Commenti a: Cinque domande e un libro sull’exit strategy /2010/05/11/cinque-domande-e-un-libro-sullexit-strategy/ diretto da Oscar Giannino Thu, 23 Dec 2010 22:10:13 +0100 hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.0.1 Di: Gianni Elia /2010/05/11/cinque-domande-e-un-libro-sullexit-strategy/comment-page-1/#comment-6411 Gianni Elia Sat, 15 May 2010 05:47:02 +0000 /?p=5981#comment-6411 Tutte queste domande hanno come risposta il ritorno al gold standard A parte comunque che un deficit della bilancia commerciale è automaticamente pareggiata da un'importazione di capitali Tutte queste domande hanno come risposta il ritorno al gold standard
A parte comunque che un deficit della bilancia commerciale è automaticamente pareggiata da un’importazione di capitali

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Di: michele penzani /2010/05/11/cinque-domande-e-un-libro-sullexit-strategy/comment-page-1/#comment-6381 michele penzani Wed, 12 May 2010 10:05:32 +0000 /?p=5981#comment-6381 Sono d'accordo con quanto redatto nell'articolo...Partendo dall'assunto che gli istituti di credito siano davvero in un contesto di libero scambio commerciale tra Paesi...Ma il concetto di "libero scambio", in una normativa estremamente articolata e disomogenea nell'interazione tra Stati, diventa un "contro"-senso, tanto più se si pensa al forte legame tra la politica e gli istituti preposti a controllare, mediare e talvolta indirizzare a priori l'operatività delle banche stesse, ove diventa complicato capire, nel concreto, chi controlla e chi debba essere controllato...Ma, in generale, soffermandomi sui punti esposti ed a mio modesto parere: 1) Considerando il cordone ombelicale esistente tra le banche forti dell'area euro e la BCE, diventa già difficile pensare come una banca "venga lasciata fallire"...Più facile stabilirlo in USA, laddove la maggiore componente politica è maggiormente assorbita dalla FED. 2) Anch'io d'accordo sulle procedure di chapter 11, in caso di banche in difficoltà, ma sotto il controllo di un antitrust fatto ad hoc (tecnici economici e supervisione applicativa delle norme di un giudice) e senza la possibilità del soggetto banca, nel caso di applicazione nell'area euro, di ricorrere a leggi statali (poichè il chapter 11 è normativa federale). 3) I migliori requisiti di capitale per le banche dovrebbero essere semplicemente commisurati al rischio di operatività. 4) D'accordo con la libera fluttuazione delle valute. 5) Se si parte dal presupposto che gli istituti di credito operano in regime di libero mercato, cosiccome gli scambi commerciali tra Paesi sono effettuati tra loro stessi in autonomo accordo, non esiste alcun rischio di "contagio"...Quindi sono dell'idea che se uno Stato che promettesse una produttività considerata scettica (seppure fiancheggiato da parte di altri partner), non potrebbe beneficiare delle regole di un accordo comunitario tra Stati, assumendosi il rischio di andare in default. Come del resto fanno gli imprenditori quando chiedono prestiti alle banche. Sono d’accordo con quanto redatto nell’articolo…Partendo dall’assunto che gli istituti di credito siano davvero in un contesto di libero scambio commerciale tra Paesi…Ma il concetto di “libero scambio”, in una normativa estremamente articolata e disomogenea nell’interazione tra Stati, diventa un “contro”-senso, tanto più se si pensa al forte legame tra la politica e gli istituti preposti a controllare, mediare e talvolta indirizzare a priori l’operatività delle banche stesse, ove diventa complicato capire, nel concreto, chi controlla e chi debba essere controllato…Ma, in generale, soffermandomi sui punti esposti ed a mio modesto parere:

1) Considerando il cordone ombelicale esistente tra le banche forti dell’area euro e la BCE, diventa già difficile pensare come una banca “venga lasciata fallire”…Più facile stabilirlo in USA, laddove la maggiore componente politica è maggiormente assorbita dalla FED.
2) Anch’io d’accordo sulle procedure di chapter 11, in caso di banche in difficoltà, ma sotto il controllo di un antitrust fatto ad hoc (tecnici economici e supervisione applicativa delle norme di un giudice) e senza la possibilità del soggetto banca, nel caso di applicazione nell’area euro, di ricorrere a leggi statali (poichè il chapter 11 è normativa federale).
3) I migliori requisiti di capitale per le banche dovrebbero essere semplicemente commisurati al rischio di operatività.
4) D’accordo con la libera fluttuazione delle valute.
5) Se si parte dal presupposto che gli istituti di credito operano in regime di libero mercato, cosiccome gli scambi commerciali tra Paesi sono effettuati tra loro stessi in autonomo accordo, non esiste alcun rischio di “contagio”…Quindi sono dell’idea che se uno Stato che promettesse una produttività considerata scettica (seppure fiancheggiato da parte di altri partner), non potrebbe beneficiare delle regole di un accordo comunitario tra Stati, assumendosi il rischio di andare in default. Come del resto fanno gli imprenditori quando chiedono prestiti alle banche.

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Di: alfredo di francesco /2010/05/11/cinque-domande-e-un-libro-sullexit-strategy/comment-page-1/#comment-6377 alfredo di francesco Tue, 11 May 2010 15:52:18 +0000 /?p=5981#comment-6377 Ho letto il pezzo, e le cinque domande. Azzardo le cinque risposte. 1 – Nazionalizzare le banche in difficoltà, per salvare i risparmiatori, non è saggio: significa spalmare gli errori (quando non anche le frodi) dei relativi amministratori sulla collettività. Intanto i furbi hanno già goduto dei proventi. 2 – La banche in difficoltà, ed anche quelle che lasciano ragionevolmente supporre difficoltà a breve, andrebbero messo in amministrazione controllata, per un periodo prefissato, da parte dello Stato, magari tramite la sua banca centrale; se la situazione è davvero pesante, i controllori, che sono terzi, e quindi privi di interesse diretto, potrebbero concordare accettabili percentuali di recupero capitale per l’uscita dei risparmiatori (azioni risparmio, obbligazioni, depositi). Se la situazione non è sanabile, alla fine la messa in liquidazione della banca ricadrebbe solo sugli azionisti. 3 – L’esperienza “dovrebbe” insegnare. Non è possibile il ritorno alla separazione tra banche commerciali e banche di investimento; con la scarsa redditività attuale, e presumibilmente futura, dei tassi di interesse, i costi per mantenere aperti gli sportelli sarebbero difficili da compensare. Considerato che nella UE ormai le filiali delle banche delle varie nazioni si incrociano un po’ dappertutto, come ubicazione (e quote di capitale a monte), un organismo unico (BCE? oppure un suo delegato) dovrebbe provvedere all’assegnazione e controllo di vari e diversificati plafond per raccolta fondi, aperture di credito, gestione e posizionamento sul mercato di titoli di credito eccetera per le singole banche; da controllare, in particolare, le filiali che una banca ha al di fuori della sua nazione di origine. Infatti, per qualche subdola manovra politica di un singolo stato nei confronti di un altro, una banca potrebbe “inquinare” i mercati di un’altra nazione attraverso le sue filiali estere con immissione di titoli non molto affidabili su un singolo mercato. 4 – Opterei per la proposta finale, ossia il megaaccordo. Però, poiché si è potuto osservare la gestione senza scrupoli dei marcati da parte cinese, sarebbe ragionevole un mega accordo solo tra UE e USA, per il cambio euro/dollaro, fissando paletti e parametri di oscillazione legati ai rispettivi Pil. Sarebbe il caso, da parte della UE, di pagare un piccolo scotto; in cambio ne guadagnerebbe sullo yuan, considerato il peso e le azioni di forza sulle bilance commerciali che Ue e Usa insieme possono esercitare sulla Cina. E considero importante trovare una soluzione in tempi rapidi a questo quesito, considerata la velocità di penetrazione a tutto tondo sui mercati da parte della Cina. 5 – Con una corretta applicazione dei controlli preventivi come da risposta 3, il rischio di default di un singolo stato, per quanto attiene gli aspetti finanziari, sarebbe bassissimo; rimarrebbe però legato alla sua capacità produttiva; a tutt’oggi in effetti, manca una armonizzazione, all’interno della Ue, delle problematiche legate alla produzione; ad esempio, non si può litigare solo sulle quote latte o su singoli aspetti delle varie economie nazionali. Nella Unione Europea ci si è preoccupati sinora dell’aspetto legato all’euro, e forse si è dimenticato che una moneta è solo un valore teorico di scambio, e non un bene effettivo. Ho letto il pezzo, e le cinque domande. Azzardo le cinque risposte.
1 – Nazionalizzare le banche in difficoltà, per salvare i risparmiatori, non è saggio: significa spalmare gli errori (quando non anche le frodi) dei relativi amministratori sulla collettività. Intanto i furbi hanno già goduto dei proventi.
2 – La banche in difficoltà, ed anche quelle che lasciano ragionevolmente supporre difficoltà a breve, andrebbero messo in amministrazione controllata, per un periodo prefissato, da parte dello Stato, magari tramite la sua banca centrale; se la situazione è davvero pesante, i controllori, che sono terzi, e quindi privi di interesse diretto, potrebbero concordare accettabili percentuali di recupero capitale per l’uscita dei risparmiatori (azioni risparmio, obbligazioni, depositi). Se la situazione non è sanabile, alla fine la messa in liquidazione della banca ricadrebbe solo sugli azionisti.
3 – L’esperienza “dovrebbe” insegnare. Non è possibile il ritorno alla separazione tra banche commerciali e banche di investimento; con la scarsa redditività attuale, e presumibilmente futura, dei tassi di interesse, i costi per mantenere aperti gli sportelli sarebbero difficili da compensare. Considerato che nella UE ormai le filiali delle banche delle varie nazioni si incrociano un po’ dappertutto, come ubicazione (e quote di capitale a monte), un organismo unico (BCE? oppure un suo delegato) dovrebbe provvedere all’assegnazione e controllo di vari e diversificati plafond per raccolta fondi, aperture di credito, gestione e posizionamento sul mercato di titoli di credito eccetera per le singole banche; da controllare, in particolare, le filiali che una banca ha al di fuori della sua nazione di origine. Infatti, per qualche subdola manovra politica di un singolo stato nei confronti di un altro, una banca potrebbe “inquinare” i mercati di un’altra nazione attraverso le sue filiali estere con immissione di titoli non molto affidabili su un singolo mercato.
4 – Opterei per la proposta finale, ossia il megaaccordo. Però, poiché si è potuto osservare la gestione senza scrupoli dei marcati da parte cinese, sarebbe ragionevole un mega accordo solo tra UE e USA, per il cambio euro/dollaro, fissando paletti e parametri di oscillazione legati ai rispettivi Pil. Sarebbe il caso, da parte della UE, di pagare un piccolo scotto; in cambio ne guadagnerebbe sullo yuan, considerato il peso e le azioni di forza sulle bilance commerciali che Ue e Usa insieme possono esercitare sulla Cina. E considero importante trovare una soluzione in tempi rapidi a questo quesito, considerata la velocità di penetrazione a tutto tondo sui mercati da parte della Cina.
5 – Con una corretta applicazione dei controlli preventivi come da risposta 3, il rischio di default di un singolo stato, per quanto attiene gli aspetti finanziari, sarebbe bassissimo; rimarrebbe però legato alla sua capacità produttiva; a tutt’oggi in effetti, manca una armonizzazione, all’interno della Ue, delle problematiche legate alla produzione; ad esempio, non si può litigare solo sulle quote latte o su singoli aspetti delle varie economie nazionali. Nella Unione Europea ci si è preoccupati sinora dell’aspetto legato all’euro, e forse si è dimenticato che una moneta è solo un valore teorico di scambio, e non un bene effettivo.

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Di: Claudio /2010/05/11/cinque-domande-e-un-libro-sullexit-strategy/comment-page-1/#comment-6375 Claudio Tue, 11 May 2010 14:49:12 +0000 /?p=5981#comment-6375 Finché a prevalere saranno i nazionalismi avere una moneta unica sarà solo una palla al piede, l'Europa viene vista sempre di più come una entità ostile e/o aliena proprio adesso che l'unione politica sembrerebbe una soluzione per i mali europei. Prima che un paese possa rovinarsi da solo andrebbe "commissariato" in quanto manifestamente incapace di governarsi. Finché a prevalere saranno i nazionalismi avere una moneta unica sarà solo una palla al piede, l’Europa viene vista sempre di più come una entità ostile e/o aliena proprio adesso che l’unione politica sembrerebbe una soluzione per i mali europei.
Prima che un paese possa rovinarsi da solo andrebbe “commissariato” in quanto manifestamente incapace di governarsi.

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