Sul piano strutturale, una cessione parziale di sovranità fiscale da parte degli stati consentirebbe alla Ue di disporre di risorse fiscali proprie, da utilizzare per politiche di stabilizzazione durante gli shock macroeconomici asimmetrici. Detto in modo molto semplificato, poiché esistono rigidità quasi insuperabili alla perfetta mobilità del fattore lavoro entro la Ue, avere un riequilibrio come quello che avviene/avveniva negli Usa a livello interstatale è piuttosto difficile da conseguire. Un paese di Eurolandia colpito da shock asimmetrico può restare in recessione molto a lungo, anche dopo che l’Area ha iniziato a godere di una ripresa. E non si può mettere tutto il peso dell’aggiustamento sulle spalle della Bce, perché non esiste una soluzione “one-size-fits-all”.
Da qui la necessità di pensare ad una integrazione fiscale, pur se limitata e che non sia per nulla simile alle “perequazioni all’italiana” tra regioni, che di fatto sono la negazione del federalismo.
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