Commenti a: Le regioni in rosso dovranno aumentare le tasse. E chiudere, finalmente, gli ospedali inutili /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/ diretto da Oscar Giannino Fri, 24 Dec 2010 00:30:31 +0100 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.1 Di: luca /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6651 luca Sat, 29 May 2010 19:52:12 +0000 /?p=5991#comment-6651 SCUSATE PER GLI ERRORI CHE HO MESSO QUA E LA' SONO UN Pò STANCO ALLA PROSSIMA SCUSATE PER GLI ERRORI CHE HO MESSO QUA E LA’ SONO UN Pò STANCO
ALLA PROSSIMA

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Di: luca /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6649 luca Sat, 29 May 2010 19:46:57 +0000 /?p=5991#comment-6649 Per quanto riguarda la sanità (quella della regione Lazio è commissariata) occorre che èresentino piano di rientro seri ed adeguati, nel caso di insuccesso, il governo,obblighi la regione a seguire un piano di riordino contabile nazionale Questo vale per tutte le altre regioni. Perchè tutte le volte che si parla di deficit si deve pensare come prima cosa ad aumentare le imposte? Si pensi prima alla riduzione dei costi della politica che è scandalosa! Per quanto riguarda la sanità (quella della regione Lazio è commissariata) occorre che èresentino piano di rientro seri ed adeguati, nel caso di insuccesso, il governo,obblighi la regione a seguire un piano di riordino contabile nazionale Questo vale per tutte le altre regioni. Perchè tutte le volte che si parla di deficit si deve pensare come prima cosa ad aumentare le imposte? Si pensi prima alla riduzione dei costi della politica che è scandalosa!

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Di: Giordano Masini /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6439 Giordano Masini Wed, 19 May 2010 10:38:21 +0000 /?p=5991#comment-6439 @gregorio. Io credo che stiamo facendo due discorsi paralleli, che hanno degli aspetti in comune: una cosa è il federalismo, o comunque la devoluzione di poteri e competenze più vicino al cittadino, una cosa è un criterio di responsabilità e merito nella gestione delle risorse pubbliche, in cui sia contemplata l'ipotesi che un ente possa anche fallire. In teoria, ma solo in teoria (come faceva notare Pietro), il federalismo dovrebbe favorire un utilizzo virtuoso delle risorse e una maggiore riconoscibilità della destinazione delle entrate fiscali. In teoria, però, meccanismi di trasparenza, responsabilità e merito nella gestione delle risorse pubbliche potrebbero produrre risultati positivi anche se applicati a livello nazionale. Ma sembra che l'introduzione di questi meccanismi non sia mai stata seriamente all'ordine del giorno, e che si preferisca affidare al federalismo una funzione di "panacea di tutti i mali". Quindi i tuoi timori sono assolutamente fondati. @gregorio. Io credo che stiamo facendo due discorsi paralleli, che hanno degli aspetti in comune: una cosa è il federalismo, o comunque la devoluzione di poteri e competenze più vicino al cittadino, una cosa è un criterio di responsabilità e merito nella gestione delle risorse pubbliche, in cui sia contemplata l’ipotesi che un ente possa anche fallire.
In teoria, ma solo in teoria (come faceva notare Pietro), il federalismo dovrebbe favorire un utilizzo virtuoso delle risorse e una maggiore riconoscibilità della destinazione delle entrate fiscali.
In teoria, però, meccanismi di trasparenza, responsabilità e merito nella gestione delle risorse pubbliche potrebbero produrre risultati positivi anche se applicati a livello nazionale.
Ma sembra che l’introduzione di questi meccanismi non sia mai stata seriamente all’ordine del giorno, e che si preferisca affidare al federalismo una funzione di “panacea di tutti i mali”. Quindi i tuoi timori sono assolutamente fondati.

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Di: gregorio /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6434 gregorio Tue, 18 May 2010 16:40:59 +0000 /?p=5991#comment-6434 Grazie Giordano. Un post ben scritto su un argomento alquanto complesso. Nell'animo sono a favore dell' occasione federale. Solo chi vive un problema da vicino, è invogliato a risolverlo ergo ad assumersene la responsabilità. Ci sono, tuttavia, 2 timori che avversano questa mia convinzione di fondo: 1. Siamo sicuri di trovare, in ambito provinciale o regionale, una classe dirigente locale all'altezza? Se, in ambito nazionale, 70% dei ns. ministri l'inglese lo parla male o poco, che grado di preparazione gestionale troveremo in provincia/regione? 2. Delegando gli acquisti di prodotti e servizi pubblici alla provincia/regione chi ne garantirà la miglior efficienza? Non si fomenterà ancor di più l’inclinazione storica di favorire le cricche, criminali e non? Bel dibattito! Grazie. Grazie Giordano. Un post ben scritto su un argomento alquanto complesso. Nell’animo sono a favore dell’ occasione federale. Solo chi vive un problema da vicino, è invogliato a risolverlo ergo ad assumersene la responsabilità. Ci sono, tuttavia, 2 timori che avversano questa mia convinzione di fondo:
1. Siamo sicuri di trovare, in ambito provinciale o regionale, una classe dirigente locale all’altezza? Se, in ambito nazionale, 70% dei ns. ministri l’inglese lo parla male o poco, che grado di preparazione gestionale troveremo in provincia/regione?
2. Delegando gli acquisti di prodotti e servizi pubblici alla provincia/regione chi ne garantirà la miglior efficienza? Non si fomenterà ancor di più l’inclinazione storica di favorire le cricche, criminali e non?

Bel dibattito! Grazie.

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Di: Giordano Masini /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6429 Giordano Masini Mon, 17 May 2010 12:36:44 +0000 /?p=5991#comment-6429 Il problema è complesso e credo che vada oltre le mie (scarse) competenze. Per quel che riguarda le dimensioni degli enti hai perfettamente ragione, tanto che quanto sento parlare di abolizione delle province mi verrebbe da dire che andrebbero abolite le regioni, piuttosto, e attribuiti alle province alcuni dei poteri regionali. Però è vero che certe dinamiche si possono riprodurre (e infatti si riproducono) a qualsiasi livello. Quando poi si considera moralmente legittimo usare delle risorse come salvagente, allora la cosa peggiora. Quindi più che un problema di dimensione è un problema di responsabilità: chiunque dovrebbe poter fallire, anche un sistema sanitario pubblico, di qualsiasi dimensione territoriale esso sia. Il cavallo di troia dell'espansione del potere politico, allora, più che la democrazia in sé, è stato il concetto di solidarietà, ben radicato nelle democrazie, soprattutto europee, che ha fornito l'alibi per coprire con i soldi dei contribuenti la cattiva politica delle rendite parassitarie e dei gruppi di pressione, come l'esempio che facevo più sopra: non mi posso più permettere l'ospedale a Acquapendente, ma mi devo inventare qualcosa per restituire ai suoi cittadini qualcosa, prima che s'incazzino, magari una succursale del liceo o la presidenza protempore della comunità montana, così magari si beccano qualche finanziamento e per qualche anno stanno buoni. Ma se ogni intervento a favore di un gruppo di pressione o una minoranza viene accettato dal resto della cittadinanza solo se a coloro che ne sono vittime vengono riconosciuti privilegi analoghi, non è detto che questo sia l'esito inevitabile della democrazia. Anzi, forse la democrazia è l'unico sistema che possiede gli anticorpi per evitare un esito del genere, quello della competizione delle idee, al quale non bisogna sottrarsi. Il problema è complesso e credo che vada oltre le mie (scarse) competenze.

Per quel che riguarda le dimensioni degli enti hai perfettamente ragione, tanto che quanto sento parlare di abolizione delle province mi verrebbe da dire che andrebbero abolite le regioni, piuttosto, e attribuiti alle province alcuni dei poteri regionali. Però è vero che certe dinamiche si possono riprodurre (e infatti si riproducono) a qualsiasi livello.

Quando poi si considera moralmente legittimo usare delle risorse come salvagente, allora la cosa peggiora. Quindi più che un problema di dimensione è un problema di responsabilità: chiunque dovrebbe poter fallire, anche un sistema sanitario pubblico, di qualsiasi dimensione territoriale esso sia.

Il cavallo di troia dell’espansione del potere politico, allora, più che la democrazia in sé, è stato il concetto di solidarietà, ben radicato nelle democrazie, soprattutto europee, che ha fornito l’alibi per coprire con i soldi dei contribuenti la cattiva politica delle rendite parassitarie e dei gruppi di pressione, come l’esempio che facevo più sopra: non mi posso più permettere l’ospedale a Acquapendente, ma mi devo inventare qualcosa per restituire ai suoi cittadini qualcosa, prima che s’incazzino, magari una succursale del liceo o la presidenza protempore della comunità montana, così magari si beccano qualche finanziamento e per qualche anno stanno buoni.

Ma se ogni intervento a favore di un gruppo di pressione o una minoranza viene accettato dal resto della cittadinanza solo se a coloro che ne sono vittime vengono riconosciuti privilegi analoghi, non è detto che questo sia l’esito inevitabile della democrazia. Anzi, forse la democrazia è l’unico sistema che possiede gli anticorpi per evitare un esito del genere, quello della competizione delle idee, al quale non bisogna sottrarsi.

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Di: Pietro M. /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6428 Pietro M. Mon, 17 May 2010 10:14:28 +0000 /?p=5991#comment-6428 Il problema che vedo nel "responsabilizzare gli enti locali" è che si trascurano i problemi di public choice a livello locale. Perché non concentriamo tutto il potere a livello dello stato centrale ed eliminiamo gli enti locali? Tra i tanti motivi, uno è che la public choice dimostra ampliamente che i metodi di scelta collettiva tendono a non funzionare, perché beneficiano i gruppi organizzati in grado di spostare voti contro gli interessi diffusi, perché prendono decisioni miopi, perché gli elettori non si informano e sono preda di credenze irrazionali, eccetera. Tutto ciò è un buon motivo per devolvere potere, ma verso chi? Ridurre l'estensione del potere risolve i problemi di public choice soltanto se questi dipendono da fattori che sono in gioco a livello nazionale ma non a livello locale. Il problema è che i problemi di public choice sono tanto forti a livello "Italia" quanto lo sono a livello "Comune di Roma". Infatti con 3.5 miloni di cittadini eterogenei il sistema politico non può funzionare egregiamente, e ci saranno gruppi di parassiti organizzati che otterranno privilegi a spese delle masse disorganizzate, esattamente come avviene a livello dello Stato italiano. Se c'è una differenza, è di grado: a livello locale c'è meno gente (meno "tragedy of the commons") e più omogeneità socio-economica. Ma questo impone semmai di dividere le scelte a livello di provincia, o di comune, o di municipio, e non a livello regionale. Le regioni sono stati, e funzionano male esattamente come gli stati: sono troppo grandi per prendere decisioni ragionevoli. Non c'è ragione di credere che la politica della Regione Lazio sarà migliore della politica del Governo Italiano. Poi c'è l'insieme dei metodi di controllo non democratici, cioè non elettorali. Un governo può essere forzato a prendere decisioni efficienti anche se i metodi di scelta colletiva non funzionano, perché i capitali o le persone possono scappare e quindi "votare con i piedi", perché i mercati finanziari possono far fallire gli enti politici, perché i contribuenti cercheranno di evadere dall'eccessiva pressione fiscale, perché i fornitori degli enti locali possono impugnare i loro crediti in tribunale contro di essi. Quindi è probabile che una piccola entità locale sia meglio di una entità politica nazionale perché più debole e maggiormente influenzabile tramite scelte individuali (che funzionano) anziché collettive (che non funzionano). Però anche qui c'è un problema di grado: se una regione può influenzare i tribunali o i mercati finanziari, o se è così grande che i costi del votare con i piedi sono notevoli, i sistemi di controllo non elettorali saranno inefficaci. Anche qui, c'è una differenza di grado, ma comuni e province e municipi sono relativamente preferibili alle regioni. Un ente politico con otto milioni di persone è sufficientemente potente da schermarsi dalle conseguenze delle proprie azioni. Il più grande problema politico della modernità è che la democrazia non è un metodo efficace per controllare i governanti: in due parole, non funziona. E, anzi, è stato il cavallo di troia dell'espansione scriteriata e inarrestabile del potere politico nell'ultimo secolo e mezzo. Prima di sperare che spezzettare gli stati in ministati sovrani sia la soluzione, occorre valutare ai margini quanto lo spezzettamento aumenta l'efficacia degli strumenti politici e nonpolitici di controllo dei governanti. Che le "regioni" siano sufficientemente piccole e impotenti da essere controllabili non è detto che sia vero. Forse è vero per l'Umbria e l Molise, ma difficilmente per il Lazio e la Toscana. Il problema che vedo nel “responsabilizzare gli enti locali” è che si trascurano i problemi di public choice a livello locale.

Perché non concentriamo tutto il potere a livello dello stato centrale ed eliminiamo gli enti locali?

Tra i tanti motivi, uno è che la public choice dimostra ampliamente che i metodi di scelta collettiva tendono a non funzionare, perché beneficiano i gruppi organizzati in grado di spostare voti contro gli interessi diffusi, perché prendono decisioni miopi, perché gli elettori non si informano e sono preda di credenze irrazionali, eccetera.

Tutto ciò è un buon motivo per devolvere potere, ma verso chi?

Ridurre l’estensione del potere risolve i problemi di public choice soltanto se questi dipendono da fattori che sono in gioco a livello nazionale ma non a livello locale. Il problema è che i problemi di public choice sono tanto forti a livello “Italia” quanto lo sono a livello “Comune di Roma”. Infatti con 3.5 miloni di cittadini eterogenei il sistema politico non può funzionare egregiamente, e ci saranno gruppi di parassiti organizzati che otterranno privilegi a spese delle masse disorganizzate, esattamente come avviene a livello dello Stato italiano. Se c’è una differenza, è di grado: a livello locale c’è meno gente (meno “tragedy of the commons”) e più omogeneità socio-economica. Ma questo impone semmai di dividere le scelte a livello di provincia, o di comune, o di municipio, e non a livello regionale.

Le regioni sono stati, e funzionano male esattamente come gli stati: sono troppo grandi per prendere decisioni ragionevoli. Non c’è ragione di credere che la politica della Regione Lazio sarà migliore della politica del Governo Italiano.

Poi c’è l’insieme dei metodi di controllo non democratici, cioè non elettorali. Un governo può essere forzato a prendere decisioni efficienti anche se i metodi di scelta colletiva non funzionano, perché i capitali o le persone possono scappare e quindi “votare con i piedi”, perché i mercati finanziari possono far fallire gli enti politici, perché i contribuenti cercheranno di evadere dall’eccessiva pressione fiscale, perché i fornitori degli enti locali possono impugnare i loro crediti in tribunale contro di essi. Quindi è probabile che una piccola entità locale sia meglio di una entità politica nazionale perché più debole e maggiormente influenzabile tramite scelte individuali (che funzionano) anziché collettive (che non funzionano).

Però anche qui c’è un problema di grado: se una regione può influenzare i tribunali o i mercati finanziari, o se è così grande che i costi del votare con i piedi sono notevoli, i sistemi di controllo non elettorali saranno inefficaci. Anche qui, c’è una differenza di grado, ma comuni e province e municipi sono relativamente preferibili alle regioni. Un ente politico con otto milioni di persone è sufficientemente potente da schermarsi dalle conseguenze delle proprie azioni.

Il più grande problema politico della modernità è che la democrazia non è un metodo efficace per controllare i governanti: in due parole, non funziona. E, anzi, è stato il cavallo di troia dell’espansione scriteriata e inarrestabile del potere politico nell’ultimo secolo e mezzo.

Prima di sperare che spezzettare gli stati in ministati sovrani sia la soluzione, occorre valutare ai margini quanto lo spezzettamento aumenta l’efficacia degli strumenti politici e nonpolitici di controllo dei governanti. Che le “regioni” siano sufficientemente piccole e impotenti da essere controllabili non è detto che sia vero. Forse è vero per l’Umbria e l Molise, ma difficilmente per il Lazio e la Toscana.

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Di: FB /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6420 FB Sat, 15 May 2010 20:07:35 +0000 /?p=5991#comment-6420 Sono d'accordissimo col ridurre la spesa sanitaria, però mi chiedo se chiudere gli ospedali dei piccoli centri sia sempre la strada giusta. A volte forniscono un servizio eccellente, ed hanno un'importanza sociale che va al di là del semplice servizio sanitario (se ad esempio la piccola cittadina è lontana da grossi centri, o se l'ospedale è ubicato bene così da servire anche località limitrofe, o se si tratta di una struttura relativamente moderna ed efficiente). Posso citare il caso di Marsciano (dove è da poco nato mio figlio) e Todi, in Umbria. Le due cittadine hanno due ospedali situati nei rispettivi centri urbani e, pur trattandosi di piccole strutture, sono puliti, efficienti, ben tenuti e offrono un buon servizio. Il progetto (temo già approvato e irrevocabile) è di chiudere entrambi per costruire un nuovo ospedale più grande a metà strada tra le due cittadine. Questo significherà costi ingenti per costruire la nuova struttura unica, che tra l'altro essendo a metà strada tra i due centri sarà anche più scomoda da raggiungere per gli utenti (con aggravio di costi per la collettività). Inoltre, gli edifici dei due ospedali precedenti verranno abbandonati e occorrerà trovare per essi un nuovo utilizzo. Io mi domando: non sarebbe stato meglio mantenere i due ospedali, magari solo con alcuni buoni reparti ciascuno, di modo da renderli complementari? Oppure chiudere uno dei due ospedali e potenziare l'altro, sfruttando una struttura già esistente (vincendo le prevedibili scaramucce campanilistiche)? Certo, così una certa politica potrà vantarsi di aver unificato due ospedali in uno. E si sarà goduta il bell'appalto per il nuovo ospedale. Sono d’accordissimo col ridurre la spesa sanitaria, però mi chiedo se chiudere gli ospedali dei piccoli centri sia sempre la strada giusta. A volte forniscono un servizio eccellente, ed hanno un’importanza sociale che va al di là del semplice servizio sanitario (se ad esempio la piccola cittadina è lontana da grossi centri, o se l’ospedale è ubicato bene così da servire anche località limitrofe, o se si tratta di una struttura relativamente moderna ed efficiente). Posso citare il caso di Marsciano (dove è da poco nato mio figlio) e Todi, in Umbria. Le due cittadine hanno due ospedali situati nei rispettivi centri urbani e, pur trattandosi di piccole strutture, sono puliti, efficienti, ben tenuti e offrono un buon servizio. Il progetto (temo già approvato e irrevocabile) è di chiudere entrambi per costruire un nuovo ospedale più grande a metà strada tra le due cittadine. Questo significherà costi ingenti per costruire la nuova struttura unica, che tra l’altro essendo a metà strada tra i due centri sarà anche più scomoda da raggiungere per gli utenti (con aggravio di costi per la collettività). Inoltre, gli edifici dei due ospedali precedenti verranno abbandonati e occorrerà trovare per essi un nuovo utilizzo. Io mi domando: non sarebbe stato meglio mantenere i due ospedali, magari solo con alcuni buoni reparti ciascuno, di modo da renderli complementari? Oppure chiudere uno dei due ospedali e potenziare l’altro, sfruttando una struttura già esistente (vincendo le prevedibili scaramucce campanilistiche)? Certo, così una certa politica potrà vantarsi di aver unificato due ospedali in uno. E si sarà goduta il bell’appalto per il nuovo ospedale.

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Di: La linea dell'inutile (Mauro) /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6419 La linea dell'inutile (Mauro) Sat, 15 May 2010 18:58:56 +0000 /?p=5991#comment-6419 ma sarei pronto a scommettere che quell'ospedale dell'articolo non verra' chiuso tanto presto, se la gente ci va non lo chiudera' nessuno ... ma sarei pronto a scommettere che quell’ospedale dell’articolo non verra’ chiuso tanto presto, se la gente ci va non lo chiudera’ nessuno …

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Di: Giordano Masini /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6418 Giordano Masini Sat, 15 May 2010 15:11:50 +0000 /?p=5991#comment-6418 @Dave. La questione è purtroppo molto delicata, perché oltre a riguardare la politica e i suoi bacini di consenso, riguarda anche le comunità locali e i loro equilibri sociali. Il problema non è solo quello di far quadrare i conti, ma di offrire servizi adeguati, e la strada dovrebbe essere quella di allontanare la politica e le pubbliche amministrazioni dalla gestione dei servizi e metterli in competizione tra loro. Altrimenti le comunità locali potrebbero avere la più che giustificata impressione che qualcuno prende la rete di rendite, protezioni e clientele legata ai servizi di bassa qualità e la trasferisce in un'altra località. Ed è quello che regolarmente succede: vi leviamo gli ambulatori della ASL, ma vi diamo la succursale del liceo scientifico, tanto per fare un esempio. E' un gioco a somma zero ma assolutamente troppo costoso. Diciamo che in questa occasione le amministrazioni regionali hanno la possibilità di "dare la colpa" ad altri (il ministero) di scelte che sarebbero state comunque inevitabili. Ma la strada è comunque molto più lunga e accidentata. @Dave. La questione è purtroppo molto delicata, perché oltre a riguardare la politica e i suoi bacini di consenso, riguarda anche le comunità locali e i loro equilibri sociali. Il problema non è solo quello di far quadrare i conti, ma di offrire servizi adeguati, e la strada dovrebbe essere quella di allontanare la politica e le pubbliche amministrazioni dalla gestione dei servizi e metterli in competizione tra loro. Altrimenti le comunità locali potrebbero avere la più che giustificata impressione che qualcuno prende la rete di rendite, protezioni e clientele legata ai servizi di bassa qualità e la trasferisce in un’altra località. Ed è quello che regolarmente succede: vi leviamo gli ambulatori della ASL, ma vi diamo la succursale del liceo scientifico, tanto per fare un esempio. E’ un gioco a somma zero ma assolutamente troppo costoso.
Diciamo che in questa occasione le amministrazioni regionali hanno la possibilità di “dare la colpa” ad altri (il ministero) di scelte che sarebbero state comunque inevitabili. Ma la strada è comunque molto più lunga e accidentata.

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Di: dave /2010/05/14/le-regioni-in-rosso-dovranno-aumentare-le-tasse-e-chiudere-finalmente-gli-ospedali-inutili/comment-page-1/#comment-6416 dave Sat, 15 May 2010 13:52:47 +0000 /?p=5991#comment-6416 Bell'articolo, bravo Giordano Masini. Anche se s'e' dimenticato di dire una cosa che, anche se a noi frequentatori del blog sembra ovvia, per l'uomo comune invece non e' cosi' evidente: l'ospedale di Acquapendente rappresenta un BACINO DI VOTI per l'amministrazione cittadina della citta'. Quindi chi s'impegna per salvarlo ha piu' probabilita' d'essere rieletto, mentre chi vuole chiuderlo (da Roma o da qualunque altro posto) perde un sacco di voti, d'amblé. Una situazione simile si sta creando anche qui in Liguria, ad esempio per l'ospedale Frugone di Busalla, a 25 km da Genova: http://bit.ly/9Xf6Ph (tra l'altro persino la foto dell'articolo e' un inganno: non si fanno operazioni chirurgiche in quell'ospedale di provincia, senza pazienti tutto l'anno!) Bell’articolo, bravo Giordano Masini.
Anche se s’e’ dimenticato di dire una cosa che, anche se a noi frequentatori del blog sembra ovvia, per l’uomo comune invece non e’ cosi’ evidente: l’ospedale di Acquapendente rappresenta un BACINO DI VOTI per l’amministrazione cittadina della citta’.
Quindi chi s’impegna per salvarlo ha piu’ probabilita’ d’essere rieletto, mentre chi vuole chiuderlo (da Roma o da qualunque altro posto) perde un sacco di voti, d’amblé.

Una situazione simile si sta creando anche qui in Liguria, ad esempio per l’ospedale Frugone di Busalla, a 25 km da Genova:
http://bit.ly/9Xf6Ph
(tra l’altro persino la foto dell’articolo e’ un inganno: non si fanno operazioni chirurgiche in quell’ospedale di provincia, senza pazienti tutto l’anno!)

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