“The abandonment of the gold standard made it possible for the welfare statists to use the banking system as a means to an unlimited expansion of credit.” (Alan Greenspan, Glod and Economic Freedom, 1966)
Non potrebbero esserci parole migliori di per spiegare quanto accadde (anche se nel 1971 vigeva Bretton Woods, ovvero il dollar-standard): infuriava la guerra in Vietnam, e per finanziarla gli USA avevano speso troppo, quindi era necessario usare il sistema bancario per espandere il credito in maniera illimitata.
L’economia si muove in cicli espansivi e recessivi, mentre la politica ha bisogno di un’espansione continua e duratura, dove tutti vivono (e votano) felici e contenti.
E per ottenere tale obiettivo la politica non si fa alcuno scrupolo a manipolare ed alterare le regole del mercato, come appunto fece Nixon nel 1971.
Cominciamo dalle Banche Centrali, enti inutili e pericolosi, che hanno lo scellerato compito di stabilire in maniera sovietica i tassi a breve termine. In un sistema economico libero il prezzo di qualsiasi asset, denaro compreso ovviamente, dovrebbe essere determinato dall’incrocio di domanda ed offerta, e non da un consesso di apprendisti stregoni.
Ed infatti i risultati si sono visti proprio nella recente crisi: quando i risparmi delle famiglie (offerta di moneta) erano al minimo che cosa ha fatto la FED (e la BCE) ? Hanno pensato bene di manipolare al ribasso il prezzo del denaro verso i minimi dal dopoguerra, provocando una colossale manipolazione del mercato del credito, sovraindebitamento, speculazione, misallocazione di capitale e tutto quanto abbiamo visto di questi tempi. Questo per ottenere che nel breve periodo l’economia in bolla creditizia desse l’illusione di prosperità.
E mettiamoci l’altro ingrediente, diretta conseguenza della scelleratezza di Nixon del 1971, il moral hazard: in un sistema monetario non convertibile, le banche di fatto possono sempre essere salvate dalla Banca Centrale. Questo provoca l’eliminazione del rischio d’impresa per un particolare settore produttivo (produttivo è una parola grossa se rapportata alle banche, “parassita” sarebbe più opportuno), distorcendo in maniera colossale il mercato (qualcuno si è mai chiesto perchè negli anni d’oro il ROE delle grandi banche era circa il doppio di quello degli altri settori?). Ed ecco che le banche garantite implicitamente dallo Stato hanno assunto rischi impropri, hanno privatizzato profitti colossali e quando sono arrivate le perdite, ci ha pensato lo Stato/BC a ripianarle.
In conclusione, non c’è bisogno di alcun ente di vigilanza. Un vigilante supremo esiste già: si chiama libero mercato. Basta ripristinarlo.
Quindi andrebbero immediatamente abolite le BC (e quindi restituire al mercato la determinazione dei tassi a breve e dell’offerta di moneta): i tassi non sarebbero mai scesi a livelli troppo bassi e non ci sarebbe stata alcuna bolla sui mutui subprime.
Inoltre (come suggerisce Maurice Allais, Nobel per l’Economia nel 1988) il “narrow banking”: le banche dovrebbe essere divise categoricamente in istituti di deposito (garantite dallo Stato, che raccolgono i depositi e li investono in titoli sicuri a breve termine) e banche di investimento (che fanno raccolta ed investono come vogliono, ma che possono fallire come qualsiasi altra impresa): non sarebbe stato necessario spendere centinaia di miliardi di $ per salvare i parassiti e gli speculatori di Wall Street.
Autorità, garanti, ecc hanno l’unico effetto di aumentare il monte stipendi che lo stato deve pagare. Sinceramente, non se ne sente il bisogno.
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