Le Sue valutazioni sono ineccepibli in un’ottica puramente economica. Il fenomeno “lavoro” non è però monodimensionale. Includendo nell’analisi l’aspetto umano e sociale i risultati cambiano. E’ indubbio che una parte non indifferente della forza-lavoro qualificata (in senso lato: compresi dirigenti, programmatori, ingegneri e specialisti in genere) abbia o debba avere interesse ad un sistema basato sulla meritocrazia-flessibilità. Ma non tutti hanno la stoffa dell’ingegnere, del progettista o dell’esperto di informatica: la parte piú considerevole dei “lavoratori” è costituita da collaboratori magari anche validi, motivati e preparati – ma sostanzialmente intercambiabili. Per tale “lavoratore medio” il discorso della competizione si muove – a mio avviso – su un binario diverso, nel quale valgono molto, oltre alla preparazione ed all’esperienza, caratteristiche quali serietà, affidabilità, fedeltà all’impresa – caratteristiche che esulano dall’ottica della “mobilità competitiva”. A mio avviso questo “lavoratore valido anche se medio” è comunque un importante patrimonio per l’azienda, che dovrebbe riconoscere questa dignità – anche nel proprio interesse – con un contratto a tempo indeterminato.
Come parte importante del “capitale” aziendale il patrimonio di forza-lavoro dovrebbe essere difeso, e non disinvoltamente sacrificato a presunte logiche di mercato (magari “globalizzanti”). E penso che questo fosse uno degli elementi portanti del ragionamento di Tremonti.
Diverso è, ovviamente, il discorso per il “posto” nel senso spregevole e mediocre, parassitario e clientelare che questo termine ha assunto in ampie parti della società italiana, all’ombra della partitocrazia e della “cultura” (originariamente centro-meridionale) della “raccomandazione”.
Penso che Tremonti parlasse delle esigenze di coloro che lavorano veramente – e che hanno il diritto di chiedere una base portante su cui poter pianificare la propria vita, nella regola di una tradizione su cui si è fondata, anche nella sua evoluzione storica, gran parte della società europea.
Escluderei invece che avesse intenzione di difendere coloro che vivono nella speranza di trovare una sedia su cui incollare a vita le proprie terga. Penso anzi che Tremonti preferisca che di questo tipo di “posti fissi” si occupi, in prima istanza, il collega Brunetta.
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