Io mi riferivo all’affermazione in base alla quale Internet Explorer non viene pagato perchè {in omaggio a,compreso con} Windows: il fatto che non sia venduto separamente dal sistema operativo non implica che sia un programma a costo zero: tutto qui.
Sulla “miopia” di microsoft non ci metto la mano sul fuoco: per noi (venuti dopo) questa miopia significa maggiori costi di sviluppo/testing/blabla con conseguente maggiore forza lato Microsoft. (Lo spiega bene un ex-sviluppatore Microsoft, Joel Splosky qui: http://www.joelonsoftware.com/articles/fog0000000339.html).
Per il resto concordo che l’Antitrust si è mossa male e non razionalmente, neanche dal punto di vista dei tecnici che spesso è contrapposto a quello dei manager
una nota aggiuntiva a quanto da te indicato: “software libero” significa esattamente quello che promette, non solo gratuito ma con la disponibilità del codice sorgente e tutelato da particolari licenze. Altra cosa è parlare di Open Source, una categoria più ampia di software a sorgente aperto dove le licenze relative possono porre particolari restrizioni.
Questo modello di business viene di solito indicato con l’acronimo TCO (total cost of ownership) dove i servizi aggiuntivi di installazione, personalizzazione e assistenza costituiscono la parte “economica” e la diffusione diventa garanzia e valore del medesimo software (+ utenti, + feedback, + bugfixes = stabilità crescente nel corso del tempo).
Termino con un esempio: da quanto Oracle/Sun ha rilasciato il JDK (Java developer kit) sotto licenza open source sono arrivati numerosissimi contributi esterni tesi a migliorare le prestazioni e ampliare le features. Da una delle “potenziali soluzioni sul mercato” si è creato un nuovo standard tecnologico aperto, attraendo nuovamente attenzione e spingendo la concorrenza a valutare scelte simili. Un vantaggio notevole visto da chi mette mano al codice ogni giorno, una garanzia di investimento per chi pianifica nel medio-lungo.
]]>Per quanto riguarda poi il fatto che Explorer fosse un prodotto che non seguiva gli standard, sicuramente questo è in parte vero e a mio modesto avviso reputo che questo sia stato uno degli errori che Microsoft ha compiuto in un maldestro tentativo di blindar il mercato.
Ma, lungi dalle speranze che una tale miope politica aveva, il risultato quale è stato? Che si sono aperti spazi di mercato per prodotti concorrenti che rispettavano maggiormente lo standard, che l’immagine della Microsoft ne è uscita indebolita, che nuovi paradigmi di utilizzo del web, come la piattaforma Google, ha rimesso in discussione il concetto stesso di utilizzo del computer e di sistema operativo, che ormai è diventato solo un nodo di utilizzo di una infrastruttura che è e diventerà sempre più globale spingendo la competizione in avanti, dove il grado di innovazione e la capacità di interagire con gli strumenti di social network diventerà sempre più determinante.
In definitiva, non la commissione europea ma il mercato ha dato e darà la risposta se la Microsoft è sufficientemente aperta alle innovazioni o se sta iniziando a scendere la china della popolarità.
Non certo Monti.
]]>Critiche interessanti quelle dell’autore, un ampio spazio di riflessione sul significato della parola Innovazione: i suoi destinatari, la possibile scomposizione e sostituibilità dei singoli componenti (vedi commento di alepuzio), il sostegno o meno di standard tecnologici aperti.
Certamente un tipo di Innovazione che permette di essere riletta e rivalutata offre interessanti scenari sia per gli end-users che per i developers. Eventualità che sminuirebbe il ruolo delle Authorities e sosterrebbe mercati realmente concorrenziali.
]]>D’altro canto mi ricordo che una parte della diatriba era l’apertura del
codice sorgente di Explorer: ma visto che nell’informatica, quando si vuole fare operare insieme dei componenti software, non è necessario avere il codice sorgente ma solo la specifica delle parti con cui si deve comunicare (nell’ingegneria del software si chiama “design by contract”).
Perchè l’Antitrust preferì comunque sostenere (almeno per un po’ di tempo) la posizione “a gamba tesa” (pubblicazione del codice) anzichè quella più fondata tecnicamente e meno pesante per Microsoft (rilascio delle specifiche)?
Saluti
]]>“Semo in man dea poja”.
]]>O vogliamo ritrovarci anche per l’europa con authority come quelle italiane, totalmente ininfluenti, quando non ridicole addirittura, con le loro multe che non scoraggerebbero neanche Don Abbondio ?
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