1) Considerando il cordone ombelicale esistente tra le banche forti dell’area euro e la BCE, diventa già difficile pensare come una banca “venga lasciata fallire”…Più facile stabilirlo in USA, laddove la maggiore componente politica è maggiormente assorbita dalla FED.
2) Anch’io d’accordo sulle procedure di chapter 11, in caso di banche in difficoltà, ma sotto il controllo di un antitrust fatto ad hoc (tecnici economici e supervisione applicativa delle norme di un giudice) e senza la possibilità del soggetto banca, nel caso di applicazione nell’area euro, di ricorrere a leggi statali (poichè il chapter 11 è normativa federale).
3) I migliori requisiti di capitale per le banche dovrebbero essere semplicemente commisurati al rischio di operatività.
4) D’accordo con la libera fluttuazione delle valute.
5) Se si parte dal presupposto che gli istituti di credito operano in regime di libero mercato, cosiccome gli scambi commerciali tra Paesi sono effettuati tra loro stessi in autonomo accordo, non esiste alcun rischio di “contagio”…Quindi sono dell’idea che se uno Stato che promettesse una produttività considerata scettica (seppure fiancheggiato da parte di altri partner), non potrebbe beneficiare delle regole di un accordo comunitario tra Stati, assumendosi il rischio di andare in default. Come del resto fanno gli imprenditori quando chiedono prestiti alle banche.