Commenti a: Fisco, le due premesse che mancano /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/ diretto da Oscar Giannino Thu, 29 Apr 2010 09:55:38 +0200 http://wordpress.org/?v=2.9.2 hourly 1 Di: stefano /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-6039 stefano Sat, 17 Apr 2010 20:54:02 +0000 /?p=5641#comment-6039 Caro Giannino, concordo con quanto dice Fabio Fazzo, in effetti una iniezione di tale proporzioni di beni immobili sul mercato, non può che abbassarne il prezzo. Forse facendo le vendite in maniera oculata, si potrebbe risparmiare almeno sulle spese di gestione di detti immobili, sarebbe già un risultato. Però, tanto per chiarire, nella zona in cui abito io (Ovest vicentino), il mercato non si muove, per cui non so a chi si potrebbe vendere. Alle banche forse, visto che quelle praticamente non pagano tasse, o ne pagano poche, e i soldi se non li hanno li inventano. Per quanto riguarda il calo delle tasse ho l'impressione che i nostri cari politici siano per lo più impegnati a "passà a nuttata", e che chi arriva dopo si arrangi. E non da ora. Per cui già farei i salti di gioia se semplificassero legislazione e sistema tributario, il che sarebbe già un bel risparmio, non trova? Ma anche questo temo sia pura utopia, perché se la gente riuscisse a capire quanto costa questo "welfare" farebbe una rivoluzione domattina di buon'ora (cfr. Fidenato con la lotta al sostituto d'imposta). Ragion per cui non cambierà una virgola fino a quando non ci saranno diffusi disordini sociali (tra 10-15 anni). Faccio a tutti i migliori auguri che non sia così. Caro Giannino, concordo con quanto dice Fabio Fazzo, in effetti una iniezione di tale proporzioni di beni immobili sul mercato, non può che abbassarne il prezzo.
Forse facendo le vendite in maniera oculata, si potrebbe risparmiare almeno sulle spese di gestione di detti immobili, sarebbe già un risultato.
Però, tanto per chiarire, nella zona in cui abito io (Ovest vicentino), il mercato non si muove, per cui non so a chi si potrebbe vendere. Alle banche forse, visto che quelle praticamente non pagano tasse, o ne pagano poche, e i soldi se non li hanno li inventano.
Per quanto riguarda il calo delle tasse ho l’impressione che i nostri cari politici siano per lo più impegnati a “passà a nuttata”, e che chi arriva dopo si arrangi. E non da ora.
Per cui già farei i salti di gioia se semplificassero legislazione e sistema tributario, il che sarebbe già un bel risparmio, non trova?
Ma anche questo temo sia pura utopia, perché se la gente riuscisse a capire quanto costa questo “welfare” farebbe una rivoluzione domattina di buon’ora (cfr. Fidenato con la lotta al sostituto d’imposta). Ragion per cui non cambierà una virgola fino a quando non ci saranno diffusi disordini sociali (tra 10-15 anni).
Faccio a tutti i migliori auguri che non sia così.

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Di: Fabio Fazzo /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5999 Fabio Fazzo Thu, 15 Apr 2010 10:21:53 +0000 /?p=5641#comment-5999 Caro Giannino la Sua proposta di dismissione massiccia del patrimonio pubblico (che ogni tanto viene fuori) è interessantssma ma, proprio per questo, anderbbe meglio dettagliata. Le pongo due quesiti cui spero Lei abbia il tempo (la cortesia non le manca di certo) di rispondere. 1) a chi vendiamo 300-400 mld di patrimonio pubblico e come (dato che un eccesso improvviso di offerta potrebbe determinare una forte diminuzione dei prezzi)? Non mi pare che in passato (ad esempio) le dismissioni immobiliari abbiano reso granchè. 2) in cosa consiste il "ciò che attualmente è pubblico di nome perché gestito con dipendenti, retribuzioni e acquisti pubblici, mentre dovrebbe restare pubblico solo di fatto perché invigilato dal pubblico, ma organizzato e gestito da privati, fuori dal perimetro del bilancio dello Stato"? e come si fa a ridurlo, invogliando i privati a farsene carico? Le utilities più lucrose (telefoni, energia, autostrade) sono già finite ai privati. Restano acqua (c'è già la legge), i servizi pubblici locali (che non mi paiono granchè attraenti), le poste (dove c'è già libera concorrenza mentre l'operatore pubblico oggi funziona abbastanza bene e produce utili per lo Stato), le ferrovie, che sono economicamente interessanti solo per i servizi ad alto valore aggiunto i quali peraltro richiedono pesantissimi investimenti iniziali da parte dello Stato e la Sanità che, gira e rigira, pubblica o provata, sempre a pantalone costa, persino negli USA. Caro Giannino la Sua proposta di dismissione massiccia del patrimonio pubblico (che ogni tanto viene fuori) è interessantssma ma, proprio per questo, anderbbe meglio dettagliata. Le pongo due quesiti cui spero Lei abbia il tempo (la cortesia non le manca di certo) di rispondere.
1) a chi vendiamo 300-400 mld di patrimonio pubblico e come (dato che un eccesso improvviso di offerta potrebbe determinare una forte diminuzione dei prezzi)? Non mi pare che in passato (ad esempio) le dismissioni immobiliari abbiano reso granchè.
2) in cosa consiste il “ciò che attualmente è pubblico di nome perché gestito con dipendenti, retribuzioni e acquisti pubblici, mentre dovrebbe restare pubblico solo di fatto perché invigilato dal pubblico, ma organizzato e gestito da privati, fuori dal perimetro del bilancio dello Stato”? e come si fa a ridurlo, invogliando i privati a farsene carico? Le utilities più lucrose (telefoni, energia, autostrade) sono già finite ai privati. Restano acqua (c’è già la legge), i servizi pubblici locali (che non mi paiono granchè attraenti), le poste (dove c’è già libera concorrenza mentre l’operatore pubblico oggi funziona abbastanza bene e produce utili per lo Stato), le ferrovie, che sono economicamente interessanti solo per i servizi ad alto valore aggiunto i quali peraltro richiedono pesantissimi investimenti iniziali da parte dello Stato e la Sanità che, gira e rigira, pubblica o provata, sempre a pantalone costa, persino negli USA.

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Di: w.v.longhi /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5996 w.v.longhi Thu, 15 Apr 2010 08:02:57 +0000 /?p=5641#comment-5996 Il ragionamento filava a prescindere dalle cifre. è sempre un piacere leggere le sue riflessioni, zero più, zero meno. la chiarezza delle idee sopravanza gli stessi fatti, alle volte. Il ragionamento filava a prescindere dalle cifre. è sempre un piacere leggere le sue riflessioni, zero più, zero meno. la chiarezza delle idee sopravanza gli stessi fatti, alle volte.

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Di: Oscar Giannino /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5992 Oscar Giannino Wed, 14 Apr 2010 23:50:05 +0000 /?p=5641#comment-5992 @longhi: grazie della correzione, per una terribile e inescusabile svista dovuta alla tarda ora in cui sc rivevo ieri e all'ottundimento mentale che è solo mio, ho accresciuto per errore alla terza le cifre del debito pubblico della manovra di dismissioni patrimoniali pubbliche. ho provveduto a correggere e scusate tutti, il ragionamento filava ma chi sbaglia le cifre sbaglia tutto @longhi: grazie della correzione, per una terribile e inescusabile svista dovuta alla tarda ora in cui sc rivevo ieri e all’ottundimento mentale che è solo mio, ho accresciuto per errore alla terza le cifre del debito pubblico della manovra di dismissioni patrimoniali pubbliche. ho provveduto a correggere e scusate tutti, il ragionamento filava ma chi sbaglia le cifre sbaglia tutto

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Di: LightQuantum /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5990 LightQuantum Wed, 14 Apr 2010 20:09:24 +0000 /?p=5641#comment-5990 Insomma... meno stato, più mercato. C'è arrivata pure Cuba in questi giorni. Insomma… meno stato, più mercato. C’è arrivata pure Cuba in questi giorni.

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Di: Michele Penzani /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5989 Michele Penzani Wed, 14 Apr 2010 19:30:18 +0000 /?p=5641#comment-5989 Sono d'accordo con Lei Oscar...E i due capitoli elencati sono convincenti. Quello che oggigiorno mi preoccupa -che lo ritengo anche una delle cause che inducono la staticità di Tremonti, al di là delle convinzioni del ministro- è anche il percorso dei consumi (degli italiani), che lo vedo troppo "inficiato" dal circolo vizioso dell'apparente rincorsa ai prezzi al ribasso indotto dalla grande distribuzione. Apparente perchè essa impone produzione, consumi e prezzi a consumatori e fornitori (e quindi determina il potere di acquisto), avendo "le mani molto più libere" in termini di aliquote fiscali e circolazione del credito, rispetto al resto delle realtà commerciali, che paradossalmente sono considerati fiscalmente "il normale", ma che in peso non sono la maggioranza. E questo solo a livello commerciale...Ma quanto questa realtà ha davvero peso statistico in posti di lavoro (il nuovo proletariato), reddito pro-capite e capacità di creare consumi oggigiorno, rispetto al passato? Se nelle entrate al netto di ogni italiano, si escludono le voci di "uscita" che riguardano le spese correnti di gestione (bollette), il risparmio e di mutuo immobiliare (o locazione), il resto si riassume nella voce commerciale (auto comprese)...E nell'analisi del percorso di questa "uscita", credo, ci sia una un libero mercato piuttosto chiuso e tendente all'implosione. Sembrerebbe banalmente sproporzionato il concetto sopra scritto rispetto all'oggetto, ma ritengo quello dei consumi un aspetto che determina equilibri economici più complessi, e che contribuisce negativamente insieme all'organizzazione pressochè corporativistica del mondo del lavoro italiano in genere (per la quale anche il sindacato ha le sue note responsabilità). Che la volontà di un federalismo fiscale, con il voto di queste regionali, possa far maturare negli amministratori una maggior responsabilità circa la gestione delle proprie riscossioni tributarie è un'auspicio. Ma, secondo il mio punto di vista, è che tutto passa per la voglia di chi "introita molto" a chiudere i rubinetti verso chi non gestisce bene...E questo "egoismo" -per qualcuno- o "lecito interesse" -per altri- sarà, credo, la molla per una scossa. Sono d’accordo con Lei Oscar…E i due capitoli elencati sono convincenti.
Quello che oggigiorno mi preoccupa -che lo ritengo anche una delle cause che inducono la staticità di Tremonti, al di là delle convinzioni del ministro- è anche il percorso dei consumi (degli italiani), che lo vedo troppo “inficiato” dal circolo vizioso dell’apparente rincorsa ai prezzi al ribasso indotto dalla grande distribuzione. Apparente perchè essa impone produzione, consumi e prezzi a consumatori e fornitori (e quindi determina il potere di acquisto), avendo “le mani molto più libere” in termini di aliquote fiscali e circolazione del credito, rispetto al resto delle realtà commerciali, che paradossalmente sono considerati fiscalmente “il normale”, ma che in peso non sono la maggioranza. E questo solo a livello commerciale…Ma quanto questa realtà ha davvero peso statistico in posti di lavoro (il nuovo proletariato), reddito pro-capite e capacità di creare consumi oggigiorno, rispetto al passato? Se nelle entrate al netto di ogni italiano, si escludono le voci di “uscita” che riguardano le spese correnti di gestione (bollette), il risparmio e di mutuo immobiliare (o locazione), il resto si riassume nella voce commerciale (auto comprese)…E nell’analisi del percorso di questa “uscita”, credo, ci sia una un libero mercato piuttosto chiuso e tendente all’implosione.
Sembrerebbe banalmente sproporzionato il concetto sopra scritto rispetto all’oggetto, ma ritengo quello dei consumi un aspetto che determina equilibri economici più complessi, e che contribuisce negativamente insieme all’organizzazione pressochè corporativistica del mondo del lavoro italiano in genere (per la quale anche il sindacato ha le sue note responsabilità).
Che la volontà di un federalismo fiscale, con il voto di queste regionali, possa far maturare negli amministratori una maggior responsabilità circa la gestione delle proprie riscossioni tributarie è un’auspicio. Ma, secondo il mio punto di vista, è che tutto passa per la voglia di chi “introita molto” a chiudere i rubinetti verso chi non gestisce bene…E questo “egoismo” -per qualcuno- o “lecito interesse” -per altri- sarà, credo, la molla per una scossa.

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Di: AndreaPN /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5988 AndreaPN Wed, 14 Apr 2010 18:32:03 +0000 /?p=5641#comment-5988 Caro Giannino, la sua chiusura per un Grillo da destra è solo una spes ultima dea o è un'anticipazione di qualcosa che bolle in pentola? Oggettivamente ce ne sarebbe bisogno e credo anche spazio politico. Nel merito del suo articolo, Lei indica un primo campo di intervento nella "consistente riduzione di ciò che attualmente è pubblico di nome perché gestito con dipendenti, retribuzioni e acquisti pubblici, mentre dovrebbe restare pubblico solo di fatto perché invigilato dal pubblico, ma organizzato e gestito da privati, fuori dal perimetro del bilancio dello Stato". Perdoni la mia ignoranza e forse anche pigrizia, ma a cosa fa riferimento? Grazie ancora per il vostro lavoro, anche e soprattutto quando le idee non concordano. Caro Giannino,
la sua chiusura per un Grillo da destra è solo una spes ultima dea o è un’anticipazione di qualcosa che bolle in pentola? Oggettivamente ce ne sarebbe bisogno e credo anche spazio politico.
Nel merito del suo articolo, Lei indica un primo campo di intervento nella “consistente riduzione di ciò che attualmente è pubblico di nome perché gestito con dipendenti, retribuzioni e acquisti pubblici, mentre dovrebbe restare pubblico solo di fatto perché invigilato dal pubblico, ma organizzato e gestito da privati, fuori dal perimetro del bilancio dello Stato”. Perdoni la mia ignoranza e forse anche pigrizia, ma a cosa fa riferimento?
Grazie ancora per il vostro lavoro, anche e soprattutto quando le idee non concordano.

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Di: alexsk8er /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5985 alexsk8er Wed, 14 Apr 2010 16:18:55 +0000 /?p=5641#comment-5985 Concordo su tutto. Ovviamente Concordo su tutto. Ovviamente

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Di: w.v.longhi /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5984 w.v.longhi Wed, 14 Apr 2010 16:15:48 +0000 /?p=5641#comment-5984 credo ci siano degli errori sui numeri. le dismissioni dovrebbero essere di circa 3-400 mld e non migliaia di miliardi, mentre il patrimonio stimato dovrebbe essere di 1.800 mld di euro e non un milione e 800mila. questione di zeri. ma magari sbaglio. cordialità credo ci siano degli errori sui numeri. le dismissioni dovrebbero essere di circa 3-400 mld e non migliaia di miliardi, mentre il patrimonio stimato dovrebbe essere di 1.800 mld di euro e non un milione e 800mila. questione di zeri. ma magari sbaglio. cordialità

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Di: GM /2010/04/14/fisco-le-due-premesse-che-mancano/comment-page-1/#comment-5982 GM Wed, 14 Apr 2010 14:52:56 +0000 /?p=5641#comment-5982 Meraviglioso. Finalmente. Meraviglioso. Finalmente.

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