Si, hai ragione Luca. Comprandolo dall’Apple store sei obbligato a sottoscrivere, contestualmente (ma questa è una condizione entrata in vigore dopo che si sono resi conto che molti europei acquistavano il prodotto in america per poi utilizzarlo in europa/Italia), il contratto con la AT&T.
Da quel che so è possibile comprarlo, solo per i cittadini americani, e poi rescindere il contratto con AT&T pagando 175 dollari di penale portando quindi il costo complessivo degli apparecchi rispettivamente a 374 e 474 (contro i 784 e 915 italiani).
Il mio consiglio è ovviamente di non farlo perchè: è illegale(e già questo dovrebbe bastare) ed il cellulare non è utilizzabile in Italia/Europa.
Ciò premesso, resta a mio avviso evidente che i costi per i cittadini europei -ed italiani in particolar modo- siano maggiorati rispetto a quelli dei cugini americani. Vogliamo ingannarci dicendo che è solo un problema d’IVA? Vogliamo dire che è solo un problema di costi di trasporto delle merci?
O dovremmo, più verosimilmente, dirci chiaramente che nel nostro paese -come in altri- il costo della vita e di molti prodotti è inspiegabilmente più alto e la cosa, soprattutto se dovessimo ricominciare a contenere le spese statali, non è più sostenibile?
Ho portato l’esempio dell’ Iphone, effettivamente non dei più felici, ma avrei potuto parlare anche della differenza di costi dei farmaci tra l’Italia e gli altri paesi europei, o di altri esempi che sono certo ognuno di noi potrebbe trovare.
Ci vogliamo rendere conto, una volta per tutte, che in Italia si buttano -immotivatamente- risorse per prodotti che all’estero costano anche la metà?
Per Stefano: I salari italiani sono mediamente più bassi (a causa della tassazione) se li confronti con quelli dei paesi industrializzati (europa+USA+Giappone) ma sono alti se li confronti con tutti i paesi che in questo momento nel mondo stanno crescendo (BRIC).
La cosa importante, dal mio punto di vista, non è quanto alto -o basso- sia uno stipendio in senso assoluto, la cosa importante è il potere d’acquisto che uno stipendio ha.
Fino ad oggi abbiamo avuto una moneta fortissima rispetto alle altre ma non ho visto nessun beneficio in termini di potere d’acquisto -esclusa la scelta di vie illegali (vedi sopra) per acquistare i beni.
Questa globalizzazione da un lato ci mette in competizione con i paesi di tutto il mondo (con tutti gli svantaggi sul costo del lavoro e sulla disoccupazione che conosciamo) dall’altro non permette al cittadino di acquistare i beni dove più gli conviene per l’insorgere di mille problematiche (validità delle garanzie solo nei paesi in cui si è acquistato il prodotto, comportamenti opportunistici da parte delle aziende produttrici, etc.)
Le soluzioni solo quelle che ho scritto, perchè altre non ne vedo. Svalutare la moneta (ammesso che sia possibile) o deflazionare (o disinflazionare a seconda della vostra sensibilità sul tema) il sistema riducendo contemporaneamente le spese degli stati (cominciando dagli stipendi dei politici, dalle loro pensioni, dall’abbassamento dei rimborsi elettorali etc.) per non gravare troppo sul debito pubblico.
Io propendo per la seconda scelta anche se mi rendo conto che sia molto dolorosa.
Sarà in grado il Governo Berlusconi di fare una riforma che abbassi i costi dello stato cominciando dai costi della politica? Non credo proprio. Sarei felice se Silvio riuscisse a smentirmi
L’esempio riportato, però, non è dei più felici. L’iPhone americano costa di meno perchè bisogna obbligatoriamente stipulare un contratto biennale con AT&T.
]]>Io direi che i salari troppo alti che abbiamo in europa ci fanno perdere competitività rispetto alla moneta più sottovalutata -per volere politico- del mondo che è lo yuan.
Non c’è dubbio che con salari così alti in europa non si cresce. Ce l’ha insegnato, o almeno avrebbe dovuto, la storia dell’Italia degli ultimi 10 anni.
Inoltre, non si capisce perchè in europa tutto costi,immotivatamente, di più. Prendiamo, per esempio, la spropositata differenza di costo tra un iphone americano ed un iphone italiano acquistato sullo stesso sito della Apple:
In america un iphone 3 GS costa 199 o 299 dollari (a seconda che si scelga la versione 16 GB o 32GB), in Italia, invece, per gli stessi identici prodotti si paga dai 599 ai 699 euro (che con il cambio, di oggi, ad 1,31 equivalgono a 784 e 915 dollari).
Qui i link dell’apple store:
http://www.apple.com/iphone/compare-iphones/
http://store.apple.com/it/browse/home/shop_iphone/family/iphone?mco=MTE2NTQ
In pratica, il prodotto americano costa meno di 1/3 di quello italiano.
Vi prego, non ditemi che questa differenza di costi è giustificabile in qualche maniera (iva o altre fesserie simili) perchè è impossibile. L’europa è semplicemente considerata, a livello mondiale, una vacca da mungere e quello di Steve Jobs insieme alla probabile complicità delle compagnie telefoniche nostrane è solo un esempio.
A questo punto le soluzioni da mettere in pratica possono essere due:
1) una sana deflazione che verrà dall’abbassamento degli stipendi europei (anche se questo comporterà un problema debito pubblico soprattutto per noi italiani ed in generale per i PIIGS) che mi sembra sia la strada scelta dall’europa (e dalla Germania che in questo momento è l’unico paese che detta legge in europa).
La definirei una scelta molto difficile da intraprendere ma senza dubbio virtuosa
2) utilizzare politiche di stimolo all’economia keynesiane aumentando a dismisura i debiti pubblici per far ripartire la macchina economica senza disdegnare la possibilità di svalutare la moneta al momento opportuno (orientamento scelto da Obama per gestire la crisi negli USA e che l’Italia ha utilizzato per anni prima del semicollasso degli anni 1992-1994).
Scelta più facile rispetto alla precedente ma anche più rischiosa nel medio periodo
Non c’è dubbio, secondo chi scrive, che un appiatimento degli squilibri monetari mondiali potrebbe portare finalmente l’europa all’uscita dalla crisi e ad una sana crescita del PIL ad oggi anemica (a tutto svantaggio dei paesi BRIC che per troppo tempo hanno goduto di questa situazione).
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