Per quanto la questione non sia stata ancora sufficientemente studiata, ci potrebbe essere addirittura una correlazione inversa: secondo alcuni studiosi il particolato ed i composti solforosi emessi dalle maleodoranti ciminiere del passato avevano un effetto non trascurabile di raffreddamento della superficie terrestre, contrastando parzialmente l’effetto serra. Questo beneficio è scomparso con l’avvento degli impianti di desolforazione dei fumi e di abattimento delle polveri. Tanto è vero che oggi c’è chi propone operazioni di geoengineering con la dispersione di composti solforati nell’alta atmosfera. Ma forse è chidere troppo per le menti binarie del PD…
]]>Gentile Ramella,
mi dispiace che non consideri il naso un esempio di laboratorio chimico, al suo posto non ne sarei così sicuro.
Ho provveduto a scaricare il rapporto ARPA che sfortunatamente non ho tempo di valutare adesso. La ringrazio comunque per avermelo indicato.
Non posso neppure essere d’accordo con lei quando dice “I miglioramenti che possono ancora essere conseguiti sono del tutto modesti rispetto a quelli del passato”. Posso evitarlo o devo per forza prenderlo come un dogma? Il rapporto dell’IBL l’ho visto ma mi pare un tantino forzato in alcuni punti.
Finalmente però vedo la luce: lei dice “Se petrolio e carbone costeranno sempre di più, le rinnovabili diverranno competitive senza bisogno di aiuti statali (che, soprattutto nel caso del fotovoltaico, sono del tutto sproporzionate rispetto alla riduzione di esternalità conseguita. Il trade-off in questo caso è senza dubbio negativo).”
Direi che sono d’accordo. Così però si pensa solo all’immediato. E al futuro? Gli incentivi alle fonti rinnovabili equivalgono all’investimento che si effettua quando si compra casa, le spese nei combustibili fossili a pagare un affitto. Si spende di più subito per spendere meno dopo. Con un EROEI di 10 un pannello fotovoltaico restituisce 10 volte l’input di energia che si è utilizzata per produrlo… un effetto leva non indifferente che il rigore morale dovrebbe imporci di utilizzare prima che gli idrocarburi diano segni troppo evidenti di scarseggiamento.
Sa cosa trovo esilarante, e anche un po’ deprimente? Che la questione del nostro futuro sia basata su tesi politiche, che portano ognuna delle parti a citare studi che possano dimostrarle. Ah! Ah! Ah! Così non si arriva da nessuna parte!
Si prendano i manuali di fisica. Gli scienziati più bravi. E giù con la testa china a lavorare!
Le leggi della fisica, alla fine, mostreranno la verità.
Ma dalle scelte che avremo intrapreso dipenderà la dolorosità dell’inevitabile presa di coscienza.
I miei migliori saluti,
Leonardo.
Sul costo del Kwh prodotto da fonti rinnovabili e quello da combustibili fossili occorrerebbe l’onestà intellettuale di riconoscere tutte le esternalità (inquinamento – CO, NOx, CO2, … -, costi sanitari, dipendenza da paesi soggetti ad instabilità e che richiedono interventi politici e militari). Senza contare che è incontestabile il fatto che stiamo parlando di fonti esauribili e pertanto destinate a costare sempre di più. Mi permetto di dubitare che l’affermazione contenuta nell’articolo sia vera, e anche in caso affermativo, non lo sarà per sempre. Vogliamo continuare a vivere come gli struzzi?
Detto questo, restano condivisibili tutte le altre considerazioni esposte nell’articolo.
]]>