** non concordo con la definizione di acqua come bene non pubblico… non è pubblico il servizio di raccolta/filtraggio/trasporto.. ma la materia prima lo è.. xrchè l’acqua del rubinetto è piovuta dal cielo di tutti.. anche se chiaramente non mi sognerei mai di bere da una pozzanghera : e se non bevi però muori di sete
** tutto sommato credo che in Italia andrà realisticamente a finire così :
fase 0) oggi extrarendita è parafiscale+dipendenti clientelari cioè distribuita su “molti”
fase 1) privatizzazioni all’Italiana= “pochi” amici con incasso una-tantum x i comuni
fase 2) aumento prezzi pianificato e concertato a cartello in tot anni
fase 3) ristrutturazioni e licenziamenti degli esuberi a servizi quasi costanti
fase 3) i poveracci il cui numero crescerà negli anni si dovrà arrangiare…..
sono pronto a scommetterci la liquidazione: ci vediamo fra 10 anni…
Due precisazioni:
1) Il fatto che un bene debba essere garantito a tutti non implica l’esistenza di un prezzo. Direi che quest’ultimo è conseguenza del fatto che la risorsa è limitata, ovvero del punto 2), e che sono necessarie determinate opere e maestranze per convogliarla e fornirla all’utilizzatore. Per l’aria, ad esempio, tutto ciò non è valido*, quindi è gratis. Il fatto che tutti respirino o meno è irrilevante per la questione dell’esistenza del prezzo.
*Ovviamente l’aria non è illimitata, ma la sua abbondanza fa sì che venga percepita come tale.
2) Non comprendo perché il senso civico debba essere discriminante nell’esistenza o meno di un prezzo. Come già esposto, il prezzo è una conseguenza di fattori materiali (macchine, lavoro ecc.), dunque di costi, e poi anche di altre dinamiche quali il rapporto domanda-offerta, il potere d’acquisto ecc. Fatto sta che, anche se tutti utilizzassimo l’acqua per lo stretto necessario con senso civico, non ci sarebbe alcun motivo per pensare che debba essere gratuita.
Fatte queste dovute precisazioni, passiamo all’argomento principale dell’articolo.
Nonostante sia banale da notare, vorrei porre l’attenzione sul fatto che il motivo per cui lo Stato, al contrario dei privati, può permettersi di distribuire un bene, gratuitamente, sottocosto o al prezzo di costo, è che può sempre fare affidamento, per ulteriori finanziamenti, sull’imposizione fiscale, ovvero sull’espropriazione forzata (perché tale è) di denaro dai contribuenti. Oltretutto questa forma di finanziamento non è assolutamente influenzata dalla effettiva qualità del servizio offerto e dall’ammontare dei consumi.
Al contrario un privato, il cui scopo, come da te esposto, è ampliare i propri profitti, ha tutto l’interesse a che i consumatori siano soddisfatti del servizio, perché la sua UNICA forma di finanziamento è proprio il consumatore stesso, che può decidere se rivolgersi a lui o ad un suo concorrente. Questa caratteristica porta ai benefici della concorrenza: abbassamento dei prezzi e fornitura del servizio a sempre un maggior numero di persone.
Aggiungo, infine, che un sistema libero sarebbe anche molto più morale, perché ripartirebbe i costi secondo i consumi, ponendo fine all’ipocrisia secondo la quale alcuni devono obbligatoriamente lavorare per mantenere altri.
E chi non si può permettere il servizio? Innanzitutto questi, grazie all’abbassamento dei prezzi, sarebbero di sicuro in numero molto inferiore. In secundis, potrebbero essere finanziati dalla carità privata o,se proprio si vuole, dallo Stato, tramite dei bonus di acquisto del servizio.