuramente non esiste una base pubblica di rating dei prenditori cui i privati prestatori possano attingere, e nel caso mi chiedo come i privati valutano il merito di credito… oppure le banche forniscono un mercato nero delle informazioni (e anche tanti strozzini, in Italia, individuano le prede grazie a segnalazioni di bancari compiacenti)?
Un’altra domanda che dovremmo porci, assieme a le altre cui Seminero direi ha già risposto, è: se il sistema bancario è “fuori gioco” in queste transazioni, sbaglia lui o sono i privati prestatori che misurano male il rischio di questi imprenditori? Oppure è il solo limite massimo di tasso che impedisce l’operatività bancaria, quindi la normativa è inadatta per il pricing corretto del rischio?
]]>Ferdinando, assolutamente d’accordo con te. Il mio riferimento alla tutela del credito, più che all’aspetto della quantificazione del contributo al costo del credito, era però volto soprattutto ad immaginare le modalità di recupero del credito, magari attraverso forme di violenza privata
Cito: “Sarebbe interessante, a questo proposito, approfondire se ed in che modo le famiglie prestatrici cinesi riescono a tutelare il proprio credito.”
Beh, penso che la forma di compensazione gia’ incorpori l’assenza di tutela legale (al di la’ del premio per il rischio di incappare in sanzioni per l’attivita’ illegale): se i tassi di interesse in questo mercato sono liberi, allora devono compensare anche per il rischio di default; in questo senso -adverse selection a parte – credo che il mercato funzioni bene anche senza “tutele” per i creditori.
Mi sembra interessante la conseguenza: i prestiti illegali hanno tassi piu’ alti di quelli di quelli che prevarrebbero in condizioni di libero mercato perche’ devono compensare per quei due fattori artificiali (rischio di sanzioni, assenza di tutela legale) al di la’ di tutto il resto (ad es., rischio di credito). In un certo senso, self-defeating in the first place.
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