nella legislazione italiana è stato reintrodotto con la finanziaria dell’anno scorso il consolidato fiscale distrettuale, chje già introducemmo nel 2005 e che visco cancellò. pe ril momento resta uno strumento morto, perché l’amministrazione fiscale si guarda bene dallo svilupparlo, per timore di perdere gettito. A prenderlo sul serio, si tratta di individuare aziende componenti una filiera orizzontale – territoriale per esternalità condivise – o verticale, delle quali comporre una bas eimponibile comune che consenta di equilibrare crediti e debiti fiscali sul cotno economico, e agttivi patrimoniali per la parte dei cespiti tipo Irap, in quel caso occorrerebbe prestare un’attenzione alla componente del capitale umano esattamnte oppposta a quela oggi gravata dall’Irap, che come sa scoraggia e disincentiva l’intensità doi lavoro rispetto agli altri fattori produttivi.
idem dicasi per lo strumento del bond distrettuale, pe restendere l’accesso a capitale di rischio per le piccol eimprese che da noi non emettono commercial papers a digfferenza del mondo anglosassone: in quel caso è alle banche che occorre proporr eun modello di filiera con il capitale umano che conti negli attivi, diversamente da come oggi si pensa debbano solo pesare i rating gfinanziari stabiliti da basilea2: tenga conto che a chiacchiere non facciamno altro che parlare degli oltre 200 distretti produttivi italiani,m nella realtà di bond distrettuali ce ne sono solo 4 offerti praticamnte solo da unicredit…
quanto al capitale di debito, cioè ai prestiti bancari, anche lì attualmente conta solo basilea2, e oltre il 50% delle piccole ignora addirittura quale sia il rating attribuiito loro dalle banche con cui lavorano. il capitale umano non conta nulla, purtrppo
spero di aver dato una spiegazione terra terra e comprensibile, al di là dei tecnicismi. comunue: no, non c’entra nulla con l’economia della felicità….
]]>Un caro saluto
microalfa
P.s si stanchi più spesso…
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